Una cresta panoramica

Sabato ero in Valle Grana ed è stata una di quelle occasioni in cui l’utile si unisce al dilettevole. A Coumboscuro c’era il Roumiage di Settembre, mi interessava andare a sentire in convegno che si teneva nel pomeriggio, ma soprattutto il concerto di Davide Van de Sfroos alla sera. Viste le condizioni meteo più che mai favorevoli, ho approfittato della trasferta per fare anche una gita in montagna. Da quelle parti c’ero stata recentemente, quando avevo incontrato il pastore Mario.

Sulla strada della salita, appena dopo aver abbandonato la macchina, abbiamo infatti incontrato il suo gregge, ancora chiuso nel recinto, collocato esattamente dov’era settimane prima. D’altra parte Mario diceva di non poterlo fare altrove, lì in basso, visto che ovunque ci sono rocce, cespugli e ripidi pendii. Certo, gli animali non stanno benissimo, sempre nello stesso posto… ma è uno dei tanti prezzi che bisogna pagare per colpa del lupo.

Era una bellissima giornata luminosa e non troppo calda, al mattino si vedeva ancora la luna che si avviava a tramontare dietro alle montagne. La nostra meta di giornata non era lontanissima, visto che per le 15:00 dovevo essere al convegno… possibilmente presentabile e non in scarponi e maglietta!

Purtroppo i pascoli su in alto mostravano scarsi segni di pascolamento: qui le pecore dovevano essere passate rapidamente ed in alcuni punti il pastore non le ha nemmeno mai condotte. Troppa la paura del lupo, troppi i disagi: come portare fin lassù, da solo, a spalle, le reti e la batteria? Come occuparsi contemporaneamente dell’indispensabile fienagione per la stagione invernale? E così avanzano i cespugli, i rododendri, i mirtilli…

Appena un po’ più in là, sulla dolce cresta che sale dalla Valle Stura, il pascolo è utilizzato, eccome se è utilizzato! Già da lontano si avvistavano le sagome bianche delle vacche… ma non era che l’avanguardia di un gruppo molto numeroso di animali, disseminati qua e là sui pascoli ormai sempre più gialli.

Non c’era una nuvola, in cielo, e tutte le vette delle Alpi Marittime facevano da sfondo agli animali. Bestie selvatiche e sospettose, che non si lasciavano assolutamente avvicinare e sembravano quasi pronte a "caricare" gli incauti escursionisti, specie quelli che si avvicinavano troppo con la macchina fotografica. Sarà che avevo la fedele cana appesa al braccio… Comunque non mi è successo nulla e spero che presto il mio compagno di gita mi spedisca le foto che testimoniano i fatti che vi sto raccontando.

Qui gli animali non mancavano proprio. Anzi… sembravano fin troppi, per i pascoli ancora a disposizione! Su tutta questa cresta panoramica che divide la Val Grana dalla Valle Stura, si contavano innumerevoli macchie bianche composte da bovini come questi (qui la razza Piemontese la fa da padrona). Più in basso, ho visto piste sterrate che raggiungevano alpeggi in condizioni non propriamente ottimali: uno sembrava la casacca di Arlecchino, per i teli multicolori che coprivano i tetti delle baite… Ed anche lì, vicino alle case, altre mandrie. Abbandono da una parte, eccesso di sfruttamento dall’altra?

Continua il cammino verso la vetta del Monte Grum, alle nostre spalle questo strano paesaggio che sicuramente farà fare dei confronti agli amici che abitano in vallate strette, sassose, ripide. Mi sembra di sentirli, mentre vedono queste foto… Laggiù, all’orizzonte, le Alpi declinano verso il mare, gli Appennini, le Langhe.

Questi invece sono i pascoli della prosecuzione della vallata, con le creste e le vette della Valle Stura, Valle Grana, Val Maira ed altre ancora che si mescolano, si intersecano. I pascoli e gli alpeggi del Castelmagno, li guardo con i binocolo, vedo anche nuove strade che tagliano le montagne, che raggiungono baite. La montagna è ancora viva, anche qui.

Sulla via del ritorno, ancora uno scatto ad una delle mandrie, che riposa placidamente, ma è pronta a scattare sull’attenti non appena mi avvicino. Scendiamo, scorgiamo le pecore arroccate su di una rupe, seminascoste tra gli alberi. Il pastore ci vede, grida qualcosa, prima pensiamo parli con il cane, invece ci sta chiedendo l’ora. "A l’è ‘n bot e mes…". Ringrazia e chiede ancora se abbiamo visto per caso un agnello. Purtroppo no. Un lavaggio sommario nel torrente, un rapido cambio di abbigliamento e sono pronta per andare a Coumboscuro.

Da segnalare, in quest’ultima parte della giornata (a parte il bel concerto, ma fin troppo breve), l’assaggio di un formaggio "tipo Castelmagno" prodotto per autoconsumo dal pastore Mario. Insieme a pochi privilegiati (tra cui Michele Corti, autore della foto che ho inserito qui), ho assaggiato una fetta tagliata da una forma con un anno di stagionatura: erborinato, latte misto pecora-capra… Un sogno! Un saluto ed un grazie agli organizzatori del Festenal, è stata una bella festa.

  1. …………..Gli alpeggi dell'alto Vallone dell'Arma di Demonte sono sicuramente tra i più apprezzati  dai margari delle Piemontesi, mentre il formaggio Castelmagno è apprezzato da chiunque abbia gusto per le cose buone!! A presto Gloria

  2. peccato che ci sia in giro troppo formaggio che di Castelmagno ha soltanto il nome… ma la qualità lascia a desiderare!giusto è come il pecorino sardo ( che volendo si può realizzare anche da voi) c'è ne troppo ma di qualità non molto.

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