Come quando non c'erano i cellulari

Avevo incontrato Alberto in periferia di Biella, in una giornata di pioggia a dirotto. Mi aveva rinnovato l’invito ad andare anche da lui a fare le foto, una volta o l’altra. Nemmeno sapevo dove fosse, il suo alpeggio… Ma poi un amico si era offerto di accompagnarmi, ed alla fine ci sono andata, in una delle più spettacolari giornate del mese di agosto.

Alla mattina presto eravamo già ad Alagna, pronti a prendere la prima funivia per salire. Non sapevamo bene dove fossero gregge e pastori, la tecnologia ci aveva aiutati fino ad un certo punto per prendere la direzione giusta: tra gli amici su facebook, i messaggi via cellulare con altri pastori sul versante opposto e le descrizioni imprecise dei vari siti internet, avevamo solo un’idea di massima. Certo, Alagna sarà il paradiso del freeride, ma per il turismo escursionistico estivo non sembra esserci la stessa attenzione. E così via all’avventura, con qualche indicazione più precisa da parte dei nostri due compagni di salita in funivia. Loro erano diretti a Capanna Margherita, ma erano stati in zona nei giorni precedenti

Il primo incontro è stato con questa mandria che si aggirava nel vallone. Abbiamo puntato in direzione degli animali, visto che la traccia del sentiero tagliava il versante poco sopra. Nonostante la quota e l’ora, si capiva che sarebbe stata una giornata calda. Quello che non immaginavo è quanto sarebbe stata lunga, quella giornata… ma ne parleremo poi in seguito.

Qualche scatto tra i bovini, che non sembravano molto propensi a mettersi in posa e lasciarsi immortalare. A quanto pare non erano animali così abituati alla presenza dell’uomo, d’altra parte erano "sorvegliati" solo da un filo ed una batteria posizionati nella parte bassa del pascolo. In quella alta passerà poi un gregge di pecore, nell’ultima parte della stagione, sempre che queste manze non sconfinino troppo e bruchino più del dovuto!

Scolliniamo senza problemi e raggiungiamo l’Alpe Zube, dove i nostri informatori già ci avevano detto che le pecore non c’erano. Che posto… e che spettacolo! Qui non è la Valsesia delle pareti ripide, dei sassi, dei pascoli magri. Marco mi dice di pensare al film "Pastori" di Canevarolo, ma non riesco a visualizzare questa baita. "Però… l’hanno aggiustata nel 2003, nel film non era così". Devo riguardarlo, allora.

Le pecore non sono ancora passate, i pascoli sono integri, ancora in piena fioritura. E’ un panorama che offre infinite fonti di ispirazione fotografiche, con il gruppo del Rosa sullo sfondo. Quanta erba ancora da mangiare… Fortunato il gregge che arriverà qui. Più tardi il pastore mi dirà che questa è la montagna più bella della Valsesia, e non fatico a crederlo (anche se ho girato troppo poco da queste parti per dire la mia in proposito).

Cerco di immaginare qui le pecore e sogno foto al tramonto, con il ghiacciaio che si tinge dei colori caldi della sera. Penso ai pascoli di settembre, l’erba che ingiallisce, il sole radente. Ancora una volta mi soccorrono gli eriofori, ma è forte la tentazione di tornare quando il gregge sarà qui al pascolo. Adesso però le pecore non ci sono e bisogna andare a cercarle verso Granus. Il sentiero è inesistente, c’è una traccia tra le rocce nel passaggio più delicato, ci affacciamo sull’altro vallone e finalmente vediamo il gregge. "Non passeranno di qui… con questo salto… se si spingono e si ammucchiano, è un disastro!". Avanziamo a fatica, quasi tenendoci all’erba, scendendo e risalendo a seconda degli ostacoli (canaloni, rocce, tratti franosi).

Ci vuole più di un’ora per arrivare là dove c’è il gregge. "Non stiamo a salire, probabilmente ci stanno venendo incontro." Infatti è proprio così, di lì a poco vediamo gli animali che scendono veloci verso di noi, una massa bianca che si allarga e restringe a seconda delle asperità del terreno, appena inframmezzata da qualche chiazza più scura.

Il gregge arriva davanti a noi, gli animali si fermano appena un istante, poi ci circondano e continuano a scendere. Probabilmente, più indietro, il pastore starà inveendo contro questi due idioti che stanno lì in mezzo alle pecore… Tra belati e campanelle, gli animali ci passano di fianco senza paura, noi stiamo fermi, io fotografo l’avanzata del gregge.

Finalmente arriva anche il pastore, ma non è Alberto, bensì suo papà. Prima riconosce il mio amico, poi capisce chi sono io ed allora scherziamo sull’assenza del figlio, che tanto ci teneva ad essere fotografato insieme al gregge. Non c’è nemmeno Ferruccio, l’anziano pastore che da anni sale su questa montagna. Certo, non è facile arrivare qui… e noi l’abbiamo già sperimentato in prima persona. Il pastore ci conferma che seguiranno poi la nostra "strada" per andare a Zube. "Basta lasciarle andare piano…"

Loro, i pastori, salgono a piedi dal fondovalle, e ci vogliono più di tre ore, camminando di buon passo. Ecco perchè Ferruccio quest’anno non è salito. Diversa è la cosa quando saranno a Zube, dove comunque ti puoi avvicinare con la funivia e camminare solo per un’ora. Adesso le pecore stanno scendendo, il pastore le abbassa per andare poi a pranzare alla baita. Anche questa è una bella montagna, ma l’erba è sicuramente meno buona che non nei pascoli dove si sposteranno presto. "Vieni a fare le foto anche di là… qualche giorno e poi passiamo dall’altra parte!"

Le pecore sembrano dei chicchi di riso rovesciati sul pascolo. Il sole è caldo, brucia, il gregge si sposta verso il ruscello. Mentre gli uomini chiacchierano, io scatto foto su foto. Era da un po’ che non avevo una bella occasione di immortalare un bel gregge, in un bel panorama, con lo sfondo di cielo blu! Mi spiace per Alberto… ma almeno le foto degli animali già ci sono. Caso mai decidessi davvero di scrivere un nuovo libro sui pastori del Biellese…

Il gregge poi si incanala verso il basso, il pastore controlla che non restino indietro degli animali. Intanto racconta del freddo delle settimane precedenti, delle giornate di brutto tempo, del suo ruolo di "aiutante" del figlio. "Ci fosse da mettere qualcuno pagato a tempo pieno… non sei più a posto. Va bene finché sono io a dare una mano così, ma altrimenti…"

Una montagna di pecore! Il gregge non è immenso, ma in questo loro breve spostamento gli animali regalano geometrie che rendono bene in foto. Non ci sono molti agnelli piccoli, il cammino avviene senza problemi e, quando gli animali saranno abbastanza in basso, il pastore potrà lasciarli da soli per qualche ora, al fine di cucinare un boccone in baita.

Mentre Marco parla con il suo omonimo, i cani attendono letteralmente ai suoi piedi. Rumba è un cane nervoso e diffidente, pronto ad abbaiare e pure a ringhiare ad ogni gesto sospetto. Gli aneddoti da raccontare sono quelli dei pastori… Il cammino verso l’alpe, i colleghi che non rispettano le zone di pascolo, quelli che passano senza chiedere permesso, uno che aveva detto che si fermava per due giorni perchè non sapeva più dove andare, e poi invece dopo una settimana era ancora lì… Come convincerlo a sloggiare e rimettersi in cammino…

I cani aspettano ordini, il cucciolo è un vero razzo, quando si tratta di partire per andare a girare le pecore. La predisposizione sembra averla, bisogna poi vedere se diventerà davvero un buon cane da pastore. "Possiamo andare… di lì adesso non si muovono più. Andiamo a metter su la pasta, mangiate con me, no?"

Uno strano cartello sulla porta di una delle baite invita al rispetto e, poco dopo, vien voglia di aggiungere anche un altro cartello… che ricordi di leggere i cartelli!! Non è un gioco di parole. Infatti stiamo iniziando a mangiare quando arrivano dei turisti con un cane libero e si fermano davanti alla fontana. I cani partono di corsa, abbaiando, ed il pastore li richiama immediatamente. Poco dopo gli escursionisti ripassano di lì, nuovamente con il cane senza giunzaglio, e si ripete la scena, ma questa volta l’animale si azzuffa con i cani dell’alpeggio. "Chiami i suoi cani, che se si avvicinano di nuovo, li ammazzo!", urla l’uomo. Il pastore si affaccia sulla porta: "Tu inizia a passare da un’altra parte e lega il tuo cane, che c’era già il cartello giù ad Otro che ti diceva di tenerlo legato… E poi modera le parole, che qui è casa mia! Non ammazzi un bel niente e sarà meglio che te ne vai, anche in fretta! Maleducato!"

Restiamo a lungo a chiacchierare, gli asini intanto fanno capolino dalla stalla… Passa qualche nuvola, ma il tempo si mantiene bello. Scambiamo i numeri di telefono, ma tanto lassù il cellulare non prende e bisogna affidarsi alla fortuna, per trovare i pastori. D’altra parte una volta non c’era nessun telefonino… e "Fame d’erba" è stato realizzato rintracciando i pastori faticosamente!

Il sentiero della discesa a tratti è sommerso dalla vegetazione, con fastidiose ortiche che sfiorano braccia e gambe. Non sono molti i turisti che si avventurano fin quassù… Al massimo, i più coraggiosi arrivano fino a Pian Misura. Il caldo aumenta, la discesa sembra infinita, ogni tanto si fa una pausa a mangiare mirtilli e lamponi…

A Pian Misura ci sono numerose baite, alcuni gruppi di animali al pascolo tra i fili. Uno degli allevatori sta proprio tirando fili e picchetti per delimitare una nuova porzione di pascolo. Ci fermiamo solo alla fontana per riempire le borracce, poi riprendiamo a scendere velocemente, visto che il cammino è ancora lungo. "Mentre siamo già in valle, perchè non saliamo stasera dalla Pia?". Sembra un’ottima idea, in quel momento, ma me ne pentirò più tardi…

Uno scatto veloce alla mandria più vicina al sentiero, e poi via, giù nel bosco. Qui iniziano ad esserci più turisti ed il sentiero è ben tracciato e battuto. Sembra quasi un miracolo, dopo le avventure che abbiamo vissuto prima in quel traverso lassù, per raggiungere il gregge e l’alpeggio.

Nel bosco, colpisce questo immenso abete rosso, fusione di almeno tre alberi singoli. Proprio lì vicino c’è un piccolo gregge di capre recintate nel sottobosco, tra vegetazione di pessima qualità. Domandandoci chi possa averle confinate qui, proseguiamo il cammino fino a raggiungere Otro.

Le chiacchiere del pastore prima favoleggiavano sul prezzo astronomico a cui sarebbe stata venduta una di queste case walser. In effetti sono molto belle e poi quassù c’è un qualcosa di villaggio delle fiabe, così senza auto e mezzi a motore in genere. Solo che ci sono troppi turisti ovunque, specialmente per noi che veniamo da una giornata in solitaria tra i monti, dove nemmeno c’erano sentieri da seguire!

Poco prima di lasciare Otro, ecco il cartello di cui parlava il pastore. Molto evidente, impossibile non notarlo. Eppure… c’è gente nei prati e cani senza guinzaglio un po’ ovunque. Quand’è che la gente capirà che la montagna non è un parco giochi, ma un luogo dove c’è chi lavora con fatica e sacrifici? Ultimo tratto di discesa massacrante nel bosco, e poi… la giornata non è ancora finita. Ma il post di oggi sì, e tornerò domani con il seguito.

  1. Ciao Marzia,volevo farti una domanda, magari la trovi pure stupida ma tant'è.. uno se vuole cominciare l'attività di pastore come deve fare? c'è una specie di albo? ci son i soliti milioni di scartofie/liicenze? bisogna fare corsi? e la storia degli alpeggi com'è? bisogna chiedere ai comuni/province?pura curiosità  eh:) ma a forza di leggere le tue storie mi son chiesta "ma sti pastori da dove sbucano?"Mistyps: volevo scriverti via email per evitare di finire in OT, ma non trovo il tuo indirizzo…

  2. Sai Marzia è che quì in Valsesia gli enti non fanno nulla, se certi posti vengono ancora usufruiti dai pastori è solo grazie a loro stessi, ai lavori che hanno apportato…Però c'è gente, parecchia che purtroppo si prende i meriti di tutto questo… Guarda caso sono i membri di questi enti ! ! !Oppure far solo per certe vallate e tralasciare le altre, questo è quello che succede quì.Non per niente se gli si chiede perchè una certa valle è meno nominata rispetto ad un'altra non sanno neanche risponderti…Mi dispiace molto di questo, soprattutto perchè ci tengo a questo…

  3. CHIEDIAMO HAI PASTORELLI SE DA LORO PAGANO BENE IL LATTE DELLE LORO PECORELLE.

    SE GLI VENGONO PAGATI IL PREMIO DELLE AZIENDE AGRICOLE DEL PREMIO DEL BIOLOGICO…

    DUNQUE IN SARDEGNA IL PREMIO BIOLOGICO AI PASTORI NON VIENE PAGATO DA CIRCA 4 ANNI …

    FORSE LA SARDEGNA SARA' UNICA DI NON AVERE RICEVUTO PAGAMENTI DELLE AZIENDE BIOLOGICHE….

    EPPURE SONO STATI PAGATI ALCUNE AZIENDE AGRICOLE…

    COME SI PUO' SPIEGAREQUESTO COMPORTAMENTO DI RITARDO NELLA SARDEGNA.

    INFATTI LE AZIENDE DELL' ITALIA SONO PAGATE…

    MENTRE LA SARDEGNA ANCORA NIENTE…

    QUESTO SUCCESSO DA QUQNDO NELLA SARDEGNA  DIVENTATO PRESIDENTE L' AMICO DI BERLUSCONI…. SI CHIAMA CAPPELLACCI…
    MENTRE QUANDO GOVERNAVA L'ASSESSORE SORU … I PAGAMETI ARRIVAVANO OGNI ANNO…. PERCIO' SARA' COLPA DEI PARTITI CHE BLOCANO LE PRATICHE,…
    IO AVREI VOLITO VEDERE LORO LAVORARE SENZA STIPENDIO PER 4 ANNI COME FANNO LORO OGGI HAI PASTORI SARDI….

    IO DIREI DI FARE UNA MANIFESTAZIONE, .. BLOCARE TUTTI  GLI AEROPORTI… DELLA SARDEGNA ..(COMPRESA  L'ITALIA)
    ….
    BUONANOTTE.
    BENITO
    CIAO.
    BENITO

  4. SENTI BELLA SIGNORA…
    SE TI VUOI FARE PASTORELLA TI DEVI COMPARE LE PECORE ,,.  LE DEVI PORTARE AL PASCOLO OGNI GIORNO,….QUANDO PIOVE PRENDITI SU PARACQUA…
    .
    VII NFORMO CHE I PASTORI IN SARDEGNA SONO DIMENTICATI DALLO STATO SARDO….
     I POLITICI PENSANO ALLE LORO TASCHE…
    NON PENSANO AGLI  ALLEVATORI CHE DURANE L'IVERNOVIVONO SOTTO LA PIOGGIA PER ACCUDIRE IL LORO GREDDE….

    IN SARDEGNA STANNO PAGANDO IL LATTE CIRCA 60 CENTESINI…
    I PASTORI SARDI PRODUCONO UN OTTIMO LATTE,
    PERO' NON GLI VIENE PSGTO,..
    INFATI MOLTE AZIENDE STANNO ELIMINANDO …..


    ciao … BENITO

  5. @benito: non capisco bene il tuo intervento…
    grazie per le, ahimè, tristi testimonianze dalla sardegna, purtroppo (come al solito) si sa ben poco di quello che sta succedendo e dei problemi di voi allevatori da quelle parti.
    concordo sul fatto che bisognerebbe bloccare l'italia intera per far parlare dei problemi della pastorizia (il prezzo del latte da voi, quello della carne, il lupo, i contributi che non arrivano, ecc ecc ecc)
    però non capisco se ti riferisci a me quando dici che mi devo comprare le pecore ed andare al pascolo tutti i giorni, portarmi l'ombrello, ecc…
    guarda che, per scrivere di pastorizia, non è che mi invento le cose. il mestiere lo conosco bene, anche se non ho ancora pecore mie… in parte è come se le avessi.
    speriamo in bene per tutti i pastori

  6. SI BENE SE DIO VUOLE ,
    LA SARDEGNA SAREBBE IN CRISI IN QUANTO NON PAGANO IL PREZZO DEL LATTE (SOLO … 65 centesimi)

    DALLA REGIONE NON DANNO I 15 MILA EURO PROMESSI AI PASTORI
    DURANTE IL PERIODO DELLO SCIOPERO DEL MOVIMENTO PASTORI SARDI… 
    non pagano i premi del biolgico da circa 4 anni..
    LA BELLA SARDEGNA MUORE….
    CIAO
    …CIAO

  7. @benito: nel frattempo, da quell'altra scritta sopra… ho trovato il "mio" gregge e mi sto occupando sempre più di pastorizia anche dal di dentro.
    fa male leggere e sentire quello che dici. mi sento impotente, come per i problemi che affliggono la pastorizia qui in piemonte.
    è un vergogna, è uno schifo

  8. Questi sono i miei posti…
    Non dove sono cresciuta da piccola, dove rimane il cuore, ma ora che non posso tornare in Val Sessera (dove andavo all’alpe con mio papà) la Val Sesia è tutto per me! Mio bis nonno aveva un debole per la Val Sesia, Alagna era la sua vita. Ci lasciò in eredità un mucchio di terreni ormai in disuso e molte baite, tanti consorzi però! Tre baite sono tutte nostre e quindi ogni estate saliamo su. Una la teniamo noi, una la diamo ad un’ amica e l’altra la diamo ai Vercella d’estate che vanno all’alpe e, come abbiamo scoperto un mesetto fa, d’autunno i Vercella la danno al Carlo Alberto e a suo figlio (li conoscerai!) senza dirci nulla! Di persone che se ne approfittano ce ne sono in questo mondo, per quello che li lasciamo baita e pascolo… Comunque il Carlo Alberto e il Loris, per quanto ne sappia, sono brava gente, che almeno tengono ancora puliti i nostri prati! Sai, ormai i pastori oggi non vogliono più tagliare una piantina mentre guardano le mucche, gli costa troppo!
    Comunque Alagna è il posto che aspetto per tutto l’anno, aspetto l’estate… E ogni scusa allora diventa buona per tornare su!
    I miei dicono che tutti questi terreni sono solo una disgrazia, una continua spesa. Certo, che comportino una spesa è vero eppure siamo ”fortunati” ad avere un posto dove passare l’estate!
    Una settimana fa mia mamma ha perso il lavoro. Di questi tempi la situazione non è bella, e non si sa come finirà. L’era industriale ha dato i suoi frutti e chissà che quei terreni possano diventare la nostra fortuna.

    • ciao elisa,
      sono paola e ho letto per caso la tua risposta. Volevo chiederti se per caso affitti o anche ospiti con b&b nella tu baita; spesso vengo ad alagna e passo dai rifugi e vorrei poter trascorrere anche solo una notte in baita ad alta quota, ma i gestori dei rigufi mi hanno detto che le baite no vengono quasi mai affittate giustamente… se leggi la mia mail e vuoi contattarmi il mio n. è 347.9492988, grazie mille! ciao

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