Il tacchino, il cioban ed una bella storia

Ogni tanto c’è qualche bella storia da raccontare: storie positive, storie che parlano del futuro, di chi ha provato ad andare avanti e ci sta riuscendo. Ma è anche una storia che, bene o male, esiste anche grazie a questo blog. Ma andiamo con ordine… vi ricordate quegli amici di cui avevo parlato qui? Silvia ed Andrea… Era il mese di gennaio quando avevo fatto loro visita ed avevamo parlato del sogno di andare in alpeggio, dei problemi che viveva la loro azienda, stretta in una zona residenziale. Bene. La segnalazione di Sergio, altro amico del blog, aveva fatto sì che questi amici riuscissero a trovare l’alpe e farselo assegnare. Così, a fine maggio, la transumanza, la prima!!!!

Salgo in alpeggio sabato, spinta anche da questo articolo comparso su "La Stampa" qualche giorno fa e che non è sfuggito pure a molti di voi. Trovo ad accogliermi un tacchino innamorato che quel giorno sta facendo la corte a tutti gli esseri umani presenti nel cortile dell’alpe. Non ero ancora venuta qui, pur essendomelo ripromesso più volte, per motivi… geografici, diciamo così. Svoltare a Susa imboccando la strada per il Moncenisio fa ancora male ed è inevitabile farsi assalire dai ricordi. Troppi ricordi, troppe ferite che si riaprono. Cerco di tenere a bada i pensieri e mi appresto ad incontrare Silvia.

Lei è alle prese con gli ultimi lavori nel caseificio. C’è ancora da fare la ricotta. E’ tutto lindo e pulito, Silvia mi racconta della fatica fatta per riportare alla luce… il bianco! Idropulitrice, olio di gomito, acqua calda e ripetute passate per far sì che tutti i locali fossero degni di essere utilizzati. Le strutture sono belle, ma… c’era davvero bisogno di una bella pulizia. Gli sforzi vengono ripagati: la pubblicità fatta dall’articolo, ma soprattutto il passaparola della gente. E così tome, burro, ricotta, formaggi di pecora, tutto viene venduto nel punto vendita qui in alpeggio. L’indomani poi sono attesi al mercatino nella frazione Bar Cenisio, in occasione della festa.

Silvia ha studiato Scienze Forestali, come me. La sua famiglia ha sempre avuto bestie e poi c’è stato il matrimonio con Andrea, le successive decisioni e scelte di vita… Adesso eccoli qui in alpeggio! "Ho fatto dei corsi di caseificazione a Moretta, devo ancora imparare tante cose, ho anche chiesto a vari marghè come fanno, ma certe cose non te le dicono, sono gelosi dei loro segreti." Prova, cerca di migliorarsi, Silvia, e dalla sua ci sono anche le conoscenze teoriche dei corsi di studi, unite alla pratica, alla tradizione.

Si parla, si chiacchiera, mi racconta la difficile transumanza, le vacche non abituate a salire sui camion. Intanto la ricotta sale ed ogni tanto lei deve anche andare a servire i clienti di là nel punto vendita. Per fortuna ci sono i nonni a badare ai due piccolini. Andrea invece è dovuto scendere in pianura per sistemare varie cose, tra burocrazia, commissioni e scadenze.

All’esterno, oltre al tacchino innamorato, alle oche, alle galline… incontro anche Tigro. Ed ho un colpo al cuore, tanta è forte la rassomiglianza con Birba. Un po’ più alto, ma… potrebbe essere suo fratello gemello! "Ci siamo innamorati dei cani d’Oropa guardando le tue foto sul blog. Abbiamo cercato in internet, abbiamo trovato il sito, siamo andati a scegliere un cucciolo, l’abbiamo preso da un veterinario."

Pravaren è una casa dove non manca nulla, di certo non uno di quegli alpeggi dimenticati dove parlare di comfort è eccessivo, al più si può sperare di avere un riparo ed un angolo dove scaldare qualcosa. E’ anche accessibile comodamente in auto (grazie alla perfetta segnalazione lungo la strada non ci si perde), quindi il via vai di acquirenti è continuo, in questa bella giornata di agosto. "Tutti ci aiutano, il Consorzio… e poi gli articoli, prima su Luna Nuova e poi La Stampa!". E’ quasi incredula, Silvia, perchè in fondo loro non stanno facendo nulla di eccezionale. O forse sì?

Andrea però vuole che io veda il gregge e così, quando è ormai quasi sera, saliamo a portare il sale ed il cibo per i cani. Lungo il cammino troviamo i resti di una delle pecore che sono state uccise dal lupo. "Adesso c’è un ragazzo che sta sempre su, dorme anche vicino al recinto, non ci fidiamo a lasciarle sole, nemmeno di notte. Avevamo provato a prendere un cucciolo di maremmano, ma con quello non ha funzionato, seguiva troppo i turisti, aveva paura delle pecore, scappava. Ne cercheremo un altro. Il primo che avevamo quest’inverno invece mangiava gli agnelli…"

Il panorama lo conosco bene, guardo da lontano i pascoli che oggi mi sono negati. Il destino vuole che proprio in quel momento ci sia un contatto telefonico tra il pastore che sorveglia il gregge dall’altra parte della vallata ed Andrea. Il caso, le coincidenze… Il gregge qui invece è ancora lontano, lassù sui ripidi pendii scivolosi. Erba cattiva, montagna dritta! "Fin dove una volta facevano il fieno, c’è tutto questo schifo di keirel. Ma anche erba buona, guarda quanto trifoglio. Adesso che sono su alto le pecore stanno venendo proprio belle." Ed Andrea mi espone i suoi progetti per migliorare il pascolo, mi parla delle vacche da latte giù in basso, delle Piemontesi in alto: "Stanno diventando sempre più selvatiche!"

Tramonta il sole. "Cioban! Abbassa ‘ste pecore!!!!!", urla Andrea. Il ragazzo rumeno ride, le fa alzare ancora di più… ma poi tornano indietro e finalmente vediamo il gregge. "Tutte queste Suffolk davanti…". Sono pecore prese in guardia, le pecore da latte di Andrea sono lì mescolate al resto degli animali. Ed il pastore mi racconta le sue idee i suoi progetti. "Mi dicevano che ero matto, a mungere le pecore. E invece… il formaggio va via come niente! Una meraviglia!"

Come nasce tutto questo? Il Torinese Andrea e la sua malattia per la pastorizia… "Forse è stato da bambino, ero alle elementari. Ci avevano portato in gita alla Mandria e, in una cascina che c’è là, ci hanno fatto vedere le capre. Le hanno munte, ci hanno dato da asseggiare il latte. Si vede che mi è rimasto dentro qualcosa di latente!". Sono da tre anni che Andrea ha il gregge. Prima delle capre: "Bianche… perchè a casa di mio suocero dev’essere tutto bianco! Le vacche, le capre… Ma erano bestie di stalla, non andavano bene. Ne ho prese altre da Riccardo, ho iniziato a girare, sentire. E poi l’idea delle pecore da mungere, ma adesso devo prenderne altre. Trovarle!!"

Quella che ascolto lassù sembra una storia incredibile. "Adesso basta, voglio lasciar perdere tutti gli altri miei lavori, fare solo il pastore. Anche oggi… erano due giorni che non vedevo le pecore, avevo bisogno di essere qui." Lo capisco, eccome se lo capisco! Parliamo di pastori, di alpeggi, di come valorizzare i prodotti. Andrea e Silvia sono forse il futuro di questo mondo, tradizione e radici che si mescolano con l’innovazione e la voglia di fare. "Ho portato delle pecore al macellaio, mi sono fatto fare dei salami. Una meraviglia, piacciono a tutti. Adesso vorrei far fare delle mocette, dei violini di capra. Magari un sito su internet per vendere i prodotti, voglio anche sentire dei gruppi di acquisto." Passione per le bestie e sguardo al futuro. Una bella storia da raccontare qui.

Andrea chiacchiera e scherza con il suo giovane aiutante. E’ bello anche il rapporto che c’è tra di loro, di vera parità ed amicizia. "E’ un pastore di tradizione, ho da imparare, a stare con lui. Dopo vedrai cosa si è fatto portare… Allora, Cioban, come va su di qui? Chi sta meglio di te? Io giù con tutte le donne… La moglie, la suocera, la figlia… Ma la prossima settimana ti do il cambio, da lunedì vengo su io e vai giù tu!!"

Ma Andrea mi parla anche dei limiti assurdi che ci sono nel suo paese per l’ampliamento dell’estensione delle superfici fabbricate agricole. Pertanto, adesso che hanno più animali, dovrebbero cercare qualcos’altro. Dove? "Io lì intorno ho la mia zona di pascolo, ormai me la sono "costruita". Però con le vacche non ci stiamo più e poi dobbiamo fare un caseificio per lavorare il latte anche giù! Invece non ci lasciano." Chissà se, dopo l’alpeggio, riesco a trovare anche la cascina? Ci proverò!

Prima di scendere, fotografiamo il giovane pastore con il tradizionale mantello che si è fatto portare dalla Romania. Non vuole una roulotte, gli va bene la sua "grotta" che si è attrezzato e… questo mantello caldissimo e morbido. Non sono andata all’est, questa foto l’ho scattata in Val Cenischia, ve lo giuro! Mentre il ragazzo sorride e ci porta a vedere una bella stella alpina che ha scovato tra le rocce continuo a pensare a mille cose, ai miei sogni che non si sono realizzati, all’entusiasmo di questi amici, ai progetti a cui lavorerò in futuro per la valorizzazione della pastoria. E’ quello il mio destino o prima o poi sarò anch’io su in montagna, su qualche alpeggio, con un mio cane, un mio gregge?

ps: Cioban significa "pastore" in Rumeno

  1. A nice story, indeed. … Unrealized dreams, uh, I know the feeling very well. But, I believe a flock is waiting for you, of this or another kind! You've been the mediator, remember. 🙂 Anyway, it was cioban that caught my intention – I was quite confused because of how you call him until I didn't find out he's a Romanian. It was something so strangely familiar in the title of your post, namely this is Croatian/Bosnian/Serbian word for "pastore" as well (ÄŤoban, ÄŤobane)!

  2. I politici americani amano le pecore e ne riconoscono l´importanza millenaria….in Italia si vergognano….poveri minchioni !!!!!!!!!!!Freeman

  3. @tina: I understood it was you  Andrea had learned some Romanian to speak with his colleague, but the guy spoke Italian quite well!@aldo: lo credo anch'io, che nulla avvenga per caso…@freeman: grazie del bel video che ci hai segnalato! davvero interessante!

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