Sbalzi termici

Ancora una volta le pecore avevano ragione… bastava guardare loro, così tranquille, così ferme e poco propense ad andare avanti ed indietro, quel giorno. Alla sera già nevischiava e, nel casermone militare dismesso che il pastore affitta insieme all’alpeggio, non faceva affatto caldo. Al freddo si dorme bene, a patto di essere ben coperti, e così ho preso ancora una coperta militare dai mucchi che c’erano sul tavolato, l’ho buttata sul sacco a pelo e mi sono preparata ad una bella dormita.

Al mattino la sorpresa c’era, eccome se c’era! La neve imbiancava le cime ed un’ampia fetta dei versanti, anche lungo la strada del Passo della Furka. Mentre salivo in auto al campo dei pastori per la colazione ed un saluto, sui vetri si depositavano fiocchi misti ad acqua ed il termometro segnava 2°C. La neve iniziava a tenere all’incirca da dove c’era il recinto delle pecore, ma la nebbia stava già di nuovo avvolgendo tutto e, mentre eravamo nel caravan, riprese a nevischiare. Un saluto agli amici, un arrivederci, la speranza di poter ricambiare l’ospitalità in Piemonte, chissà quando, chissà…

Scendo ad Andermatt, dove piove e fa freddo, anche se alcuni (rari) turisti si aggirano senza ombrello ed in maglietta e pantaloncini. Il sole è presente solo nell’insegna di questo hotel, per il resto sembra quasi una giornata autunnale. Faccio la spesa, chiedendomi se sarei riuscita a fare un’escursione dalle parti del Passo del Gottardo, come avevo progettato. Tutta la salita avviene però nella nebbia più fitta e sotto una pioggerella fine fine che non invita ad uscire all’aperto. Il Colle praticamente non lo vedo, mi accorgo di averlo passato solo perchè la strada inizia a scendere, così mi rassegno e punto verso il basso, arrivando finalmente ad uscire dalle nuvole e vedendo anche qualche sprazzo di sereno.

Decido così di fermarmi ad Airolo e faccio rotta verso il Caseificio del Gottardo, dove dovrebbe iniziare il sentiero degli alpeggi a cui avevo lavorato anni fa, quello che collega l’Alpe Veglia al caseificio, appunto, passando dal Museo dell’Alpeggio all’Alpe Devero. I cartelli e le indicazioni ci sono, c’è anche il simbolino che avevamo studiato appositamente per l’itinerario "Alpeggi senza confini", e così mi incammino tra gli abeti con un pizzico di gratificazione in più. Il tempo intanto sembra volgere verso il bello, ma l’ombrello nello zaino l’ho messo comunque.

Come aveva previsto Luigi, la perturbazione si ferma proprio lì, al Passo del Gottardo! Il cielo comunque è in battaglia, ogni tanto da qualche nuvola cade uno spray di goccioline e soffia un vento gelido che non pare proprio di essere in estate! Sono uscita dal bosco, attraverso dei pascoli già mangiati ed altri delimitati dal filo, ma ancora da pascolare. Seguo senza problemi il sentiero, ben indicato e ben segnalato. In Italia non mi arrischierei a fare una gita da sola in un posto che non conosco senza nessuna cartina in mano! Qui invece è quasi impossibile perdersi…

Altri cartelli, chiari ed essenziali. Mi tornano in mente i nomi degli alpeggi toccati dall’itinerario, sarebbe bello un giorno percorrerlo tutto, dall’Italia alla Svizzera, o viceversa. Intanto sento lo scampanio delle vacche, la prima baita non dovrebbe essere lontana. Purtroppo non ho il tempo per andare molto oltre, si sta facendo tardi e devo ancora guidare a lungo per raggiungere la mia destinazione per quella sera.

Questa è la mandria dell’Alpe Pesciüm, il primo degli alpeggi sul sentiero. Nonostante la giornata dal clima incerto, incontro numerosi escursionisti e ciclisti che percorrono la pista sterrata lungo la quale, in questo tratto, si snoda l’itinerario. Chissà se è ben frequentato anche in Italia? Quando l’avevamo progettato, si era scelto di seguire percorsi già esistenti, per valorizzarli e portare altri visitatori su queste montagne.

L’alpe è una grossa costruzione a ridosso della montagna, intorno alla quale riposano le vacche, in queste prime ore del pomeriggio. Vorrei fermarmi, vorrei andare a parlare con chi vive e lavora qui… accidenti al tempo tiranno, la discesa non è delle più brevi e poi c’è tutto il viaggio in auto che mi aspetta. Così scambio solo un cenno con un ragazzino che sta sistemando i fili per le vacche e scendo velocemente scegliendo un sentiero poco più lungo di quello della salita. Poi via, giù per le strade del Canton Ticino, e la temperatura sale, sale… fino a che, nel traffico intorno a Locarno, i 32°C esterni mi fanno quasi mancare il fiato, specialmente pensando alla neve che mi sono lasciata alle spalle!

Finalmente arrivo dov’ero diretta, risalendo la Vallemaggia invasa dai turisti che bivaccano lungo le rive del torrente, ammassati gli uni agli altri come su di una spiaggia qualunque. A Cevio ritrovo Eva, che era venuta in Italia quest’inverno insieme al marito Karl per vedere realtà pastorali dalla nostre parti. Sta proprio per andare a mungere le pecore… e così, insieme, ci dirigiamo presso l’originale struttura che ospita la mungitrice, nei pressi del recinto. Certo, qui non siamo di fronte ad un esempio di pastorizia nomade, ma si tratta di una bella storia di valorizzazione dell’allevamento ovino.

Le pecore mi guardano, curiose, in attesa di salire poche alla volta sulla struttura che permette la loro mungitura. Chiacchiero con Eva e scopro così come il mondo sia piccolo, molto piccolo. Lei è venuta a conoscenza di questo blog tramite un ospite del suo agriturismo. Questo è Loste, Marco de "La colica d’acqua". Quante cose è l’azienda "La Stalla" di Cevio? Come fanno Eva e Karl a seguire tutte queste attività? Caseificazione, vendita, accoglienza dei turisti, filatura della lana… e l’indomani Eva andrà ad esporre i suoi prodotti ad una fiera!

Con il latte di queste pecore vengono prodotti diversi tipi di formaggi, e yoghurt e… Grazie per avermeli fatti assaggiare a cena! Ad aiutare Eva c’è Chiara, una ragazzina che ha trascorso un periodo nell’azienda come forma di vacanza pagata. Una bella iniziativa, ma Eva mi spiega come non sempre tutto vada bene, come nel caso della ragazza che era arrivata con le scarpe con i tacchi e nessuna idea di cosa volesse dire lavorare in campagna! Chiara pulisce le mammelle delle pecore prima della mungitura, aiuta in tante piccole cose e dà una mano con le faccende domestiche.

Karl intanto ha portato dell’erba tagliata per il pasto del gregge: "Invece di portarle verso l’erba, portiamo l’erba da loro! Ma qui come si fa… tanti piccoli pezzi, è quasi impossibile spostarle. Ci siamo solo noi con le pecore, ma non è facile." Spazi ridotti, una piccola economia di montagna ed una scelta di vita che sembra dare grandi soddisfazioni. Grazie ancora anche a questi amici per l’accoglienza e l’ospitalità sotto al pergolato della vecchia casa in pietra. Tornerò, tornerò a vedere anche altre parti della Vallemaggia, magari in momenti meno affollati di turisti.

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