Lupo: ma allora come stanno le cose?

Tre giorni di convegno sul lupo, due a Torino ed uno, ieri, ad Entracque (CN). Un importante evento con partecipanti internazionali da tutta Europa, testimonianze e studi condotti in varie parti d’Italia, addetti ai lavori, studiosi del lupo, veterinari, guardiaparco, CFS…

E così si è discusso di lupi, genti e territori. La giornata più interessante, per quello che riguarda chi legge questo blog, è stata sicuramente la prima, in cui si parlava dei danni da lupo su bestiame, obiettivi e strategie. Cercherò di farvi una sintesi dei punti salienti.

E’ stato fatto il punto sulle tecniche di prevenzione, che sostanzialmente sono tre: la presenza costante del pastore, le recinzioni elettrificate (mobili e non) ed i cani da guardiania. Singolarmente nessuna delle tre cose è sufficiente. I tipi di recinzione possono essere diversi, in base alla tipologia di bestiame da proteggere, al territorio dove vengono impiegate, alla forma di gestione (pascolamento/riposo notturno). Ciascun tecnico ha presentato le sue esperienze, i risultati di questi anni, le tecniche impiegate, i danni subiti, le forme di indennizzo, aiuto ed assistenza. Che si parlasse di Spagna, Polonia, Germania, Scandinavia o Italia, in sostanza le situazioni erano molto simili. In Francia però la cifra investita per indennizzi ed aiuti è di gran lunga maggiore rispetto ad altri paesi.

Più volte è stata ripetuta la frase: "L’allevatore non deve sentirsi abbandonato" e si è parlato di piani di prevenzione ed assistenza studiati a misura delle singole situazioni. La pastorizia "tradizionale" su piccola scala non può però più esistere con il lupo/orso/grandi predatori in genere. Non possono più essere lasciati animali "abbandonati" in montagna senza presenza costante dell’uomo, il pastore professionista deve sempre sorvegliarli, pertanto le situazioni più problematiche si incontrano laddove queste realtà sono invece ancora presenti. Hobbisti, allevatori che integrano varie attività agricole con la pastorizia, ecc… Per loro non ci sono soluzioni, perchè ovviamente non sarebbe economicamente possibile stipendiare un pastore, a meno di accorpare più greggi (ma non sempre il territorio lo consente).

Il Piemonte, per quello che riguarda rimborsi ed indennizzi, sembra essere tra le aree all’avanguardia. Assistenza tecnica, fornitura di cani da guardiania, indennizzi per i capi uccisi (da canidi e non solo da lupo), indennità aggiuntiva in base al numero di animali da cui è composto il gregge (per animali dispersi, aborti, stress…), premio di pascolo gestito, assistenza veterinaria per animali feriti. Sono stati forniti numeri sulle predazioni (142 nel 2009, con 376 capi uccisi, di cui il 77,9% sicuramente da parte del lupo). Per non perderci con i numeri, qui gli interessati possono scaricare il Report 2009 sul lupo in Piemonte.

Gli esperti francesi hanno sottolineato la valenza emotiva della deroga alle normative europee: in Francia, in particolari situazioni, può essere data l’autorizzazione all’abbattimento del lupo (ma non nei parchi naturali). Prima si tenta il tutto per tutto per la prevenzione e difesa, ma in casi estremi di pericolosità si tenta l’abbattimento. Nel 2009 non sono stati abbattuti (legalmente) lupi. "La gente è soddisfatta, perchè sente di potersi difendere". Interessante sapere che è stato dimostrato che l’attuazione delle misure preventive (recinzioni, cani da guardiania) determina una perdita di peso media di 6kg negli animali nella stagione estiva.

Ci sarebbe molto altro di dire, riportando dati, esperienze, ma concluderei la sintesi della prima giornata citando alcuni interventi della tavola rotonda finale. Bosser, della Regione Piemonte, ha sottolineato la necessità di considerare il lupo) ed in generale i grandi predatori) a livello alpino e non solo a livello locale. "La tutela del lupo passa innanzitutto attraverso la tutela dei pastori", e questa frase è stata il tema più volte ripreso nel dibattito conclusivo.

Hanno preso la parola anche tre pastori: Cristiano Peyrache di Bellino, "vecchia" conoscenza di questo blog, quasi l’ultimo dei pastori di quel vallone laterale della Val Varaita, per colpa del lupo. Cristiano ancora una volta ha sottolineato la loro difficile situazione, la drastica riduzione da 15 a 2 pastori, la necessità di intervenire (e non solo con indennizzi). Michele Baracco, dal Monregalese, ha invece espersso la sua opinione su come anche il lupo abbia diritto di vivere ed esistere: nel suo caso la convivenza è possibile ed attuabile. Giorgio "Giors" Bergero ha raccontato la sua storia di pastore vagante, i primi attacchi al suo gregge, fino a capire che si trattava di lupo, puntando il dito sull’eccesso di burocrazia per denunciare gli attacchi. "Così alla fine i vostri grafici sono giusti fino ad un certo punto, perchè non è che denunciamo poi tutti gli attacchi, visto che devi telefonare ad uno, all’altro, aspettare i veterinari per vedere la pecora morta, per avere l’autorizzazione ad interrarla, ecc…". Interventi sentiti, vissuti, ma dai toni comunque pacati.

Tralascerei la sintesi della seconda giornata, in cui è stato fatto il punto sul monitoraggio delle popolazioni di lupo in Europa. Interessante confronto tra le strategie e gli obiettivi dei vari stati, tra Norvegia, Spagna, Svezia, Polonia, Francia, Svizzera (in questo caso si parlava di lince), Piemonte.

Veniamo al terzo giorno (ieri) ad Entracque: accolti dalle campane di una mandria di vacche al pascolo poco lontano dalla sede del Parco delle Alpi Marittime, i partecipanti superstiti delle tre giornate (e quelli iscritti appositamente a questo terzo incontro, che dava l’occasione di visitare in anteprima il centro sul lupo) si sono ritrovati con una bella giornata di sole.

Nonostante l’inaugurazione di questa struttura sia prevista tra un paio di settimane, in occasione del convegno abbiamo avuto la possibilità di vedere l’area destinata ai lupi e l’allestimento museale. Qui e qui sulle pagine del Parco alcuni dettagli sul Centro. Si tratta di un recinto di 8 ettari (con un recinto più piccolo internamente), dove attualmente è ricoverata una lupa che è stata ferita in Emilia Romagna. Prossimamente si prevede l’arrivo di due lupi maschi. Per i visitatori sarà forse raro vedere dal vivo il lupo dalla torretta che vedete sullo sfondo, ma all’interno del percorso museale vi sono delle telecamere che possono permettere questi avvistamenti.

Il museo multimediale è molto ben realizzato. Si entra qui, di fronte alla casa del Parco di Entracque (loc. Casermette) ed è stato fatto un grande investimento. Quasi interamente sotterraneo, il percorso ci accompagna sulle tracce del lupo grazie a Caterina, che realizza filmati su lupo un po’ in tutto il mondo, ma in particolare da queste parti. A livello emozionale, specialmente per i bambini, ritengo il tutto molto ben riuscito. Permettetemi però qui una riflessione: a questo percorso, si affiancherà poi un secondo, nel paese Entracque, sul rapporto uomo-lupo (dalle fiabe all’interazione con le attività antropiche attuali). Spero che si usi la stessa sensibilità, la stessa passione utilizzata per far capire che il lupo non fa paura… per mostrare cosa vuol dire la presenza del lupo per un pastore, cosa significa trovare morte le pecore che uno ha cresciuto con passione. Nel filmato si diceva che il lupo non è crudele, caccia per vivere, per sfamare i suoi cuccioli. Giusto, pienamente daccordo. Però perchè dobbiamo dire che è giusto che cacci anche capre e pecore allevate dall’uomo? Stipendiamo il pastore, diamogli una funzione di operatore sul paesaggio, manutentore di ecosistemi alpini, paghiamolo per il suo mestiere! …allora poi ne riparliamo…

I visitatori hanno apprezzato, ho sentito commenti che mettevano in relazione questo centro a quello realizzato in Francia, i guardiaparco presentavano la loro "creatura" con giustificato orgoglio e passione. C’era chi metteva in dubbio la preoccupazione popolare e diceva che la maggior parte degli avvistamenti è legata a cani, anche non inselvatichiti, ma sfuggiti temporaneamente ai padroni. C’era anche chi esprimeva le sue perplessità su di un investimento simile per una sorta di "zoo" realizzato da un parco. Opinioni, qualunque cosa uno faccia, andrà sempre incontro a critiche.

Sapete che io sono la solita pecora nera… Quindi non sono andata a mangiare con tutti gli altri. Visto che sembrava esserci un momento di incertezza sui tempi e sui modi organizzativi dopo la visita al Centro, sono partita per i fatti miei e sono salita nel vallone di Trinità, dove non tornavo da anni. Una piccola camminata per stimolare l’appetito e sono arrivata al Gias dell’Ischietto. Non sono ancora saliti gli animali, da queste parti, anche perchè la parte alta del vallone è ancora interamente innevata.

Mentre invece guidavo sulla via di casa, ho fatto un incontro che sarebbe stato utile inserire nel programma del convegno. Nei prati di fondovalle ho scorto un gregge. Ho frenato, ho invertito la marcia, ho parcheggiato e sono scesa nel prato profumato dal timo serpillo, guardata con sospetto dal pastore, che richiamava i suoi cani affinchè non mi venissero contro. Non è stato difficile attaccare discorso, spiegare il perchè della mia presenza da quelle parti, chiedergli dove saliva poi in montagna…

Beppe ha 75 anni, è di Valdieri, continua la sua attività in un alpeggio difficile da raggiungere: "Ho chiesto che mi mettano almeno un po’ a posto la strada per salire, il sentiero… E’ un posto che passa poca gente. Quando c’è il fieno da fare, lascio la moglie al pascolo ed io scendo e salgo in moto. Ma è sempre più brutto, il sentiero! Adesso ho chiesto che vengano a vedere per il pannello, la valanga l’ha portato via, almeno avere un po’ di luce la sera! Ho chiesto alla Forestale, perchè il Parco… Poi dipende dalle persone, certo. Mauro, quello che è morto sotto la valanga: tutti i pastori ed i margari sono andati al Rosario. Lui passava sempre da tutti, ti dava una mano, portava su qualcosa. Adesso quelli giovani si tengono alla larga, non so, se hanno paura o cosa."

Parliamo di lupi, ovviamente, mentre il cucciolo prima diffidente adesso gioca con me. "Bisogna esserci sempre insieme, mai lasciarle sole. Il maremmano io non ce l’ho, ne avevo uno, ha morsicato persino la morosa di mio figlio. Sono bestie difficili da tenere, come fai quando sei giù qui che magari vengono i bambini a vedere le pecore? Vado al pascolo come una volta, sempre, mi porto dietro qualcosa per il pranzo, sia con il sole, sia con la nebbia che non vedi di qui a là, con la pioggia, tutto. E’ dura! Con il lupo è anche peggio! Fanno le riunioni sul lupo a Cuneo alle due del pomeriggio, come facciamo ad andare? Devono metterle alla sera, l’ho detto a quello della Forestale. Per chi comunque ne ha poche, con il lupo viene che smetti di fare questo lavoro."

Mi racconta di Silvia, che è già salita con il gregge, mentre Aldo e Marilena non vogliono andare su al loro alpeggio per colpa del lupo. L’anno scorso hanno avuto una quarantina di capi morti. Loro fanno formaggio ed hanno sempre lasciato che il gregge salisse da solo, mentre svolgevano i vari lavori della caseificazione. Poi la montagna è difficile, ripida, le capre vanno verso la zona più impervia dove trovano fronde da pascolare. Chiacchieriamo ancora a lungo, sotto il sole caldo ed il vento che, come sempre, batte la valle. Adesso è tutto verde, ma questi sono posti dove l’erba ingiallisce presto. "Se smetteranno di salire le pecore… l’erba peggiorerà anche per i selvatici! Se la pascolano presto le pecore, poi ributta su ed a fine stagione c’è un po’ di verde. Lo capiscono questo? Anche i sentieri, già tanti vanno a perdere così. Poi le nostre montagne sono piccole, non puoi portare su chissà quanti animali. Con il lupo è tutto più difficile, non so dove andremo a finire. Quest’estate comunque ti aspettiamo, vieni su una volta, mi raccomando, eh?"

  1. Grazie Marzia dell'interessante rapporto su questa tre giorni. Impegni,  pesanti e di modesta soddisfazione mi hanno costretto a Grugliasco ma avrei voluto fare un salto a Torino e ancor di più ad Entracque. Quando ci vedremo a Grugliasco per la tua presentazione ti racconterò. Credo che gli incontri abbiano comunque messo in evidenza qualche sviluppo positivo del rapporto pastorizia nelle aree protette. Speriamo non siano vane parole "la tutela del lupo passa innanzitutto attraverso la tutela dei pastori"… un caro saluto, luca

  2. " …Il maremmano io non ce l'ho , ne avevo uno , ha morsicato persino la morosa di mio figlio …." Leggo spesso di commenti simili sul PMA da parte di pastori ( e generalmente condivisi ) del nord d'Italia . E' incredibile che ancora ci sia tanta ignoranza sulle vere caratteristiche di questo cane . Ritenerlo , mordace , inaffidabile e poco gestibile è frutto della scarsa conoscenza delle sue reali caratteristiche funzionali e caratteriali  . Io vivo in Abruzzo a stretto contatto con pastori che da noi spesso lasciano le greggi da sole in alta montagna , tenute soltanto "arretate" per la notte con la guardia del branco di Maremmano-Abriuzzesi senza elettrificazioni o altro , e vi posso assicurare che le perdite sono quasi nulle e  sto parlando di pascoli del Parco Velino-Sirente , del Parco Naz. d'Abruzzo e del Gran Sasso dove i lupi sono "di casa" e dove ugualmente è frequente il contatto con turisti/escursionisti senza che questo crei alcun problema.  Sarebbe allora opportuno un buon preogramma di informazione e sensibilizzazione sulla questione oltre a sterili convegni che mi sembra creino ulteriore confusione e dubbi sull'argomento convivenza pastorizia-lupo .grazie e salutiAgostino Molinelli

  3. @agostino: grazie della testimonianza.qui, anche senza il lupo, chi fa recinti comunque usa le reti elettrificate, perchè le pecore non scappino.avere solo i cani comunque è stato detto da tutti gli esperti essere un metodo insufficiente, senza la presenza fisica del pastore.il discorso della selezione dei cani è sicuramente valido e spero che qualcuno prenda in mano questo problema per cercare concretamente di risolverlo!

  4. Mi scusi l'insistenza ma standomi a cuore il problema mi preme chiarirle : probabilmente quelli che  lei ritiene "esperti " non lo sono poi tanto perchè i pastori da noi usano per gli stazzi notturni delle recinzioni di grosso cordame ( quindi facilmente trasportabili) fissate con paletti al terreno e le pecore stanno lì – non scappano – sia perchè già questo le blocca sia perchè con la paura tendono  a stringersi e raggrupparsi , sono rassicurate dalla presenza dei cani e sanno istintivamente di esserne protette. Questo facilita ed è complementare al lavoro dei cani che sono a guardia , fuori e intorno al recinto . La presenza del pastore è relativa e suppletiva in quanto sono essenzialmente i cani che svolgono funzione deterrrente. Io sinceramete non so se i tanti che partecipano ai convegni siano mai venuti in Abruzzo per seguire e capire quale sia la reale attitudine e lavoro dei cani . Se questi metodi hanno funzionato per centinaia di anni , credo basterebbe applicarli anche nelle Alpi dove ci sono poi 4 lupi . Sarebbe opportuno invitare a questi convegni anche "esperti "(come dice lei ma nel senso che vivono la realtà del lavoro con i cani )perchè spieghino concretamente metodi e funzionalità . Questi esperti secondo me non possono essere altro che i pastori d'Abruzzo e se lei o chi interessato volesse , si potrebbero creare contatti ,riunioni ,visite ecc. per la divulgazione. Anche il CPMA  società specializzata per la tutela della razza ha un "programma lavoro" già ben conosciuto e di cui hanno già beneficiato  allevatori Francesi presso i quali si sono svolti convegni divulgativi e portato cani per il lavoro.Sono a sua disposizione per qualsiasi ulteriore approfondimento suanticotratturo@libero.itgrazie e salutiAgostino Molinelli

  5. @agostino: non è che li ritengo io esperti… sono gli incaricati istituzionali preposti a queste tematiche, piemontesi e non solo. al convegno c'erano esponenti un po' da tutta Italia e non solo.quanto sono grosse queste greggi di cui mi parla?sono pienamente daccordo che gli esperti migliori sarebbero i pastori!

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