Pastorizia di ieri e di oggi

Dicono che dovrei scrivere un altro libro… dicono che ho ancora così tante terre (pastorali) da esplorare, perchè in fondo il Piemonte degli alpeggi e dei pascoli è vasto ed io ho scritto soprattutto solo di una sua parte. Chissà, forse mi verranno davvero nuove idee, per il momento iniziamo a girare per strade meno note di quelle che frequentavo prima, ed a poco a poco anche in altre province magari inizierò a conoscere le vie di transumanza, i pascoli lungo fiumi e torrenti, i territori percorsi ed i tempi dell’uno e dell’altro. Conoscerò anche i pastori, con le loro vite, i loro racconti.

Ieri ero nel Biellese, come al solito le indicazioni dei pastori sono precise, così da farmi arrivare direttamente fino al gregge, anche se questo è piccolo e nascosto in una radura del bosco, lungo una stradina che si infila tra le case, diventando poi sterrata ed attraversando un ruscello. Nell’aria fresca, il profumo delle gaggie in piena fioritura, mentre poco lontano si sente lo scroscio dell’acqua di quello che scoprirò essere il torrente Elvo. Questo piccolo gregge, anche se oggi "ha dentro animali un po’ di tutte le razze", come dice il suo pastore, parla però del passato, e che passato! Ogni mestiere ha i suoi personaggi storici, epici, famosi, quelli che basta il nome per evocare qualcosa. Chi frequenta questo blog quasi sicuramente conosce "Fame d’erba" (beati quei pochi che lo posseggono nella loro biblioteca), quindi sa anche chi è Celso, uno dei due principali protagonisti delle immagini e dei racconti di quel mitico libro (e chiamarlo semplicemente "libro" è riduttivo).

Questo è il gregge di Celso, poche pecore e non più della razza di un tempo, come si lamenta il pastore. "E’ quello che succede a mescolare, a mandarle da una parte e dall’altra." Per tutto il giorno brontolerà contro il montone di un tale, sicuramente responsabile della nascita di agnelli che pesavano pochi etti appena partoriti e che hanno stentato nella crescita, resa ancora più difficile dal lungo e difficile inverno. "Quello? Lo vedi quello? Ha lo stesso tempo di quelli là, ma è grosso il doppio, è forte e robusto. Quelli lì come faranno? Me li vedo adesso in montagna, se devono strappare quell’erba dura su del Sestriere, cadono per terra per lo sforzo!"

Celso e Federico hanno chiuso nel recinto di legno il gregge, per mettere gli orecchini agli agnelloni, in vista del risanamento ad opera dei veterinari e per prepararsi alla partenza verso le montagne. L’anziano pastore non segue più il gregge in alpeggio: insieme a quelle di un amico, le manderà dalle mie parti, in alta Val Chisone. Scavalca lo steccato: "Eh, una volta le ciuende le saltavo come niente!". Chissà, ad 81 anni, quanti scavalcano steccati con sufficiente agilità! Il pastore è un gran narratore, come tutti. I suoi ritmi sono pacati: non è solo l’età, è il modo di fare. Sicuramente ama raccontare aneddoti, battute, ricordare vicende del passato, transumanze, quei tempi in cui il gregge magari lo fermavi nella piazza del paese, perchè qualcosa era andato storto e non eri riuscito a raggiungere la "tappa" che ti eri prefissato.

Nel pomeriggio il gregge va al pascolo nel sottobosco, mentre Celso impreca ripetutamente contro "quella là", una donna che, con i suoi animali, non solo ha pascolato da queste parti ininterrottamente tutta l’estate scorsa, ma anche adesso, quotidianamente, fa delle incursioni lì, verso i suoi pascoli. Proprio in quel momento si sente l’abbaiare di un cane ed il suono delle campanelle, l’altro gregge è in arrivo, gli animali potrebbero addirittura mischiarsi! Vengono mandati i cani, si tiene una distanza di sicurezza sufficiente, mentre il pastore continua a brontolare contro quella donna, contro chi l’altra sera gli ha rubato la batteria, contro tutti i pastori che ci sono oggi, mentre un tempo le cose erano differenti, quando lui era uno dei grandi pastori, con un gregge di 7-800 pecore.

Nella sua lunga vita dedicata a questo mestiere, ne ha girate di montagne, il Celso! Ripetutamente torna il nome del Rutor, la Val d’Aosta, ma poi anche nomi di alpeggi della Val di Susa, sulle pendici del Rocciamelone o a Bardonecchia. Conosce pastori e margari un po’ di tutte le valli, in Piemonte e non solo. Parla del Bellunese, di Cortina d’Ampezzo, parla del mercato di Cuneo, dove… se non facevi ben attenzione, mentre contrattavi la vendita una pecora o un vitello, da dietro qualcuno tagliava la corda e l’animale spariva! "Sono più furbi, meno affidabili, di là da Cuneo!"

Sono tanti i nomi citati dal pastore: persone che non ci sono più, ma anche giovani, figli e nipoti di allevatori che lui ha conosciuto. Più volte nomina la nipotina, racconta quanto è smaliziata, intelligente, vivace, e lo fa con orgoglio. Poi parla ancora di animali, di alpeggi, di "pecore calve", che a lui proprio non piacciono, la bella pecora deve avere la lana sulla testa! Non ama nemmeno le cucce, quelle che dalle mie parti sono le bertun-e, definite razza con il nome di Tacola. Aneddoti e lezioni di vita, perle di filosofia mescolate ad antichi detti popolari, storielle su uomini e donne, storie di cani, il suo socio un po’ allegro per il vino, che aveva buttato nella macchina di una madamin un agnello che non ce la faceva più a seguire la transumanza… Realtà, fantasia, leggenda, tutto fa parte del personaggio, che è e resterà pastore fino alla fine, perchè (come già detto tante volte) questa è una passione, prima che un mestiere.

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  1. Bellissime le foto, specie quelle del Celso, vero uomo d'altri tempi! :-))Ho letto il commento con l'accenno alla triste situazione che descrivi e mi spiace davvero. Ti abbraccio con affetto 🙂Aloha

  2. @BB: a me mancano tutti e due… presto è il mio compleanno, se qualcuno avesse bisogno di un'idea per un regalo… @aldo: spero, quest'anno, di andare un po' alla scoperta del biellese@leela: hai ragione, fare il pastore oggi è una vera sfida!@soulboarder: grazie

  3. Ciao, domani, con altri pastori della Valle Stura, andiamo a Eguilles (Aix en Provence) alla festa della transumanza. Ti manderò foto e commento della manifestazione! A presto Gloria

  4. Pingback: Se n’è andato un altro pastore – Di terre, pietre, erbe, bestie e persone

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