Fiere, feste, amici

Sono quasi pronta per la trasferta nell’Appennino modenese per la Festa della Transumanza. Così inizio questo post con le immagini mandatemi da Barbara.

E’ anche grazie a lei che sono stata invitata a Fiumalbo… Qui vediamo alcune sue foto esposte a "Calendimaggio" a Ravarino. Ecco allora i cani e le greggi piemontesi in mostra nel Modenese!

Ossoinbocca fa anche omaggio a pascolovagante e ad "Intelligente come un asino…"! Grazie Barbara, ci vediamo domenica.

Altre fiere. Alida, dalla Val Pellice, ci manda una foto di sua cugina Debora mentre conduce la cavalla alla Fiera della Calà di Bobbio Pellice nell’ottobre 2009.

Sempre dalla stessa fiera, un agnello maculato e ricciolino, al sicuro con il resto del gregge dietro alla rete!

Giacomo invece ci ha spedito delle immagini dalla Fiera di Vico Canavese. Qui vediamo l’amico Giors che conduce alla rassegna i suoi animali. Chissà, sarà quasi ora per partire per l’alpeggio?

Sempre da Vico Canavese, gli animali in bella mostra con i loro campanacci, sotto gli occhi attenti dei visitatori. Grazie a Giacomo ed a tutti gli altri amici. A presto e non dimenticatevi anche l’appuntamento a Grugliasco lunedì 31 maggio, ore 14:30, con la presentazione di "Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora".

Lupo: ma allora come stanno le cose?

Tre giorni di convegno sul lupo, due a Torino ed uno, ieri, ad Entracque (CN). Un importante evento con partecipanti internazionali da tutta Europa, testimonianze e studi condotti in varie parti d’Italia, addetti ai lavori, studiosi del lupo, veterinari, guardiaparco, CFS…

E così si è discusso di lupi, genti e territori. La giornata più interessante, per quello che riguarda chi legge questo blog, è stata sicuramente la prima, in cui si parlava dei danni da lupo su bestiame, obiettivi e strategie. Cercherò di farvi una sintesi dei punti salienti.

E’ stato fatto il punto sulle tecniche di prevenzione, che sostanzialmente sono tre: la presenza costante del pastore, le recinzioni elettrificate (mobili e non) ed i cani da guardiania. Singolarmente nessuna delle tre cose è sufficiente. I tipi di recinzione possono essere diversi, in base alla tipologia di bestiame da proteggere, al territorio dove vengono impiegate, alla forma di gestione (pascolamento/riposo notturno). Ciascun tecnico ha presentato le sue esperienze, i risultati di questi anni, le tecniche impiegate, i danni subiti, le forme di indennizzo, aiuto ed assistenza. Che si parlasse di Spagna, Polonia, Germania, Scandinavia o Italia, in sostanza le situazioni erano molto simili. In Francia però la cifra investita per indennizzi ed aiuti è di gran lunga maggiore rispetto ad altri paesi.

Più volte è stata ripetuta la frase: "L’allevatore non deve sentirsi abbandonato" e si è parlato di piani di prevenzione ed assistenza studiati a misura delle singole situazioni. La pastorizia "tradizionale" su piccola scala non può però più esistere con il lupo/orso/grandi predatori in genere. Non possono più essere lasciati animali "abbandonati" in montagna senza presenza costante dell’uomo, il pastore professionista deve sempre sorvegliarli, pertanto le situazioni più problematiche si incontrano laddove queste realtà sono invece ancora presenti. Hobbisti, allevatori che integrano varie attività agricole con la pastorizia, ecc… Per loro non ci sono soluzioni, perchè ovviamente non sarebbe economicamente possibile stipendiare un pastore, a meno di accorpare più greggi (ma non sempre il territorio lo consente).

Il Piemonte, per quello che riguarda rimborsi ed indennizzi, sembra essere tra le aree all’avanguardia. Assistenza tecnica, fornitura di cani da guardiania, indennizzi per i capi uccisi (da canidi e non solo da lupo), indennità aggiuntiva in base al numero di animali da cui è composto il gregge (per animali dispersi, aborti, stress…), premio di pascolo gestito, assistenza veterinaria per animali feriti. Sono stati forniti numeri sulle predazioni (142 nel 2009, con 376 capi uccisi, di cui il 77,9% sicuramente da parte del lupo). Per non perderci con i numeri, qui gli interessati possono scaricare il Report 2009 sul lupo in Piemonte.

Gli esperti francesi hanno sottolineato la valenza emotiva della deroga alle normative europee: in Francia, in particolari situazioni, può essere data l’autorizzazione all’abbattimento del lupo (ma non nei parchi naturali). Prima si tenta il tutto per tutto per la prevenzione e difesa, ma in casi estremi di pericolosità si tenta l’abbattimento. Nel 2009 non sono stati abbattuti (legalmente) lupi. "La gente è soddisfatta, perchè sente di potersi difendere". Interessante sapere che è stato dimostrato che l’attuazione delle misure preventive (recinzioni, cani da guardiania) determina una perdita di peso media di 6kg negli animali nella stagione estiva.

Ci sarebbe molto altro di dire, riportando dati, esperienze, ma concluderei la sintesi della prima giornata citando alcuni interventi della tavola rotonda finale. Bosser, della Regione Piemonte, ha sottolineato la necessità di considerare il lupo) ed in generale i grandi predatori) a livello alpino e non solo a livello locale. "La tutela del lupo passa innanzitutto attraverso la tutela dei pastori", e questa frase è stata il tema più volte ripreso nel dibattito conclusivo.

Hanno preso la parola anche tre pastori: Cristiano Peyrache di Bellino, "vecchia" conoscenza di questo blog, quasi l’ultimo dei pastori di quel vallone laterale della Val Varaita, per colpa del lupo. Cristiano ancora una volta ha sottolineato la loro difficile situazione, la drastica riduzione da 15 a 2 pastori, la necessità di intervenire (e non solo con indennizzi). Michele Baracco, dal Monregalese, ha invece espersso la sua opinione su come anche il lupo abbia diritto di vivere ed esistere: nel suo caso la convivenza è possibile ed attuabile. Giorgio "Giors" Bergero ha raccontato la sua storia di pastore vagante, i primi attacchi al suo gregge, fino a capire che si trattava di lupo, puntando il dito sull’eccesso di burocrazia per denunciare gli attacchi. "Così alla fine i vostri grafici sono giusti fino ad un certo punto, perchè non è che denunciamo poi tutti gli attacchi, visto che devi telefonare ad uno, all’altro, aspettare i veterinari per vedere la pecora morta, per avere l’autorizzazione ad interrarla, ecc…". Interventi sentiti, vissuti, ma dai toni comunque pacati.

Tralascerei la sintesi della seconda giornata, in cui è stato fatto il punto sul monitoraggio delle popolazioni di lupo in Europa. Interessante confronto tra le strategie e gli obiettivi dei vari stati, tra Norvegia, Spagna, Svezia, Polonia, Francia, Svizzera (in questo caso si parlava di lince), Piemonte.

Veniamo al terzo giorno (ieri) ad Entracque: accolti dalle campane di una mandria di vacche al pascolo poco lontano dalla sede del Parco delle Alpi Marittime, i partecipanti superstiti delle tre giornate (e quelli iscritti appositamente a questo terzo incontro, che dava l’occasione di visitare in anteprima il centro sul lupo) si sono ritrovati con una bella giornata di sole.

Nonostante l’inaugurazione di questa struttura sia prevista tra un paio di settimane, in occasione del convegno abbiamo avuto la possibilità di vedere l’area destinata ai lupi e l’allestimento museale. Qui e qui sulle pagine del Parco alcuni dettagli sul Centro. Si tratta di un recinto di 8 ettari (con un recinto più piccolo internamente), dove attualmente è ricoverata una lupa che è stata ferita in Emilia Romagna. Prossimamente si prevede l’arrivo di due lupi maschi. Per i visitatori sarà forse raro vedere dal vivo il lupo dalla torretta che vedete sullo sfondo, ma all’interno del percorso museale vi sono delle telecamere che possono permettere questi avvistamenti.

Il museo multimediale è molto ben realizzato. Si entra qui, di fronte alla casa del Parco di Entracque (loc. Casermette) ed è stato fatto un grande investimento. Quasi interamente sotterraneo, il percorso ci accompagna sulle tracce del lupo grazie a Caterina, che realizza filmati su lupo un po’ in tutto il mondo, ma in particolare da queste parti. A livello emozionale, specialmente per i bambini, ritengo il tutto molto ben riuscito. Permettetemi però qui una riflessione: a questo percorso, si affiancherà poi un secondo, nel paese Entracque, sul rapporto uomo-lupo (dalle fiabe all’interazione con le attività antropiche attuali). Spero che si usi la stessa sensibilità, la stessa passione utilizzata per far capire che il lupo non fa paura… per mostrare cosa vuol dire la presenza del lupo per un pastore, cosa significa trovare morte le pecore che uno ha cresciuto con passione. Nel filmato si diceva che il lupo non è crudele, caccia per vivere, per sfamare i suoi cuccioli. Giusto, pienamente daccordo. Però perchè dobbiamo dire che è giusto che cacci anche capre e pecore allevate dall’uomo? Stipendiamo il pastore, diamogli una funzione di operatore sul paesaggio, manutentore di ecosistemi alpini, paghiamolo per il suo mestiere! …allora poi ne riparliamo…

I visitatori hanno apprezzato, ho sentito commenti che mettevano in relazione questo centro a quello realizzato in Francia, i guardiaparco presentavano la loro "creatura" con giustificato orgoglio e passione. C’era chi metteva in dubbio la preoccupazione popolare e diceva che la maggior parte degli avvistamenti è legata a cani, anche non inselvatichiti, ma sfuggiti temporaneamente ai padroni. C’era anche chi esprimeva le sue perplessità su di un investimento simile per una sorta di "zoo" realizzato da un parco. Opinioni, qualunque cosa uno faccia, andrà sempre incontro a critiche.

Sapete che io sono la solita pecora nera… Quindi non sono andata a mangiare con tutti gli altri. Visto che sembrava esserci un momento di incertezza sui tempi e sui modi organizzativi dopo la visita al Centro, sono partita per i fatti miei e sono salita nel vallone di Trinità, dove non tornavo da anni. Una piccola camminata per stimolare l’appetito e sono arrivata al Gias dell’Ischietto. Non sono ancora saliti gli animali, da queste parti, anche perchè la parte alta del vallone è ancora interamente innevata.

Mentre invece guidavo sulla via di casa, ho fatto un incontro che sarebbe stato utile inserire nel programma del convegno. Nei prati di fondovalle ho scorto un gregge. Ho frenato, ho invertito la marcia, ho parcheggiato e sono scesa nel prato profumato dal timo serpillo, guardata con sospetto dal pastore, che richiamava i suoi cani affinchè non mi venissero contro. Non è stato difficile attaccare discorso, spiegare il perchè della mia presenza da quelle parti, chiedergli dove saliva poi in montagna…

Beppe ha 75 anni, è di Valdieri, continua la sua attività in un alpeggio difficile da raggiungere: "Ho chiesto che mi mettano almeno un po’ a posto la strada per salire, il sentiero… E’ un posto che passa poca gente. Quando c’è il fieno da fare, lascio la moglie al pascolo ed io scendo e salgo in moto. Ma è sempre più brutto, il sentiero! Adesso ho chiesto che vengano a vedere per il pannello, la valanga l’ha portato via, almeno avere un po’ di luce la sera! Ho chiesto alla Forestale, perchè il Parco… Poi dipende dalle persone, certo. Mauro, quello che è morto sotto la valanga: tutti i pastori ed i margari sono andati al Rosario. Lui passava sempre da tutti, ti dava una mano, portava su qualcosa. Adesso quelli giovani si tengono alla larga, non so, se hanno paura o cosa."

Parliamo di lupi, ovviamente, mentre il cucciolo prima diffidente adesso gioca con me. "Bisogna esserci sempre insieme, mai lasciarle sole. Il maremmano io non ce l’ho, ne avevo uno, ha morsicato persino la morosa di mio figlio. Sono bestie difficili da tenere, come fai quando sei giù qui che magari vengono i bambini a vedere le pecore? Vado al pascolo come una volta, sempre, mi porto dietro qualcosa per il pranzo, sia con il sole, sia con la nebbia che non vedi di qui a là, con la pioggia, tutto. E’ dura! Con il lupo è anche peggio! Fanno le riunioni sul lupo a Cuneo alle due del pomeriggio, come facciamo ad andare? Devono metterle alla sera, l’ho detto a quello della Forestale. Per chi comunque ne ha poche, con il lupo viene che smetti di fare questo lavoro."

Mi racconta di Silvia, che è già salita con il gregge, mentre Aldo e Marilena non vogliono andare su al loro alpeggio per colpa del lupo. L’anno scorso hanno avuto una quarantina di capi morti. Loro fanno formaggio ed hanno sempre lasciato che il gregge salisse da solo, mentre svolgevano i vari lavori della caseificazione. Poi la montagna è difficile, ripida, le capre vanno verso la zona più impervia dove trovano fronde da pascolare. Chiacchieriamo ancora a lungo, sotto il sole caldo ed il vento che, come sempre, batte la valle. Adesso è tutto verde, ma questi sono posti dove l’erba ingiallisce presto. "Se smetteranno di salire le pecore… l’erba peggiorerà anche per i selvatici! Se la pascolano presto le pecore, poi ributta su ed a fine stagione c’è un po’ di verde. Lo capiscono questo? Anche i sentieri, già tanti vanno a perdere così. Poi le nostre montagne sono piccole, non puoi portare su chissà quanti animali. Con il lupo è tutto più difficile, non so dove andremo a finire. Quest’estate comunque ti aspettiamo, vieni su una volta, mi raccomando, eh?"

L'ultima sinfonia pastorale

Mentre andavo a Torino per partecipare al convegno sul lupo (di cui vi parlerò ampiamente domani), approfittando del viaggio in treno (e dei disservizi delle FS), ho letto un libro che mi era stato donato qualche giorno prima direttamente dal suo Autore.

"L’ultima sinfonia pastorale. Tra Parigi, Alpi e Provenza, la saga dei vecchi bergers" è l’ultimo libro di Guido Mauro Maritano, Valsusino abitante in Val Sangone, che di pecore, pastori, pastorizia ha già scritto in passato. Questa volta con lui, o meglio, con Elio e Giovanna, personaggi del libro che immagino essere lo stesso Guido e sua moglie, andiamo a cercare le tracce di alcuni anziani pastori in Francia, tra le Alpi e la Provenza. Antiche origini italiane, storie di emigrazione, storie di emarginazione/integrazione, come quella così toccante di Henri, ragazzo di origini nobili, ma autistico, che trova il suo mondo e la sua dimensione nella pastorizia, da cui non si distaccherà mai.

Conosco, ahimè, molto poco la Francia, anche se le terre descritte in parte le ho attraversate da bambina, visto che pure la mia famiglia ha antenati che hanno cercato fortuna da quelle parti (anche se non con la pastorizia). Quella nella foto è la festa della transumanza di Die, celebre e molto frequentata dai turisti… Ma quelle che narrano i vecchi pastori sono transumanze vere, quando ancora si saliva a piedi dalla Crau fino alle vallate alpine sul confine con l’Italia. Non voglio raccontarvi il libro, vi dico solo che mi ha emozionata, mi ha commossa, mi ha toccata nel profondo, vi ho ritrovato anche personaggi conosciuti, oltre a scene vissute in prima persona, altrove, in altri momenti. Con il suo stile semplice, diretto, riportando le sue impressioni (pardon, quelle di Elio!), Guido ci fa vivere le scene a cui ha assistito su nel Vallon, con gli anziani pastori, e poi in Provenza, d’inverno, raccontandoci anche numerosi eventi tra folklore e tradizione, con un profondo legame con il mondo della pastorizia. Ma quando questi vecchi bergers non ci saranno più… cosa resterà, solo il folklore? Vi invito a leggere "L’ultima sinfonia pastorale" (QUI per ordinare il libro dall’editore) ed emozionarvi con le storie uniche di Jean, Henri e gli altri personaggi del libro, veri pastori di un tempo che fu, che mai potranno essere pienamente sostituiti da altri pastori, anche se comunque ci saranno sempre (?) quelli che diventeranno bergers e saliranno in montagna al pascolo con le loro greggi…

Assenze, appuntamenti, foto…

Per qualche giorno forse non mi leggerete… Mi si prospetta una settimana molto, molto densa di impegni. Portate pazienza, quando potrò aggiornare il blog avrò però molto da raccontare. Il primo appuntamento è per il 24-25-26, quando parteciperò al convegno "Lupi, genti, territori" a Torino ed Entracque (CN). Qui il programma dell’iniziativa. Tra l’altro… guardando attentamente l’interno del depliant, ho visto un agnello che mi osservava ed aveva un che di famigliare! Per fortuna, in basso a destra, c’era il riferimento della pagina web da cui è stata tratta quella foto, scattata dalla sottoscritta in Val Maira anni ed anni fa, quando "pascolo vagante" era una definizione che avevo sentito forse un paio di volte, ma comunque già avevo incontrato il Pastore e nella mia mente già iniziava a farsi strada l’idea di scrivere su questo mondo. La foto originale comunque la trovate qui, su una delle pagine del mio sito.

Per il 30 maggio invece aspetto qualcuno di voi (chissà… magari è la volta buona per conoscere lettori di altre terre, a parte BB che gioca in casa!) a "Lento come una pecora, il ritorno dei pastori". Ci vediamo a Fiumalbo (MO), allora! Altre pecore, altre transumanze, altri pastori…

Ancora un appuntamento: il 31 maggio presenterò "Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora" presso la sede dell’Università di Agraria a Grugliasco (TO), in Via Leonardo da Vinci. Ore 14:30, Aula B. Vi segnalo nel sito apposito le due recensioni recentemente apparse su L’Allevatore Magazine e su Piemonte Parchi.

E adesso qualche foto che ho ricevuto da voi nelle scorse settimane (sempre grazie a tutti quelli che me le mandano! Ne ho tante lì in archivio, poco per volta pubblico tutto). Queste vengono dal Biellese, in questi ultimi tempi sempre di più questa terra di antichissime tradizioni pastorali mi richiama per andare alla sua scoperta! Poco per volta esplorerò, seguendo suggerimenti ed inviti degli amici. Siamo ad Oropa in una giornata… tipica! Era il giorno della fiera della Pezzata Rossa e le foto ce le manda Antonio, il nostro amico produttore di riso.

Ecco una delle protagoniste della fiera. Questa razza locale è una buona produttrice di latte, che ben si presta al territorio di cui è originaria ed all’alpeggio (dove si producono ottimi formaggi). Tra le razze da tutelare perchè a rischio di estinzione… era stata oggetto di una domanda d’esame rivoltami dal professore di Zootecnia all’Università!

Nebbia, nebbia fitta… Se quest’anno frequenterò un po’ di più queste vallate, riuscirò ad apprezzarle anche con il sole? Per adesso il caso ha voluto che nel Biellese, in montagna, io abbia sempre incontrato giornate nebbiose, come questa.

Tra le foto che mi ha mandato Antonio, la sua preferita è questa di un allevatore e del suo cane: effettivamemente molto suggestiva da vedere, un po’ meno da vivere, perchè qui siamo alla fiera, ma il pensiero corre immediatamente a quelle lunghe, interminabili giornate trascorse al pascolo, immersi nella nebbia per ore ed ore.

Sempre da Oropa, queste strane campane con i loro collari in legno. Rimaniamo ancora un istante da quelle parti, spostandoci verso la Val Sesia, dove domenica 30 maggio ci sarà anche la fiera a Fobello, XII edizione della Fiera della Val Mastallone. Spero che qualcuno faccia un giro e mi mandi qualche foto, visto che non ho il dono dell’ubiquità e sarò a Fiumalbo, nelle stesse ore…

Pastorizia di ieri e di oggi

Dicono che dovrei scrivere un altro libro… dicono che ho ancora così tante terre (pastorali) da esplorare, perchè in fondo il Piemonte degli alpeggi e dei pascoli è vasto ed io ho scritto soprattutto solo di una sua parte. Chissà, forse mi verranno davvero nuove idee, per il momento iniziamo a girare per strade meno note di quelle che frequentavo prima, ed a poco a poco anche in altre province magari inizierò a conoscere le vie di transumanza, i pascoli lungo fiumi e torrenti, i territori percorsi ed i tempi dell’uno e dell’altro. Conoscerò anche i pastori, con le loro vite, i loro racconti.

Ieri ero nel Biellese, come al solito le indicazioni dei pastori sono precise, così da farmi arrivare direttamente fino al gregge, anche se questo è piccolo e nascosto in una radura del bosco, lungo una stradina che si infila tra le case, diventando poi sterrata ed attraversando un ruscello. Nell’aria fresca, il profumo delle gaggie in piena fioritura, mentre poco lontano si sente lo scroscio dell’acqua di quello che scoprirò essere il torrente Elvo. Questo piccolo gregge, anche se oggi "ha dentro animali un po’ di tutte le razze", come dice il suo pastore, parla però del passato, e che passato! Ogni mestiere ha i suoi personaggi storici, epici, famosi, quelli che basta il nome per evocare qualcosa. Chi frequenta questo blog quasi sicuramente conosce "Fame d’erba" (beati quei pochi che lo posseggono nella loro biblioteca), quindi sa anche chi è Celso, uno dei due principali protagonisti delle immagini e dei racconti di quel mitico libro (e chiamarlo semplicemente "libro" è riduttivo).

Questo è il gregge di Celso, poche pecore e non più della razza di un tempo, come si lamenta il pastore. "E’ quello che succede a mescolare, a mandarle da una parte e dall’altra." Per tutto il giorno brontolerà contro il montone di un tale, sicuramente responsabile della nascita di agnelli che pesavano pochi etti appena partoriti e che hanno stentato nella crescita, resa ancora più difficile dal lungo e difficile inverno. "Quello? Lo vedi quello? Ha lo stesso tempo di quelli là, ma è grosso il doppio, è forte e robusto. Quelli lì come faranno? Me li vedo adesso in montagna, se devono strappare quell’erba dura su del Sestriere, cadono per terra per lo sforzo!"

Celso e Federico hanno chiuso nel recinto di legno il gregge, per mettere gli orecchini agli agnelloni, in vista del risanamento ad opera dei veterinari e per prepararsi alla partenza verso le montagne. L’anziano pastore non segue più il gregge in alpeggio: insieme a quelle di un amico, le manderà dalle mie parti, in alta Val Chisone. Scavalca lo steccato: "Eh, una volta le ciuende le saltavo come niente!". Chissà, ad 81 anni, quanti scavalcano steccati con sufficiente agilità! Il pastore è un gran narratore, come tutti. I suoi ritmi sono pacati: non è solo l’età, è il modo di fare. Sicuramente ama raccontare aneddoti, battute, ricordare vicende del passato, transumanze, quei tempi in cui il gregge magari lo fermavi nella piazza del paese, perchè qualcosa era andato storto e non eri riuscito a raggiungere la "tappa" che ti eri prefissato.

Nel pomeriggio il gregge va al pascolo nel sottobosco, mentre Celso impreca ripetutamente contro "quella là", una donna che, con i suoi animali, non solo ha pascolato da queste parti ininterrottamente tutta l’estate scorsa, ma anche adesso, quotidianamente, fa delle incursioni lì, verso i suoi pascoli. Proprio in quel momento si sente l’abbaiare di un cane ed il suono delle campanelle, l’altro gregge è in arrivo, gli animali potrebbero addirittura mischiarsi! Vengono mandati i cani, si tiene una distanza di sicurezza sufficiente, mentre il pastore continua a brontolare contro quella donna, contro chi l’altra sera gli ha rubato la batteria, contro tutti i pastori che ci sono oggi, mentre un tempo le cose erano differenti, quando lui era uno dei grandi pastori, con un gregge di 7-800 pecore.

Nella sua lunga vita dedicata a questo mestiere, ne ha girate di montagne, il Celso! Ripetutamente torna il nome del Rutor, la Val d’Aosta, ma poi anche nomi di alpeggi della Val di Susa, sulle pendici del Rocciamelone o a Bardonecchia. Conosce pastori e margari un po’ di tutte le valli, in Piemonte e non solo. Parla del Bellunese, di Cortina d’Ampezzo, parla del mercato di Cuneo, dove… se non facevi ben attenzione, mentre contrattavi la vendita una pecora o un vitello, da dietro qualcuno tagliava la corda e l’animale spariva! "Sono più furbi, meno affidabili, di là da Cuneo!"

Sono tanti i nomi citati dal pastore: persone che non ci sono più, ma anche giovani, figli e nipoti di allevatori che lui ha conosciuto. Più volte nomina la nipotina, racconta quanto è smaliziata, intelligente, vivace, e lo fa con orgoglio. Poi parla ancora di animali, di alpeggi, di "pecore calve", che a lui proprio non piacciono, la bella pecora deve avere la lana sulla testa! Non ama nemmeno le cucce, quelle che dalle mie parti sono le bertun-e, definite razza con il nome di Tacola. Aneddoti e lezioni di vita, perle di filosofia mescolate ad antichi detti popolari, storielle su uomini e donne, storie di cani, il suo socio un po’ allegro per il vino, che aveva buttato nella macchina di una madamin un agnello che non ce la faceva più a seguire la transumanza… Realtà, fantasia, leggenda, tutto fa parte del personaggio, che è e resterà pastore fino alla fine, perchè (come già detto tante volte) questa è una passione, prima che un mestiere.

Prime transumanze (seconda parte)

…e la transumanza continua, con mandria e gregge che salgono verso lo stesso alpeggio, ma con destinazioni leggermente diverse.

Tanto per darvi un’idea dell’accompagnamento sonoro della marcia degli animali, ecco il video con la mandria prima ed il gregge poi. Non si passava sicuramente inosservati!

Il gregge, dopo aver svoltato lasciando l’asfalto, per un po’ cammina nel bosco, con gli animali che brucano qua e là qualche foglia, un po’ d’erba. C’è qualche capra che fatica ad avanzare, ma fin quando non si incontrerà nuovamente la strada asfaltata e le macchine, bisogna andare avanti con le proprie gambe.

Il viaggio è ancora lungo, si riprende a marciare sull’asfalto, passo dopo passo, con una colonna d’auto che si allunga sempre di più alle spalle del gregge. La strada è stretta, solo quando finalmente si trova uno slargo si può far defluire il traffico.

Il gregge d’altra parte tiene tutta la carreggiata, in piena violazione del codice della strada. …si potrebbe obiettare che qui non c’è la riga di mezzeria, quindi… Per fortuna, comunque, su queste strade di montagna nessuno protesta, nemmeno gli automobilisti ben vestiti diretti probabilmente a qualche ristorante per un pranzo di festa.

Finalmente si raggiungono i compagni di viaggio, che avevano già fermato le vacche a fianco della strada. Un rapido spuntino, pane, toma, salame, e poi è già di nuovo ora di riprendere il cammino, verso la destinazione finale ed il meritato "riposo" per tutti. Sono di nuovo le vacche ad aprire il corteo.

Il gregge segue immediatamente dopo e si arriva in una borgata dove alcune persone salutano il passaggio della transumanza. Le vacche sono già più in alto, sulla strada che sale verso i pascoli. Si respira già aria di montagna, anche se la quota non è ancora così elevata.

L’erba è di un bel colore verde tenero, c’è chi guarda sconsolato verso l’alto, considerando che su il colore prevalente è ancora tendente al marrone. Basteranno pochi giorni di sole e temperature più miti per far sì che la primavera arrivi anche qui. Ormai è stagione…

Le pecore camminano con i loro rudun al collo, sorretti dai collari in legno, intagliati e colorati. Queste campane servono solo per la transumanza, una volta giunti a destinazione verranno tolte e sostituite con campanelle più piccole, quelle che servono per farsi sentire nelle giornate di nebbia.

Sono a questa transumanza grazie a questi amici, con i quali siamo quasi "vicini di casa", visto che loro abitano in Val Sangone, ma che ho conosciuto… alla fiera di Castellengo di Cossato! Matteo sarà uno dei guardiani del gregge, quest’estate. La stagione d’alpeggio per lui sarà una prova, per vedere se questo è veramente il "suo" mestiere, da continuare anche in futuro. Oltre alle sue capre, baderà a tutto il gregge che stiamo accompagnando in questo momento.

La sosta è di breve durata, via di nuovo, lungo strade sempre più strette tra i prati. Gli animali però non devono allargarsi a pascolare, il loro alpeggio è ancora più a monte. Ogni tanto devono intervenire i cani per contenere pecore e capre, che vorrebbero smetterla di camminare, per gettarsi in questa bella erba, finalmente al pascolo!

Un’altra frazione, dove il gregge sfila tra i saluti della gente. La bella giornata di sole sta veramente aiutando la transumanza, i giorni passati, di pioggia e di freddo, vengono dimenticati velocemente senza rimpianti.

La strada asfaltata finisce e si affronta, finalmente, l’ultimo tratto di cammino prima dell’arrivo a destinazione. Il paesaggio è decisamente primaverile, i ciliegi stanno appena fiorendo e, sugli alberi, foglioline di colore verde tenero. Ancora un paio di tornanti…

Accanto a delle vecchie baite, qualcuno aveva già preparato il recinto, quindi il gregge può immediatamente essere fatto entrare. Dai mezzi di trasporto al seguito vengono scaricati agnelli e capretti, gli animali possono riposarsi e mangiare a sazietà. Una volta verificato che tutto sia a posto, la rete ben tesa, gli animali in buon stato… anche per gli uomini viene il momento del pranzo, anche se ormai è già pomeriggio!

Non ci sono auto a sufficienza per tutti? Pure senza il regolare cartello "Trasporto animali vivi", la biga assolve al suo scopo anche caricando alcuni degli aiutanti di giornata. Chi sarà più scomodo, tra loro e quelli che sono stati stipati nei bagagliai, magari insieme ai cani? Molto dipende poi anche da come i piloti affronteranno curve, buche e discese…

Più a valle era già tutto pronto per il pranzo. Ci sono quasi quaranta persone da sfamare, ma ce n’è in abbondanza per tutti. Tra affettati, spezzatino, polenta, un bicchiere di vino, si dimenticano i passi percorsi quel giorno. Dopo dolce e caffè, bisogna però ripartire subito, perchè i lavori non sono ancora finiti. Ci si divide, a ciascuno il suo compito.

Sono con il gruppo che sale più in alto, là dove nei prati fioriscono le prime genziane… Si attende il gregge che sale ancora da sotto, ma intanto ci sono vari lavori da fare qua e là, prima che arrivino gli animali. Qualcuno aveva già dato una sistemata alla baita che servirà da stalla/ricovero d’ermergenza, ma…

si rattoppa ancora un po’ il tetto, con quel che c’è a disposizione. I pastori scenderanno più a valle, per la notte, però queste strutture serviranno per ricoverare cani, capretti, agnelli, animali che eventualmente abbiano qualche problema.

Terminate le ristrutturazioni, si prepara il parc, il recinto "fisso" per il gregge, che verrà ricondotto lì tutte le sere. C’è fin troppa gente per questo lavoro, ognuno dice la sua per far passare la rete sopra o sotto una certa pietra, vicino o lontano dal muro… L’importante è che sia ben fatto, con le reti tese, che tenga dentro gli animali e fuori i lupi!

Si aspetta seduti sui massi, ridendo, scherzando, poi finalmente arriva il gregge, preceduto dal suono delle campane. Ancora pochi istanti e poi, al tramonto, gli animali verranno fatti entrare nelle reti. La giornata però non è conclusa, perchè ci sono tutti i rudun da togliere, le campanelle da mettere, mungere le capre, verificare che ci siano tutti i capretti e gli agnelli… Si finirà molto tardi, qualcuno poco per volta inizia a scendere, anche perchè c’è chi ha delle bestie nella stalla che attendono ancora in pianura.

Prime transumanze (parte I)

Un giorno senza pioggia, con il sole che splendeva già dal mattino! Finalmente, era quello che ci voleva per la transumanza (ma non solo per quello). Qualcun altro si era già messo in cammino ancora prima, c’erano delle tracce sull’asfalto, nel fondovalle. Nella cascina, invece, c’era un po’ di confusione, molta gente, e le manze aspettavano chiuse nel filo.

La prima operazione da compiere era quella di attaccare i rudun per la transumanza. Mentre nella stalla stavano ancora mungendo, tutti i giovani iniziarono ad affrontare questa delicata operazione. Non importa se si trattava "solo" delle manze, una transumanza deve avere i suoi campanacci ed il suo sottofondo musicale!

Era stato creato un corridoio tra il rimorchio del trattore ed il muro, così da lasciare meno spazio possibile agli animali, mentre si attaccavano al collo le campane. Qualcuna si lasciava fare quest’operazione senza recalcitrare troppo, altre invece non accettavano di buon grado e, una volta libere, correvano per liberarsi di quella strana cosa… Poco per volta però tutto venne sistemato, anche nella stalla avevano finito di mungere, così venne il momento della partenza!

Qualcuno partì in macchina, ognuno ebbe un suo compito, comunque c’era un buon numero di persone davanti e dietro alla mandria. Manco a farlo apposta, la prima auto incrociata appena usciti sulla strada asfaltata… era quella dei Carabinieri! Il cammino da affrontare era lungo, ci sarebbero volute diverse ore prima di arrivare a destinazione, anche se la meta erano i pascoli bassi dell’alpeggio e non ancora quelli circostanti la baita, dove saliranno poi le vacche da latte tra qualche settimana, quando ci sarà l’erba.

Con il sottofondo dei rudun, si passa in mezzo alle case di San Germano: gli animali sono docili, non ci sono grossi problemi o difficoltà a contenerli. C’è il sole, è domenica, presto si imboccherà la strada che sale nel Vallone di Pramollo, sperando che vada tutto bene fino a destinazione.

Si inizia a salire guardando verso le montagne: c’è ancora neve, in alto… ed i colori sono così pallidi! La stagione è tardiva, o meglio, la primavera è stata molto simile a quelle del passato. Sono stati gli ultimi anni ad "abituarci male", con primavere fin troppo calde. La meta comunque è ancora lontana, si vedrà dopo com’è su l’erba, anche se ovviamente gli allevatori sono già saliti in precedenza per verificare, prima di stabilire la data della partenza.

C’è un cavallo a guidare la comitiva, gli altri due hanno dovuto essere ricondotti in cascina, dato che uno aveva perso un ferro appena dopo la partenza. Si incontra qualche macchina, altre sono in coda e, dove possibile, si cerca di far defluire il traffico. Ogni tanto anche qualche ciclista resta coinvolto nella transumanza.

Le sensazioni, mentre si cammina insieme agli animali, con il passo cadenzato dai campanacci, sono quelle di sempre, con quel pizzico di emozione e commozione che non passa nemmeno con l’abitudine, anche perchè ogni transumanza è diversa da tutte. Non è solo uno spostamento di animali… fondamentale è anche la componente umana, ovviamente. C’è chi la vive come una festa, chi come una preoccupazione, e la affronta di conseguenza. Questa mi sembra una festa tranquilla, spontanea, con un buon numero di persone ad aiutare e di conseguenza non troppa ansia, nervosismo, agitazione.

Durante una tappa, la mandria viene raggiunta dal gregge delle capre, all’interno del quale c’è anche qualche pecora. Anche qui c’è gente in abbondanza per sorvegliare gli animali… e campane, campanelle e rudun in buon numero! Il cammino dei due gruppi comunque continuerà separatamente, davanti le vacche, dietro il gregge.

Si riprende il cammino e si arriva al borgo situato al fondo del vallone, dove le strade di dividono per salire su opposti versanti e ridiscendere in altre vallate. La nostra meta è nel versante solatio, punteggiato da innumerevoli frazioni, borgate, vecchie baite… Come accade in varie zone delle valli alpine, Pramollo è un comune formato da tanti, tantissimi nuclei di case, alcuni abitati permanentemente, altri quasi disabitati.

La mandria avanza abbastanza lentamente, qualche animale sembra essere un po’ affaticato, ma al seguito c’è comunque il trattore con la biga, ci dovessero essere dei seri problemi. La gente si affaccia a salutare, continuano ad esserci macchine da far passare avanti: la bella giornata di sole ha spinto molti a lasciare la pianura per venire in montagna forse per la prima volta dell’anno.

Il sole sale nel cielo ed anche la strada, tornante dopo tornante, inizia a risalire verso le montagne. C’è ancora un bel tratto di cammino da percorrere prima di fare una pausa, di cui iniziano a sentire la necessità sia gli animali, sia gli uomini.

In un tornante, poco prima di lasciare l’asfalto per svoltare su di una pista forestale, subito dopo il passaggio della mandria arriva un gregge. Questa volta è composto prevalentemente da pecore, molte delle quali portano al collo grossi rudun provenzali. La transumanza quindi si fa più importante via via che ci si avvicina all’alpeggio!

Le vacche iniziano a salire nel bosco, intanto dietro arriva il gregge delle capre, con tutti i suoi accompagnatori. Mi viene da pensare ai racconti degli anziani, che mi parlavano spesso di come, in alpeggio, ci fosse quasi sempre un gruppo di ovicaprini, oltre ai bovini. Qui, in questo vallone laterale della Val Chisone, è ancora così, e questa transumanza ha il sapore di "quelle di una volta". Partenza direttamente dalla cascina, le manze, il gregge, le vacche da latte che seguiranno tra qualche tempo… Tanti giovani, un’atmosfera allegra e famigliare…

Si compone il nuovo gregge, vengono caricati sulla biga gli agnelli ed i capretti più piccoli, poi anche questo gruppo riparte. La transumanza è ancora lunga, così la seconda parte ve la racconterò domani, fino all’arrivo sui pascoli di montagna, con l’erba tenera ed i primi fiori, l’aria frizzante ed i saluti a quelli che resteranno lassù per tutta la stagione, fino all’autunno.

Tosare alle porte di Pinerolo

Quante volte l’ho già detto, che il pascolo vagante è intorno a noi e nemmeno ce ne accorgiamo? Forse oggi internet aiuta, in questo senso. E non parlo solo di questo blog, ma dei tanti video di incontri più o meno casuali con greggi di pecore in periferia delle città, con commenti stupiti (ed a volte pure seccati) di chi si trova coinvolto nella transumanza. Ad esempio andate a vedere questo, dove il "popolo della notte", forse uscito da una discoteca, chissà, si scontra con un gregge.

Il ragazzo inglese che lo ha realizzato ironizza sull’incontro di due greggi, quello di pecore bianche e quello di pecore nere… Siamo in Lombardia.

Ma non è di questo che volevo parlarvi… Il gregge protagonista di questo post è quello del Pastore, ieri fermo in periferia di Pinerolo, nell’area artigianale-industriale. Finalmente, tra una nuvola e l’altra, tra un temporale ed una pioggia, sono arrivati i tosatori ed è venuto il momento di "spogliare" le pecore!

Scene già viste, certo… C’è quell’animazione tipica dei giorni di tosatura, con vari amici venuti a dare una mano. Chi a "tirare" le pecore, chi ha raccogliere ed insaccare la lana. I tosatori lavorano in silenzio, via una pecora l’altra, fino a che il gruppo chiuso nel recinto intorno a loro è completamente finito.

Rispetto ad altre giornate come questa, manca la musica. Riconosco la gran parte dei tosatori, ma manca il "capo", quello che si occupava anche dell’aspetto sonoro di queste lunghe ore di lavoro ripetitivo. Pure pestare la lana a suon di musica è più "divertente", anche se… dopo magari due o tre giornate in cui sembra di essere in una discoteca, tra il generatore, i rasoi e la musica…

Il gregge già tosato viene fatto uscire dalle transenne, in mezzo a loro anche le capre. Il numero di animali non è immenso come quello di proprietà di altri pastori, pertanto qui una giornata è più che sufficiente per terminare il lavoro, se il tempo aiuta. Dicono che da domenica arriverà il "grande" caldo, quindi aver tosato è un bene. Forse, comunque, semplicemente arriverà il caldo "normale" per la stagione, visto che sono settimane che non passa un giorno senza pioggia, senza temporali, senza grandinate.

Ecco un altro giro di pecore da tosare. E’ mezzogiorno, ma è meglio andare avanti prima che il tempo cambi di nuovo. Finiti questi animali, il Pastore, i suoi amici ed i tosatori faranno una pausa per il pranzo, poi termineranno il lavoro. Gli unici spettatori di questo evento sono degli operai al lavoro poco lontano. Chissà se, dalle fabbriche vicine, qualcuno si è chiesto cosa sia tutto quel movimento… Il gregge passa sempre da queste parti, quindi forse le pecore non fanno notizia, ma i tosatori? Neozelandesi, Francesi… Strano mestiere, anche questo!

Eventi, notizie, annunci

Da qualche giorno, tramite diverse voci, ho seguito una vicenda accaduta in altre terre… ma c’è comunque un filo che lega tutto quello che parla di pastorizia, e spesso questo filo passa qui, nel mio computer, attraverso e-mail, segnalazioni, telefonate. Nei giorni scorsi, mi raccontavano degli amici che vivono in Veneto: "Ho notizie del pastore in "balia" del Piave…da quello che mi hanno detto è rimasto in un isoletta in mezzo al fiume. Si era spostato lì per trovare un po’ d’erba, dato il passaggio di vari greggi in quel posto. Mossa un po’ azzardata! Poi hanno aperto le chiuse dati i forti temporali e lui è rimasto in mezzo. Il giorno seguente il pastore, di nome Teodoro, è stato portato in salvo con l’elicottero, dopo di lui gli asini, mentre i cani sono usciti a nuoto… Le pecore sono ancora lì, portano loro il fieno con l’elicottero, aspettando che si abbassi l’acqua, ma sai ben come sarà la situazione dopo una settimana che sono lì nel fango, dato che non smettono i temporali…"

 

(foto da "La Tribuna di Treviso")

Il tutto è poi stato risolto, il come me lo segnala Marco dalla Polonia, che ha scovato qui la notizia e l’album fotografico con le immagini del salvataggio delle pecore. "Un doppio argine per far abbassare l’acqua, rallentare la corrente e far passare a guado 500 pecore e 300 agnelli. L’operazione-salvataggio è stata effettuata dai vigili del fuoco di Montebelluna sul Piave, ai confini tra Bigolino e Covolo, per portare in salvo un gregge rimasto bloccato su un isolotto. Prima sono stati creati due argini provvisori per far abbassare l’acqua e rallentare la corrente, poi con le ruspe sono state innalzato due barriere. L’acqua nel tratto scelto per far passare pecore e agnelli si è abbassata, la corrente è rallentata ed è iniziata l’operazione di transumanza".

Per i prossimi giorni, vi segnalo domani sera, 14 maggio 2010, a Piossasco (TO), appuntamento con "Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora", ore 21:00, presso la Biblioteca Civica Nuto Revelli di via Alfieri 4.

A Saluzzo (CN), sabato e domenica si terrà la consueta Festa dei Margari e della Montagna, giunta alla 5° edizione. Qui ulteriori dettagli sull’evento. Come tutti gli anni, il momento clou sarà la rudunà per le strade del paese, un anticipo della futura transumanza.

Per concludere, una richiesta che ho ricevuto qualche tempo fa e che, chiedo scusa, era rimasta indietro in mezzo al materiale da pubblicare. Riguarda gli allevatori di capre in zona Trentino. "Salve, mi chiamo Antonio Schettini e insieme a mia moglie Stefania siamo i titolari della Latteria del Sole di Trento. Nel nostro caseificio da poco certificato Bio trasformiamo latte vaccino e di bufala. Cerchiamo qualche allevatore che potesse fornirci 40/50 litri di latte di capra alla settimana. Per contattarci 0461 91 11 29 – cell 329 81 56 003. Grazie"

Tutto che parla

Quanti chilometri ho percorso per cercare i pastori, quanti sulle tracce delle pecore? Quanti dietro o insieme ad un gregge, in questi anni? Non lo so, non li ho mai contati. Oggi però tutto il territorio mi parla di pastorizia, in ogni luogo c’è una traccia, un ricordo, un segno. Un anziano ex pastore mi diceva che, per spostarsi da casa sua verso altre zone del Piemonte, ancora oggi preferisce usare la viabilità secondaria, quella dove aveva letteralmente camminato con le pecore. Io, adesso meno che mai, so quale sarà il mio futuro e non so se le pecore se ne andranno da esso. Non credo, penso che la malattia sia comunque incurabile, saranno altri i mali da guarire.

Vedo pecore in mezzo alle fabbriche… o forse sono quei torrioni di acciaio a trovarsi in mezzo alle pecore? Chi è più al suo posto, in questo caso? Strani contrasti del nostro tempo, in un territorio che si sviluppa apparentemente (??) senza alcun ordine, senza razionalità.

In questi giorni i pastori pensano davvero all’alpeggio, manca poco alla salita, e chi deve caricare gli animali sui camion ha bisogno esattamente di sapere quante sono, quindi è necessario anche contarli, uno ad uno, trovando un posto stretto dove siano obbligati a passare in fila.

Mi parlano di pascolo vagante gli argini dei fiumi. Adesso che finalmente avevo imparato le strade, gli spostamenti da fare, i punti dove gli animali potevano passare, ma una macchina no… devo cercare di dimenticare tutto. Pare di sentire le voci, i belati, le campanelle, i cani. Comunque, di greggi sul mio cammino ne incontrerò ancora, le amicizie di questi anni non possono essere cancellate!

Parlano i segni, l’erba schiacciata in una direzione dopo il passaggio di quella marea bianca. Vai a sapere perchè il fiume bianco di schiene in cammino eserciti quel fascino, quell’attrattiva, quella magia? C’è una frase, che uso come "firma" in tutte le mie e-mail, e recita così "…Vedi un pastore che passa con il suo gregge e senti un desiderio di liberarti di tutto quello che di artificioso ti circonda e di partire e di andare per strade polverose con la solida e vecchia terra sotto i piedi e l’ampio e vecchio cielo sopra la testa e respirare aria che sa di aria vera e vedere nuvole e vaste distese di terra ed erbe e fiori…". E’ tratta da "Fame d’erba".

Scorre il fiume, l’acqua ha il colore della melma, l’acqua passa e porta via, trasporta, prende, posa. Le pecore brucano l’erba abbondante, quell’acqua qualche giorno fa le ha messe in fuga, ma loro non sanno, loro pascolano ignare.

L’erba è alta, arriva quasi sopra alle loro schiene. I pastori non hanno più quella preoccupazione, adesso. Iniziano a pensare a quando crescerà altra erba, quella su in montagna. Anche questi posti così anonimi, così privi di attrattiva per chiunque, dove nessun "turista" o visitatore metterebbe mai piede… parlano, parlano. L’unico modo per non sentire è prendere altre strade.