Il turno del pioppo

A me i pioppeti non sono mai stati simpatici… E dire che, ai tempi dell’università, ho studiato molto questi "boschi" artificiali piantati dall’uomo a suo uso e consumo. A differenza dei boschi naturali, il pioppeto è regolare, organizzato su file, e viene tagliato dopo un certo tempo. Gli alberi crescono in fretta, raggiunta la maturità, prima che il legno perda le caratteristiche migliori per lo scopo a cui è stato destinato… via, si taglia tutto, poi generalmente si lavora il terreno e si ripianta un nuovo pioppeto. Il tempo che intercorre tra il piantamento ed il taglio è il "turno".

A quanto pare i pioppeti della zona di pascolo del Pastore sono per la maggior parte giunti a fine turno. Dieci, dodici anni e poi le piante sono pronte per essere tagliate. "Di là hanno già tagliato tutto lo scorso anno, adesso hanno ripiantato, tutte piantine piccole, lì non puoi entrare con le bestie. Di là stanno lavorando la terra, pianteranno appena asciuga un po’." Si gira, indica un’altra direzione. "Da quella parte, i boschi grossi, metà li hanno tirati giù. Non so proprio dove andare, questa primavera."

"Adesso è così, c’è appena appena un po’ di verde, ma… l’erba presto arriverà. E’ solo che… dove le porto, le mie pecore? Hanno lavorato dappertutto, i contadini si lamentano che la melia non vale niente, che il grano lo pagano poco… Il fieno è caro, ma non fanno prati! Melia dappertutto, qualche campo di grano, più in là ci sono serre, verdura…". Non esiste un lembo di incolto in quella campagna, i pochi campi non ancora lavorati sono delle stoppie di mais dove l’acqua ristagna e si aspettano giornate più asciutte per potervi entrare con i trattori.

Altri pastori invece spadroneggiano, ci sono due greggi non lontane di lì, uno addirittura è passato davanti alla cascina dove il Pastore tiene le capre e le pecore con gli agnelli. C’è gente che paga l’erba a caro prezzo, poi i contadini allora ne approfittano e chiedono, chiedono sempre di più… "Ma qui è più quel che spendo per mantenerle che quello che incasso, e così non siamo più a posto." Dice di nuovo che vuol venderle tutte, ma poi… cosa andrà a fare? Il suo lavoro è questo, la sua vita. Adesso è ora di spostarsi, gli do una mano, visto che lui come sempre è da solo. C’è da parare un canale, così che gli animali non prendano la strada sbagliata e si trovino separati dal resto del gregge.

Poi il cammino prosegue tra i campi, prima di immettersi sulla strada. Il Pastore va, il gregge lo segue, abituato a non avere nessuno a chiudere la fila. Ci sono solo due agnelli piccoli che seguono il resto degli animali. Grosse pozzanghere ristagnano, anche se è da qualche giorno che per fortuna non piove. L’aria è fredda, pare davvero che sia in arrivo quel colpo di coda dell’inverno di cui tutti parlano da giorni. Il Pastore dice che quest’anno l’inverno ha già rotto abbastanza le scatole e lui poi non riesce nemmeno ad essere ottimista pensando all’estate, tra i pascoli che non ci sono per i prossimi mesi e l’alpeggio che non è ancora stato trovato. Tutti gli anni la stessa storia, da quando non può più salire lassù ai Tredici Laghi…

La strada corre tra la campagna, collega due paesi, non c’è moltissimo traffico, macchine e camion aspettano pazienti che si percorrano quelle poche centinaia di metri prima di svoltare nuovamente tra i campi, diretti verso un altro pioppeto. Mi preoccupo per gli animali più lenti, che restano indietro, ma lui dice che tanto qui sono tutti abituati ai suoi spostamenti solitari, sia gli automobilisti, sia le pecore. Tranne qualche amico che va ogni tanto a dargli una mano, il Pastore non ha aiutanti fissi. Non li vuole, non li sopporta. E’ fatto così, lui. Chissà se si riuscirà a trovargli una montagna? E se anche la si trovasse, sarà poi di suo gusto? E’ raro sentirgli dire che vada tutto bene… Quella dello scorso anno era una montagna grama, non parliamo di quella di due estati fa, peggio che mai! Tre anni fa le aveva vendute non appena aveva messo i piedi sull’alpeggio… Quattro anni fa? Lassù in quel vallone solitario, con pendii troppo dritti. Cinque estati fa, in quel posto dove non passava un’anima viva… Pastore, pastore… Eppure anche ieri, tra i mille problemi, si riusciva a ridere e scherzare con i pettegolezzi di Radio Pecora, redazione pinerolese. "Ma non andarle poi a dire in giro, queste cose!".

  1.  e pensare che dalle mie parti sta andando tutto a gerbido siamo rimasti in pochissimi a tener vivo il territorio ma e sempre piu diffile devi risistemari le strade da solo   trinciare i campi e i prati vicini oramai abbandonati se non vuoi infestanti nei tuoi terreni , peccato  ma bisogna adeguarsi  la mia zona e sempre stata soggetta allo spopolamento  per via della vicinanza  a torino  si lasciava la terra x andare a lavorare in fabbrica  e oramai quella genarazione e arrivata al temine e  i givani lasciano perdere tutto peccato, ce gente con cui confino che non sapeva nemmeno di essere proprietaria di  deteminati terreni, meno male che adesso fulvio si spinge si qui , e il benvenuto, quando passa ce sempre qualcuno che  va a trovarlo e  gli chiede di andare  a pascolare quel determinato pezzo  ecc, meno male che passa altrimenti sarebbe una foresta,
    i paradossi alcuni non sanno dove andare  e sono malvisti qui ha abbastanza erba ed e il benvenuto, se non passasse  sarebbe una vallata inaccessibile in un paio di anni.
    saluti aldo

  2. @soulboarder: non riesco a considerarli boschi, sono dei campi coltivati, in effetti!
    @aldo: ecco, chi "tutto" e chi niente!
    è bello sapere che da voi le cose funzionano così. in altri posti invece ci sono ugualmente terreni abbandonati, gerbidi, ma come arrivano le pecore qualcuno chiama subito le forze dell'ordine!

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