Fine della transumanza!

Percorrere quella strada in macchina in quella stagione mi pareva strano. Quante volte, da giugno ai primi di ottobre, ma poi… Sì, certo, capita, ma in quei casi la destinazione è un’altra. Invece ieri si andava proprio là, verso l’alpeggio.

Non a caso, forse, era proprio San Martino. Sapete cosa vuol dire “fare San Martino”? Traslocare, cambiare residenza, spostarsi con armi e bagagli. E dire che i camion avevano lasciato Novalesa ormai da parecchie settimane… Che cosa ci facevano i pastori lassù, in quell’assolato pomeriggio d’autunno, con i larici che parevano fiamme giallo-arancio e la neve che aveva già imbiancato le cime e non solo?

L’avevano detto in tanti, cacciatori e bracconieri, escursionisti ed alpinisti: “C’è su una pecora con l’agnello, ha la campana”.

Per fortuna c’era la campana…

La strada era fangosa, viscida, poi ad un certo punto iniziavano ad esserci macchie di neve. C’era la traccia di altre auto che ci avevano preceduti, un fuoristrada, forse due. Una curva, due curve, infinite curve, poi un rettilineo all’ombra, neve, troppa neve, fondo gelato, l’auto che sbanda, rallenta, si ferma.

Il pastore impreca, sulla sinistra il dirupo, sulla destra la sponda che sale ripida, nessuno spazio per fare manovra e quell’ingombrante trailer attaccato dietro, che rende le manovre ancora più difficili.

Basterà a malapena una mezz’ora di sudore freddo, sbandamenti, perizia alla guida, imprecazioni a mezza voce, rami usati come freno e come mordente, paglia che, da lettiera, diventa fondo stradale. Alla fine si torna con le ruote sulla terra, si fa manovra e si abbandonano giù i mezzi.

Poi si parte, con la capra al guinzaglio. Saranno lei e la sua campana a fungere da richiamo per la pecora? Basterà questo animale guida, più docile di una pecora, anche se sicuramente dal carattere più deciso ed indipendente?

L’hanno vista lassù, tra le baite ed il sentiero che sale al rifugio. Speriamo. Mentre si sale, il pastore lancia versi di richiamo e si tendono le orecchie, ma in risposta c’è solo il grido dell’aquila, i versi acuti dei gracchi. Le uniche campane, a tratti, sono quelle delle vacche laggiù a Novalesa, oppure quelle del campanile.

Per fortuna c’è il sole, non una nuvola, niente nebbia. C’è neve, a tratti accumulata dal vento, in altri invece erba secca, chiazze di erba più verde e persino qualche fiore: un tarassaco schiacciato a terra, una coppia di genzianelle blu come il cielo. La capra approfitta di una sosta per dare un morso ad un ciuffo di gialét: “Puoi poi raccontarlo alle altre, quando torneremo giù!

Tre persone, una capra, un cane, chissà quale sarà l’esito.

Alla fine c’è la certezza, si è sentito chiaramente il tintinnio di una campanella. Sarà di lì? Sarà di là? Forse è la montagna che fa strani scherzi con i suoni. Ma poi finalmente la vediamo. Con il cannocchiale ed il teleobiettivo della macchina fotografica è come poterla toccare, c’è lei ed il suo agnello, che non ha mai visto da vicino l’uomo.

L’animale ci guarda, scende dall’agnello, poi si siede. La chiamiamo a lungo, senza risultato.

Che fare? Tanto per cominciare, decidiamo di mangiare, in fondo sono le due del pomeriggio! La capra viene lasciata “libera” grazie ad una lunga corda. Lei guarda la pecora, bela, le va incontro. Si spera, ci si illude.

Quando “si va all’attacco”, come dice il pastore, le cose non vanno proprio così lisce. Saranno corse, scivoloni sulla neve e sull’erba secca, la capra che punta i piedi, cane e pastore che svaniscono lasciando una traccia disordinata sui pendii ripidi. Ogni tanto squilla il telefono, la voce concitata ora si dispera, ora annuncia di averla indirizzata sul sentiero basso che porta alle baite.

Foto di questi momenti non ce ne sono, la macchina era al sicuro nello zaino, con una mano si tirava la corda della capra, con l’altra ogni tanto si toccava terra. Nonostante tutto, mi veniva da pensare agli alpinisti ed ai loro equipaggiamenti da centinaia, migliaia di euro, mentre là sotto il pastore scivolava lungo il pendio, tra neve e fango, con un paio di stivali ai piedi, jeans infangati ed un pile sporco e consumato.

Dopo l’ennesimo squillo, la voce è tornata serena, si legge una nota di trionfo: “Le ho preso l’agnello, mi viene dietro!

Scendiamo quanto più rapidamente ce lo consente il terreno: erba secca dove le vacche non sono arrivate a pascolare, accumuli di neve in cui anche la capra sprofonda, tracce dei sentieri delle pecore, giù in basso il tintinnio della campana ed i richiami del pastore.

Il sole sta calando, presto tramonterà, le giornate sono sempre più corte.

Eccoli, finalmente, ci stanno aspettando in un tornante della strada. Qui la foto di rito ci va, ma bisogna fare in fretta. L’agnello tocca a me, e sono una quindicina di chili di argento vivo, che si divincolano come se volessi fargli del male. Un musetto vispo ed arrogante, tipico di quegli agnelli che sono cresciuti senza essere toccati dall’uomo.

Dai che ti è andata bene… Poteva essere il lupo… Mi sa invece che già a Novalesa dovranno mangiarsi le patate senza arrosto! Magari qualcuno ci aveva fatto un pensierino…”.

Il sole sta tramontando, lassù la strada dell’alpeggio è una traccia netta nella neve, passeranno mesi prima di tornare quassù. E’ questione di un attimo caricare capra, pecora ed agnello nel trailer, il cane sul fuoristrada, e giù facendo attenzione a fango, neve, ghiaccio. Il pastore ha fretta, il suo gregge (le pecore degli agnelli) stanno aspettando nelle reti. Arriverà da loro quando sarà notte, ma la missione è compiuta. Sarebbe stato molto peggio tornare indietro a tarda sera senza aver concluso nulla. Adesso la transumanza è veramente conclusa, tutti gli animali sono in pianura!

 

Questo non è un racconto di fantasia, ma quello che è successo l’11/11/09. Sarebbe stata una bella storia per il mio nuovo libro, vorrà dire che servirà da spunto per il prossimo!

  1. @muccapazza: è proprio solo su in alto che c’era un po’ di neve, ghiaccio per fortuna nulla. ci ha fregati un pezzo all’ombra, perchè altrimenti si saliva bene. se non avevamo il trailer arrivavamo su. c’era anche un altro fuoristrada, infatti

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