Notte di luna piena e giorni di nebbia

Oggi avrei voluto/dovuto essere altrove… e invece sono qui a raccontarvi gli avvenimenti dei giorni scorsi, così non potrò poi narrarvi la transumanza in corso in questo momento. Torniamo allora agli ultimi giorni d’alpeggio…

Giornate ancora calde, anche se al mattino ormai c’è la brina. Il sole arriva sulla schiena delle pecore quando sono ancora nel recinto, ma l’orologio segna già le 9:00 o anche oltre. I pastori si aggirano nel gregge e cercano gli agnelli neonati e le rispettive madri. E’ un periodo di grandi nascite, questo. Un problema, con la transumanza e la tosatura che avverranno a breve.

Quando finalmente tutti i piccoli sono stati isolati, si può aprire il recinto e lasciare che il gregge prenda la via dei pascoli. I versanti sono ancora abbastanza verdi, ma spiccano le chiazze rossastre dei mirtilli. E’ autunno e si può solo ringraziare il tempo, perchè quest’anno la neve non è scesa fino alle baite prima del termine della stagione d’alpeggio.

Più in basso le vacche ruminano tranquille, ignare del fatto che, di lì a pochi giorni, per loro c’è la transumanza, la discesa in cascina, il cambio di alimentazione… Aspettano che sia l’uomo a decidere che cos’è meglio per loro, qual è il momento giusto per scendere.

Sulle montagne più alte la neve però è già caduta alcune volte, anche se in quel momento stava sciogliendosi sotto il sole. Sembra strano, pensare alla partenza con giornate così belle, con un sole ancora tanto caldo. Eppure il calendario dice che è ora!

Sempre sul calendario, questa era una notte di luna piena, luna che illumina il cammino dei pastori che tornano alla baita a piedi, dopo aver chiuso il gregge nel recinto poco sopra. Il chiarore disegna strani paesaggi, ma il romanticismo della scena si sgretola alle parole del pastore: "Chissà domani mattina… ci sarà un casino di agnelli nati, con la luna piena".

Infatti, l’indomani, l’inizio della giornata è stato proprio dedicato a loro, ai piccolini nati nella notte. Dopo la marcatura di pecore e agnelli ed il loro isolamento in un recinto a parte, ci si rende conto che ciascuno dovrà portare in braccio almeno due piccoli, per condurre le madri verso la stalla. Con la speranza che le pecore seguano docilmente… Non sarà propriamente così.

Il gregge prende la direzione opposta. A sorvegliarlo adesso c’è anche Birba, che sta facendo le sue prime "prove" e pare avere l’indole giusta. Osserva gli altri cani e cerca di seguirli quando il pastore impartisce gli ordini. Per adesso abbaia già a comando e freme per poter lavorare anche lei.

"L’altro giorno si è presa un calcio da una vacca ed è rotolata giù… Ma non si è arresa! Vedessi anche come abbaia agli asini… Verrà buona? Speriamo…". Per adesso viene coccolata, ma nel momento in cui dovrà lavorare sul serio, magari ci scapperà anche qualche punizione, in caso di errori o eccessiva irrequietezza. "E pensare che era così piccola, quando l’abbiamo portata su!"

Condotte alle baite le neomamme, c’è da spostare il gregge delle pecore con gli agnelli, quelli che hanno già qualche giorno di vita, ma non sono abbastanza forti per seguire il gregge. Una piccola transumanza un po’ confusa, con le pecore che belano nervose e cercano continuamente i loro piccoli… mentre gli agnelli invece si guardano intorno e scelgono la strada più scomoda per avanzare. Cani e pastori però cercano di mantenere l’ordine.

La bella giornata di sole è poi solo più un ricordo quando, al pomeriggio, si torna dal gregge. Freddo ed umidità, ma, per fortuna, si può sorvegliare (o immaginare?) le pecore rimanendo sulla strada. Prima però è stato fatto un giro fin su in alto, a recuperare altre pecore che avevano figliato. "Speriamo siano tutte qui… Che nebbia, non si vede nulla!"

Dopo ore interminabili nella nebbia fitta, all’improvviso un colpo di vento squarcia il cielo e sembra di essere in un altro mondo! La speranza che il sole, anche se ormai quasi al tramonto, possa avere la meglio è breve, dopo la nebbia torna ad avvolgere tutto. Il gregge intanto risale sopra la strada e si riporta verso l’alto. "Porti le pecore con gli agnelli alle baite e ci raggiungi passando da sopra?". Cercando di immaginare il sentiero e qualche punto di riferimento, cammino nell’oscurità, si sta facendo sera.

Poi la nebbia si abbassa e, oltre a sentirlo, finalmente vedo anche il gregge. Per fortuna non ho lasciato giù la macchina fotografica, anche se c’erano poche speranze di poter ancora scattare delle foto. Questi sono i momenti più belli e non fa neppure freddo. Le pecore iniziano a sfilare quasi in fila indiana, dirette verso il recinto. E bello essere lassù, godersi uno spettacolo riservato a pochissimi, bastano questi istanti per ripagarti di tutto il freddo e l’umidità patite fino a pochi istanti prima.

E la nebbia va e viene, le pecore camminano piano, le pance piene di erba pascolata in tutto il giorno. Tra un po’ sarà notte e la luna non arriverà in tempo a passare il fianco delle montagne lassù. Quando avverrà, i pastori saranno già alla baita, finalmente seduti al caldo, a tavola. Ancora qualche giorno, e poi… ricomincia il pascolo vagante.

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