Incontro in Valcamonica

Come sapete, sono stata tre giorni in Valcamonica, per il convegno "Di terra in terra". Qualcuno di voi era là presente, così ho pututo conoscere anche altri lettori "silenziosi" di questo blog. Ma veniamo agli argomenti trattati ed a tutto quello che è stato fatto, visto che di cose di cui scrivere ce ne sono tante.

Per me è stata la prima visita da quelle parti e… spiace aver avuto poco tempo per girare (il programma del convegno era fitto di appuntamenti). Oltretutto il tempo non ci ha aiutati. Il sole splendeva poi ieri, quando mi mettevo in viaggio per il ritorno. Nell’immagine, la chiesa di San Siro, che è stata sede degli eventi artistici serali.

Nelle sale della Città della Cultura di Capo di Ponte, alcuni degli ospiti (provenienti da varie parti d’Italia), avevano esposto manufatti in lana, feltro, foto, lana grezza, lana filata tinta con tinture naturali… Molti degli interventi sono stati infatti rivolti all’uso della lana, al suo recupero, alla lavorazione artigianale, ai saperi legati a questo materiale… oggi ormai considerato uno scarto. Rivalutare la lana anche per permettere al pastore di continuare il suo mestiere. Non dimentichiamoci infatti che, un tempo, la lana era forse più importante ancora degli altri prodotti della pecora (latticini, carne). Oggi rappresenta un costo ed un problema.

Gli interventi sono stati tanti, impossibile sintetizzarli qui in poche parole. A condurre la prima giornata, Tino Ziliani, il vulcanico pastore-tosatore-rappresentante dei Pastori Lombardi. "A volte mi sembra di essere a capo di una società a delinquere…", e questa battuta di Tino ha ottimamente introdotto il mio intervento, dove parlavo proprio dei problemi della pastorizia legati alle legislazione attuale. Permettetemi di ringraziare qui pubblicamente questo personaggio, che arrivava al mattino presto al campus-foresteria dove molti di noi erano alloggiati già brontolando e cercando di tirare le fila di tutto, carico di ogni genere di "sopravvivenza", dalle focacce dolci al vino. E’ stato inevitabile per me trascorrere molto del tempo in sua compagnia, così "radio pecora" ha potuto aggiornare un bel po’ di fatti e vicende. Era inevitabile che così fosse, tra appartenenti (a vario titolo) dello stesso mondo. Mi ha fatto particolarmente piacere vedere alcuni pastori tra il pubblico, nella prima giornata. Non è così usuale vederli in queste sedi…

C’era anche il Sindaco di Malegno, paese della valle che ha nel suo stemma una pecora che esce dall’ovile, e non immagini guerresche o minacciose, niente torri, niente spade, niente cavalli focosi. Ed il suo motto? "Mites terram possidem". Insomma, qui pare che i pastori siano i benvenuti e ci sia uno spazio per loro…

Dopo aver discusso di pastorizia, di ruolo del pascolamento nell’ambiente, della "resistenza" degli amici sardi all’occupazione delle loro terre pastorali, di esperienze con la lana in Friuli, di percorsi della transumanza in Irpinia e molto altro ancora, nel pomeriggio ci siamo avviati verso il Passo di Crocedomini, sotto un cielo sempre più scuro. Una sosta nel ristorante sul passo, seduti sotto i campanacci esposti in bella mostra…

"Eccoli dove sono, i pastori! Noi giù a sgolarci per loro, e questi sono qui…". Tino ci mette fretta, c’è ancora un tratto di strada da percorrere, poi ci ammassiamo sulle poche macchine adatte presenti per risalire un paio di km di sterrato, mentre Francesco, il pastore, fa due giri per riuscire a caricare tutti.

Tra calcari, laghetti ormai asciutti e pascoli dai colori autunnali (ma comunque meno secchi che in Piemonte), saliamo alla ricerca del gregge. Il pastore non l’ha fatto scendere, probabilmente lo incontreremo vicino alle baite. Inizia però a piovigginare e l’unico ombrello presente è il mio… La comitiva comprende pastori lombardi, relatori del convegno dal Friuli, dalla Sardegna, dall’Irpinia e dal Trentino, persino un ospite dal Galles…

Raggiungiamo la baita sotto la pioggia battente, ma il comignolo fuma ed all’interno ci sarà sicuramente il fuoco acceso per asciugarsi e scaldarsi. Il gregge è sul versante poco sopra. Tutti arrivano fradici, si scopre che qualcuno è rimasto giù, senza nemmeno mettersi in cammino. Così si può vedere davvero qual è la vita del pastore, anche se in breve siamo tutti al caldo, con davanti un caffè o un bicchiere di vino. Il pastore forse dovrebbe essere fuori sotto la pioggia, con il gregge…

Non potevo star lì senza salire fino dal gregge. Gli animali sono sparsi per tutto il versante, in quel momento non stanno pascolando, aspettano piuttosto che smetta di piovere ed osservano con curiosità e diffidenza chi si avvicina a loro.

"E’ ora di scendere, di cambiare zona, ormai… cosa sta a fare ancora quassù?". Oltre a Mara, che è da queste parti per fare foto, è salito anche Tino. Le nuvole si alzano un po’, la pioggia diminuisce di intensità, ma bisognerà attendere il momento in cui si tornerà alle macchine… per veder poi qualche chiazza di azzurro nel cielo.

Nella baita, ad accoglierci c’è Mario, cognato di Tino. E’ lui, insieme a Francesco, ad occuparsi di questo gregge. Tutti fanno domande, si chiacchiera, ci si presenta… c’è anche una mescolanza di dialetti e non sempre la comprensione è immediata.

Con un bicchiere davanti, il dibattito potrebbe andare avanti ore… Ma qualcuno inizia a lamentarsi per gli abiti umidi che non si asciugano, e poi gli amici Sardi devono essere giù per cantare. Il tempo sta passando in fretta ed il ritorno è ancora lungo.

Prima di arrivare alla strada asfaltata, incontriamo ancora Giovanni con il suo aiutante, intenti a mungere la mandria di vacche brune. Felice della foto, dice di passar sotto, alla malga, e di farmi dare l’indirizzo, così poi potrò spedirgli questa foto.

Entrare nella malga, da Stefano, vuol però dire sedersi ancora una volta davanti ad un ottimo formaggio stagionato, che però chiama il bicchiere di vino e… Ma ormai è tardi, molto tardi, qualcuno è già sceso, qualcuno non sa più che fine hanno fatti i suoi compagni di viaggio, così ci si stringe di nuovo nelle macchine e, bene o male, si rientra a Capo di Ponte, dopo aver visto un po’ di vita pastorale di queste parti.

La seconda giornata di convegno dedica la gran parte del tempo agli ospiti della Sardegna. Mamoiada ed Orgosolo sono le comunità intervenute, i Tenores di Mamoiada improvvisano ancora un canto, dopo lo spettacolo della sera prima, mentre i relatori ci danno informazioni sulla lingua sarda, sulle usanze pastorali, ecc…

E’ uno strano contrasto tra modernità e tradizione, ma la tecnologia serve a spiegare meglio costumi, feste, i murales di Orgosolo e la storia che ha portato alla creazione di queste opere d’arte. Perchè, se accade qualche evento negativo in Sardegna, si cerca sempre di sottolineare l’orgine pastorale del soggetto interessato? Perchè si cerca di far passare per "cattivi" i pastori, anche quando non è così? Forse perchè da queste parti, caso quasi unico, quarant’anni fa i pastori uniti con le loro donne, con la comunità, sono riusciti ad avere la meglio sullo Stato, opponendosi all’occupazione delle loro terre a Pratobello?

Con interesse, abbiamo anche ascoltato la descrizione sui costumi tradizionali, dove le fibre tessili erano un tempo tutte prodotte in loco, dalla seta grezza alla lana ed all’orbace. I pastori hanno poi portato le loro testimonianza di vita e di lavoro, confermando così, purtroppo, che per la categoria non c’è una zona dove le cose vadano poi tanto meglio rispetto ad altrove. Con loro è stato interessante poi discutere di prezzi, di come si conduce l’attività, di razze di pecore. Insomma, basta essere pastori, occuparsi di pecore, avere quella passione, e l’argomento di dialogo non è difficile da trovare.

Nel pomeriggio, sotto un cielo apparentemente non minaccioso, Emilio Visconti, organizzatore del convegno, ha condotto il gruppo a visitare le famose iscrizioni rupestri. Centinaia, migliaia di segni lasciati dai nostri progenitori, alcuni di facile interpretazione, altri più misteriosi. Ci sarebbe anche un graffito che rappresenterebbe un pastore con alcuni capi condotti al pascolo.

Il gruppo di Orgosolo canta in questo teatro naturale, ma ricomincia  a piovere anche questa volta, e così bisogna accorciare la visita… I costumi sono preziosi e la pioggia finirebbe per danneggiarli.

C’è ancora tempo per uno scatto ai graffiti, questo rappresenta le capanne… e poi via sotto l’acqua. Per il terzo giorno, l’intenzione era quella di istituire delle commissioni, per arrivare a creare una rete nazionale sui temi che riguardano la pastorizia, l’utilizzo e valorizzazione della lana, la cultura pastorale, i problemi connessi al territorio ed i diritti dei pastori. Purtroppo il gruppo non è più al completo, qualcuno è dovuto rientrare, altri avevano impegni lavorativi, e così si discute con quelli che sono rimasti, tra utopie, sogni e proposte concrete. Il dialogo e l’incontro sono fondamentali, si gettano le basi per successivi momenti, magari in Sardegna, ma c’è ancora tanto, tantissimo da fare, magari anche mettere da parte certi preconcetti e punti di vista, aprendo le porte a tutti quelli che si occupano di questi temi, arrivando così a riunioni comuni, evitando sovrapposizioni e rivalità. Ovvio che non ci sarà mai una condivisione totale di idee, ma se non si parte almeno con una parvenza di unità ed organizzazione, sarà difficile ottenere qualcosa. Già i pastori sono troppo divisi tra loro, vittime della gelosia e dell’egoismo, molto spesso solo capaci a guardare nell’immediato, senza volontà di provare a collaborare tra loro per il bene e la sopravvivenza di tutti.

  1. Scusa marzia, credo tu abbia confuso il nome del pastore che è in alpeggio e poi scende verso Mantova con Mario, non si chiama Stefano ma Francesco detto “Ceco” è un ragazzo di Ardesio (Bg) stesso paese nativo del pastore Tobia diverse volte apparso sul tuo magico blog! Ciao e grazie mille di tener sempre vivo e ben aggiornato il tuo sito.
    Tacolèr 85

  2. @clà: pasti nuovi… e pastori nuovi! ma alla fine… sono tutti “uguali”, nel senso che, tra pastori, ti senti sempre a casa, che siano bresciani o sardi!
    @tacoler: hai ragione, grazie per la precisazione. chissà perchè, ho ripetuto il nome stefano (che è quello del margaro)

  3. bentornata, e intriganti le notizie che ci fai avere da fuori regione.
    Pronti per la transumanza? ieri mentre salivo ad eclause di salbertrand ho incrociato mucche, pastori, camion, aiutanti vari che cercavano di trovare la quadra per iniziare a scendere.

  4. non ne so molto di questa vita ma vedendo le tue immagini e leggendo il tuo racconto mi sono commossa.I pastori sono persone grandi ,non saprei come altro definirli.Conducono una dura vita fatta di sacrifici ma affrontati con tanto amore verso le loro bestie.Brava e complimenti per il tuo blog.

  5. bel post,io sono della Valcamonica,Saviore dell'Adamello, l'ultimo paese in fine al mondo, anche la strada finisce, a Saviore ci vai solo per restare, poi c'è l'Adamello con le sue camminate e i suoi alpeggi,ciaoo

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