Una sera oltreconfine

Un tempo il Moncenisio era italiano e sui suoi pascoli si producevano formaggi rinomati, famosi e ricercati. I pascoli restano ottimi, ma ormai il confine passa più a valle, il latte va in gran parte al caseificio coperativo e…

L’altra sera comunque siamo andati in un alpeggio, l’unico, dove si parla ancora Italiano. O meglio, si parla Piemontese, più che altro! Era quella giornata di nebbia di cui vi ho già parlato ed il lago aveva dei colori meravigliosi, nelle ultime luci del tramonto. Per la maggior parte della gente quello era stato il giorno conclusivo delle ferie, così a quell’ora non c’era quasi più nessuno, lassù. La montagna tornava ai suoi abitanti, ai suoi ritmi, ai suoi suoni e silenzi.

Le vacche erano ancora legate nella stalla, mentre tutti erano intenti alle varie operazioni di mungitura. Adesso si mungono ancora circa 50 animali, ma ad inizio stagione erano 85. Per fortuna ci sono le mungitrici e non bisogna far tutto a mano… Già così si finisce alle nove di sera (e c’è poi ancora da fare il formaggio), se ci fosse ancora da usare secchio e sgabello…

Solo per qualcuna si torna alla vecchia maniera, come questa vacca zoppa che fatica a spostarsi ed entrare nella stalla. Luciano allora procede alla moda vecchia, perchè anche se ci sono le macchine, bisogna saperne fare a meno. Non si sa mai quello che può capitare, da queste parti. Intanto scende la sera e l’aria è decisamente fredda. Siamo ad oltre 2000 metri nel vallone del Piccolo Moncenisio.

Vicino alla stalla scorrazzano due vitelli: sono gemelli, un maschio ed una femmina, nati qualche settimana prima. Giocano, corrono, saltano e vengo ad osservare gli estranei, curiosi, ma scappano non appena uno cerca di avvicinarsi troppo. Vengono poi fatti avvicinare alla madre, in modo che possano succhiare il latte.

Piero vuol farsi fotografare vicino al toro, ma l’animale non vuol saperne di stare fermo o di girarsi dalla parte giusta. Alla fine, il massimo che si riesce ad ottenere, è questa foto un po’ sghemba, con l’animale visibilmente infastidito dall’operazione.

Intanto nella stalla si continua a mungere. Fuori ormai è notte e, quando gli animali vengono fatti uscire, in cielo brilla la luna. Io sono lì fuori nell’oscurità argentea, mentre le vacche escono ad una ad una. Dentro gli uomini le slegano e c’è una parola per ciascuna di loro, un incitamento che segue in nome della bestia. Escono Veleno, Granata, Fioca… Và ‘d ‘nans! Sembra di essere in un film, vorrei registrare almeno i suoni di questa serata in alpeggio, perchè sono così antichi, così autentici, così belli e musicali che sarebbe un peccato non poterli sentire più. La poesia poi finisce e c’è la stalla da pulire, mentre sotto le ragazze iniziano a scaldare il latte per fare il formaggio. C’è ancora da far cena, la giornata qui finisce molto tardi, a notte inoltrata, e probabilmente inizia molto presto al mattino.

  1. @valeria: spero che, come animalista e vegetariana… non scappi subito se ti dico che tutti questi animali sono allevati per due scopi principali, la produzione di latte e di carne. questo è il mestiere, questa è la vita
    @leela: spero che almeno lì da te non faccia troppo caldo, ad aumentare il disagio delle vesciche

  2. Scivolo adesso, a tarda sera, sulle pagine del blog datate 3 settembre… e cosa mi trovo??? Un bel argomentino che a molti sollecita i bulbi dei peli, chi in un senso e chi in un altro.
    Ebbene è proprio così: l’argomento “lupo” è capace di scatenare ire ancestrali, forse equiparabili alle tensioni generate dai mercati finanziari, quando non è giornata.
    Non posso omettere un commento, anche se gli occhi mi si chiudono dalla sonno, mi scappa e lo devo scrivere.
    Premetto che mi considero un amante della natura, degli animali e di tutto ciò che poco ha a che fare con asfalto e cemento; non per questo vivo in un mondo ideologicamente insostenibile, come invece fanno alcuni…
    Lo scorso settembre mi sono recata a far visita ad un amico pastore, anche per ultimare una serie di articoli (che trovarono pubblicazione su di un noto mensile del settore zootecnico), sulla pastorizia. Quella mattina lo trovai intento a fare la conta dei cadaveri di pecore e capre, coadiuvato da due Veterinari incaricati della Regione Piemonte: il lupo aveva fatto la sua apparizione, firmando col sangue del lavoro dei pastori e margari la pista battuta.
    Vennero compilati i verbali della denuncia e rimossi, l’indomani, i cadaveri.
    Rientrando in ufficio mi misi a scrivere un articolo dedicato all’argomento, che riportasse l’esperienza vissuta. L’avrei aggiunto agli altri sei, come completamento di che cosa significa essere pastori trecentosessantacinque giorni all’anno, oggi.
    Chiaramente ero stata, involontariamente, presente ad un fatto di cronaca, con un disastro assolutamente accertato da parte del personale competente: la certezza era che si trattasse del lupo.
    Quando presentai l’articolo (corredato da foto) al giornale si scatenò il prevedibile: chiaramente l’opinione pubblica non poteva leggere che il lupo, questa grande forza della natura, era tornato per portare all’altare del sacrificio innumerevoli vite, sottraendole a margari e pastori, quindi mi proposero di mettere chiaramente in discussione quella che era la mia testimonianza. In parole povere significava riscrivere il testo dandogli un margine di dubbio, incolpando preferibilmente i cani inselvatichiti.
    Dopo alcune revisioni l’articolo venne pubblicato.
    Io sono una testa dura e con il direttore di testata vi furono alcuni scambi di pensiero, conclusi poi con la cessazione della collaborazione (pazienza)…
    Il lettore italiano preferisce di gran lunga leggere ciò che è di “tendenza”, piuttosto che semplicemente la cruda realtà dei fatti, o la “tendenza” deve essere seguita assolutamente da chi stampa e divulga? La differenza è sottile.
    Io faccio parte di quella categoria di appassionati di fotografia di natura, che attacca una traccia in montagna a notte fonda, per portarsi al momento giusto nel posto giusto.
    Vado spesso in Piemonte e batto di frequente il Parco dell’Argentera, soprattutto durante i mesi invernali, anche nella speranza di poter incontrare, chiaramente per sbaglio, il lupo (o forse è lui che si sbaglia, si mi trova lungo il suo percorso!); nonostante ciò so distinguere e mi rendo conto che il Lupo, così per come è gestito sul nostro territorio è un problema.
    E’ un amaro problema per chi vive e lavora in montagna di quegli stessi antichi mestieri le cui braccia nel secolo scorso vi dichiararono guerra.
    …Ma spesso chi conosce “solo” il piacere del lupo è assolutamente ignaro della vita che si consuma lassù, tra mille difficoltà, per far pascolare al meglio gli armenti.
    Il cane da Pastore Maremmano come guardiano dei greggi, una valida soluzione?
    I miei amici pastori piemontesi pascolano gli animali in un luogo incantevole e quindi, nel periodo estivo, ad alta affluenza turistica.
    Si provi chiedere loro del perché i loro due guardiani li hanno dovuti legare, piuttosto che lasciarli svolgere il loro lavoro!
    Il cane non distingue tra mammifero a quattro zampe male intenzionato o bipede solo ignorante: se viene oltrepassata quella linea virtuale, ben presente nella testa del cane, lui, adempiendo alle sue mansioni, parte e attacca e gli unici contenti, dopo, sono le compagnie assicurative!
    Solo un ultima cosa: nel Vallon de la Lombarde, in Francia ma appena al di là dal confine delle Alpi Graie, in quel meraviglioso e desolato vallone è raro incontrare gente, ma nonostante tutto vi sono innumerevoli cartelli che ricordano che le greggi sono difese da cani specificatamente arruolati per questa funzione. In Italia mi è capitato di vederli solo in Sud Tirolo.
    In fin dei conti: viandante avvisato, viandante salvato…
    Come mai nel nostro paese si fanno tante “cose” (mi viene da pensare agli innumerevoli corsi di laurea….)MOLTE DELLE QUALI FATTE MALE E MAI CONCLUSE?
    La “fola” della reintroduzione dei grandi predatori mi sembrerebbe una di queste.
    … Ed io non nego di essere dalla parte dei lupi, ma lo sono anche da quella dei pastori e vorrei che questa professione desse ancora da vivere agli abitanti delle montagne.
    Alla prossima.
    Barbara.

  3. io credo che ad un certo punto bisogna fare delle scelte:
    o si salvano i lupi o si salvano i pastori. questa può sembrare un”affermazione forte è purtroppo la realtà.Non si può lasciare questi animali liberi di riprodursi smisuratamente a danno degli allevatori che se anche in qualche misura indennizzati non possono continuare la loro attività se non con gravi problemi.Io ritengo si debba intervenire con metodi idonei a contenere l’eccessiva proliferazione ad esempio con metodi contraccettivi di non facile applicazione o con l’abbattimento dei soggetti in sovrannumero.
    Un saluto a tutti da barbabianca

  4. se il lupo dovesse mai diventare una copia del problema cinghiali starebbero freschi non solo gli allevatori, ma il sistema montagna italiana non reggerebbe. come si troverebbe la popolazione di erbivori? e il turismo come si comporterebbe? non credo che questo carnivoro sia in grado di proliferare a tal punto, ma comunque un piano gestionale e’ auspicabile, fatto in maniera seria. Non e’ proponibile a mio avviso una wilderness incontrollata poiche’ i nostri monti sono troppo antropizzati, e un punto di equilibrio lo si deve trovare, anche se non e’ facile in un duello tra estreme posizioni come quelle tra allevatori,come me, fortemente attaccati al proprio mondo, e animalisti/ambientalisti/entiparco/ecc, altrettanto attaccati alla loro passione per l’ambiente.
    Leggere opinioni che alludono alla percentuale dei colleghi che lasciano le mandrie a se stesse lamentando i danni da predatore estendole a tutta la categoria e in sostanza dicendo che non si lavora a sufficienza per la difesa del bestiame a chi invece fa del proprio mestiere la sua vita e’ motivo di reazione forte, e credo giustificabile. parimenti a dare dei visionari o peggio a coloro che seguono i piani di gestione faunistica, lupo incluso, in maniera seria e professionale.
    manca, al solito in Italia,la presenza istituzionale di chi dovrebbe mediare tra le parti e accollarsi gli oneri sostenuti da ambo le parti. mentre per gli strilloni da baraccone che si tesserano wwf per far vedere che sono salvatori del mondo e poi vanno in auto dal tabaccaio a 150metri non serve sprecare parole..

  5. @serpillo: ce n’è solo uno, alpeggio italiano, al piccolo moncenisio. gli altri sono tutti francesi
    @barbara: lunghissimo commento, con preziosa testimonianza. la penso come te, d’altra parte il nostro “percorso” è simile e le conoscenze sono comuni. vai a vedere cos’è successo l’anno scorso quando ho pubblicato qui sul blog le foto dei cadaveri rinvenuti dopo l’attacco del lupo… i lettori del blog non potevano licenziarmi, ma…
    per la francia, è vero, i cartelli ci sono. anche qui da noi, ma sono quasi sempre rustici, fatti quasi a mano. vedi poi quando dice chiara nel commento al post sui lupi
    @barbabianca: così come non si può salvare capra e cavoli… 😉
    l’abbattimento non verrà mai accettato, su questo non ho dubbi
    @marcopolacco: bravo marco! non posso che condividere quello che scrivi
    @schneesturm: uno dei tanti/pochi “posto giusto al momento giusto”

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