Nebbia che va e viene

In pianura ancora resisteva il grande caldo, anche se fortunatamente stava per diminuire. Pure lassù, a 2000 e più metri, le temperature stavano tornando alla normalità, con l’aria sempre più frizzante al mattino ed alla sera. Spesso però era la nebbia a farla da padrone.

Nebbia nel tardo pomeriggio, quando le vacche escono dalla stalla… Ed i lavori, alla fin fine, sono sempre quelli. C’è chi va a tirare fili e piantare picchetti per allargare la porzione di pascolo e chi invece dovrà pulire la stalla. Ovviamente c’è anche da pensare alla cena ed altre incombenze casalinghe "classiche", perchè non è la quota o l’isolamento a far modificare il vivere civile.

Birba fa da accompagnatrice, tenendosi a debita distanza dagli animali "pericolosi". Una pecora che difendeva il suo agnello l’ha rincorsa, caricandola a testate, e lei è scappata con guaiti di dolore. Anche quei bestioni enormi delle vacche la guardano con sospetto, così lei è sempre pronta alla fuga strategica. Chissà perchè, ma agli asini invece abbaia, come se fossero solo quelli gli animali che lei si sente in grado di affrontare.

Il gregge adesso è lontano, il pastore affronta un viaggio di un’ora per raggiungerlo… e per fortuna che c’è la vecchia mulattiera! Stanno iniziando a nascere degli agnelli, quindi quasi tutte le mattine bisogna andare in là per caricare le neomamme con i loro piccoli, affinchè non rimangano indietro e si perdano nella nebbia che, prima o dopo, viene ad avvolgere tutto. Il pastore chiama il gregge verso il lago, dove sono stati avvistati i becchi fuggitivi. E’ dal giorno in cui gli animali sono stati scaricati dai camion che questi tre mancano all’appello.

Ormai si sa che, a contendersi il ruolo di mascotte dell’alpeggio, insieme a Birba c’è Franca. Solo che quest’ultima è complicata da fotografare, vista la sua curiosità nei confronti dell’obiettivo. Con quel suo pelo morbido da peluche è difficile negarle una carezza, anche se dopo è quasi impossibile riuscire ad allontanarsi senza che lei ti segua, tirandoti la maglia.

Tento una missione, quella di raggiungere le manze e farle scendere verso il basso, dov’è stato allargato il filo e c’è una porzione di pascolo con l’erba intatta. "Porta su il sale, lo distribuisci a mucchietti su quelle rocce là sopra il dosso, poi sali dove ci sono loro, agiti il sacchetto, dovrebbero seguirti." Già, dovrebbero. Salire con qualche chilo di sale in un sacco non è il massimo, ma si fa. Poi raggiungere la mandria è cosa semplice, un po’ più complicato sistemare il filo che avevano strappato e farle rientrare dall’orlo del dirupo.

Apparentemente gli animali, dopo un po’ di titubanza iniziale, mi seguono. Poi però si bloccano dove bisognerebbe iniziare a scendere tagliando in diagonale il pendio. Altro che agitare il sacco del sale… Chiama, chiama ancora… Birba è ancora soltanto un cane "da compagnia" e non sortisce altro effetto che far incuriosire le manze. Provo a spaventarle alle spalle, ma scappano in tutte le direzioni. E allora potete starvene lì… Ho maggior successo con le pecore, che d’altra parte incontrano la mia simpatia più di questi bestioni testardi.

Scendo mentre il tramonto avanza e l’ombra sta per inghiottire le baite. Le giornate ormai si accorciano sempre più, la stagione avanza, ogni tanto ormai si parla della pianura, dell’organizzazione del lavoro una volta rientrati in cascina, perchè i giorni passano e quelli dell’alpeggio sono sempre troppo brevi.

Una pacifica vacca osserva la mia discesa, poco dopo mi vedrà tornare su una seconda volta. In due, con il cane adatto, faticheremo comunque a far scendere le manze, che arriveranno dove io avevo distribuito il sale quando ormai è quasi notte. "Da sola non ce l’avresti proprio fatta…". Grazie, lo so! Lui si asciuga il sudore, l’aria ormai è fredda, anche se poco prima la serata era tiepida e gradevole.

L’indomani sarà giornata di nebbia. Il gregge lo si sente solo grazie alle campanelle, le reti gocciolano condensa, l’erba bassa è bagnata. Difficile andare al pascolo in queste condizioni, non puoi sicuramente vedere tutti i tuoi animali e puoi solo sperare che, quando li chiami, ti seguano dal primo all’ultimo, come… pecore!

Ci sono più agnellini del previsto ed il trasporto non è per niente facile, con le tre madri caricate nel retro del fuoristrada ed i quattro piccolini davanti, tre tra i miei piedi ed uno tra quelli del pastore. "Solo che così non riesco a frenare…", e non è una bella cosa, lungo quella strada!!! Per fortuna poi tutti e quattro si mettono tranquilli e così il viaggio può procedere, nella nebbia che va e viene.

La nebbia avvolgerà tutto fino a sera… Gli amici in visita non vedranno il panorama e non riusciranno nemmeno ad immaginarlo. Nella baita fa piacere avere la stufa accesa, con il fuoco scoppiettante profumato di larice. Fuori dalla finestra, soltanto nebbia. Alla sera però le le brume si abbassano e, come d’incanto, il cielo è sgombro dalle nuvole minacciose che si erano viste al mattino.

E’ uno spettacolo impagabile, ti viene da pensare con un sogghigno a tutti quelli che invece sono laggiù, mentre qui ti puoi godere l’ultimo sole e questo panorama incantato. Peccato dover pensare che anch’io, il mattino dopo, dovevo scendere perchè il lavoro incombe e sarà una giornata così frenetica che non ci sarà nemmeno il tempo di aggiornare il blog. Ma oggi ho recuperato e così posso anche salutare tutti i lettori tornati dalle vacanze!

  1. La nebbia è sempre portatrice di magici giochi di luce; peccato solo che nell’epoca dell’immagine digitale ciò non possa essere sfruttato fin dall’origine della fotografia, che ad oggi ha decisamente perso l’essenza del suo significato: disegnare con la luce…
    Pazienza, anche questo fenomeno è da collocare tra gli inevitabili (ma ben augurato, per un senso), rinnovo delle professioni: alcune muoiono mentre alcune nascono…
    Nell’ambito della fotografia e della grafica davvero lo stravolgimento è stato totale; forse un po’ come per la pastorizia, che in questo momento dell’anno vede nuovamente il ripresentarsi delle problematiche che collimano con la discesa a valle degli ermenti.
    Avrei voglia di una vacanza tra le greggi e le nebbie piemontesi, ma aspetto a fine settembre-primi di ottobre, così saranno più dense e la lana delle pecore ci si fonderà creando un tutt’uno con l’ambiente cirsostante.
    …Darei un bel “bacione” a Birba!!!
    Franca mi ricorda tanto Attila, di cui ti avevo promesso una foto…azzz, mi sono scordata, ma vedo di mandartela al più presto!
    Buon Alpeggio.
    Barbara

  2. Marzia, Marzia … non hai superato “la prova di recupero” delle manzette aih aih aih … mi sa che dovranno cercare altre pastorelle 😉
    Ciao Clà

  3. e si la nebbia comincia a ricordarci che l’estate in montagna è ormai passata, troppo in fretta (come sempre).
    Approfitto per dirti che alcune settimane fa’ sono stata in val Germanasca, a trovare un margaro che conosco da tempo, il quale tra i soliti racconti d’alpeggio , ci ha mostrato orgoglioso delle foto di famiglia pubblicate su un interessante libro……il tuo!!
    Saluti a Birba
    …Comunque quei bestioni bianchi e testardi hanno sempre uno sguardo bellissimo!!
    Ciao Giu

  4. @barbara: anche a me piacciono molto le foto autunnali e pecore&nebbia sono belle da vedere… in foto. ma passare una giornata al pascolo con la nebbia è la cosa più eterna, fredda, estenuante che io conosca. meglio persino la pioggia!
    @clà: pastorella sì, margherota… molto meno 😉
    @soulboarder: per fortuna siamo arrivati sani e salvi, noi e l’agnello. ho dimenticato di dire che, per buona parte della discesa, oltre all’agnello tra i piedi parlava al cellulare! chissà quanti punti toglierebbero dalla patente per agnello tra freno e frizione…
    @giu: foto storiche? allora eri alle bergerie del Torrè, giusto? come sta il margaro? coincidenze strane, ma stavo parlando di lui con i miei genitori appena pochi minuti fa!

  5. ciao Marzia, prima di tutto ti chiedo scusa per il ritardo della risposta. Si ero alle bergerie del Torrè, il margaro stà abbastanza bene, ovviamente ha meno beste di quello che mi ricordavo, ma come sai è da solo e questo non aiuta. io ero un paio di anni che non andavo fin lì, ma i miei lo vedono almeno un paio di volte l’anno. Ti volevo inviare la foto del principale aiuto che ha, il suo bellissimo e bravo cane, ma non ho saputo come fare.
    Ciao Giuliana

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