Piccola transumanza

Non è che, una volta arrivati in alpeggio, tutto finisca lì e non ci si muova fino al momento della discesa autunnale. Per chi sale con una mandria di bovini, questo può in parte essere vero, al più vengono fatti piccoli spostamenti altitudinali, talvolta anche utilizzando baite diverse. Ma, per i pastori vaganti, il nomadismo non finisce mai. E così, anche nel bel mezzo dell’estate, ci si mette in cammino verso altri pascoli.

Quel mattino, una volta aperto il recinto, il gregge iniziò a defluire come un torrente tra le vecchie baite del Lamet. C’era ancora erba da pascolare, lì intorno, ma veniva tenuta per la fine della stagione, quando ogni giorno c’è poi il rischio di vedere le cime innevate. Meglio allora andare "lontano", a pascolare ancora ad alta quota per qualche tempo.

Possibilmente, si cerca di evitare la strada, per non rovinarla: inevitabilmente, gli animali sconfinano verso le sponde, facendo cadere terra e sassi. Il gregge così avanza in ordine sparso, allargandosi dopo il passaggio obbligato nel torrente. L’accumulo della slavina che pareva immenso ad inizio stagione è ormai quasi del tutto sciolto, restano pochi lembi qua e là, più in alto. Il caldo degli ultimi giorni ha colpito anche quassù, a 2000 metri di quota.

La gran parte del cammino verrà coperta nel tardo pomeriggio, per adesso si va ancora al pascolo. Il caldo non è così insopportabile, eppure gli animali stanno con la testa bassa gli uni accanto agli altri, ansimando, e brucano svogliatamente. "Sognate, sognate! Poi magari stasera rimpiangerete di non aver mangiato!!"

Invece di lasciare il gregge libero, i pastori decidono di tirare le reti e chiudere gli animali nel recinto, per potersi così tranquillamente recare alle baite e consumare il pranzo senza affanni. C’è così anche il tempo di scambiare quattro chiacchiere con degli amici in visita, ma poi verrà il momento di partire.

Aperte le reti, il gregge viene lasciato pascolare ancora per qualche tempo, mentre un pastore va avanti per allontanare le manze ed assicurarsi che il passaggio sia libero, per evitare spiacevoli incidenti. Quindi si lancia il richiamo e gli animali si incamminano dietro alla loro guida, fiduciosi di essere condotti ancora una volta verso pascoli migliori.

Qui è inevitabile seguire la strada, che in questo tratto taglia i ripidi pendii che cadono a picco sul fondovalle. Il gregge si allunga in un serpentone infinito, che solleva nuvole di polvere sotto il sole del tardo pomeriggio. Passo dopo passo, anche oggi saranno chilometri, così come accade spesso in pianura nel resto dell’anno.

Il vento mescola la foschia che sale dal caldo fondovalle con la polvere sollevata dal gregge: alla sera, tutti coloro che camminavano dietro alle pecore saranno come incipriati. Capelli, viso, braccia, la polvere si è posata dappertutto, ma per lo meno non c’è quel calore che accompagna analoghe transumanze polverose in pianura.

Il tratto più brutto della strada è alle spalle e si entra nei pascoli delle manze, con il lago laggiù sullo sfondo. Il cammino è ancora lungo, gli animali avanzano ordinatamente senza sconfinare, disegnando una grande S nel verde. Ancora avanti, e presto questa transumanza non sarà più un "segreto".

Il gregge entra nella strada trafficata del sabato pomeriggio ed all’improvviso anche i turisti del fine settimana e gli stranieri in vacanza si trovano coinvolti dal pascolo vagante. Il pastore alla sera raccontava poi che una ragazza francese gli è venuta incontro tutta sorridente dicendo qualcosa sui moutons, "…ma non capivo cosa diceva. Comunque mi ha fatto piacere! Sai, era anche una ragazza giovane, carina. Non come le Italiane, che magari si chiudono in macchina e tirano su il finestrino: <<Che puzza!>>."

La transumanza prosegue ed il gregge lascia libera la strada deviando accanto al gabbiotto della gendarmeria. I turisti filmano, fotografano, salutano, per fortuna l’atmosfera è più rilassata rispetto ad un analogo passaggio nello stesso posto, anche se nella direzione opposta, avvenuto all’incirca due mesi fa, di notte.

Il gregge però non è ancora giunto a destinazione. Con la barriera della diga a chiudere l’orizzonte, si fiancheggia il villaggio abbandonato. Ci sarà da camminare ancora per oltre un’ora, prima che finalmente gli animali raggiungano i pascoli che li accoglieranno e sfameranno per qualche settimana.

Poco per volta si riprende a salire contro il versante della montagna, attraversando una fitta boscaglia di ontani, fiancheggiati dal rosa degli epilobi fioriti. Non fa più caldo come prima, il vento soffia più forte, gli animali continuano la loro marcia ed il pastore si pente di non aver pensato a mettere in macchina una bottiglia d’acqua.

Dopo una breve sosta, ci si rimette in cammino fino a raggiungere, finalmente, i pascoli. Da una certa quota in poi, le vacche non sono arrivate, quindi tutta l’erba è per le pecore. Mentre gli animali possono abbassare la testa e mangiare a volontà, i pastori raccolgono manciate di mirtilli e tirano il fiato, anche se la lunga giornata non è ancora terminata.

Si prepara il recinto e si lascia che gli animali pascolino ancora un po’. Mentre scende la sera si fa entrare il gregge tra le reti. Il cammino però non è ancora concluso, perchè adesso bisogna salire in auto e ripercorrere tutta la strada fino alle baite… ed ormai si rientra sempre quand’è notte fonda, così come accade d’inverno, quando il gregge cammina ogni giorno alla ricerca di pascoli.

  1. Che bello il gregge sul lato di quel canalone roccioso! E chissà che le francesi non siano per natura più disponibili e affettuose con greggi e pastori :-)) Quanto lavoro però dietro ad un formaggio! :-)))) Aloha

  2. @soulboarder: uhmmm… meglio allora che la francesina giri alla larga da QUEL pastore!! ;-))
    niente formaggio da quelle pecore, mancherebbe ancora di doverle mungere… ci pensano gli agnelli a succhiare tutto il latte

  3. @john: grazie!
    @soulboarder: eh, la lana non vale niente, è quasi un rifiuto da smaltire. solo carne… agnelloni e qualche agnello.
    della francese mi ha riferito il pastore, io non avevo nemmeno notato la scena

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