Monotonia d'alpeggio

Un po’ di giorni in alpeggio… mille cose da raccontarvi, cioè la normale routine quotidiana. In fondo, cosa succede di speciale? Niente, le "solite" cose, che forse però stupiscono chi questo mondo lo conosce "da lontano" o lo osserva solo come spettatore. A dire il vero, il mio tranquillo soggiorno è iniziato con un mezzo litigio con un quartetto di turisti + cane. Mi affianco, saluto, chiedo cortesemente se possono tenere il cane al guinzaglio, dato che ci sono animali al pascolo. Sorriso accondiscendente dei quattro, cenno (di saluto?). Forse non mi sono spiegata. "Per favore, potete legare il cane? Ci sono le vacche, un alpeggio ed il gregge al pascolo." Sorriso di sufficienza, il padrone si degna di rispondermi. "…ma è un cane educato, sta vicino." Può anche avere la laurea, il tuo cane, ma se ti chiedo per cortesia di mettergli il guinzaglio, perchè tu non ci arrivi a farlo, anche se sei tra gli animali selvatici (marmotte, camosci) e domestici e non sei a casa tua, ma in alpeggio, luogo privato e di lavoro… "Io glielo dicevo anche perchè più avanti c’è un gregge difeso da cani pastori maremmani. Se il suo cane verrà aggredito, o se i cani verranno verso di voi, sappiate che vi avevo avvisati." Potevano almeno fare finta di legarlo, per togliere il collare non appena io avessi girato dietro la curva… (Leggere qui e qui cosa scrive un’amica dei cani che certe esperienze le ha vissute in prima persona!).

Lasciamo alle spalle questi sgraditi incontri… A volte viene veramente voglia di essere in un posto dove si incontra meno gente possibile! Nella monotonia d’alpeggio, può esserci un parto nel bel mezzo della giornata. La vacca potrebbe farcela da sola, ma è meglio darle un piccolo aiuto tirando il vitello. E’ una questione di pochi istanti.

Poco dopo il piccolo è a terra e la madre lo lecca amorevolmente per liberarlo dal muco e per stimolarlo a muovere i primi passi nella vita. I parti sono all’ordine del giorno, per chi pratica questo mestiere, ma sono anche un momento molto delicato, dove non sempre tutto fila liscio come in questo caso. Alla sera il vitellino verrà portato al sicuro nella stalla, insieme ad un altro nato qualche tempo prima.

Ogni giorno la routine è sempre quella, l’imprevisto è vedere quale direzione hanno preso le pecore, lasciate da sole per qualche ora nei momenti centrali della giornata. Nel cielo limpido si rincorrono le nuvole, il fondovalle scompare sotto la coltre di nuvole, nebbia, afa. Lassù invece si sta bene, inizia quasi a far freddo, specie dopo la camminata di più di un’ora per raggiungere il gregge, che ha comportato l’ennesima sudata.

Quel tramonto avviene senza vento ed in tutta tranquillità. Dopo aver poi chiuso le pecore nel recinto, sfamato i pastori maremmani (già, nello zaino c’era anche un secchio colmo contenente la loro cena e la colazione del giorno successivo), viene il momento di tornare alla baita, con una discesa nell’oscurità della sera. E’ raro riuscire a cenare prima delle 21:30, solitamente è più facile che siano le 22:00.

E l’indomani si risale, per riaprire le reti un’altra volta e portare il gregge al pascolo. Nuvole e nuvolette paiono inoffensive, ma invece lassù il tempo può cambiare velocemente. Capita per esempio di non poter scattare una foto per ore… E così potete solo leggere della discesa verso Prapiano, per andare a prendere le manze. Laggiù l’erba è diventata troppo vecchia, dura, secca, e gli animali devono allora essere condotti più a monte. Ma il cielo diventa scuro, i tuoni rumoreggiano, la pioggia inizia a cadere sempre più forte, le manze sono in un posto pericoloso, una scivola, cade, sono attimi di tensione, di paura, poi tutto rientra nella normalità, solo che la salita avviene in una cappa di umidità che pervade tutto. Fa caldo, piove, diluvia, il sentiero è un ruscello, le mosche si rifugiano sotto l’ombrello, la macchina fotografica è più o meno al riparo nello zaino.

I lavori continuano, le giornate vanno avanti, non sono più quei momenti in cui si temeva la siccità. La pioggia si alterna alla nebbia, scarponi, pantaloni, ombrelli, giacche… c’è sempre qualcosa steso ad asciugare! Le manze però, nebbia, pioggia o sole, non cercano più di scappare, visto che adesso hanno erba fresca in abbondanza!

Con loro, da Prapiano sono risaliti anche gli asini, tra cui ritroviamo una vecchia conoscenza. La riconoscete ancora, Martina? Ha definitivamente cambiato il pelo stopposo dei cuccioli, adesso sfoggia un lucido mantello "da signorina". Risponde però subito ai saluti e, come sempre, è un problema fotografarla, perchè cerca di entrare nell’obiettivo. Come poi le giri le spalle, continua con i suoi giocosi dispetti: rubarti il berretto o tirarti la maglia, i capelli, i pantaloni.

Le piogge portano benefici ai pascoli. Laddove magari l’erba era un po’ indietro per la permanenza prolungata della neve, ancora adesso si incontrano splendide fioriture multicolori. "Dov’è che la trovi, un’altra montagna così?". E allora il pastore si chiede dove condurre prima gli animali al pascolo, per evitare che l’erba venga vecchia… Spostarsi prima più lontano? Mangiare i pascoli vicino a "casa"?

Alla sera, lassù dove c’è il gregge, il cielo viene nero prima dell’ora giusta… E sono tuoni sempre più forti, lampi che squarciano le nubi nere, rimbombi da valle e da monte, con la pioggia che scroscia sugli ombrelli. C’è una pecora che ha partorito, bisogna portare vicino all’alpeggio lei ed il suo agnello, mentre il gregge resta comunque al pascolo fino alla solita ora. Si rientra fradici di pioggia e di sudore, accolti dalla cena calda e dalla stufa che profuma di larice.

Il gregge capisce subito quando qualcosa non avviene come sempre. Le capre si avviano perplesse, trascinandosi dietro la massa bianca delle pecore, ma chi è quella che le chiama? Dov’è il solito pastore? Il cielo intanto si sta ripulendo, anche se al mattino pioveva ancora. Il gregge dovrebbe andare "di là", ma sono gli animali a decidere, così il pastore li fa girare una volta, una seconda, poi lascia che siano loro a scegliere la propria strada.

C’è il recinto da spostare, e non è una cosa elementare, su di qua. Togli le reti, arrotolale, spostale più in alto, stendile, pianta i picchetti nel suolo sassoso… L’esperienza fa sì che punto di partenza e di arrivo coincidano perfettamente. Sposta anche la batteria, i secchi dei cani. Guarda in su, e chiediti come mai hai gli stivali e l’ombrello, visto che adesso c’è il sole. Intanto giù sono arrivati gli amici che attendevi. Saliranno fin qui?

Vai loro incontro, poi risali dal gregge. Le pecore guardano con sospetto gli "estranei", ma soprattutto la cagnolina che ha seguito il gruppo fin quassù. C’è chi potrebbe ridere, nel sapere che dei pastori, per concedersi un giorno di relax, vanno a trovare altri pastori, a vedere altre pecore! Ricordatevi sempre che questo non è solo un lavoro, ma c’è quella grande passione che ti fa andare avanti nonostante tutto…

E così, lassù, sotto un cielo che non è mai monotono (specie in questi giorni), si chiacchiera, si valutano gli animali, si scherza. Ed è un piacere avere questi ospiti, specialmente Andrea, veder brillare nei suoi occhi la luce di quella passione di cui si diceva prima, capire che i problemi di salute non sono riusciti a spegnerla, sentirlo chiedere di altri pastori, vedere con quanta grinta è salito fin quassù… Perchè, se non fosse arrivato fino al gregge, il suo viaggio non avrebbe avuto un senso. E poi si scende dove la polenta è già calda nel paiolo, per qualche ora di relax in compagnia, prima di ritornare ancora una volta lassù e…

  1. Hai fatto delle foto splendide. Il parto aiutato, le mucche nella nebbia, l’asinello che sembra bucare lo schermo; e poi la montagna con le sue variabili, meteo e umane (compresi purtroppo i maleducati e gli ignoranti. :-))) Buon pascolo

  2. pensavo fossi sparita! e una settimana che non aggiorni il blog ma immagginavo che fossi impegnata su per i monti, complimenti per le foto e un saluto a te e a tutti i lettori del blog . aldo

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