Adesso vi racconto una storia 6… o forse no?

Ecco a voi un nuovo racconto. Leggetelo con attenzione e… per una volta, dimenticatevi la premessa che faccio sempre, quando pubblico una storia.

Un odio inspiegabile

 

Andrea quel giorno doveva fare delle consegne dall’altra parte delle colline. Era una giornata di primavera, con l’aria finalmente tiepida, ed i prati brillavano per il giallo dei girasoli in mezzo all’erba. Qua e là macchie bianche di ciliegi e pruni, mentre i peschi stavano già perdendo i petali rosa.

“Ormai i pastori saranno tutti lungo i fiumi, i contadini li avranno spinti lontano dai prati!”, pensava l’uomo.

Pur avendo scelto un’altra strada rispetto a quella della campagna, le sue radici restavano lì ed aveva una grande passione per quello strano mondo dei pastori vaganti, che ogni hanno passavano con le loro greggi dietro a casa sua. Si era dato da fare in Comune affinché questa opportunità gratuita venisse sfruttata per ripulire diverse zone incolte ed aveva cercato di parlare con i suoi concittadini, affinché nessuno protestasse quando passavano le pecore. Tranne in un caso, con quell’egoista che non dava nemmeno il permesso per passare davanti alla sua cascina quando veniva organizzata la gara di mountain-bike, con tutti gli altri si era trovato l’accordo. Adesso, quando arrivava il “loro” pastore, facevano anche una festa e, tutti insieme, si trovavano nei locali della Proloco a mangiare l’agnello offerto come ringraziamento.

Andrea guidava lungo la strada a curve che scendeva dalle colline. Il nastro luccicante del fiume si stava avvicinando, l’acqua era ancora scura per le recenti piogge.

Con l’occhio allenato di chi si guarda intorno, Andrea vide subito il furgone di un pastore, parcheggiato in uno slargo lungo la strada di campagna che si lasciava indietro campi e prati per inoltrarsi tra i pioppeti e sfociare sul greto del fiume.

L’uomo cercò le pecore, ma non le vide.

Continuò il suo viaggio, terminò le consegne e, sulla via del ritorno, si fermò in un bar appena dopo il ponte, a prendere un caffè.

“E qui viene il bello… Perché tu mi puoi dire: <<E cosa centra questo, con i pastori?>>. Aspetta, che adesso ti racconto!”

Mentre Andrea era appoggiato al bancone, aspettando il suo caffè, entrarono nel bar due guardiaparco, un ragazzo ed una ragazza sulla trentina. Ordinarono anche loro un caffè, poi si guardano intorno ed, apparentemente in modo casuale, chiesero se qualcuno avesse visto in giro il pastore.

Ci fu un momento di silenzio, il barista scosse la testa, ma un vecchietto seduto ad un tavolino si girò bruscamente. “Sì… Certo che l’ho visto, andava verso la riva del fiume. Perché? Come mai lo cercate?”

“Siamo alle solite! Lo cerchiamo per fargli la multa che si merita. Lo sa bene che nel Parco non ci può stare, ma quello fa il furbo e vuol farci passare per scemi! Avanti ed indietro con le sue pecore”, replicò subito il guardiaparco, accendendosi in volto.

L’anziano contadino non si scompose. “Ma ditemi un po’… Perché nel Parco non ci può stare? Me lo spiegate una buona volta, cosa fa di male?”

“Mangia l’erba e rovina tutto!”

“Ah… Tutto qui? Almeno pulisce un po’ ‘sti gerbidi, visto che oramai nessuno lo fa più!”

Nel locale tutti ascoltavano attenti e qualcuno annuiva vigorosamente.

“I gerbidi sono parte integrante del Parco e vanno mantenuti come sono!”

Un sorriso ironico attraversò il volto segnato dagli anni e dal lavoro. “Già… Noi paghiamo le tasse per mantenere gente che i gerbidi li guarda, anziché pulirli…”

Il bar venne attraversato da una risata spontanea e da numerosi cenni di assenso.

I guardiaparco persero la loro sicurezza, imbarazzati chiesero il conto, pagarono e si avviarono verso la porta.

Il vecchietto, rivolto a tutti ed a nessuno, lanciò nell’aria un’ultima frase. “I pastori… Io mi ricordo quelli che passavano di qui prima che voi nasceste, c’erano quando io ero bambino. Non sarà certo il Parco a farli andare via! Hanno sempre fatto così, in primavera vanno via dai prati e si spostano lungo il fiume. Continueranno a farlo, è il loro lavoro.”

I guardiaparco uscirono senza replicare, salirono sul pick-up e se ne andarono, mentre nel bar continuva la discussione.

Tutti gli avventori, tranne Andrea, erano gente del posto ed iniziarono a commentare l’utilità del Parco, i problemi che ha creato.

“Non siamo più padroni a casa nostra! Un giorno mi hanno fermato perché scendevo con il motorino ad andare a vedere i miei campi e volevano farmi la multa! Ovvio che non avevo dietro i documenti, ma gliel’ho detto che lì i terreni erano miei, quindi al massimo erano loro che dovevano andarsene!”

E l’immondizia? Ce n’è dappertutto, quella che il fiume porta ad ogni piena, quella che qualcuno scarica lungo le strade sterrate un po’ nascoste. Ma loro non fanno nulla!”

“Girano con il fuoristrada, guardano con il binocolo, e cercano il pastore per fargli la multa!”

“Se qualcuno mi tocca i miei prati o i miei campi, chiamo i Carabinieri! Ma l’unica volta che è capitato un danno, il pastore mi ha pagato. Aveva pestato un angolo di un grano, perché all’operaio in fondo al gregge era rimasto indietro un agnello e le pecore avevano sconfinato.”

“Hai visto che roba giù nei gerbidi? Se fa di nuovo una piena, e l’altro giorno già ci siamo andati vicini, è molto meglio che le pecore facciano pulizia, altrimenti…”

Andrea uscì mentre la gente stava ancora parlando.

“Sai cosa mi ha colpito più di tutto? L’atteggiamento del guardiaparco, che si vedeva che aveva un odio forte verso i pastori, quasi avesse vecchi rancori personali o chissà cos’altro.”

Questa volta la fantasia non ha avuto un grande ruolo in questa storia. Tranne l’ambientazione, il nome del protagonista, qualche pennellata di colori primaverili, il resto è tutto vero. Qui un amico mi diceva che mi aveva mandato un’e-mail per narrarmi la scena a cui aveva assistito, ed è quella che vi ho descritto sopra. Non si chiama Andrea, ma questo è ininfluente. Vorrei smetterla di parlare di problemi con i Parchi fluviali, vorrei che si trovasse l’accordo, vorrei che si trovassero delle zone dove le pecore devo star lontane per qualche reale necessità di protezione… ed altre dove invece il pascolamento sia consentito, affinchè i pastori possano continuare il loro mestiere.

Tra l’altro… qui vi parlavo dell’Artemisia, ricordate? Un mio amico all’università, appassionato botanico, mi scrive: "Ci sono diversi lavori che studiano la dispersione di infestanti tramite le pecore (alcuni erano atti di convegni che non ritrovo piu’), il concetto è che le pecore mangiano i semi delle infestanti (es. se pascolano stoppie di grano, oppure greti infestati) e poi le restituiscono su pascoli, campi, ecc. Da noi potrebbe succedere da zone golenali a campi, il pascolo se ben gestito non consente alle annuali di insediarsi. Un altro filone di ricerca è il trasporto tramite il pelo. Ti allego un lavoro che parla positivamente dell’effetto del trasporto." Dal momento che l’Artemisia viene pascolata prima della fioritura, quando pertanto non ci sono semi… ditemi come fanno le pecore a diffonderla!

  1. se si mettesse un po di buon senso da tutte le parti si riuscirebbe a trovare un valido accordo che soddisferebbe entrambi basta volerlo .. ma non ce peggior sordo di chi non vuol sentire…pero’ qualcosa si sta muovendo grazie a te marzia che riesci a fare da tramite tra questi 2 mondi continua cosi che vedrai che i risultati arrivano con il tempo.
    poi non capisco l utilita del parco mi sta bene mantenere determinati abitat lungo le sponde del fiume ma cio non significa lascciare andare tutto in malora o creare zone inaccessibili che nessuno puo visitare che senso ha tutto cio se si crea un parco deve essere a disposizione di tutti con determinate regole ma deve essere un luogo dove poter portare in tutta serenita i banbini ad ammirare cio che resta della natura e non un luogo dove non puoi accedervi perche e una discarica a cielo aperto o pieno di pericoli . semplicemente non capisco l utilita del parco gestito in determinate maniere secondo me non viene usato per le pontenzialita che ha o magari e stato creato solo per prendere fondi pubblici che altrimenti andavano persi. a questo punto mi viene da pensare di tutto. lasciamo che il tempo e le istituzioni facciano il loro corso poi si vedra.
    un saluto aldo

  2. I momenti più acuti del problema si sono
    manifestati nel momento in cui alcuni
    allevatori non hanno in alcun modo
    voluto accettare la realtà – per altro ben
    consolidata nel territorio – per cui il
    Parco è titolare del diritto sancito da
    norme di legge a custodire e salvaguardare
    un patrimonio naturale che la
    Regione ha espressamente voluto conservare
    (gli habitat naturali del corso
    del Po).
    Le ragioni di questa volontà pubblica,
    dichiarate dalla Regione, sono chiare. Il
    Parco del Po e tutti i Parchi sono nati
    da studi, ricerche, confronti con le
    realtà locali e quant’altro il nostro
    sistema democratico ha messo a disposizione.
    Le priorità di tutela e conservazione
    degli habitat non sono mercanzia
    da utilizzare per far contento un soggetto
    o l’altro: semplicemente non sono
    in discussione. Il ruolo dell’Ente-Parco è
    quello di gestire al meglio il bene affidatogli
    e in questo senso dispone di un
    piccolo ma significativo margine di
    “trattativa” per affrontare al meglio le
    varie situazioni che di volta in volta si
    presentano. Questo margine non consente
    però deroghe rispetto ai principi
    fondamentali di tutela e di conservazione
    degli habitat. Alcune zone sono
    prioritarie per la conservazione degli
    habitat (le Riserve naturali nel nostro
    caso), altre invece costituiscono il
    “margine di trattativa” a disposizione.

  3. sono d accordo che bisogna mantenre determinati habitat per studi ricerche o oltro il parco serve anche a tutelare determinate aree per il ripopolamento di determinate tipi di piante ed animali,ma penso anche che un po di buonsenso messo da entrambi le parti (il parco ha le proprie ragioni e i pastori le loro) riesca a conciliare questa oramai lunga discussione. poi se qualcuno sbaglia e giusto che paghi ma tutto con un po di buon senso, secondo me si devono prevedere aree inviolabili e aree libere dove si puo pascolare liberamente e tra queste 2 dei corridoi per lo spostamento degli animali, o qualche altra soluzione che soddisfi entrabi.poi i parchi non mi sembra che siano nati sempre per volonta pubbliche anzi diciamo che solo pochi anno deciso per tutti inponendo lla loro decisione qui da me e successo la stessa cosa ma noi ci siamo riunti e ci siamo opposti non potete venire ad imporci delle condizioni che fanno solo comodo al parco, se proprio e una necessita fare un parco od un area di tutela bisogna farla seguendo determinate regole e cercando di soddisfare il piu possibile gli abitanti di dove si intende realizzarla non arrivare e dire da domani e parco e non puoi piu fare come ti pare(sui tuoi terreni) bisogna dialogare non inporre,poi spesso mi e capitato di girare in bici per il parco in questione e secondo me il problema e un altro , bisognerebbe prima di abbellirlo con inutili staccionate e cartelli oramai inleggibili si dovrebbe ripulirlo visto che e praticamente una discarica a cielo aperto ce immondizia in ogni angolo non solo abbandonata da chissa chi ma portata anche dalla corrente del fiume , secondo me quella e la cosa importante piu delle staccionate o di qualsiasi altra discussione , perche seno’ che senso avrebbe il parco. questa e la vera tutela del parco a meno che non si vogliano studriare gli abitat degli animali e delle piante dentro una discarica e allora mi chiedo perche non si e fatto anche un parco alla discarica delle basse di stura? basta discussioni un saluto a tutti i lettori del blog e anche se un po in anticipo auguri di buona pasqua a tutti . aldo

  4. Un racconto che mi trova perfettamente d’accordo! Non ho in nessuna simpatia questo malinteso ecologismo che pretende di conservare non toccando nulla, neanche quello che si è sempre curato in modo naturale! Poi naturalmente c’è l’atteggiamento delle persone che peggiora certi conflitti… ma tutto viene da una idea di conservazione che, spesso, è completamente incompatibile con qualunque attività umana (e animale! ;-). Brava, spero che ti pubblichino questo post su un giornale locale dove questa cosa troverebbe il suo senso! :-)) Aloha

  5. ciao!Marzia…sono sabrina probabilmente non mi conosci però…diciamo k tuo ragazzo Flavio conosce mio fratello e la mia famiglia.. sl x darti un’idea di chi sono….sono la sorella di Mauro il ragazzo k andava all’alpe BRIGARD.. Colgo cosi l’occasione x farti i nostri complimenti sia x le immagini k x le tue storie divertenti!!!ti saluto..ciao Sabrina Aschieris e famiglia

  6. Che dire?
    Per secoli i contadini (e tutto il mondo collegato, quindi anche i pastori) sono stati i custodi del territorio.
    Poi è arrivata la “civiltà” che, oggi, vuole i contadini nei mercatini, a fare i giullari.
    Idem per i pastori, magari metterli sottovetro…
    W l’Itaglia!

  7. Certo che i pastori devo avere, quantomeno, una dose di pazienza invidiabile. Complimenti a loro e alla loro tenacia.
    A te tanti sinceri auguri di buona Pasqua… con l’altrettanta sincera speranza che non arrivi una ‘qualche autorità’ a guastartela!

  8. @aldo: vedi, ci sono dei controsensi di base: dicono che le pecore distruggono i nidi dell’occhione, e poi scrivono che l’occhione in questi ultimi anni è aumentato come numero di capi censiti…
    non credo che vietare il passaggio alle pecore porti giovamento all’ecosistema del parco, perchè secondo me aumenterà la colonizzazione di specie non autoctone e sarà una giungla impraticabile a rischio per le alluvioni. però evidentemente ci sono visioni diverse. un utile e costruttivo confronto era affidarsi all’università o altri studiosi/appassionati che erano disponibili a fare delle ricerche sull’impatto del pascolamento (negativo o positivo, almeno c’era una dimostrazione scientifica), ma questo è stato bocciato come “inutile”
    @anonimo#2: peccato manchi la firma…
    non è in discussione, quindi tutti zitti, giù la testa, chiudiamo la baracca ed andiamo a fare altro. la legge è la legge
    @aldo: dialogare prima e non dopo, hai pienamente ragione! se non si sollevava la faccenda in questi ultimi anni… prima non era mai stato fatto nulla ed i pastori non erano MAI stati chiamati a sedersi attorno ad un tavolo
    @cuoredigiada: grazie!! sì, ogni tanto qualche minilepre schizza via rapida, disturbata dal gregge!
    @soulboarder: già, già…
    @carla: grazie, anche a te
    @heidi: nel mio caso, niente caffè, perchè non mi piace 😉
    @sabrina: ciao! piacere… salutami mauro e tutta la famiglia, fateci sapere quando lassù si vedrà l’erba verde, che ci mettiamo in cammino!
    @corsaro: come diceva il mio amico fulvio ad una guardia faunistica: “e che devo fare con le pecore, metterle in burnia in primavera e tirarle fuori al momento di andare in montagna?”
    @pieropa: benvenuto. il pastore è paziente di natura, ma a volte ti coglie lo sconforto, soprattutto quando ti sembra di essere di fronte ad un’assurdità. ti dipingono a custode del territorio e risorsa importante, ti multano perchè “distruggi” (?) l’ambiente.
    grazie e… speriamo in bene!

  9. ciao potrei sapere chi e quel ragazzo che cerca qualcuno k lo accolga in alpeggio xk io potrei trovargli 1sistemazione!!!scrivimi x favore…grazie un saluto aschieris

  10. scusami ma ti do del tu…c’e un problema io sn alle prime armi di questo blog..e quindi non capisco come scriverti tramite e mail?avendo solo la chiavetta di internet…grazie..

  11. no no tranquilla non mettere il tuo numero così in chiaro sul blog..NON c’e da fidarsi..cmq appena arriva mio fratello dal lavoro gli dico di chiamare Flavio…grazie mille…però potresti darmi almeno un’idea chi è questo ragazzo???puoi dirmi dove abita e il cognome e nome se magari lo conosco già…grazie

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