Adesso vi racconto una storia 5.4

Ultimo episodio della storia (qui le altre puntate 321). Adesso devo pensare al prossimo racconto… Chissà come e quando mi verrà l’ispirazione?

Vivere per le pecore

L’estate passò con giornate di sole, con bufere di pioggia mista a neve, vento e pascoli che poco a poco cambiarono colore, fin quando fu il momento di scendere. Ogni tanto i padroni erano saliti a vedere gli animali e, giù nei paesi, parlarono bene dell’Italiano. Curava le pecore zoppe, le portava al pascolo fino a tarda sera, non ne aveva persa nemmeno una. In tutta la stagione, morì solo una vecchia pecora, che già in primavera era salita con qualche acciacco di troppo. Un’agnella venne azzoppata da una pietra ed il proprietario salì a riprendersela. Il lupo non si fece vedere, per fortuna, e nemmeno l’orso che scorrazzava in altre valli venne a dar fastidio.
Sandro era un po’ frastornato da tutta quella gente che veniva a parlargli, a stringergli la mano, a complimentarsi per la bellezza degli animali ed a far domande. Non era più abituato alla confusione, dopo i mesi trascorsi lassù. Era sceso solo un paio di volte in tutta la stagione, quasi sempre c’era stato qualcuno che gli aveva portato i viveri per la settimana.
“Tornerai, il prossimo anno?”
“Vedremo…”
“Ma ti sei trovato bene, no?”
“Sì. E’ una bella montagna, per gli animali.”
Venne Paolo a riaccompagnarlo a casa.
“Mi spiace non essere riuscito a fare un giro prima… Però ho dovuto lavorare duro per la tesi. Adesso ce l’ho fatta, sono laureato.”
"Tu ce l’hai fatta. Sai quello che farai dopo, più o meno. Hai una strada tracciata da percorrere. Io invece…"
"Sandro! Da quando ti preoccupi del futuro?"
"Da quando non ne ho più uno."
Ed il futuro avvocato non riuscì a strappargli molto altro. Il ragazzo un po’ introverso, ma felice di fare la sua vita, non c’era più. Questo pastore che voleva lasciarsi sconfiggere dall’esistenza non sembrava disposto a confidarsi. La sua unica ammissione riguardò gli animali, come sempre.
"Non ho più delle pecore di cui prendermi cura, cosa ci sto a fare?"
Paolo allora gli parlò della Francia, su cui si era documentato. Pastori che badavano a greggi di grosse dimensioni, in territori sconfinati, ma delimitati per ciascun allevatore.
"Sarei sempre il servo di altri."
"E allora, cosa proponi?"
"Non lo so."
Discussero, quasi litigarono, il pastore gli disse che non poteva capire, lui veniva da un altro mondo, cosa ne sapeva di pastorizia!
"Ce n’è, di gente che lavora sotto padrone! Lo dicevi anche tu, che almeno non hanno preoccupazioni!"
"Non si può parlare con te, sei un avvocato e sai sempre girare le parole dalla parte giusta."
E di Sandro parlarono in tanti, nella valle. C’era chi diceva che avrebbe ricomprato le pecore, chi invece affermava che avrebbe fatto una brutta fine, perchè un vero pastore non deve mai vendere tutti suoi animali.
"Ce ne sono, che l’hanno fatto, e poi un giorno li hanno trovati appesi…"
"Se iniziasse ad attaccarsi alla bottiglia, farà una brutta fine."
Ed invece Sandro non beveva altro che l’acqua della fontana davanti a casa. Ripulì il bosco della cugina, tagliò la legna e la accatastò ordinatamente. Rimise anche in sesto la casa, poi un giorno sparì. Era la primavera e qualcuno pensò che fosse tornato in Svizzera. Paolo venne a cercarlo, gli dissero che se n’era andato. Il cellulare restituiva solo il disco registrato del gestore della telefonia, l’utente non era raggiungibile.
"Uno così, viveva per le pecore."
Passarono gli anni e, poco per volta, ci si dimenticò di lui. In paese non aveva nulla, i pochi parenti non avevano ricevuto nessuna notizia. Solo gli altri pastori, ogni tanto, si chiedevano che fine avesse fatto.
"Poteva venire a lavorare con me, gliel’avevo chiesto. Gli vendevo un po’ di pecore, così cercava di rimetter su un gregge. Era cresciuto ad una buona scuola, quella di suo padre, ma non aveva mai avuto abbastanza libertà e non sapeva camminare da solo, alla fine."
Paolo ormai era diventato un avvocato affermato e con un buon giro di clienti. Quasi per caso, un giorno un’amica della moglie gli raccomandò un cliente e si trovò così a rappresentare un pastore in una causa. C’era di mezzo una denuncia per danni, ma anche fatti più gravi di minacce. Il caso andava per le lunghe, la Giustizia faticava a fare il suo corso, come sempre, così quel giorno Paolo aveva in agenda l’ennesimo incontro con il suo assistito.
Questo entrò con una rivista in mano, una di quelle che lui comprava e metteva lì per ingannare l’attesa dei clienti: "Avvocato… Ma l’ha visto questo giornale, lei?"
Dalle pagine patinate del National Geographic, un volto scavato, cotto dal sole e dal vento, con due occhi dove si leggeva quel pizzico di malinconia che hanno tutti gli emigranti lontani dalla loro terra. Il sorriso buono però si allargava davanti ad un gregge che pascolava nelle immense distese verdi della Nuova Zelanda e comprendeva anche un ragazzino lentigginoso con il cappello in testa, decisamente rassomigliante al pastore.
"Avvocato, lo sa che questo qui io lo conoscevo? Era il figlio di un grande pastore, poi un giorno è sparito!"
Paolo guardò con più attenzione. Sotto il cappello, tra la barba folta venata di bianco, quello era indubbiamente il suo amico.
"Lo conoscevo anch’io. Sandro. Come sarà arrivato là?"
L’articolo diceva poco, quelle parole sul "pastore ed il suo gregge" facevano sperare che gli animali fossero di proprietà dell’uomo nella foto. Magari un giorno sarebbe andato in Nuova Zelanda a cercarlo, per farsi raccontare cos’era successo in questi anni.

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