Tempo di ripartire?

C’è chi sta ripartendo in questi giorni, chi è riuscito quasi a non fermarsi, se si esclude quei giorni in cui ha fatto portare delle rotoballe di fieno, e chi invece resta ancora lì ad aspettare che il territorio sia pronto ad accogliere il gregge.

Si va a vedere com’è la situazione in collina, ma la gran parte dei pascoli è ancora impraticabile: nelle zone meno esposte, sul fondo delle vallette, nei versanti più freddi di neve ce n’è ancora tanta… Per non parlare poi di alcune zone di pianura, dove prati, campi e stoppie alternano uno spesso strato di neve fradicia e laghi incredibili di acqua, che talvolta interrompono persino alcune strade secondarie.

Anche laddove la neve si è già sciolta, l’apparenza inganna: i pascoli sono magrissimi ("Non ci sarebbe stata erba anche se non avesse nevicato…") e sarebbe impossibile anche solo attraversarli, a causa del tipo di terreno. Quello che sembra un solido pendio, in realtà è un rischio per chiunque voglia provare ad entrarci. Nemmeno i contadini si arrischiano a fare i lavori con i trattori, per la paura di rimanere invischiati nel fango.

Qua e là ci sono stati dei cedimenti e le frane hanno divelto i vigneti, hanno interrotto le strade, messo in pericolo le case, fatto crollare antichi muri di contenimento. "Se adesso smette di piovere, tempo che asciuga tutta quell’acqua che c’è, è ora di lasciare i prati e scendere verso i fiumi in pianura, quest’anno."

Altrove la collina è impraticabile pure per altri motivi: anche se non ci fosse più neve, le pecore sono sgradite intorno al Santuario di Castelnuovo Don Bosco. Infatti, accanto ai cartelli di proprietà privata e divieto di accesso, c’è un piccolo "Divieto di Pascolo". Qui si preferisce fare la manutenzione del vasto prato con decespugliatori e trattorini, non con un bel gregge…

E il gregge allora attende paziente laddove il pastore ha deciso di fermarlo: si abbevera direttamente al fiume, riposa nel boschetto di gaggie ed aspetta di essere chiamato in "mensa". Le pecore sanno che il pastore provvederà a loro, anche quando la natura decide di fare un inverno come quelli di una volta.

Continua così l’alimentazione a base di unifeed, mentre si rincorrono le voci su questo che è ripartito da tre giorni, l’altro che pascola nei prati verdi di zone in cui il terreno è meno infido di quello di collina e l’altro ancora che invece è piantato nella neve che sta sciogliendo. Prima erano tutti allo stesso piano, oggi invece ciascuno paga le conseguenze del suo tradizionale territorio di pascolo.

  1. Il 9 febbraio hanno seppellito a Telve Valsugana (Tn) il malgaro e casaro Francesco Franzoi, 72 anni, memoria storica del Lagorai. Quell’uomo che al funzionario provinciale che gli spiegava che, per avere gli aiuti europei per la malga, avrebbe dovuto fare il formaggio con il fuoco a gas, rispose:-” Fallo tu. Qui siamo in mezzo alla legna. Chi pulisce i boschi altrimenti? E perché pagare un milione di Lire di gas con tutta quella legna? Il formaggio poi, viene molto meglio col fuoco di legna.”- Nella vita aveva fatto anche la transumanza delle pecore. Francesco era l’uomo che portava avanti una delle malghe mitiche del Lagorai, Valpiana, malga dei baroni Buffa. Prima di Valpiana aveva caricato malghe nel Cadore (Bl) e in Svizzera e le malghe di Telve, Cagnon e Casalbolengheta. Ma aveva fatto per anni il pastore di pecore e diceva: – ” Ho le ossa grosse perché mi sono alimentato tanto di latte di capra.”- Questi personaggi hanno tenuto viva la nostra montagna e prodotto formaggio e burro dal sapore che oggi nessuno più riesce a riprodurre.

  2. @john: mah, a loro questo cibo misto macinato non dispiace…
    @aldo: sì? non so, non frequento il posto…
    @yellowborder: grazie della sentita testimonianza, la riporterò in un post domani
    @soulboarder: qualcosa inizia ad esserci, ma… non a sufficienza per tutte le greggi nomadi piemontesi!!

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