Adesso vi racconto una storia 3.4

Siamo arrivati alla quarta puntata, (le precedenti 321) credo le abbiate lette e… non è la fine! Il racconto si concluderà con la numero 5. Prima di lasciarvi in compagnia dei personaggi, ringrazio Chiara per il disegno che ritrae il (vero) pastore che mi ha ispirato (guardandone una foto, non lo conosco davvero, per cui il carattere gliel’ho inventato io) la storia.

La donna del pastore

Tornata in Piemonte, Annalisa decise di mettersi sulle tracce di altri pastori. Si fece aiutare da quella ricercatrice che le aveva risposto via e-mail e, durante le escursioni in montagna, raggiunse numerosi alpeggi dove salivano le greggi che, nell’inverno, attraversavano la pianura e le colline della sua regione. Generalmente ebbe una buona accoglienza, incontrò altri personaggi eccezionali, che la aiutarono a capire meglio la vita del pastore nomade.

“Tu sei sposato?”, chiese ad uno dei giovani.

“Chi vuoi che se lo prenda, un pastore! Non è una vita da donne… Oppure ci va una donna disposta a sopportare tante, troppe cose.”

Un altro rise e le chiese se si proponeva lei come moglie. “Sono già un po’ maturo, ma adesso non va di moda l’uomo con i capelli brizzolati?”

“Mia moglie è una santa… Gliene ho fatte passare tante, in gioventù. Un pastore, però, si sa…”

C’erano anche delle coppie relativamente giovani, che sembravano ben assortite e stabili, con bambini piccoli. Ebbe però difficoltà a parlare con loro, le donne dei pastori.

“Sei una giornalista?”.

Ovunque incontrava diffidenza, risposte brusche. Solo una Francese parlò volentieri e le raccontò le lunghe assenze, le giornate al pascolo con lui, i problemi nel seguire i figli, l’intolleranza della gente. “Da noi, nel mio paese, invece c’è più rispetto, non sei guardato male se fai il pastore. Il guaio è che non sempre posso stare con lui. Adesso che i figli sono un po’ più grandi… ma di sacrifici, quanti ne abbiamo fatti. Devi poi anche fidarti al cento per cento, del tuo uomo, perché lui non c’è mai e… chi te lo dice che non fa come le pecore, che pascolano nei prati che non sono loro? O ti fidi, oppure ti sta bene che sia così.”

I suoi amici la davano per dispersa: non partecipava più alle loro gite ed evitava di raccontare loro cosa stava facendo. Qualcuno credeva che avesse una storia d’amore in corso che, per qualche motivo, non era disposta a condividere con nessuno. In un certo senso, questa era la verità.

Pensava spesso a Stefano e provava un grande desiderio di tornare da lui. Guardava le foto che aveva scattato lassù vicino al lago, poi un giorno la sua amica del Trentino le mandò un’e-mail.

“Cara Anna, sono tornata là dove eravamo salite insieme. Di ritorno da una gita sulle vette, abbiamo incontrato il gregge con il pastore che cercavi. Un viso davvero particolare, una persona piacevole. Con me c’era una ragazza che fa la pittrice ed ha fatto questo schizzo, ho pensato che ti facesse piacere averlo. Verrai ancora da queste parti, adesso che l’autunno sta iniziando a tingere le montagne? Il pastore ci ha detto che presto sarà ora di transumanza e mi sono fatta dire dove passerà, più o meno.”

Annalisa non ci pensò due volte, la sua mente era già là. Questa volta si sentiva più forte e non si sarebbe fatta prendere di sorpresa dalle parole del pastore.

Tornò da Chiara e decise di confidarsi con lei. Non era uno degli amici che la conoscevano da una vita e le era sempre sembrata una persona sufficientemente schietta e genuina da poter anche capire la sua infatuazione per questo mondo strano, cosa che invece non riusciva ai suoi amici di città.

“In effetti, quella persona, lo Stefano, il pastore, ha un qualcosa di singolare che ti impedisce di andar via senza più pensare a lui. Vuoi che venga con te domani o preferisci tornare da sola?”

Annalisa provò prima la carta dell’incontro casuale a due. Salì dove l’amica le aveva indicato e, questa volta, aveva già imparato a leggere i segni della presenza del gregge. Coglieva anche nell’aria i suoni e gli odori di questo mondo, che sembrava potesse appartenerle, nonostante tutto.

Fu con grande soddisfazione che riuscì ad arrivare all’accampamento del pastore: questa volta si trattava di una casa in pietra, un edificio che aveva visto sicuramente giorni migliori, intorno al quale era ammassato un po’ di tutto in un gran disordine. Era il mattino presto, era partita dall’auto prima dell’alba ed aveva notato un vecchio fuoristrada ammaccato ed infangato, chiaramente un’auto da pastore.

Tutta la sua sicurezza svanì nel vedere uscire dalla casa una donna robusta, con i capelli legati a coda, una maglietta a maniche corte ampia, piuttosto sbiadita, dei jeans aderenti che faticavano a trattenere il loro contenuto. La donna urlò qualcosa ai cani che abbaiavano, legati alla catena, e si avviò sul retro.

Annalisa si avvicinò titubante e cercò di sorridere alla donna, quando riapparve.

“Buongiorno… Chiedo scusa per il disturbo, io cercavo il pastore.”

“Mio marito adesso non c’è, è già salito su dagli animali, oggi li spostano più in basso, tra pochi giorni si scende.”

La testa le sembrò di colpo vuota, leggera, un brivido la scosse.

“Sono venuta a dare una mano anch’io, per la transumanza lo faccio sempre, poi d’inverno giù nel piano si arrangiano, da me viene solo a farsi lavare la roba quando proprio sta in piedi da sola. Per il resto, in tutto l’anno lo vedo poco, solo d’estate sta con me, perché su resta solo il suo socio.”

“Ma allora suo marito… non è Stefano!”. Annalisa aveva ripreso a respirare.

“Ma per carità! Il mio uomo è il Franco. Lo Stefano non ha mogli, a lui bastano quelle degli altri!”

La risata sguaiata della donna la infastidì. Voleva andarsene immediatamente da quella baita, salire su, respirare l’aria frizzante di settembre.

“Se vuoi andare su da loro, segui il sentiero. Stamattina tirano giù gli animali nel piano, poi forse domani o il giorno dopo iniziano a scendere. Sei una fotografa?”

“Sì… Vengo dal Piemonte, avevo già incontrato Stefano quand’era nell’altro vallone, al lago.”

Salutò e riprese a salire. Era contenta di sapere che il suo pastore era libero, così come le aveva detto, e cercava di non pensare al fare ammiccante della donna quando aveva parlato delle mogli degli altri. Dicerie… Gelosie, mai ascoltare le voci della gente.

Finalmente, ecco il gregge. I cani lo stavano radunando, lassù in alto… Adesso Annalisa aveva imparato ad apprezzare i disegni creati dagli animali in movimento, la destrezza dei cani, sentiva come proprio di quel paesaggio il rumore delle campanelle e dei belati. Lo stesso panorama, senza quei suoni, le sarebbe sembrato privo di qualcosa di fondamentale.

Quando arrivò più vicina al gregge, agitò una mano in segno di saluto. Dall’alto, una voce le rispose: “Oh, la mia Piemontese! Alla fine mi hai ritrovato!!”

Gli uomini scesero, Franco era un uomo tutto di un pezzo, dai lineamenti grossolani di certa gente di montagna. Aveva un che di ironico nello sguardo, sembrava che, guardandole, giudicasse le persone allo stesso modo di un animale da vendere o da acquistare. Il cappello di feltro verde che gli copriva la fronte aveva perso la sua forma originaria, a forza di star posato lì, e la camicia a quadri era aperta sul davanti a mettere in mostra una grossa catena d’oro con un crocifisso. La stretta di mano era micidiale e, sul viso abbronzato, si aprì un sorriso sarcastico.

“Una donna che viene dal Piemonte per lo Stefano…”

“E’ una specie di fotografa, mi aveva incontrato quasi per caso, quando ero di là al lago, nella tenda!”

“Ah… Ed adesso sei tornata per la transumanza? Io sono Franco, il suo socio. D’estate faccio le ferie, torno al mio paese per stare un po’ con mia moglie e prepararmi all’inverno. Aiuto mio fratello con le vacche, invece lo Stefano qui, lui le pecore non le molla mai!”

“Sì, ho conosciuto sua moglie, l’ho incontrata giù alla casa…”

“Vuoi venire con me? Devo salire là a prendere le mie cose, carico tutto sugli asini, sono ancora lassù.”

Stefano la invitò a seguirla, lei non rifiutò, ma colse lo sguardo malizioso con cui il socio sottolineò la cosa.

“Ci vediamo giù per pranzo.”

Per il primo tratto di sentiero, nessuno dei due parlò, poi fu lei a prendere l’iniziativa.

“Ho conosciuto tanti pastori dalle mie parti… Tutte le volte che potevo, andavo a cercarne uno. Forse ho preso quella che loro chiamano la malattia, perché adesso sogno le pecore persino di notte, qualche volta.”

“E’ così che comincia… Ma non tutti riescono ad andare avanti. Ce n’è uno giovane di qui che vuol vendere tutto prima di scendere dalla montagna. Va bene a noi, perché giù in Veneto ci contendevamo i pascoli. Come sempre, tra noi colleghi siamo tutti amici e nemici nello stesso tempo.”

Iniziarono a parlare di pastori e pastorizia, della stagione, degli alpeggi del Piemonte, di quello che lei aveva imparato chiacchierando con l’uno e con l’altro.

“Hanno problemi come qui da noi? Adesso che iniziamo la transumanza, è finita la pace… Franco si perde i mesi più belli, dice che va in ferie, ma le mie vacanze sono queste.”

Lei raccontò di quello che aveva avuto un incidente mentre risaliva la valle, che era stato investito con i suoi animali da un pazzo ubriaco e drogato alla guida, poi dell’altro, ormai anziano, che si ostinava ad andare in alpeggio, perché voleva morire tra le sue pecore, piuttosto che cederle al commerciante per due soldi e sapere che quelli poi li avrebbero mangiati i suoi figli, giovani ingrati che facevano quasi finta di non avere un padre pastore.

“Tutto il mondo è paese… Nonostante quello, tu sei tornata qui da me. Non l’hai trovato, un pastorello dalle tue parti? Uno meno selvatico di me?”

“Io non sto cercando un pastorello!”

“E fai bene… Te l’ho detto, siamo gente un po’ così. Ci piacciono le donne, sicuro, ma non è detto che sia sempre la stessa! Non l’hai scoperto, quello, dalle tue parti?”

“Ho trovato un po’ di tutto. Famiglie, giovani, anziani soli, pastori con le donne che li aspettano a casa…”

“Aspetta e spera!”

“Perché dici così?”

“Il Franco, d’inverno, ogni tanto va a casa, ma ha anche varie amiche in giro. E non pensare che la Luisa stia indietro… Finché va bene a tutti e due…”

Abbandonarono l’argomento e tornarono a parlare dell’estate, dei pascoli, dell’orso e del lupo. Arrivarono alla baita, Stefano chiamò gli asini e caricò sul basto la tenda, varie masserizie, poi chiuse la porta con una catena e lucchetto.

“Su di qui, ai pastori danno solo le montagne peggiori. Dove ci sono le strade e le malghe belle, quelli sono posti da vacche, da formaggi, masi e agriturismi. Va bene che almeno qui c’è erba buona, il problema è che tocca camminare un paio d’ore.”

Si passò la mano nei capelli e la guardò.

“Ma tu… pensi davvero che potresti fare questa vita? Cosa ci fai qui? Sei stata al pascolo in un giorno di tormenta? Sai cosa vuol dire l’inverno, per un pastore vagante? No, non te lo immagini nemmeno…”

Gli era cresciuta la barba, come nel disegno mandato da Chiara. Era la persona più affascinante che avesse mai visto e, anche se continuava a negarlo persino a sé stessa, quella che provava non era solo curiosità, ma un sentimento molto più profondo.

“Sei una bella donna, simpatica. Hai carattere, altrimenti non saresti arrivata fin qui. Ma questa determinazione, pensi che ti basti per vivere al fianco di un pastore? E poi… io amo troppo la mia solitudine. Non ti voglio prendere in giro: non credo di poter vivere accanto ad una donna dicendo “per sempre”, non è cosa che fa per me.”

“Nemmeno… provare?”

Eccola, la sua risata, quella che brillava negli occhi.

“E’ la cosa più stupida da dire. Questo non è un mestiere che provi. Una volta che hai le pecore, devi andare avanti assecondando i loro bisogni. Non puoi deluderle… e nemmeno rivenderle se non ce la fai. Cioè, quello sì, ma vorrebbe dire far ridere i commercianti. Con una donna dev’essere uguale, per me. Io non me la sento, quindi non provo, preferisco continuare così. Magari, da vecchio, mi pentirò, ma almeno me la prenderò solo con me stesso e saprò che non ho deluso o fatto soffrire nessun altro.”

“Stai facendo soffrire me…”. Ecco, l’aveva detto.

“Ti sembra soltanto. Non sono nessuno, per te. Potevo rimanere una foto in bianco e nero sul giornale, come quella di un attore o di un cantante.”

“Invece no, ci sei, sono qui che ti parlo e siamo noi due, da soli.”

L’asino ragliò proprio in quel momento e tutti e due scoppiarono a ridere all’unisono. Quella risata li avvicinò come nient’altro prima e lei si ritrovò a perdersi negli occhi di lui, finalmente senza abbassare lo sguardo.

…Continua…

Per qualche giorno il blog non verrà aggiornato. Domani sarò al convegno in Valle Orco, poi sulle orme di vari pastori. Il perchè ve lo racconterò la prossima settimana, ma non so come e quando tornerò on-line.

  1. Hai un bel modo di raccontare che arriva dal cuore. Ho letto le tue puntate tutte in un fiato ed ora… aspetto la continuazione.

    Brava!

    Buon convegno sabato e buone tracce di pastori. Occhio alla neve.

    Serpillo

  2. Lo schizzo a carboncino è splendido: fai i complimenti all’autrice. :-)) Il tuo racconto procede molto bene ed è bellissimo il pezzo nel quale il pastore dice che quello non è un mestiere che si può “provare” ma una volta scelto è per la vita. Per lui la scelta di una donna per la vita è molto più difficile. Brava, ti auguro di pubblicare questa cosa quando l’avrai finita :-)) Aloha

  3. @serpillo: grazie 🙂
    la neve sarà un problema sia domani per il convegno, sia lunedì per andare in cerca dei pastori, se le previsioni sono corrette
    @soul: l’autrice passerà di qua a leggere…
    pubblicare? a dire il vero non ci ho pensato… questo racconto è già pubblicato, qui!
    @massimo: esatto, proprio lui! e chiara lo conosce personalmente, anche se il disegno è tratto da una foto

  4. @lorma: è una cosa temporanea, forse lunedì sera riuscirò a mettere qualcosa, ma non so…
    sì, ho pubblicato 2 libri, ma sono saggi e non narrativa. uno è “Dove vai pastore?”, con Priuli&Verlucca, l’altro è “Vita d’Alpeggio”, con Blu Edizioni. si parla del 2006…

  5. io penso che vada a finire cosi’: lei si sposa con il pastore (IO SONO SEMPRE POSITIVO) e la sua vita sara’ un po’ aiuntando lui, un po’ a casa e un po’ nel suo lavoro.
    Certo che per lei non sara’ facile…. ma l’amore non e’ polenta……….

  6. ancora una cosa: tu parli di ”Planet” e poi di Azzara” ma io che sono cittadino non riesco capire in che vallate sono. Mi spieghi a grandi linee. grazie.
    gigi alessandria

  7. Per caso, tu e Annalisa siete la stessa persona?
    La storia è molto bella e mi intriga, io nel finale scriverei “Annalisa e Stefano vissero per sempre felici e contenti, vivendo di giornalismo, di greggi e pascoli vaganti.
    h.

  8. @gigi: bisogna essere positivi, perchè la vita riserva sempre tante sorprese e… non sempre sono così a lieto fine!
    per quei luoghi che dici, siamo in val germanasca (TO)
    @heidiepeter: no, non siamo la stessa persona, la mia storia è molto, molto diversa. magari un giorno scriverò un libro autobiografico, ma oggi è ancora troppo presto!!

  9. Ciao Marzia, ho letto la tua storia e mi ha toccato nel profondo dell’anima! Vorrei incontrarti e raccontarti la “mia”, naturalmente con un pastore! Ribadisco la tua straordinarietà. Ho comprato il tuo libro, Dove vai pastore?, scoprendo con infinita gioia l’intervista ad un pastore che ho conosciuto tre anni fa in montagna. Grazie Marzia! Questa mattina ho visto il tuo blog e condiviso tanti tuoi interessi. Appena posso viaggio, sola, in compagnia dei miei pensieri…la Patagonia è meravigliosa! Ti rinnovo il mio invito, se passi dalle parti di Alessandria…! Abbiamo bisogno di persone come te. A presto, Consuelo.

  10. ma se uno volesse aggregarsi a dei pastori durante la transumanza prossima per dare loro una mano, conoscerli e conoscere meglio quegli splenditi posti cosa deve fare?
    stefano da Roma

  11. Chiedo scusa, commento impopolare sicuramente.
    Marzia ha chiesto cosa ne pensiamo e forse una voce fuori dal coro può essere gradita anche se critica. Gli argomenti che il racconto veicola mi paiono importanti e il racconto raggiunge sicuramente più persone di quello che può fare un saggio. Dunque ben venga la storia che mi sembra però un poco sdolcinata e la protagonista decisamente invadente e svenevole. Se potessi scegliere ci metterei un po più di grinta. Mi piacerebbe anche sentire meglio anche l’odore della terra, il freddo del vento, il sapore della fatica sulla lingua, vedere il colore del cielo e di un fiore. Lo so li hai raccontati ma allora perchè non li sento. Un mio limite sicuramente.
    Aspetto i prossimi pezzi.
    Con simpatia Vera

  12. @consuelo: la tua storia con un pastore? interessante… magari potresti contattarmi sulla mia posta privata (l’indirizzo l’hai visto sul sito), così mi dici anche qual è il pastore che conosci?
    ti aspetto per chiacchierare almeno così, in attesa di un incontro, chissà quando…
    @stefano: per accompagnare un pastore… secondo me devi incontrarlo, conoscerlo, farti apprezzare e poi magari accompagnarlo ed aiutarlo, se per lui va bene.
    una transumanza “per turisti” senza dubbio è organizzata e non reale al 100%, ma una vera transumanza è difficile, piena di imprevisti e contrattempi, quindi il pastore preferisce farla solo con le persone che possono aiutarlo davvero e che sanno come prevenire o risolvere questi problemi.
    trova un pastore dalle tue parti (credo e spero che ce ne siano ancora!!) ed inizia di lì… io ho fatto così 😉
    @carla: grazie :-))
    @vera: e perchè? ben vengano le critiche!!!
    troppo poco spazio per in vento e la terra, per quello serve un libro… o gli altri post dove invece ci sono tutti questi ingredienti.
    la protagonista come la vedi tu… è quella che io volevo che fosse, visto che ci sono quelle che si innamorano così e che sognano il pastore o qualche altra “figura” che idealizzano solo nella loro testa. di pezzo ce n’è solo più uno

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