L'alpeggio e la neve

Così come l’appassionato di sci non vorrebbe dover spalare la neve al mattino per recarsi al lavoro, ma la apprezza quando risale la valle nel fine settimana, anche il margaro ed i pastore sono felici che, lassù, le montagne siano completamente imbiancate. Se la stagione sarà normale, cadrà ancora altra neve… Magari in primavera non si potrà salire prestissimo, ma l’erba sarà abbondante, i torrenti ed i laghi torneranno al passato splendore, la fonte che rifornisce l’alpeggio non dovrebbe più seccarsi nel mese di agosto.

L’importante è che le baite dove risiedono pastori e margari reggano sotto il peso della coltre nevosa, da anni mai così abbondante. Qui al Planet siamo a quota relativamente bassa, quindi la primavera e l’erba verde arriveranno prima. La strada che sale al colle è una pista bianca, qua e là interrotta da alberi schiantati al suolo dal vento e dal peso della neve.

Un cartello ci dice che lassù si vende formaggio e Sairas, ed è quello autentico, perchè quella famiglia di margari si tramanda da generazioni la ricetta della bouno. Non sapete cosè? Allora magari un giorno ve lo racconterò… Oggi qui si parla di neve. "Sotto la neve pane"… e formaggio!

Sotto la neve infatti ci sono i pascoli: questi morbidi pendii che oggi fanno la gioia di escursionisti con le racchette e di scialpinisti… io li penso già con l’erba verde. Per adesso va bene così, ma verso marzo, aprile, uno si stufa poi di vedere solo bianco in montagna, inizia a desiderare fiori, ciuffi di erbe di diverse tonalità di verde!

Là dove c’è una sagna, una piccola sorgente, il terreno è più caldo e la neve si è già sciolta, lasciando affiorare l’acqua corrente e le prime foglie tenere. Tutto il resto è solo una candida coltre e gli animali selvatici hanno lasciato il loro segno sulla corteccia delle piante, una delle poche fonti di nutrimentoa disposizione.

Ma l’alpeggio, dov’è? Pur esposto in pieno sole, è quasi tutt’uno con il pendio. La stalla sembra un trampolino per fare un salto con gli sci! Che silenzio quassù: oggi non ci sono i muggiti, il suono dei campanacci, solo un vento leggero.

Ed è così dappertutto, di valle in valle. Ai piedi del Monviso si respira la stessa pace, quest’anno i pascoli riposano davvero, non saranno bruciati dalla siccità e dal gelo come nelle scorse stagioni. I pastori nomadi, forse solo loro, pagano il prezzo di questo vero inverno, quasi come quelli di una volta, ma per tutti, quando arriverà la primavera, le cose andranno meglio e non ci sarà da piangere per l’erba che non c’è.

  1. @john: ottimismo a lungo termine 😉
    @soul: senti chi parla, che continui a pubblicare foto spettacolari della val d’aosta innevata!
    tecnicamente parlando non è un formaggio, ma una ricotta… e ne parleremo in seguito, perchè credo che l’argomento interessi!

  2. Bella descrizione, bei paesaggi, rincuorano sotto questa piogerella che, da alcuni giorni, scende qui da noi. Ma le greggi sono ancora ferme? Non si è ancora sciolta la neve in pianura?

  3. Macchè magari un giorno… che cos’è il bouno ce lo devi dire al più presto!! .-)) Sai che il formaggio è la mia passione. Certo che i paesaggi e quel silenzio che sibila che ti dà la neve poco altro al mondo riesce a trasmetterti. Peccato per le pecore e per i pastori bloccati dalla natura dell’inverno.

  4. @serpillo: c’è poco da sognare, basta partire, con le ciastre ai piedi…
    @lorma: non scioglie, anche se qui c’è sole. di notte le temperature sono basse e quindi continua a ghiacciare
    @beppe: ce ne sono ancora, per fortuna, di quelli che raccontano la montagna. più importante però è che ci siano quelli che la VIVONO!
    @scarlet: ce l’hai fatta a passare di qui? 😉
    sul formaggio… racconterò, racconterò!

  5. Inutile dire che sono immagini meravigliose, anche da noi si diceva che sotto alla neve cresce il pane, ma non eravamo più abituati e questo inverno mi sembra lunghissimo, anch’io preferisco i formaggi alla carne e voglio saperne di più, un salutissimo Carla

  6. Pingback: Conoscere per tutelare « I camosci bianchi

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