Cani, capre ed antiche tradizioni

Sono stata due giorni in Valsessera e Valsesia, durante il weekend. L’occasione era quella di andare a trovare la mia amica Maria Pia, prima che ripartisse al seguito del gregge vagante. Pensava di poter trascorrere l’inverno a casa con le sue capre, ma la scarsità di ghiande e castagne le ha fatto cambiare idea. Le capre sono già con il gregge di Carlo Alberto, presto scenderà anche lei verso la pianura.

Prima mi sono fermata da Marco, un giovane pastore di capre. Volevo chiacchierare un po’ con lui a proposito di cani da pastore, per scrivere uno degli ultimi racconti per il mio nuovo libro. Non mancavano i soggetti, intorno a noi… tra cui questo ed un altro cucciolo, tutti e due della "razza d’Oropa". Un cane nasce buono? "Se il padre e la madre sono ottimi cani da lavoro… I figli hanno buone probabilità di esserlo, ma è un po’ come per le persone, dipende poi da come vengono allevati."

Marco in questo momento fa un po’ il vagante e dorme su di una branda parzialmente riparata da un telo accanto al suo piccolo gregge. Lasciare gli animali da soli potrebbe riservare brutte sorprese, al mattino… In montagna basta un recinto elettrificato a tenere lontano il lupo, di notte. Nel fondovalle ci va ben altro per allontanare i lupi a due gambe!! Mi racconta di come avrebbe voluto acquistare una baita e ristrutturarla, fare una piccola stalla. "Ne avevo trovata una su in alto, zona di boschi… Per fare i lavori però dovevo chiedere dei contributi, perchè altrimenti non ce la facevo. Niente da fare, è catalogata come zona residenziale nel piano regolatore comunale, quindi… Niente stalle a meno di 100 metri dalle altre case. E lì, sparse nel bosco, qua e là delle case ci sono, magari dove la gente viene solo d’estate. Quindi non se ne parla. E’ così che aiutano i giovani che hanno voglia di lavorare. I boschi si chiudono, ci sono solo più rovi, i pascoli scompaiono."

Anche più tardi, con Maria Pia, torniamo su questi discorsi, mentre facciamo quattro passi verso il Monte Barone. Un tempo si pascolava dappertutto, passavano greggi dirette verso la Valsesia. Riesce difficile immaginarlo, su quei pendii così ripidi, specialmente oggi che sono completamente coperti dalla vegetazione. Su in alto, dove non crescono gli alberi, anche ad occhio nudo si vedono chiaramente vaste chiazze di brugo. Qui, più in basso, le sue capre pascolavano quello che trovavano, accontentandosi anche delle foglie dure e dei semi della Molinia. Un botanico, tra l’altro, trova di che appassionarsi, da queste parti… tra ciclamini in fiore, erica carnea e Daphne cneorum.

Il giorno successivo siamo in Valsesia, più precisamente in Val Vogna. Facciamo le turiste, ma il nostro punto di vista è un po’ particolare, dato che guardiamo soprattutto i pascoli! Quelli che si vedono e quelli che immaginiamo, coperti dalla neve. Pia era passata qui con un gregge più di trent’anni fa, diretta verso la Val d’Aosta. La montagna sembra ancora viva e curata. Uno scampanellio ci dice che gli animali sono ancora qui anche adesso. Vediamo infatti un piccolo gregge.

Poco più avanti, lungo il sentiero lastricato, ci vengono incontro alcune capre, dirette verso quel poco di pascolo che c’è ancora. Questi animali si accontentano più di ogni altro, visto che riescono a nutrirsi anche di parti più legnose, cortecce, erbe dure e secche. Ci sono alpeggi ancora utilizzati, ma i numeri non sono quelli delle vallate del Torinese o del Cuneese, con anche 200 e più vacche! "L’alpeggio che è nostro, dove da tempo non sale nessuno, ha una superficie di 200 ettari, ma lo danno per 40 capre. Tanto per farti capire in che condizioni sono ormai i pascoli…"

Queste sono zone walser, lo testimonia l’architettura particolare delle case. La prossima nevicata coprirà quel poco di verde che c’è ancora ed inizierà il lungo inverno per quelle persone che cercano di resistere, vivendo quassù con i loro pochi animali. Le greggi e le mandrie che occupano i pascoli di alta quota in estate sono ormai tutte scese a valle, al chiuso nelle stalle o vaganti lungo i fiumi e le stoppie. Un tempo non era così, tante cose erano differenti. Basta ad esempio guardare la stalla all’interno della casa museo a Pedemonte (Alagna): quanto erano piccole le vacche? Una bruna di oggi mai e poi mai riuscirebbe a stare in quello spazio ristretto, con una mangiatoia così bassa. Altri tempi, altra economia.

  1. ma che batuffolo quel cagnolino! in effetti stanno cercando di selezionarla la razza di oropa, quella che noi chiamiamo “tabuj”, come cane da pastore… c’è anche un’iniziativa con delle magliette… tipo 10 euro (mi pare) maglietta con foto di cane stampata, il cui evoluto va a qualche ente per il tabuj di oropa…cerco info!;)

  2. @john: chiedo scusa… non pensavo proprio di venire in valsesia, credevo che saremmo rimaste a coggiola e dintorni. un’altra volta, eh?
    @camalyca: allora spero che tornerai altre volte, così come io verrò a sbirciare tra le tue ricette

  3. @gp: ognuno guarda le cose secondo il suo punto di vista… il pastore, in qualunque luogo si trova, ha sempre l’occhio puntato al paesaggio per vedere l’erba. a volte, quando sei in macchina con uno di loro, ti spaventi persino, perchè capisci che la strada non è l’oggetto principale della sua attenzione!!!!

  4. A proposito di cani “buoni”, Una volta in Scozia ho incontrato un pastore che aveva un lupo cecoslovacco (praticamente un lupo vero) a guardia delle sue pecore. Lo aveva trovato cucciolo abbandonato (qualcuno che si era pentito) e fatto allevare da una sua Border Collie. A vederlo in mezzo al gregge di blackface faceva un po’ impressione. Mancava Cappuccetto Rosso e il quadro era completo.

  5. un giorno fa non mi fregava niente di capre appena ne ho viste due appena nate mi sono commossa così tanto che mi sono messa a piangere dalla felicità!!!!

  6. Ma per davvero Coggiola???anche io son passata da lì per il nostro percorso di distacco dalla città! una casetta raggiungibile a piedi che ora da notizie recenti so che sta crollando sotto il peso di alberi caduti era il nostro rifugio d'estate….e un'asinella aiutava la mia mamma con i trasporti pesanti delle provviste per poi pascolare(poco) il prato intorno a casa.
    Belle estati e ricordi da bambina! Che coincidenze!!!
    Valentina

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