Fino a quando?

C’è chi viaggia lontano per cercare avventura, posti tranquilli, paesaggi da fiaba… a volte basta andare in una valle che ancora non si conosce. Quello che magari non sappiamo apprezzare noi fino in fondo, l’hanno già scoperto gli "stranieri", a giudicare dal numero di auto svizzere e tedesche che si incontrano per la strada, oppure parcheggiate davanti a case in ristrutturazione. Giovedì sono andata in Val Sesia e sono salita verso Rimella. La prima puntata è stata nel vallone del Bise Rosso, dove credevo di trovare ancora alpeggi utilizzati…

Solo nelle prime frazioni ho incontrato ancora animali al pascolo e qualche persona, tra case ormai crollate ed altre che le seguiranno a breve. Una donna portava al pascolo le vacche brune e le capre del figlio. "Lui deve andare a fare un altro lavoro, per vivere… Poco per volta magari si organizzerà, vuol fare il locale per lavorare il latte giù dove stiamo, a Varallo…". Solo Brune, la passione è per quella razza. "Ne ha comprate due quando aveva 14 anni ed ha deciso di fare questo lavoro". Poi sono tornati lì, nel paese di origine della mamma. Piccole case dalle stalle strette, un villaggio dove probabilmente un tempo la gente abitava tutto l’anno.

Le capre pascolano poco sopra alle vacche, ormai è un posto quasi solo più per loro… Cresce la vegetazione, i cespugli, le felci, gli alberi. "E’ tutto abbandonato, qui. Speriamo di salire più su presto… L’altro vallone, a San Gottardo, è un po’ meglio, qui siamo dimenticati da tutti. E dire che mio marito è Assessore, ma per non far vedere che favoriva nostro figlio, ha fatto fare i lavori di là. Sono arrabbiata per questo!". Torno indietro, più su non c’è nessuno, Denis il pastore arriverà solo più avanti nella stagione, a pascolare le coste ripide.

Tra le case incontro il Tin, vecchio pastore di 77 anni, che ancora alleva le sue pecore e capre, facendo quel po’ di formaggio. "Erano tutte case walser, qui… Poi sono bruciate, e chi le ricostruiva ancora come una volta? Sono nato, io, su al Bise Rosso… Fino al ’65 qui era tutto abitato. C’erano fino ad 80 vacche su nel vallone, le pecore in alto, in basso si coltivava, si tagliava fieno che si portava giù a spalle. Uno del 1895 raccontava che qui, in questa frazione, abitavano 92 persone." Lui adesso, d’inverno, scende alla frazione sotto, dove arriva la strada: "Così posso farmi portare il fieno. Non come una volta, che con il fieno che si faceva ci si manteneva poi fino alla primavera dopo". Tempi di miseria: "Gli uomini d’estate emigravano, andavano a lavorare in Francia, in Svizzera, le donne ed i bambini rimanevano con le bestie. Adesso i giovani non vogliono più sporcarsi le mani nella stalla. Va tutto a perdere…"

Ridiscendo a Sant’Antonio e torno alla mia auto. Provo ad andare a vedere di là, nell’altro vallone, per vedere se le cose vanno meglio. Attraverso frazioni pittoresche circondate dal bosco, incontro poca gente, qualche turista, le macchine con le targhe straniere, gli operai del Comune che decespugliano il bordo della strada e salutano con un cenno.

Dopo il bosco di faggi, il sentiero esce nei pascoli che portano su agli alpeggi. Ci sono baite ovunque, qua e là sulla montagna. Quelle alle quote inferiori sono per la gran parte ristrutturate, c’è qualcuno che fa il fieno, si sentono le campane di qualche vacca, più in alto un piccolo gregge di capre. Deve esserci stato un incendio, i versanti sono scuri, l’erba ricresce di un verde intenso, i cespugli invasivi di erica sono carbonizzati, ma in molti punti il fuoco ha bruciato troppo a fondo e la terra resta scoperta. Incontro anche delle pecore, poche decine, ma continuo a salire.

L’alpeggio maggiore qui è l’Alpe Pianello, ancora utilizzato da una famiglia, madre e due figlie, Elena ed Anna. E’ l’ora di pranzo, quindi preferisco non disturbare e salgo più su verso il colle, per andare a cercare gli animali, visto che qui c’è solo questa vacca solitaria che pascola davanti alle baite ed un grosso asino dal pelo lucido.

L’alpeggio è composto da numerose case, anche qui un tempo veniva chissà quanta gente, oggi tutte le stalle sono utilizzate, ma la baita abitata è solo più una. I versanti di fronte si stanno lentamente coprendo di alberi e cespugli, non sono più i giorni in cui l’uomo lottava per utilizzare anche il più piccolo lembo di terreno, persino alle pendenze più elevate.

Vacche e capre sono su in alto, i pascoli che attraverso sono di scarsa qualità, dal colle si intravede tra la nebbia la parte più alta della Val Strona, gli alpeggi sopra a Campello Monti. Alcune baite sono ancora chiuse, porte e finestre sprangate, presso altre invece c’è qualche vacca. I rododendri ricoprono il versante che scende dal colle, attraversato da numerosi sentieri indicati da un bel cartello segnaletico con le frecce gialle.

Vado verso le capre, queste mi vedono e si spaventano, fuggendo in un tintinnio di campanelle. Poi le chiamo, si fermano e mi guardano interrogative. Si lasciano fotografare, mi vengono incontro, spero che dopo non mi seguano…

Un giovane becco è più intraprendente, mentre immortalo le sue compagne lecca il mio ginocchio, forse un po’ salato per il sudore. Stanno bene, qui, le capre… Libere di andare dove vogliono, salgono sulla cresta inerpicandosi tra le rocce, ma scenderanno poi da sole all’ora della mungitura. "A volte capita che una non torni e allora bisogna andarla a cercare… Una pietra, una gamba rotta, di incidenti ne possono sempre capitare. Il lupo no, non c’è. Qualche volpe…", mi racconterà dopo la signora Graziella.

E’ la volta delle vacche, che sono arrivate sul colle facendo scappare una coppia di escursionisti. Ci sono delle Brune e numerosi incroci di razze diverse, pascolano libere fino a quando verranno ricondotte alla stalla per la mungitura.

Chiacchiero un po’ con Graziella all’alpeggio, mi mostra la produzione di formaggi di questa settimana: tome di vacca, tome a latte misto e tomette di capra. "Lo vendo praticamente tutto qui… Di gente ne passa." Lei e le biondissime figlie sono di Rimella, abitano lì tutto l’anno, salgono a maggio nel tramuto più basso, poi vengono qui, da dove ridiscendono verso la fine di settembre: "Un anno, nel ’95, ha nevicato l’8, il 18 e il 24 settembre, siamo scese con mezzo metro di neve…". Ancora un mesetto a Scarpiola, e poi giù nelle piccole stalle della frazione per l’inverno. Le figlie continuano con passione, una adesso ha un bimbo piccolo che piange e si rifiuta di andare a dormire al piano di sopra: "Tutte e due, ma l’altra… ha ancora di più la passione, e lei che fa tutto, mette su le campane quando si parte… Sono vacche brave, le abbiamo tirate su noi, tutte, sono brave da mungere." Anche qui, in questo vallone, restano solo loro ed altre due sorelle più in basso, con capre e pecore, poi qualcun altro che ha quelle poche bestie così, "più per sport che per vivere. E’ un lavoro che va a perdere…". Fino a quando ci sarà qualcuno che salirà su questi alpeggi? Sono montagne piccole, non fanno gola ai grandi allevatori di pianura così come capita altrove. Qui puoi salire con piccole mandrie, greggi, ma se con pochi animali non ci vivi più… Cosa accadrà? Non ci rendiamo ancora pienamente conto di cosa significherà il giorno in cui un vallone resterà vuoto, senza muggiti, belati, campane. Ci pensano, quelli che fanno le leggi? Quelli che decidono come dare/togliere i contributi?

  1. Sono Brune, passione per quella razza: non capisco infatti perchè nelle presentazioni dei piani di gestione dei pascoli valsesiani si parli sempre della biellese. Non credo fosse molto usata da ste parti.

  2. Incredibile, sei stata in posti bellissimi! Conosco la zona, ci sono stato a fare una camminata 3 o 4 settimane fa, ma gli alpeggi erano ancora quasi disabitati, soprattutto quelli più in alto… Ho presente le ragazze di cui hai parlato: se non sbaglio, poco oltre il loro alpeggio c’è un altro dove ci sono le loro cugine, anche lì alpeggio tutto al femminile. E’ tutta gente che durante l’anno vive a San Gottardo di Rimella… Bella gita! Luca

  3. ciao marzia se capiti di nuovo nel biellese ti consiglio di andare a vedere la vallata di bagneri e’ una frazione di sordevolo li in questa stagione gli alpeggi si ripopolano e un vallone con circa 190 baite censite e un posto che mi ha stupito se ti capita passaci ne valeveramente la pena
    ps appena ho un po di tempo ti invio un po ‘di foto saluti aldo

  4. @john: per biellese intendi la pezzata rossa d’oropa? a dire il vero non lo so, se ci fosse una qualche razza più utilizzata. quel che è certo è che le brune di oggi, la brown swiss delle selezioni, non è più adatta alla montagna (vedi i lavori del prof. corti) se non si integra la sua alimentazione con farine ed altro. la pezzata rossa d’oropa è sicuramente più rustica. un altro discorso sarebbe usare le brune alpine originarie…
    @luca: sì, sono saliti tutti da poco, quest’anno la stagione è tardiva. la signora che ho incontrato io, con le due figlie, sta a villa di rimella, forse quelle di san gottardo allora sono le padrone delle pecore e capre che ho visto da lontano e che non erano ancora salite a pianello
    @aldo: come mi piacerebbe poter andare dappertutto… il tempo ci sarebbe (più o meno), è il gasolio che costa troppo…

  5. lo dico sempre!! che mondo sarebbe senza donne !!!
    soprattutto senza quelle che hanno la passione per la natura e animali!!
    w le donne !!!
    amedeo

  6. Ho visitato quest’estate Chasten, un posto selvaggio ma bellissimo. La poderale sarà costata ma è fatta come si deve, ben lastricata. Le strade servono a chi va in alpeggio.

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