L’appuntamento era per sabato mattina, alle 8:30, ed esattamente a quell’ora le vacche arrivavano nel luogo convenuto. Per i margari la transumanza era iniziata già prima, quando erano state chiuse le porte dell’alpeggio e ci si era messi in cammino.

Quella sosta era l’occasione giusta per fare colazione, mentre le vacche pascolavano nell’erba che era stata riservata per loro. In montagna erano rimaste ancora le manze, mentre gli altri animali erano qui, diretti alla cascina in fondovalle. C’era un lungo cammino da compiere e così tutti prendevano forze, chi con una bella boccata d’erba nel pascolo, chi con una fetta di salame, di toma, un bel pezzo di pane, un bicchiere di vino.

Poi però viene l’ora di ripartire, con un bel sole che era di buon auspicio. Le vacche vengono fatte scendere sulla strada e ricomincia la transumanza che percorrerà tutto quel vallone laterale della Val Germanasca per proseguire fin giù in Val Chisone. E tutti sentiranno il suono della rudunà, eccome se lo sentiranno!

C’è parecchia gente ad accompagnare il cammino della mandria, molti fanno parte della famiglia degli allevatori, ma poi ci sono anche amici, conoscenti e, durante il "viaggio", altri amici si uniranno, in base agli impegni. C’è chi non poteva mancare alla lezione scolastica, chi aveva altri lavori da finire. La gran parte delle donne è andata avanti, in auto, per provvedere al pranzo.

Il primo tratto è abbastanza tranquillo, ci sono poche, pochissime auto che risalgono verso Salza o Massello a quell’ora. La strada è stretta, si spera che nessuno arrivi a velocità troppo sostenuta, ma generalmente cerco comunque di stare davanti agli animali per avvisare gli automobilisti e far loro segno di rallentare, di accostare nei rari slarghi laterali.

Camminando a piedi lungo la strada si notano anche tanti piccoli particolari che generalmente vengono ignorati. I salti d’acqua del torrente, che adesso sta patendo un po’ per la siccità, il versante dove il fuoco ha colpito duramente gli alberi qualche anno fa, cartelli che illustrano percorsi, storia, cultura di queste zone. E la transumanza intanto continua, con il suono dei rudun che rimbomba tra le pareti rocciose.
Eccolo, il suono. Già prima di venire qui alcuni mi avevano detto che questa era una rudunà che "a merita", mentre altri consideravano che… sì, quelle sono vacche che sanno veramente far suonare le campane! Rifletto sulla transumanza del giorno prima, più animali e più campane, ma in effetti qui c’è un suono migliore, più omogeneo, più ritmato.

Il suono si amplifica transitando nella brevissima galleria del Bessè, stiamo per arrivare sulla strada "principale", intanto penso alle altre transumanze che ho accompagnato lungo questo percorso in passato: greggi di pecore che scendevano verso la pianura per iniziare la stagione di pascolo vagante. Quanti passi, quanti chilometri!

Anche se la strada scende con alcuni tornanti, è impossibile riuscire a fare delle foto scenografiche, perchè gli animali tagliano la curva ogni qualvolta è possibile. Dagli alberi iniziano a cadere le prime foglie secche ed anche qualche riccio contenente delle piccole castagne.

Si arriva al ponte, si entra sulla strada per Praly, qui bisogna fare un po’ più di attenzione alle macchine, potrebbe esserci più traffico. Il suono della campane risuona nell’aria, annuncia l’arrivo della mandria nel paese, la gente inizia ad uscire sui balconi, affacciarsi alle finestre, correre al cancello, uscire sulla strada.

Tra saluti e sorrisi, si attraversa Perrero, ma non c’è tempo per fermarsi, bisogna andare avanti, e così al massimo si scambiano due battute mentre si continua a camminare. Gli animali procedono ordinatamente e con calma, sorvegliati da un buon numero di persone.

Visto che la fila è abbastanza ordinata, di tanto in tanto si riesce a far passare le auto che sono rimaste in coda alla mandria. Si cerca di fare la massima attenzione, sia proteggendo quelle che si fermano quando incrociano la transumanza, sia i mezzi intenti a superare. C’è chi procede lentamente, impiegando troppo tempo a passare e rischiando veramente di rimanere bloccato tra gli animali, e chi invece accelera senza tener conto del fatto che una vacca potrebbe scartare improvvisamente.

Finalmente si arriva ad un largo spiazzo, tradizionale punto di sosta per tutte le transumanze. Una vacca viene caricata per essere portata a valle sulla biga, ma per fortuna tutto il resto sta procedendo senza incidenti e senza problemi. Si beve un bicchiere, si chiacchiera, ma è una pausa di breve durata, lì non c’è pascolo per gli animali.

Quando ci si rimette in cammino, saranno due giovanissimi ad aprire la marcia. Non è soltanto un gioco, un’avventura, perchè già prima il bimbo parlava con serietà di alcuni aspetti pratici del mestiere dell’allevatore. La passione inizia fin dalla più tenera età, poi cresce, cresce…

I bambini resistono in testa per un lungo tratto, mentre si attraversano le borgate della valle ed il tempo sta mutando, trasformandosi in un grigia giornata autunnale, a mano a mano che si procede verso l’imbocco della Val Germanasca.

Anche tra queste case non molto popolate si affaccia qualcuno a salutare. Il clima è sempre più quello un po’ malinconico della fine di stagione: c’è allegria per la compagnia degli amici, per il momento di festa, ma quell’aria un po’ umida, quelle foglie secche che iniziano a cadere, quelle nebbioline che si attaccano alle montagne…

Marta inizia ad essere stanca, il cammino è lungo, così prosegue sulle spalle dello zio, guardando tutti dall’alto. Non manca più tanto al punto di arrivo, al prato dove gli animali potranno riposarsi e pascolare, mentre gli uomini si rifocilleranno con un buon pranzo.

Una foto di gruppo nel prato dove pascolano le vacche: mancano tutte le donne, sono al lavoro poco lontano, nel capannone dove mangeremo pranzo. Il suono delle campane adesso è disperso, gli animali mangiano a testa bassa, è stato dato loro anche del fieno, perchè l’erba è ricresciuta poco dopo l’ultimo taglio.

Con quell’aria autunnale, è proprio tempo da polenta! Il numero di persone è aumentato, la tavola è lunga, ci si prepara a rifolcillarsi, tra racconti di aneddoti del passato e personaggi che "tengono banco" con le loro storie, catalizzando l’attenzione dell’intera tavolata. Non si può però rimanere lì all’infinito, dopo il caffè ed il genepy bisogna ripartire, magari prendosi dietro una maglia in più. Non fa freddo, ma si va comunque verso la sera…

Le vacche vengono fatte ridiscendere in strada e si riprende il cammino. Alla sera, quando recupererò la mia auto e riaffronterò quello stesso percorso, controllerò i chilometri. Diciannove sono quelli documentati in questo post, ma l’intero cammino dall’alpeggio è stato di circa ventitre chilometri.

Manca poco all’ingresso il Val Chisone, si arriva a Pomaretto, passando accanto ai ripidi terrazzamenti ricoperti dai celebri vigneti del Ramiè. Il traffico sulla strada sta aumentando, ma la via è più larga e si riesce a tenere gli animali entro la metà carreggiata.

La valle ha due percorsi possibili, per fortuna c’è una strada secondaria nell’inverso, e si devia passando sul ponte e tagliando fuori Pomaretto e Perosa, continuando la transumanza senza disturbare il traffico nel centro dei paesi.

Da questa parte della valle non bisogna fare attenzione a fioriere, aiuole o auto parcheggiate, ma bisogna badare ai prati lateralmente alla strada, specialmente dove c’è qualche coltivazione, erba medica, prati che serviranno per l’alimentazione di altri animali.

La sosta successiva, di pochi minuti, ha come sfondo Perosa Argentina. Anni fa avevo incontrato qui proprio questa mandria in transumanza, ed io ero lì insieme ad un gregge… Se cercate su "Vita d’alpeggio", trovate un’immagine scattata proprio qui!

A mano a mano che si procede verso il fondovalle, il paesaggio cambia sempre di più e diventa meno rurale, anche perchè, qui come altrove, negli anni sono nati nuovi insediamenti: case, supermercati, aree artigianali… Ed il traffico aumenta anche sulle strade secondarie, la gente è sempre meno abituata a vedere animali, attività agricole, anche se siamo in una vallata di montagna…

Strane rotonde con opere d’arte dal significato oscuro, ma almeno non sono fiori da proteggere dal passaggio della mandria. Ormai siamo quasi arrivati, il lungo cammino è vicino alla conclusione. Un’automobilista mi supplica di lasciarlo passare, ma è questione di un paio di minuti, non si può interrompere a comando il transito degli animali!

Ed alla fine ecco la cascina, la transumanza è davvero conclusa! Gli animali entrano da soli in stalla e tutti, senza perdere tempo, si infilano i toni per procedere con i vari lavori, prima fra tutti la mungitura. Saluto chi vedo ancora nel cortile, poi approfitto del passaggio che mi viene offerto per tornare su a Campo la Salza a recuperare la mia auto e… ritorno a casa, arrivando quando ormai è quasi notte. Sono sempre più corte, le giornate…









































































































