Lentamente, si scende…

Non tutte le greggi sono già in pianura: qualcuno è sceso a piedi, raggiungendo il fondovalle, altri hanno caricato gli animali sui camion, altri ancora stanno scendendo lentamente, pascolando pendii altrimenti abbandonati, su entrambi i versanti delle vallate.

Le pecore erano ancora nel recinto ed iniziarono ad alzarsi stiracchiandosi quando i pastori si avvicinarono alle reti. Questo gregge forse è quello più vagante, anche durante l’estate. Adesso estate non è più, siamo in autunno, e quella era una tersa giornata d’ottobre, con il vento che soffiava insistentemente, a raffiche. Dovevo accordarmi con il pastore per la prossima settimana (il perchè ve lo spiegherò poi), ed era anche una scusa buona per curare i malumori passando una giornata insieme alle pecore. Inoltre c’erano i colori d’autunno che mi "chiamavano", per vedere se usciva fuori qualche bella foto.

Aperto il recinto, il gregge lentamente si mette in cammino seguendo il pastore. "Saliamo ancora su, ieri è rimasta indietro una pecora che non camminava tanto. Speriamo che ci sia ancora, che il lupo non l’abbia presa." L’aiutante del pastore non è riuscito a prenderla, lui adesso è preoccupato, teme davvero che il suo animale sia finito in pasto ai lupi. "Sai? Sul giornale c’era scritto che 3 lupi si sono uniti al branco, quindi sarebbero 17, qui in Val Chisone!"

E così, invece di attraversare la Statale, ci si avvia verso i pendii assolati esposti a sud, salendo tra terrazzamenti e boschi di pino silvestre, tra muretti e vecchie case ormai soffocate dalla vegetazione. Qui oggi regna l’abbandono e si può essere contenti del passaggio del gregge, della sua permanenza di qualche giorno in primavera ed in autunno, altrimenti rovi, sterpi, erba secca ed incuria arriverebbero fino alle recinzioni delle case sottostanti.

Su questo versante fa fin caldo, quando il vento non soffia. In alto però è comparsa la prima neve e non accenna ad andarsene nemmeno con il sole. Ci sono le macchie gialle degli aceri, quelle rosso-arancio dei ciliegi, la montagna è una tavolozza di colori, ma a breve le foglie cadranno e tutto resterà spoglio, immobile, in attesa della neve e del freddo.

Il gregge si è portato su nei pianori più in alto, inframmezzati da grossi cumuli di pietre. "Le avranno tolte…". Sì, probabilmente è opera dell’uomo. Questi saranno stati campi coltivati, ai tempi in cui qui si doveva produrre tutto quello che serviva alla sussistenza per l’intero anno. Proviamo ad immaginare l’immane lavoro, di cui oggi non resta quasi più nulla, stanno crescendo alberi dappertutto.

Le pecore brucano avidamente, l’erba pare secca, ma loro trovano di che nutrirsi. Compare uno dei maremmani, in bocca ha qualcosa di sanguinante. Il pastore sbotta in un improperio, la sua pecora, il lupo l’ha presa. "Era una bestia larga così, una bella pecora!". Cerchiamo in giro, proviamo a seguire a ritroso la traccia del maremmano, ma nel bosco intricato non ci sono segnali. Il cane sembrava infangato, che fosse sceso giù nel canale dove rumoreggia il torrente?

Poco per volta il gregge ridiscende, spontaneamente o spronato dai cani, lasciando dietro di sè ciuffi di lana impigliati nei rami e nelle spine. Gli animali non torneranno più quassù, ci sono altre zone da pascolare nell’inverso, poi poco per volta ci si sposterà ancora lungo la valle. Alcuni tratti saranno lunghi spostamenti, altri invece giornate o mezze giornate di pascolo.

Il vento ha ripreso a soffiare, non c’è una nuvola in cielo, il gregge pascola in quella che sembra una steppa desolata, eppure le pecore hanno le pance belle tese, piene. Il pastore non forza la loro discesa, lascia che finiscano di ripulire il versante, bisogna far passare la giornata e… più tardi si arriva in pianura, meglio è, se non c’è rischio di nevicate. "Sì, la neve mi ha preso su in alto… siamo venuti via, nel giro di poco ce n’era quattro dita, così siamo scesi. Adesso qui non c’è più pericolo!"

I cani sono lì in mezzo alle pecore, il pastore continua a maledire la sorte (ed anche un po’ l’operaio) che gli ha fatto perdere quella bella pecora proprio così, alla fine della stagione. Però poco prima uno dei cani è passato con una gamba di capriolo… e se non fossero stati i resti della pecora, quelli?

Sono passati pochi giorni dalle ultime piogge, eppure il vento ed il passaggio delle pecore sollevano nuvole di polvere. Si scende, si scende verso il basso, le pecore calano disordinatamente, senza seguire i tornanti del sentiero. "Fate ben attenzione, che non ne lasciamo più nessuna indietro, questa volta!!"

Si attraversano i pendii abbandonati appena sopra alle case. Nonostante il passaggio del gregge ad inzio stagione, c’è dell’alta erba secca, cespugli, oltre a rottami vari abbandonati dall’uomo. Reti accartocciate, fili, pezzi di macchinari, macerie… Un brutto spettacolo, quest’incuria a così poca distanza dal paese e dalla strada.

Sotto il vento che soffia ancora più forte, il gregge pascola per qualche decina di minuti. Laggiù il forte di Fenestrelle, accanto al quale era transitato qualche settimana prima, in una giornata di pioggia. Avanti ed indietro per la valle… Sulla strada passano dei camion che stanno portando a valle una mandria: suonano i clacson, un saluto a chi resta.

Il pastore spiega a ciascuno le posizioni, c’è da evitare un prato, più avanti. Poi c’è il ponte, la strettoia, guardare le macchine che arrivano, far segno di rallentare. E poi via, in cammino. Il gregge arriva in massa e gli animali sembrano non finire mai, anche se appena prima si diceva che erano meno, quelli presi in guardia sono stati portati via dai loro padroni.

La strada è invasa dalle pecore, ma non c’è praticamente nessuno ed il tragitto sull’asfalto è brevissimo. Ormai conosco anch’io la gran parte dei passaggi utilizzati qui in valle. Seguendo i pastori, si vengono a scoprire luoghi, sentieri, vie secondarie che altrimenti mai uno andrebbe a percorrere.

Si svolta, gli animali rallentano, quelli sopra guardano quelli già sul tratto di strada sottostante, c’è qualche attimo di confusione, gli asini creano un po’ di ingorgo, ma poi anche quel punto viene superato ed il traffico sulla strada può tornare a scorrere come se niente fosse successo. Resta solo qualche traccia sull’asfalto, che verrà schiacciata rapidamente e sparirà.

Ricordo un passaggio in questo stesso punto qualche anno fa, ma nella direzione opposta, con i pioppi che parevano lingue di fuoco giallo proteso verso il cielo. Tra un po’ saremo sul versante meno ventoso, ma dobbiamo dire addio al sole, quindi farà ugualmente freddo. Berretto in testa, ma forse servirebbero già anche i guanti… almeno per me!

Saliamo verso nuovi pascoli, il gregge si allarga nel pianoro, a mano a mano che gli animali lo raggiungono. C’è poi da andare a prendere il fuoristrada, le reti, il mangiare per i cani, tutto il necessario per concludere la giornata, quando il sole tramonterà. Però, come sempre, ci possono essere degli imprevisti…

Mentre gli animali stanno pascolando, il pastore vede una pecora sull’altro versante. Ecco! L’aveva detto lui, di fare attenzione! Così parte con uno degli aiutanti, va a prendere l’auto, poi provano insieme a catturare l’animale, che scappa spaventato. Tornano indietro: "E’ la pecora, quella di ieri! Ma adesso vado in là con i cani ed una pecora con la campana. Così la prendiamo di sicuro!". Chissà se hanno avuto successo… Io saluto tutti e mi avvio verso il fondovalle. Ci rivedremo presto, un po’ più giù lungo la Val Chisone.

I vostri incontri

Nei prossimi giorni, tra impegni ed assenze, non avrò tempo per aggiornare il blog, portate pazienza… Il materiale che si accumulerà nella memoria del mio computer servirà per passare le settimane successive, mentre ci si addentrerà nei mesi autunnali e saremo tutti "orfani" delle storie di pascolo vagante che vi ho raccontato negli scorsi anni.

Confido anche in voi, per continuare con questo blog. …i miei inviati tra pascoli estivi ed invernali! Come Mauro, l’amico ciclista, che si è imbattuto nella transumanza delle capre dell’alpe Sellery in Val Sangone.

Una selva di corna davvero impressionante! Ed anche il concerto delle campane era notevole, ci racconta il nostro amico. Così pure le capre del famoso formaggio Cevrin di Coazze scendono a valle, un altro alpeggio che resta silenzioso.

I miei genitori qualche settimana fa erano in Val Chisone e sono passati nei pressi del gregge di Fulvio. Ovviamente la foto è antecedente al cammino verso Pian dell’Alpe che vi ho documentato qui.

Oltre alle pecore, hanno visto la cucciolata di pastori maremmani. Come immaginare che poi questi batuffoli di pelo diventeranno dei feroci difensori del gregge contro gli attacchi del lupo?

Altri cuccioli all’alpeggio successivo, il Selleries, dove loro si erano recati ad acquistare delle forme di Plaisentif, il "formaggio delle viole". In questo caso invece si tratta di cani "da lavoro", cani che, una volta cresciuti, si spera manifestino la giusta predisposizione per affiancare l’allevatore nella conduzione della mandria.

Allora… a presto! Spero di incontrare qualcuno di voi in questi giorni che mi vedranno prima in Valchiusella e quindi in Val Varaita in occasione di due fiere.

Fanno suonare bene le campane

L’appuntamento era per sabato mattina, alle 8:30, ed esattamente a quell’ora le vacche arrivavano nel luogo convenuto. Per i margari la transumanza era iniziata già prima, quando erano state chiuse le porte dell’alpeggio e ci si era messi in cammino.

Quella sosta era l’occasione giusta per fare colazione, mentre le vacche pascolavano nell’erba che era stata riservata per loro. In montagna erano rimaste ancora le manze, mentre gli altri animali erano qui, diretti alla cascina in fondovalle. C’era un lungo cammino da compiere e così tutti prendevano forze, chi con una bella boccata d’erba nel pascolo, chi con una fetta di salame, di toma, un bel pezzo di pane, un bicchiere di vino.

Poi però viene l’ora di ripartire, con un bel sole che era di buon auspicio. Le vacche vengono fatte scendere sulla strada e ricomincia la transumanza che percorrerà tutto quel vallone laterale della Val Germanasca per proseguire fin giù in Val Chisone. E tutti sentiranno il suono della rudunà, eccome se lo sentiranno!

C’è parecchia gente ad accompagnare il cammino della mandria, molti fanno parte della famiglia degli allevatori, ma poi ci sono anche amici, conoscenti e, durante il "viaggio", altri amici si uniranno, in base agli impegni. C’è chi non poteva mancare alla lezione scolastica, chi aveva altri lavori da finire. La gran parte delle donne è andata avanti, in auto, per provvedere al pranzo.

Il primo tratto è abbastanza tranquillo, ci sono poche, pochissime auto che risalgono verso Salza o Massello a quell’ora. La strada è stretta, si spera che nessuno arrivi a velocità troppo sostenuta, ma generalmente cerco comunque di stare davanti agli animali per avvisare gli automobilisti e far loro segno di rallentare, di accostare nei rari slarghi laterali.

Camminando a piedi lungo la strada si notano anche tanti piccoli particolari che generalmente vengono ignorati. I salti d’acqua del torrente, che adesso sta patendo un po’ per la siccità, il versante dove il fuoco ha colpito duramente gli alberi qualche anno fa, cartelli che illustrano percorsi, storia, cultura di queste zone. E la transumanza intanto continua, con il suono dei rudun che rimbomba tra le pareti rocciose.

Eccolo, il suono. Già prima di venire qui alcuni mi avevano detto che questa era una rudunà che "a merita", mentre altri consideravano che… sì, quelle sono vacche che sanno veramente far suonare le campane! Rifletto sulla transumanza del giorno prima, più animali e più campane, ma in effetti qui c’è un suono migliore, più omogeneo, più ritmato.

Il suono si amplifica transitando nella brevissima galleria del Bessè, stiamo per arrivare sulla strada "principale", intanto penso alle altre transumanze che ho accompagnato lungo questo percorso in passato: greggi di pecore che scendevano verso la pianura per iniziare la stagione di pascolo vagante. Quanti passi, quanti chilometri!

Anche se la strada scende con alcuni tornanti, è impossibile riuscire a fare delle foto scenografiche, perchè gli animali tagliano la curva  ogni qualvolta è possibile. Dagli alberi iniziano a cadere le prime foglie secche ed anche qualche riccio contenente delle piccole castagne.

Si arriva al ponte, si entra sulla strada per Praly, qui bisogna fare un po’ più di attenzione alle macchine, potrebbe esserci più traffico. Il suono della campane risuona nell’aria, annuncia l’arrivo della mandria nel paese, la gente inizia ad uscire sui balconi, affacciarsi alle finestre, correre al cancello, uscire sulla strada.

Tra saluti e sorrisi, si attraversa Perrero, ma non c’è tempo per fermarsi, bisogna andare avanti, e così al massimo si scambiano due battute mentre si continua a camminare. Gli animali procedono ordinatamente e con calma, sorvegliati da un buon numero di persone.

Visto che la fila è abbastanza ordinata, di tanto in tanto si riesce a far passare le auto che sono rimaste in coda alla mandria. Si cerca di fare la massima attenzione, sia proteggendo quelle che si fermano quando incrociano la transumanza, sia i mezzi intenti a superare. C’è chi procede lentamente, impiegando troppo tempo a passare e rischiando veramente di rimanere bloccato tra gli animali, e chi invece accelera senza tener conto del fatto che una vacca potrebbe scartare improvvisamente.

Finalmente si arriva ad un largo spiazzo, tradizionale punto di sosta per tutte le transumanze. Una vacca viene caricata per essere portata a valle sulla biga, ma per fortuna tutto il resto sta procedendo senza incidenti e senza problemi. Si beve un bicchiere, si chiacchiera, ma è una pausa di breve durata, lì non c’è pascolo per gli animali.

Quando ci si rimette in cammino, saranno due giovanissimi ad aprire la marcia. Non è soltanto un gioco, un’avventura, perchè già prima il bimbo parlava con serietà di alcuni aspetti pratici del mestiere dell’allevatore. La passione inizia fin dalla più tenera età, poi cresce, cresce…

I bambini resistono in testa per un lungo tratto, mentre si attraversano le borgate della valle ed il tempo sta mutando, trasformandosi in un grigia giornata autunnale, a mano a mano che si procede verso l’imbocco della Val Germanasca.

Anche tra queste case non molto popolate si affaccia qualcuno a salutare. Il clima è sempre più quello un po’ malinconico della fine di stagione: c’è allegria per la compagnia degli amici, per il momento di festa, ma quell’aria un po’ umida, quelle foglie secche che iniziano a cadere, quelle nebbioline che si attaccano alle montagne…

Marta inizia ad essere stanca, il cammino è lungo, così prosegue sulle spalle dello zio, guardando tutti dall’alto. Non manca più tanto al punto di arrivo, al prato dove gli animali potranno riposarsi e pascolare, mentre gli uomini si rifocilleranno con un buon pranzo.

Una foto di gruppo nel prato dove pascolano le vacche: mancano tutte le donne, sono al lavoro poco lontano, nel capannone dove mangeremo pranzo. Il suono delle campane adesso è disperso, gli animali mangiano a testa bassa, è stato dato loro anche del fieno, perchè l’erba è ricresciuta poco dopo l’ultimo taglio.

Con quell’aria autunnale, è proprio tempo da polenta! Il numero di persone è aumentato, la tavola è lunga, ci si prepara a rifolcillarsi, tra racconti di aneddoti del passato e personaggi che "tengono banco" con le loro storie, catalizzando l’attenzione dell’intera tavolata. Non si può però rimanere lì all’infinito, dopo il caffè ed il genepy bisogna ripartire, magari prendosi dietro una maglia in più. Non fa freddo, ma si va comunque verso la sera…

Le vacche vengono fatte ridiscendere in strada e si riprende il cammino. Alla sera, quando recupererò la mia auto e riaffronterò quello stesso percorso, controllerò i chilometri. Diciannove sono quelli documentati in questo post, ma l’intero cammino dall’alpeggio è stato di circa ventitre chilometri.

Manca poco all’ingresso il Val Chisone, si arriva a Pomaretto, passando accanto ai ripidi terrazzamenti ricoperti dai celebri vigneti del Ramiè. Il traffico sulla strada sta aumentando, ma la via è più larga e si riesce a tenere gli animali entro la metà carreggiata.

La valle ha due percorsi possibili, per fortuna c’è una strada secondaria nell’inverso, e si devia passando sul ponte e tagliando fuori Pomaretto e Perosa, continuando la transumanza senza disturbare il traffico nel centro dei paesi.

Da questa parte della valle non bisogna fare attenzione a fioriere, aiuole o auto parcheggiate, ma bisogna badare ai prati lateralmente alla strada, specialmente dove c’è qualche coltivazione, erba medica, prati che serviranno per l’alimentazione di altri animali.

La sosta successiva, di pochi minuti, ha come sfondo Perosa Argentina. Anni fa avevo incontrato qui proprio questa mandria in transumanza, ed io ero lì insieme ad un gregge… Se cercate su "Vita d’alpeggio", trovate un’immagine scattata proprio qui!

A mano a mano che si procede verso il fondovalle, il paesaggio cambia sempre di più e diventa meno rurale, anche perchè, qui come altrove, negli anni sono nati nuovi insediamenti: case, supermercati, aree artigianali… Ed il traffico aumenta anche sulle strade secondarie, la gente è sempre meno abituata a vedere animali, attività agricole, anche se siamo in una vallata di montagna…

Strane rotonde con opere d’arte dal significato oscuro, ma almeno non sono fiori da proteggere dal passaggio della mandria. Ormai siamo quasi arrivati, il lungo cammino è vicino alla conclusione. Un’automobilista mi supplica di lasciarlo passare, ma è questione di un paio di minuti, non si può interrompere a comando il transito degli animali!

Ed alla fine ecco la cascina, la transumanza è davvero conclusa! Gli animali entrano da soli in stalla e tutti, senza perdere tempo, si infilano i toni per procedere con i vari lavori, prima fra tutti la mungitura. Saluto chi vedo ancora nel cortile, poi approfitto del passaggio che mi viene offerto per tornare su a Campo la Salza a recuperare la mia auto e… ritorno a casa, arrivando quando ormai è quasi notte. Sono sempre più corte, le giornate…

Tante emozioni

Vi devo ancora raccontare una transumanza di una mandria, ma… oggi voglio narrarvi la giornata vissuta ieri, con tutte le sue emozioni. Già al mattino pioveva e, lungo la strada che mi portava in Val Chisone, a tratti gli scrosci di pioggia mi facevano veramente dubitare sulla mia "sanità mentale". Perchè uno dovrebbe lasciare una casa riscaldata ed accogliente per avventurarsi verso ore di freddo, pioggia, umidità, fatica… senza che quello possa essere definito obbligo o lavoro?

Arrivata a destinazione, pioveva meno del previsto, ma comunque bisognava attrezzarsi con ombrello e cerata. Scarto i sovrapantaloni, che invece avrei indossato avessi dovuto passare la giornata al pascolo. C’è da camminare, il rischio è quello di sudare troppo e trovarsi fradici più che altro per la condensa. Arrivano anche gli amici del pastore, poco dopo ci raggiunge anche lui con il suo aiutante. "Ieri sera credevo di morire, per il raffreddore… Ho una tosse…". Ma in questo mestiere non ci si può ammalare o comunque, anche se la salute non è ottimale, bisogna far finta di niente ed andare avanti.

Come spesso accade, la partenza è concitata, con qualche improperio di troppo vuoi per incomprensioni, vuoi per il clima, vuoi perchè ciascuno fa il lavoro a modo suo e gli altri invece avrebbero agito diversamente. Sta di fatto che le pecore all’inizio prendono la direzione opposta rispetto a quella auspicata e seguono alcuni istanti di confusione, grida, abbaiare dei cani.

Poco per volta però tutto torna alla normalità, a ciascuno viene attribuito il suo compito, il pastore passa in testa a chiamare il gregge ed io cerco di liberarmi dall’incombenza di portare avanti il suo fuoristrada, compito che invece si assume volentieri un’altra persona. Poco per volte pecore, asini e capre si compongono in una lunga fila che confluirà sulla strada.

Nonostante qualche pennellata di rosso tra i ciliegi selvatici, la prospettiva di scattare foto accettabili è pressochè ridotta a zero, visto il tempo. Per adesso la pioggia non è forte, ma presto sicuramente saremo avvolti dalle nuvole e la visibilità diminuirà di molto. Le previsioni sono pessime, non possiamo sperare di scamparla, l’unica nota positiva è che non fa troppo freddo, quindi il rischio di vedere la neve sembra scongiurato.

La strada viene invasa dal gregge. Noi che ci troviamo in coda ci preoccupiamo di togliere tutte le pietre ed i rami che gli animali hanno trascinato sull’asfalto. Per fortuna le pecore degli agnelli sono già state spostate altrove, così non c’è la preoccupazione di badare ai piccoli e spronarli ad avanzare. La pioggia continua a cadere, nell’aria c’è quell’odore di lana bagnata che per qualcuno potrebbe magari essere una "puzza", ma per me è un profumo.

Abbandoniamo la strada, tagliamo nei boschi, inerpicandoci sul ripido versante, tra sassi, alberi e tronchi caduti a terra che gli animali faticano ad oltrepassare. "Ma non c’era un sentiero?", continua a ripetere Beppe. Mi ricordo anch’io una traccia, ero passata di qui anni fa, doveva essere il 2004, era una giornata di nebbia, ma non pioveva come oggi. Ogni tanto bisogna chiudere l’ombrello per passare sotto ai rami, si scivola, ma finalmente si trova quella traccia nel bosco e non dovrebbe più mancare molto alla strada.

Il gregge si incammina sull’asfalto, chissà dov’è Fulvio con le prime pecore… Si intrecciano i ricordi, di quella volta in cui quassù avevamo incontrato degli stranieri che parevano smarriti e sorpresi dal trovarsi circondati dalle pecore. Avevo rivolto loro la parola in Inglese e lo stupore sul loro volto era stata ancora maggiore. Piove, piove, le nuvole basse ci avvolgono e non si vede il panorama. Sarebbe ora di pranzo, ma invece bisogna prima arrivare a destinazione, quella salita nel bosco ha richiesto molto tempo, anche se adesso si cammina abbastanza velocemente.

Più avanti, in uno squarcio nella nebbia, si vede la fila di pecore, sembra incredibile che sia così lunga. Beppe, ogni volta che il cielo si fa meno buio, ripete che potrebbe magari migliorare il tempo, ma inevitabilmente ricomincia a piovere più forte. Vengo a sapere che il giorno dopo ci sarà una transumanza, quella transumanza che ho vissuto in prima persona dando una mano attivamente negli anni passati. E’ inevitabile pensare a quello che è successo dopo, proprio mentre sono lì a fischiare e spronare le pecore ad avanzare.

Si cammina sulla strada in terra battuta, dove però scorre l’acqua. Questa non è una transumanza, perchè il pastore si sta solo spostando per andare a pascolare altrove. Passerà ancora qualche settimana in montagna, prima di avviarsi verso la pianura. Le capre si fermano a mangiare le foglie dei cespugli, le bacche di rosa canina, i cani abbaiano e le spronano ad avanzare.

Beppe continua a parlare incessantemente, la mia mente vaga tra i ricordi, un passo dopo l’altro cammino dietro al gregge, rispondo a varie telefonate di lavoro, con un mezzo sorriso sulle labbra pensando alle domande che si staranno ponendo i miei interlocutori, sentendo l’abbaiare dei cani, i belati, le campanelle. Anche se ormai i più dovrebbero conoscermi… Però forse mi immaginano al caldo in un ufficio, ed invece io sono qui, e sto bene, lontana da tutti i problemi, le preoccupazioni, le assurdità che troppo spesso mi capita di affrontare. Qui ogni difficoltà è concreta e si affronta sul campo!

Le pecore rallentano l’andatura per circumnavigare le pozzanghere, ci fossero gli agnelli ci saremmo fermati in un coro di belati. Per Beppe è normale che io sia lì, è quasi assurdo che lui capisca meglio di tanti altri il perchè della mia presenza. Sono lì per le pecore, per vivere quei momenti che mi mancano in un modo doloroso, senza secondi fini, senza malizia, ma solo perchè anni fa mi sono presa la maladia ed allora ho bisogno della mia dose di pastorizia. Se solo questo fosse chiaro per tutti, se fosse stato capito meglio anche da altri…

Nella nebbia, dei muggiti mi riscuotono dalle riflessioni. Ci sono delle vacche con i loro vitelli, prima avevamo oltrepassato l’alpeggio di Pequerel, la cui stalla è stata spazzata via da una slavina due anni fa. I bovini si sono ammassati tutti contro il filo che delimita il loro pascolo, poi si fermano muggendo e ci guardano passare.

Transitiamo nei pressi del Forte Serre Marie senza scorgerlo, continua a piovere, la strada sembra non finire mai, senza nemmeno vedere dove si sta andando. Non dovrebbe mancare molto, ma comunque saranno ancora un paio di chilometri. Si sarebbero potute fare delle belle foto, con una maggiore visibilità…

Quando finalmente ci affacciamo su Pian dell’Alpe, tra i larici si vede già la testa del gregge che sta scendendo lungo i tornanti. Quando le pecore sono allargate a pascolare non sembrano così tante da formare una fila interminabile come quella che invece abbiamo davanti! Ovviamente gli animali non rispettano le curve, ma iniziano a tagliare nei pascoli ormai rasati. Non c’è da preoccuparsi, la gran parte delle vacche ormai è scesa, anche se più avanti ci sono ancora delle mandrie.

Ecco il bivio per il Colle delle Finestre, di lì a poco saremo a destinazione. Solo la settimana prima ero lì con una transumanza, col il sole ed il cielo blu, anche se poi nella seconda parte della giornata avevamo preso pioggia. "Forza, pecorelle, dai che siamo quasi arrivati! Sarete stanche anche voi…". Ancora qualche passo, ancora un tratto di strada. Poi agli animali sarà concesso di pascolare e noi vedremo di mettere sotto ai denti qualcosa. C’è vento e continua a piovere, devo asciugare l’obiettivo della macchina foto e cercare di proteggerla dalla pioggia.

L’Alpe Pintas è chiuso, l’intero pianoro è deserto. Niente auto, niente moto, in questa giornata autunnale. Ed i lupi? Siamo proprio lì dov’è successo il tutto, dove ci sono stati quei famosi attacchi di cui tanto si è parlato. Adesso arriva questo grosso gregge, cosa accadrà?

Passiamo accanto alla mandria di Mario, poco sopra c’è quel che resta del suo gregge, chiuso nelle reti, con un maremmano a guardia degli animali. E se queste reti fossero state usate prima, quando c’era pascolo in abbondanza? La nostra destinazione è finalmente raggiunta, le pecore si allargano a pascolare, mentre il pastore va a vedere alcuni confini insieme al Vicesindaco. Che sorpresa nel sapere che il gregge è stato chiamato a ripulire proprio quella zona su cui meditavo io scendendo dall’Assietta un paio di settimane prima, dove mi ponevo quelle domande di fine estate che avevo raccontato qui. Lo dicevo, io, che lì sarebbe servito il passaggio di un gregge per ripulire la zona dall’erba secca, dai cespugli spinosi che stanno invadendo tutto. E’ doveroso un plauso all’amministrazione di Usseaux, perchè finalmente si può parlare di aspetti positivi e di vera attenzione per la pastorizia! Per fortuna troviamo un riparo dove mangiare: in piedi, ma senza la pioggia che ci cade in testa. I pastori restano lì, noi amici torniamo a casa. Nonostante tutto, nonostante il tempo inclemente e le poche foto che ho scattato… è stata una bella giornata, quel che ci voleva per darmi la carica per affrontare impegni ed incombenze varie!

Transumanza all'Alpe Assietta – parte II

Ci eravamo lasciati in vista di Pian dell’Alpe, con la nebbia che avanzava verso di noi. La transumanza era all’incirca a metà strada, ma non si poteva sicuramente dire che le fatiche erano concluse.

Al momento non sembrava che dovesse arrivare il brutto tempo, infatti il sole riusciva ancora a prevalere. La mandria stava passando sotto all’arco ed alla sbarra della strada dell’Assietta, ma i primi animali stavano già correndo in discesa verso il pianoro.

Per fortuna c’era chi si era portato avanti con i lavori e così, mentre le vacche camminavano "lentamente", era stato preparato un recinto temporaneo, per far sì che gli animali si fermassero senza sparpagliarsi, mentre gli uomini potevano mangiare qualcosa in pace e tranquillità. Mentre si attendeva che arrivassero tutte le vacche, è passato di lì Mario, uno dei margari del posto. Continua a parlare dei lupi che gli hanno ucciso tutte le pecore, racconta di quando li ha affrontati di notte: "Puntavo la pila e li vedevo, erano lì che mi portavano via le pecore! Allora ho telefonato al Parco, ho lasciato un messaggio sulla segreteria, per dire che ero lì a lottare con i lupi! Quest’anno li ho nutriti io con le mie pecore, ma sarà meglio che il prossimo anno ci pensino loro!". Poi ci racconta che, qualche sera prima, uno dei vitelli di suo fratello è stato sbranato, hanno trovato solo più la testa.

Dov’è stato realizzato il recinto, c’è anche una bella fontana/abbeveratoio, che permette agli animali di dissetarsi comodamente. Non so se anche questa sia un’opera voluta dal Parco, ma quello che è certo è che, in tutto il suo territorio, il Parco dell’Orsiera Rocciavrè ha fatto molto in termini di infrastrutture (e non solo) per aiutare chi lavora in alpeggio. Ida prima mi raccontava che ci sono anche i formaggi marchiati come "prodotti del parco" e, per lei che invece ha l’alpeggio nel territorio di un altro parco naturale confinante… niente di tutto questo!

Non si mangia subito, bisogna scendere in Comune a prendere i fogli per la transumanza, poi c’è anche una vacca che sta per partorire proprio in quel momento, ma alla fine, chi prima, chi dopo, tutti metteranno qualcosa sotto i denti. La classica tavola delle transumanze è il cofano di un’auto, questa volta c’è anche il lusso di una tovaglia!

Quando si riparte, il tempo ormai è cambiato. Sarà solo nebbia o si rischia di prendere pioggia? "Speriamo di non dover caricare sotto l’acqua…". Nel frattempo, il vitello è nato e sono arrivati anche altri amici dei margari a dare una mano per quest’ultimo tratto di discesa. Ci si incammina, Mauro ha avvisato il vigile del Comune, la mandria arriverà sulla statale per le 17:00.

In pochi istanti le nuvole si fanno più pesanti, l’aria più umida. Decido di portare avanti l’auto e spostarla di volta in volta. Non è un’operazione comoda, quando si vogliono fare anche le foto, ma così almeno non dovrò chiedere a nessuno di riaccompagnarmi a Pian dell’Alpe una volta arrivati a Pourrieres.

Di lì a poco inizierà a gocciolare, per fortuna che ho l’ombrello al seguito, non tanto per me, quanto per la macchina fotografica! Sull’asfalto le vacche sembrano camminare più lentamente e spesso cercano di deviare dalla strada, disperdendosi sui prati secchi che ci circondano. Passiamo Balboutet sotto la pioggia, qualcuno si affaccia per vedere, per salutare, ma adesso c’è proprio un clima autunnale, perfetto per "giustificare" la discesa dalle montagne.

Di lì si procede verso Pourrieres, dove attendono i camion. Gli alberi stanno cambiando colore, tra qualche giorno ci saranno delle pennellate gialle, rosse ed arancio a tingere la montagna. Faranno da sfondo alle transumanze dei pastori, gli ultimi a scendere dai pascoli alpini.

Il suono dei campanacci ormai si sente anche in fondovalle, non manca molto alla Statale. La pioggia sembra diminuire d’intensità, fortunatamente non è mai stata battente, ma comunque non è stata piacevole per gli uomini che accompagnavano la transumanza, anche perchè le temperature sembrano essersi abbassate ulteriormente.

C’è solo un breve tratto di strada da percorrere, in mezzo alle case di Pourrieres. Incredibilmente si forma subito una lunga coda di auto, da una parte e dall’altra, anche se è un lunedì pomeriggio di un giorno piovoso. Sembrava non ci fosse in giro nessuno… Se anche qualcuno protesta, non ce ne accorgiamo e ci dirigiamo verso i camion in attesa.

Mi fermo a guardare le vacche che sfilano lentamente, adesso la loro fatica è finita. La sosta è anche dovuta ad alcune auto che hanno accostato a bordo strada, mettendomi davanti posso prevenire qualche incidente, qualche riga sulle fiancate o qualche bollo nelle portiere. Basta così poco, con i campanacci al collo! Al fondo della fila degli animali, si intravede uno dei camion, altri due sono già in posizione, pronti a caricare.

Non si perde tempo e si procede subito a far salire i primi animali, a piccoli gruppi, in modo da riempire tutti i piani. Nel frattempo arriverà anche il quarto camion. Continua a piovigginare, le auto sulla strada rallentano e guardano quel che sta succedendo, ma i margari non se ne curano. C’è ancora tanto lavoro da fare, e poi scendere in pianura, arrivare alla cascina e riprendere l’altra vita, quella dell’autunno, dell’inverno.

Gli animali a volte entrano rapidamente, oppure si bloccano, si girano, rifiutano di salire. Allevatori, amici e camionisti danno una mano, vola qualche imprecazione, ma poco per volta il lavoro procede e si vede persino un raggio di sole. Mentre le vacche poco per volta vengono caricate, saluto tutti e mi accingo a partire. "Ci vediamo poi alla Fiera di Luserna? Così ci dai il dischetto con le foto…".

Transumanza all'Alpe Assietta – parte I

Non era ancora l’alba, quando salivo da Usseaux verso Balboutet. Non sapevo se avrei incontrato qualcuno per la strada o se mi sarebbe toccato camminare fin su all’alpeggio. Ma se volevo fare le foto, dovevo essere a piedi, insieme agli animali, senza la preoccupazione di spostare l’auto.

A Pian dell’Alpe l’atmosfera era gelida, la brina imbiancava tutto ed il termometro segnava 1°C. A far correre un brivido in più lungo la schiena ci pensavano poi quei suoni lugubri che provenivano dai ripidi pendii sovrastanti. Anche se non l’avevo mai sentito dal vivo, quello era inequivocabilmente l’ululato di un branco di lupi. Giù in basso, dall’alpeggio di Ettore, provenivano invece i latrati furibondi dei cani, innervositi dalla presenza dei predatori. Mentre infilavo anche i guanti, ho visto arrivare due auto e… no, non dovrò camminare fino all’Assietta!

All’alpeggio le temperature erano ugualmente rigide, ma Ida e Stefano mi dicevano durante il viaggio che nei giorni precedenti aveva gelato anche l’acqua. E’ proprio ora di partire! Tra l’altro, bisogna scappare non solo dal freddo e dall’autunno che incombe: bisogna fuggire dal lupo! La settimana precedente si diceva come qui la stagione fosse trascorsa abbastanza tranquillamente e poi, in una sera di nebbia e tormenta… Pecore uccise, pecore sparpagliate qua e là, pecore ferite. Anche un vitello, caduto giù dalle rocce, forse spaventato dal lupo. "Con gli ultimi giorni, ci siamo proprio guadagnati la stagione…", dicono Ida e Mauro.

Una tazza di qualcosa di caldo, poi è ora di iniziare gli ultimi preparativi per la partenza. C’è chi imballa scatole e scatoloni, chi disfa i letti, chi carica le auto e chi fa entrare le vacche nella stalla, a piccoli gruppi, per procedere con l’ultimo dettaglio prima di mettersi in cammino.

Bisogna attaccare i rudun, scegliendo quello giusto per ogni animale. "Quello lì lo metti poi a quella nera…". Uno non suona bene, l’altro sta meglio a quella vacca… "Metteteli dalla parte giusta!". La fibbia va sempre sul lato destro, la vera ragione non la so, penso sia una questione di superstizione.

E’ una lunga operazione, il mucchio dei campanacci sembra non finire mai, quindi bisogna tornare fuori, nel recinto, e far entrare ancora altre bestie senza campana. "Quella no, che è zoppa!". Ancora quindici, ancora dieci, ancora due… "Ma per quanto ne hanno ancora, lì sotto? Non hanno ancora finito?". Intanto arrivano altri amici per dare una mano.

Gli animali ormai hanno capito e muggiscono a gran voce. Come sarà la transumanza? Ci sarà da faticare? Ci sarà da correre o da spronare le bestie? La cosa positiva è che il tempo sembra bello, niente a che vedere con le previsioni pessime dei giorni precedenti, che parlavano di pioggia e neve.

Tutte le vacche vengono fatte uscire dalla stalla… e finalmente quel lavoro è terminato. Si sentono i rintocchi profondi dei rudun, ma il vero concerto sarà quando gli animali si metteranno in cammino. Una giovane manza sembra non gradire quella cosa che le è stata messa al collo: salta, sbuffa, corre, arretra, poi scompare tra le compagne.

Gli animali attendono l’apertura del recinto, ma prima gli uomini vanno a fare colazione: il cammino sarà poi lungo, si pensa che ci vorranno almeno due ore per arrivare a Pian dell’Alpe. C’è chi imburra il pane e lo accompagna con la marmellata, chi mangia pane e toma, pane e salame, scodelle di caffelatte fumante, si chiacchiera e si scherza, ma poi viene l’ora della partenza.

All’inizio sembra che la mandria non abbia voglia di partire: sarà la bella giornata di sole? "Gli altri anni siamo andati via con la neve, sarà per quello…". Poco per volta però si incamminano e si forma una lunga fila che parte a gran carriera, specialmente le manze che aprono la carovana.

Tocca correre per i prati secchi per riguadagnare la testa della transumanza, ma di lì a poco si troverà la strada ed allora tutto diventerà più semplice. Nonostante il sole e le corse, l’aria resta gelida, così che non viene nemmeno voglia di togliersi le maglie.

Le cime circostanti sono imbiancate di neve fresca, caduta nei giorni precedenti e rimasta lì anche con le giornate di sole. Raggiunta la bacheca ed il cartello che indica la Margheria dell’Assietta, si può iniziare a scendere lungo la strada sterrata. Ci sarà un posto dove riuscire a fotografare tutta la fila di animali?

Mauro guida la transumanza, mi parla di alcune delle sue vacche , quelle di razza Pinzgau, del fatto che qualcuno lo criticava per la scelta… ma lui invece si dice più che soddisfatto, anche dei vitelli che stanno nascendo. Gli animali camminano ordinati, anche se non si vede già più la fine della fila.

E’ più facile fotografare un gregge in movimento, le pecore tendono a stare compatte… ed i pastori a non lasciarle attardare, altrimenti non sanno più dove andare, senza le compagne. Qui invece la mandria cammina quasi in fila indiana e chissà gli ultimi dove saranno: vitelli, qualche animale zoppo o semplicemente quelli che se la prendono comoda, senza la fretta dei più giovani!

Anche in un lunedì di fine settembre si riesce a fare qualche incontro, come con questo solitario motociclista tedesco, che si mette da una parte, saluta e spegne il motore. Purtroppo certi Italiani che incontreremo successivamente non saranno altrettanto educati, per non parlare poi di un furgone che cercherà di passare in mezzo alla transumanza, senza aspettare il transito degli animali.

Tutto procede bene, ma Mauro mi spiega che il punto più delicato deve ancora arrivare. "E’ sempre un problema a Pian dei Morti, perchè lì ci sono le curve e le bestie si fermano. Passato quello, siamo a posto." Nemmeno in questa foto si vedono tutti gli animali, gli ultimi sono ancora più indietro, ci devono essere le auto che chiudono il "corteo".

E infatti, alle curve, c’è subito un po’ di confusione. Mauro si ferma per evitare che le vacche taglino giù per il pendio. Io mi trovo a guidare la transumanza, gli animali sono incerti, da sopra iniziano a guardare in giù verso le compagne, muggendo.

Sono attimi concitati, ma per fortuna le vacche di testa si rimettono in cammino dietro di me, così mi trovo a svolgere il doppio ruolo di guida e di fotografo. Dietro intanto c’è un po’ di sbandamento ed è impossibile obbligare gli animali a seguire il tracciato della strada.

Per fortuna il posto non è pericoloso e, anche se la mandria attraversa scendendo per i prati, non ci sono rischi. Meglio però riportarla sulla strada per proseguire il cammino. Di lì in avanti, non ci saranno più tornanti e la transumanza avanzerà tranquillamente, al suono cadenzato dei campanacci.

La luce, i colori, le nuvole, le ombre, sembra tutto perfetto e scatto decine e decine di foto. Mi sposto avanti ed indietro per la colonna, ormai ho rinunciato a scattare un’immagine con tutti gli animali. Cammino da sola in mezzo a loro, con loro, e penso al significato della transumanza, alle emozioni che si provano stando lì, alle montagne che si svuotano, all’importanza di questo mestiere, troppo spesso ignorato.

Ogni tanto c’è tempo anche per un primo piano. Mi fermo, lascio passare davanti a me gruppi di vacche, singoli animali: chi cammina lentamente, chi accenna qualche passo quasi di corsa. Continua a splendere il sole e fa appena un po’ più caldo di prima.

Passo dopo passo, ci si avvicina a Pian dell’Alpe.Chissà dove si saranno nascosti i lupi, adesso? E dove saranno le pecore? Stefano ha detto di averle fatte scendere più in basso, ma non gli ho chiesto da che parte le ha portate. Sicuramente sarà rimasto qualcuno a sorvegliarle: non ci si può fidare, dopo gli attacchi dei giorni scorsi.

Poco prima di arrivare al punto di sosta, ci viene incontro la nebbia. Questo è uno scatto casuale, tra i tanti della giornata. Sicuramente ho cercato di cogliere quella fila così ordinata e precisa, ma per una volta il risultato finale è stato fin meglio delle aspettative. Per oggi mi fermo qui, vi racconterò la seconda parte della transumanza (e quel che ci aspetta dietro a quella curva) domani.

Il suono della transumanza

Nel post che ho inserito ieri sera mancava l’aspetto sonoro… eccolo qui, con un breve video.

Quest’altro invece è riferito ad una transumanza di cui vi devo ancora parlare, in Val Chisone. Buona visione e buon ascolto!

Per vedere vari video di transumanze (e non solo), vi consiglio di fare un giro qui sulla pagina Youtube di Emilio.

Transumante

Questa fine di settembre mi vede saltare da una valle all’altra, da un impegno all’altro, tra lavoro, piacere, passioni, amici… Vi devo raccontare tante transumanze, dovete avere solo un po’ di pazienza e poi aggiornerò anche queste pagine.

Perchè capita di incontrare una transumanza senza saperlo… Come questa, nel Vallone della Gianna, in Val Pellice.

Oppure, nello stesso giorno, di rimanere in coda con l’auto dietro un’altra transumanza, che sapevo ci sarebbe stata, anche se non avevo dettagli sull’ora. Comba dei Carbonieri, Val Pellice, discesa dall’alpeggio Pis della Rossa.

Altrimenti si va apposta, invitata dai margari, a seguire la transumanza dall’Alpe Assietta fin giù a Pourrieres, in Val Chisone. Un lungo cammino, una giornata particolare anche per il meteo, ma vi racconterò poi tutto con calma ed abbondanza di dettagli!

Domande di fine estate

Sfruttando i lati positivi della mia precarietà lavorativa, quando me lo posso permettere, scappo sui monti, a metà tra la gita ed il lavoro. Come ho scritto ieri sera, ero andata a sentire com’è andata la stagione in un alpeggio sullo spartiacque tra Val Chisone e Val di Susa. L’ultima volta che ero stata là, c’erano altri allevatori…

Sono bellissime giornate, queste di fine estate. Temperature gradevoli, colori caldi, tempo abbastanza soleggiato, l’autunno che bussa delicatamente tra foglie che iniziano ad ingiallire e frutti rossi. C’erano vari cespugli che si tingevano della gamma del rosso: diverse specie di rose di macchia, con cinorrodi più o meno grossi, poi i grappoli di frutti del crespino… Intanto salivo lungo il sentiero che porta da Balboutet a Cerogne, perfettamente pulito e segnalato.

Da Cerogne, dove ho visto da lontano alcune manze al pascolo, ho continuato a salire verso le vecchie bergerie dell’Assietta. Altri bovini erano al pascolo in un vasto pianoro la cui parte iniziale era stata fortemente frequentata dai cinghiali, che avevano arato e sconvolto vaste chiazze del cotico erboso. Una volta raggiunte le bergerie, il più della salita era fatto. Adesso iniziavano i pascoli dell’Alpe Assietta.

Grasse marmotte scappavano al mio passaggio, dopo il fischio della sentinella: una aveva indugiato quell’istante in più prima di entrare nella tana, tanto da permettermi di fotografarla con una boccata di erba secca. Si preparano al lungo letargo, ormai qui non c’è quasi più nulla da mangiare e per loro l’autunno vuol già dire brutta stagione da trascorrere sotto terra.

Finalmente l’alpeggio, circondato da pascoli ormai completamente bruciati dal freddo. E’ veramente ora di abbandonare queste alte quote. Ma cosa sta succedendo? C’è una draga che scava, ma non è quello il problema. Non capisco cosa stiano facendo gli uomini là nel recinto delle vacche. E come mai gli animali non sono ancora al pascolo, a quest’ora?

La spiegazione ce l’avrò poco dopo: è stato allargato del fieno e le vacche lo stanno mangiando soddisfatte. "Non ci sono camion disponibili fino a lunedì mattina… tutti che scappano dalle montagne, in questi giorni! Speriamo che il tempo tenga e che non arrivi la neve… Le previsioni danno brutto venerdì, ma poi dovrebbe tornare subito il sole." Non conoscevo direttamente questi allevatori, ma le presentazioni sono presto fatte e… loro conoscevano me, almeno di "fama". Ida chiama subito Stefano, il figlio. "E’ Marzia, quella che fotografa i pastori! Portala su dalle pecore!!"

Pur tra le mie proteste, perchè dal gregge potevo andarci anche da sola, Stefano fa salire la cagnetta in macchina e mi porta su, chiacchierando costantemente e raccontandomi mille cose. "Come ti sembrano, le mie pecore? E’ una buona montagna, questa… Quelle lì segnate di verde non sono mie, le ho in guardia. Ce ne sono più o meno 500, di più sarebbero troppe." Anche se ormai mostra i segni della stagione, la montagna è buona sì, una delle migliori. Si sente nell’aria il profumo del trifoglio alpino…

Stefano mi racconta di averle sorvegliate tutta l’estate, costantemente. In questi giorni che le ha appena sopra alle baite, va giù a dare una mano qualche ora, anche perchè c’è tutto da preparare per la transumanza. Mi racconta del lupo (e ne abbiamo già parlato qui ieri), mi racconta delle preoccupazioni della moglie: "Lei è giù, fa un altro lavoro, ma tutti i giorni ci sentiamo, mi chiede delle pecore. Adesso dice che devo scendere, che devo venir via, che si rischia troppo… Si potrebbe ancora stare, non stanno male, posti dove andare al pascolo ce n’è ancora, per loro… Ma tra un po’ iniziano a partorire, e allora devo scendere. Io non le faccio partorire, in montagna. Troppo lavoro, anche con le vacche da mungere, i formaggi, tutto!"

Stefano parla, parla, anche se non ci eravamo mai visti prima, quando sei qui tra queste montagne, con vari altri alpeggi all’orizzonte ed un gregge intorno, argomenti di discorso ce ne sono. "Stavo per venderle tutte, una volta. Ogni tanto prendono quei momenti così… I miei stavano male, sia mio padre che mia madre. Era febbario, non ne potevo più. Davo da mangiare alle vacche in stalla, tutto a mano, poi alle pecore, poi di nuovo dalle vacche, avanti… Fino a mezzanotte ed alle sei del mattino già di nuovo in piedi. Ho chiamato uno a vederle, aveva un cliente, le avrebbe prese tutte per mandarle in Liguria. Un po’ per il prezzo, io volevo 10 euro in più di quello che mi offriva per ciascuna pecora… Poi ho iniziato a pensare: <<Ma cosa mangiano, in Liguria?>>. E così non le ho vendute e sono ancora qui!"

La passione traspare in tutte le sue parole, l’entusiasmo di questo giovane è trascinante. "Se hai da fare, io poi proseguo per conto mio…". Invece no, è felice che io sia lì, a fotografare le sue pecore in questi magici colori autunnali. Più in basso passa un branco di camosci, sono sei, tutti in fila. "Ci sono anche i cervi, sai? Escono dal bosco, li vedo spesso." Parliamo di altri pastori e di margari, della sua passione per le pecore nere e per i montoni con le corna. "C’è chi dice che dovrebbero darti pecore, quando il lupo te le ammazza. Io non vorrei… Ognuno ha la sua razza, non sono mica tutte pecore uguali! Quelle che piacciono a me, magari non piacciono a te, no?"

Mi accompagna su alla Testa dell’Assietta, di qui il panorama è superbo: le cime ed i ghiacciai francesi, le montagne della Val Chisone ed altre ancora alle nostre spalle, il Rocciamelone e quella linea netta di una strada che tante volte ho percorso d’estate, negli anni scorsi. Ricordi, ricordi ovunque io mi trovi. Ma ormai i cammini sono altri e scatto foto a queste pecore che, come bianche formiche, avanzano verso di noi. Sono animali sospettosi e diffidenti, non riesco a fotografarli da vicino, scappano appena io provo ad avvicinarmi.

Stefano insiste perchè io scenda nuovamente all’alpeggio per pranzo. "Dove ero prima, stavo al pascolo tutto il giorno, con lo zaino. Adesso qui è comodo, fa anche piacere mangiare a casa. Poi vengono gli amici a trovarti… Lasci le pecore un’ora o due, ma tanto al sabato ed alla domenica su di qua c’è sempre tanto di quel movimento!". Pranziamo tutti insieme, raccontando aneddoti del passato, ridendo, commentando vicende accadute in altri alpeggi. C’è il tale che quest’anno vuol fare tutta la transumanza a piedi con le vacche: "Ed è capace di farlo, conoscendolo! Chissà cosa succederà…". La foto di rito è con il Plaisentif, questo è uno degli alpeggi dove viene prodotto. Ida mi racconta che, proprio l’altro giorno, le hanno telefonato da Eataly: "Ma ne ho solo più poche forme, è quasi tutto già prenotato… Meglio così!"

Ida mi mostra anche la cantina di stagionatura, dove tome di varie forme e vari gradi di maturazione attendono di essere portati a valle. "Dopo facciamo un giro per portarne giù in cascina. Ormai manca poco, iniziamo a spostare quel che si può!"

"Fai la foto anche qui, che ci sono le tome fresche, il sale, il latte!". A proposito di foto, rimaniamo daccordo per la transumanza, se io non avrò impegni per il giorno stabilito. Partenza verso le 9:00, 9:30. Vedrò come organizzarmi, il percorso da seguire è molto bello e già Ida mi sta suggerendo qualche punto particolare dove si possono fare scatti interessanti: "…se uno è capace ed ha una buona macchina… Perchè era venuta un’amica, un anno, ma le foto non sono uscite un granchè!"

Il caseificio è piccolo, ma essenziale. In questo alpeggio manca solo una cosa, la corrente elettrica, e bisogna ovviare con un generatore. "Certo, potrebbero mettere un pannello… Con tutto quello che paghiamo per l’affitto al Comune!". Anche l’acqua scarseggia un po’, solo in questi giorni stanno facendo lo scavo per mettere dei tubi nuovi e far sì che torni a riempirsi la vasca per le vacche appena sotto alle baite.

Stefano vuole ancora una foto con il vitello di razza Pinzgau, che fa uscire apposta dal box nella stalla. Intorno alle baite ci sono innumerevoli cani, faraone, galline, oche, gatti… Bisognerà riportare a valle anche tutti loro! Ma la vita dei marghè è questa, qualche mese in alpeggio, il resto dell’anno in qualche cascina giù in pianura, per qualcuno ancora affittata, di anno in anno.

Nella stalla i rudun attendono la transumanza. "Speriamo non ci prenda la neve prima…". Stefano però dice che non nevicherà ancora: "Le marmotte non raccolgono l’erba, quindi non è ancora ora!". Mi spiace contraddirlo, ma gli mostro la foto scattata al mattino. Speriamo davvero che sia solo una marmotta previdente che si porta avanti con i lavori prima del tempo! Saluto i nuovi amici e mi rimetto in cammino. Che fare? E’ già tardi… Scendere dalla strada e rinunciare all’itinerario che avevo studiato sulla cartina?

Mentre salgo, noto con sorpresa che sono stati concimati i pascoli. Il letame tolto dalla stalla è stato sparso su alcune porzioni di terreno, in modo omogeneo ed ordinato. Un gran bel lavoro che non ho visto fare in tanti altri posti. La giornata è bella, decido di rischiare e tentare il giro lungo, la strada la percorrerò poi già con la transumanza.

E così salgo verso il Gran Serin, ammirando in tutta la loro estensione i pascoli dell’Assietta. Le vacche adesso si stanno allontanando per andare a brucare ancora un po’ d’erba, dopo aver ruminato il fieno. Le pecore invece si sono affacciate sul versante della Val Chisone e tra poco saranno visibili anche dalle baite, ma c’è già qualcuno che sta salendo per andare a controllarle. Questo è veramente un bell’alpeggio ad alta quota…

La strada militare mi porta tra fortezze e caserme, laghi e creste ventose. E’ un posto così unico, con tutto questo reticolo di vie tracciate e realizzate secoli fa. Passa qualche ciclista, qualche moto, anche in un giorno qualsiasi di una settimana di fine settembre, ad un passo dall’autunno, dal freddo, dal gelo.

Continuo il mio cammino, non si sono più mandrie o greggi a queste quote e nemmeno nei pascoli più in basso, che appaiono e scompaiono tra le nebbie. O sono scese definitivamente a valle, o sono tornate nei pressi degli alpeggi, dove brucano l’ultima erba prima della transumanza. Quassù l’aria è già più fresca, frizzante, ma è anche pomeriggio inoltrato. Non accendo il telefono, non guardo l’ora, arriverò quando arriverò, mi godo la giornata senza preoccupazioni.

Dalla Val di Susa salgono nuvole e nebbie, il Rocciamelone è scomparso, non posso guardare lontano con il binoccolo, così evito di pensare troppo al passato. Cammino veloce sulla strada, è così bello essere quassù completamente soli, lontano dalla confusione, da tutto. Mi domando perchè tanti si stupiscano, quando racconto delle mie gite in solitaria. E’ bello andare in montagna in gruppo, ma così riesco a cogliere tanti più dettagli, mi fermo a fotografare quello che voglio, penso… e assaporo quell’odore intenso di erbe amare che il sole e la nebbia diffondono nell’aria.

Dal Colle delle Vallette scendo seguendo tracce evanescenti di antichi sentieri, spaventando e facendo fuggire diversi branchi di camosci. Ogni tanto perdo la strada, poi la ritrovo segnata dal passaggio delle vacche che sono state fatte scendere più in basso non tanto tempo prima, a giudicare dalle tracce.

Il sentiero mi riporta sulla strada dell’Assietta, ma io sto cercando un’altra via di discesa, più "diretta", che troverò con qualche difficoltà e dopo un primo tentativo errato, tra i larici. Prima è la traccia delle vacche a guidarmi, in alcuni punti vi sono persino segni color rosso mattone sulle rocce, ma si confondono con i licheni. Sono comunque sulla strada giusta, per ora. Qua e là devo piegarmi sotto i rami dei larici cresciuti nel sentiero, che lasciano già cadere i loro aghi nel mio collo, tra i capelli.

Poi le cose si fanno più difficili, perdo le tracce in una vasta radura non pascolata, dove l’erba secca è frammista a piccoli cespugli di rose che si stanno allargando a colonizzare tutto. Chissà come mai qui non viene più nessuno? Che peccato, che tristezza questo pascolo abbandonato. Ci sono anche delle vecchie baite crollate e ritrovo qui il sentiero, tra due muri, completamente invaso dagli arbusti. Di lì in giù il mio cammino si fa difficile, con le spine che mi graffiano le gambe, alberi cresciuti sul sentiero, rocce franate, erba alta, arbusti. La discesa sulla strada è inesistente, la nuova pista che porta a Cerogne ha fatto morire questo sentiero.

Di lì in avanti taglio per i prati, domandandomi come mai solo pochissimi siano stati sfalciati. A Balboutet c’è una bella azienda che resta in montagna anche d’inverno, di fieno ne serve di sicuro tanto (ed infatti anche di qui vedo delle rotoballe nel cortile), ma la maggior parte dei prati ha ancora l’erba secca in piedi e le solite rose stanno già spuntando a chiazze qua e là. Sarebbe certamente un altro panorama vedere tutto pulito e curato. Come mai? Proprietari sconosciuti, emigrati, scomparsi? Storie di paese, tra gelosie e confini guardati a vista?

Con queste domande per me senza risposte, raggiungo l’auto e fotografo ancora i colchici, i fiori dell’autunno. Così come i crocus spuntano tra l’erba secca appena dopo lo scioglimento della neve, questi loro cugini segnalano la fine della stagione e la prossima venuta di nuova neve, quella che farà crescere i pascoli dell’anno che verrà.

I giorni dei lupi

Nel mese di settembre i lupi si fanno vivi… Anche in quegli alpeggi dove la stagione è stata tranquilla, in questi giorni si lamentano così attacchi. E’ tutto un susseguirsi di voci, tra i pastori, le notizie passano di valle in valle e, se si compatisce quelli che hanno già avuto problemi ad inizio stagione, ci si arrabbia per quelle pecore uccise così, magari pochi giorni prima della transumanza di ritorno.

Oggi sono stata quassù, sullo spartiacque tra Val Chisone e Val di Susa. Vi racconterò poi nei dettagli la giornata, ma adesso volevo parlarvi proprio del lupo. Sono stata da Stefano proprio per sapere come se la passava col suo gregge, visto che più a valle c’era stata quella strage di pecore nel piccolo gregge di Mario a Pian dell’Alpe. "Tutto bene, me ne ha uccisa solo una di notte, probabilmente era rimasta fuori dalla rete e non l’ho vista, l’errore è stato mio. Per il resto, niente. Una volta ne ho visti passare due, ma probabilmente avevano la pancia piena, perchè non hanno attaccato." Stefano è sempre al pascolo con gli animali, ma non ha i maremmani. "Come farei, qui? La strada, i sentieri… E’ un viavai continuo di macchine, moto, bici, turisti! Avrei troppe grane, con i cani." Gli chiedo quale possa essere la ragione dei "pochi" attacchi, visto invece quello che succede non tanto lontano di lì. "Forse proprio anche tutto il movimento che c’è, troppa gente in giro. E poi la montagna è pulita, sono troppo in vista. Non ci sono boschi, non ci sono pietre… Hanno pochi nascondigli, qui passano per scendere da una parte e dall’altra della valle." Ancora qualche commento sugli attacchi, lui ha visto pecore ferite dal lupo da un suo amico, in Valle Po. "Se te ne uccide una, due… Può ancora andare, anche se ti dà fastidio. Ma vederle ferite… Ce n’era persino una con le quattro gambe rotte, l’aveva fatta cadere in un canale. Ecco, vederla così, viva, che non poteva più muoversi, quella è la cosa peggiore. Niente potrà ripagarti da quello che provi in quei momenti."

Scendendo, è già sera, scorgo un gregge in un incolto accanto al Chisone. Prima mi fermo e fotografo da lontano, poi prendo il binoccolo e controllo, ci sono due pastori che stanno tirando le reti. Sono Andrea e Beppe, l’aiutante di Fulvio. Stefano mi aveva appunto detto che il lupo aveva colpito anche da Fulvio, uccidendo due pecore di Andrea.

Scendo e vado a salutare. Andrea mi dice che è ora di andarsene. "Domani le carico, via! Proprio alla fine, due uccise così, e tutta l’estate non era successo niente! Si va in pianura, vienimi poi a trovare giù di là, se ti capita di passare…". So bene come lavora Fulvio, è uno di quei pastori che non mollano il gregge da solo, ha un buon numero di validi cani da guardiania, c’è Beppe che lo aiuta, tutte le sere gli animali sono nel recinto. Insomma, tutte le garanzie per cercare di evitare il più possibile gli attacchi. Ma non scongiurarne al 100% il rischio, purtroppo.

Mentre guardo le pecore che pascolano ai piedi del Forte di Fenestrelle nelle ultime luci della sera, i pastori mi aggiornano sui dati dal "fronte". Otto pecore in Val Cenischia, una a Bardonecchia, tutte proprio in questi giorni. Parliamo sempre di pastori presenti con il gregge da quando si apre a quando si chiude il recinto, con buoni cani da guardiania. Mentre scendevo, davanti alle stalle di Usseaux, ho anche visto un micro-gregge chiuso nella rete. Sarà quel che resta delle pecore di Mario?

E poi c’è gente che scrive dei commenti tanto simpatici e gentili agli articoli in cui si commenta il problema del lupo. Leggete qui cos’è venuto fuori in seguito ad un articolo di Michele Corti, facendo particolare attenzione ai commenti di un certo "Lupo nella Notte".