Grazie a Napoleone!

Mercoledì sono tornata in Val Chisone. Dragos mi aveva detto che il giorno prima aveva fatto un buon lavoro e poteva ritenersi soddisfatto, quindi non era nemmeno necessario fermarsi ancora… Ma io sapevo bene quale sarebbe stato il percorso dello spostamento di quella giornata, quindi gli ho spiegato che ci tenevo a scattare qualche foto in un certo passaggio tra i boschi.
 

E così, in una gelida mattina, raggiungo il gregge. Fa freddo, decisamente freddo, il terreno è coperto di brina e le pozzanghere sulla strada sono velate dal ghiaccio. Ho incontrato Fulvio lungo la strada, stava andando a vedere dove passare nel pomeriggio, tirare qualche rete a protezione di un orto, prendere accordi con i proprietari. Le pecore sono ancora nel recinto, ma i pastori hanno già fatto colazione. "Siamo già stati al bar…", e così le brioches che ho preso in panetteria verranno tenute per il pranzo.
 

Per fortuna presto arriva il sole e si sta subito meglio. La brina scompare rapidamente, anche sulle creste la neve si è in parte sciolta: oggi sarà una bella giornata autunnale, con colori sempre più intensi, chiazze di rosso, di giallo, di arancione. Non solo pastorizia, nel lavoro di Dragos ci saranno anche sfondi che magari attireranno qualcuno da queste parti. Cerchiamo bellezze e panorami chissà dove, quando appena dietro casa abbiamo posti meravigliosi e sottovalutati!
 

Fulvio e Mario sono di ritorno, l'asina raglia il suo saluto, mentre il puledrino aspetta la sua dose di coccole. "L'abbiamo preso in braccio appena nato, abbiamo iniziato ad accarezzarlo ed è venuto proprio bravo…". In effetti l'altro puledro più o meno coetaneo è molto meno socievole e non si lascia avvicinare.
 

Vengono aperte le reti, è ora di andare al pascolo, c'è ancora un po' d'erba lì nella piana accanto al Chisone, nonostante vi siano delle vacche al pascolo poco sopra. Il pastore mi racconta le avventure del giorno precedente, gli scherzi e le risate in compagnia, le immagini scattate dal fotografo. "Ieri sera ce le ha fatte vedere sul computer!"
 

Il gregge si avvia, mentre in cielo le nuvole che lo coprivano interamente verso la pianura si squarciano lasciano vedere l'azzurro. Parliamo delle previsioni del tempo, pessime per quanto riguarda il weekend. "Speriamo di no… Se arrivo giù in pianura e piove è un disastro… Domani mi sposto, attraverso Perosa, poi porterò giù quelle degli agnelli, che abbiano erba. Tra non molto arrivo giù con tutte, qui in valle c'è poco da mangiare."
 

Le reti vengono tolte, arrotolate, caricate sul fuoristrada. E' una routine quotidiana, ma adesso queste operazioni sono ancora semplici… D'inverno invece, quando sulle reti c'è un ricamo di brina che le rende rigide, pesanti, fredde. Ma non è ancora il momento di pensare a quello. Per adesso il gregge è in piena transumanza, anche se in questo caso si può parlare di vero e proprio pascolo vagante, perchè ci si sposta, ci si ferma, si pascola, si riparte…
 

Il gregge si è fermato in un pianoro accanto al Chisone. Gli animali pascolano a testa bassa, hanno trovato di che sfamarsi e sembra che il foraggio sia di loro gradimento. Le capre invece tendono a spostarsi verso i margini del prato, dove abbondano foglie, arbusti, rovi, cespugli, che costituiscono un cibo a loro molto più gradito. Fulvio ritorna con il pranzo. Passano diverse auto, qualcuno si ferma a scambiare quattro chiacchiere, altri chiedono dettagli sugli spostamenti, le tappe. Mangiamo in piedi, accanto al fuoristrada, poi ci si sposterà dall'altra parte del torrente.
 

"Andate avanti, non fermatevi sul ponte, che altrimenti ho paura che si blocchino e non vengano…". E così, armati di macchine fotografiche, aspettiamo il gregge vicino alla Statale. Ricordo un analogo passaggio qui, tanti anni fa, era il 2004 ed era la mia prima transumanza. Fulvio teneva in mano un agnello nato poco prima, era una giornata grigia ed umida, pochi istanti prima c'era stato uno scontro con un pastore locale, che contestava il passaggio del gregge… Il tutto è raccontato in "Dove vai pastore?" e mi sembra quasi incredibile che siano passati già così tanti anni e, nello stesso tempo, rifletto su come questo mondo sia diventato per me indispensabile, naturale.
 

Le pecore si gettano sull'erba verde del prato accanto alla "casa gialla". Si incollano lì e non si spostano più. "Sarà dal mese di agosto che non vedono un'erba verde così!", commenta Beppe. Sotto i vecchi alberi da frutta trovano anche mele e pere cadute a terra: gli asini e le capre se le contendono, ma anche le pecore gradiscono questi frutti.
 

Come tutti gli anni, i padroni di casa escono a salutare i pastori ed offrire un bicchiere di vino. Riconoscono anche me ed iniziamo un discorso sulle mele: ricevo il compito di scoprire il nome di quella varietà che produce enormi frutti aciduli, dalla buccia verde-lucida, che la signora sta spaccando a pezzi ed offrendo agli asini, che li accettano con golosità.
 

In passato non sempre questo appezzamento era così verde, a volte lo si attraversava quasi senza fermarsi, ma le piogge autunnali hanno garantito una buona ricrescita. "Fatele mangiare, fermatevi pure, c'è poi meno lavoro per noi, dopo! Ne passassero, di pecore!". Il sole è caldo, si sta bene, il gregge pascola a testa bassa, non è ancora il momento di ripartire. Approfittando di questa pausa, spostiamo in avanti le macchine, Fulvio porta la sua, con le reti e tutto il necessario, dove fermerà il gregge per la notte, poi ritorniamo dalle pecore.
 

Ci si può spostare appena un po' più avanti, qui è stato tutto brucato alla perfezione. Prima di attraversare la Statale, c'è un angolo verde da pascolare, ma è un punto più delicato, proprio perchè confinante con la strada. Bisogna fare attenzione agli animali, che non sconfinino sull'asfalto, ed alle auto che sfrecciano ad alta velocità, senza nemmeno rallentare un istante.
 

Continuano le foto, le riprese… Ma il punto più bello deve ancora arrivare! Bisogna avere pazienza, nel realizzare un servizio sui pastori. Chi si ferma ai primi scatti, farà forse delle belle foto, ma non riuscirà mai a cogliere l'emozione che questo mestiere ti regala. Bisogna vivere la giornata dal mattino alla sera, per poi riuscire a comunicare quello che si è visto al pubblico che ignora cosa sia la pastorizia nomade. Da quello che ho saputo chiacchierando con Dragos, capisco che il risultato finale sarà ottimo! Confrontiamo esperienze e pensieri e scopriamo di averne vissuti di simili, qua e là accanto alle greggi.
 

Sorvegliamo il gregge accanto alla strada. Senza cani, la mia presenza ha una scarsa efficacia… ma è sempre un paio d'occhi in più, quando una capra sale sull'asfalto puntando lo sguardo verso i rovi sull'altra sponda! Continuano a fermarsi delle auto, c'è tanta gente che conosce il pastore e che fa una breve sosta per un saluto.
 

Quando l'erba è finita, si parte! Le pecore salgono sull'asfalto, si tratta solo di attraversare, imboccando la strada che sale nel bosco. Tra un po' il gregge sparirà, le auto di passaggio vedranno a malapena la traccia trasversale, che sparirà cancellata dalle gomme. Le pecore avanzano veloci, bisogna quasi correre per tenere loro testa.
 

E così inizia il tratto più scenografico nel bosco di castagni, seguendo l'antica strada napoleonica. "E per fortuna che c'è questa strada, così si può evitare tutto il traffico!". Bisogna risalire appena, la via si restringe, gli animali mangiano qualche castagna mentre avanzano… "Prima faceva frescolini, ma adesso… E sentissi poi qui davanti come scaldano! Sembra di aver dietro un termosifone!"
 

La fila si allunga quasi all'infinito, la strada diventa una mulattiera e poi quasi solo più un sentiero. Questa è la vera transumanza senza tempo… anche se tra non molto il gregge si troverà di nuovo sull'asfalto ed in mezzo alle case. Proprio dove si dovrà fermare, sono state edificate numerose case. "Due anni fa non c'erano, lo scorso anno era un cantiere ed adesso è pieno di ville… Come faccio ad andare a mangiare i prati che ci sono in mezzo?"
 

Si prosegue sulla strada napoleonica, Mario è rimasto indietro per evitare che le pecore imboccassero un altro sentiero che conduce a prati dove grossi meli carichi di frutti potrebbero rappresentare un problema per la transumanza. Lì, anni fa, il gregge si era spezzato in due gruppi e non si riusciva più ad allontanare gli animali dalle mele che tappezzavano il terreno.
 

Riecco l'asfalto, e siamo quasi arrivati ai prati dove il gregge pascolerà e trascorrerà la notte. L'indomani mattina la sveglia suonerà molto presto, il pastore vuole attraversare Perosa prima che ci sia traffico, prima che la gente si rechi al lavoro, i bambini vadano a scuola. E' inevitabile passare nel paese, si cercherà di farlo senza creare troppo problemi.
 

Il gregge svolta nei prati, c'è poca erba, ma è un buon posto dove far poi dormire le pecore. "Non gela, qui, e non è nemmeno umido. Però… guarda che roba, è tutto bruciato, non mi basta, per stasera. Dovrò per forza andare sotto in mezzo alle ville, altrimenti non riesco a riempirle."
 

Il prato è inframmezzato da alberi di melo e pero, i cui frutti sono in parte a terra, ed altri sui rami. Cerchiamo di raccoglierli, molti sono beccati dagli uccelli o bucati dai calabroni. Mangiamo ranette, succose e profumatissime mele rosse, mentre le pere sono ancora verdi e dure come sassi. E' venuto il momento dei saluti, Dragos tornerà in inverno, probabilmente nel mese di dicembre. Spera di fare delle foto con la neve, ma… i pastori si augurano che a dicembre non ci sia ancora neve, e nemmeno a gennaio!

E' proprio ora di andare

Lunedì mattina ero in Val Chisone. Pioveva, in pianura, ma risalendo la valle si intuiva che in montagna era caduto qualcosa più della pioggia. Il gregge che stavo cercando era poco sotto Fenestrelle. Non ero sola, mi accompagnava il fotografo Dragos Lumpan, che sta realizzando un progetto sulla pastorizia nomade in Europa. Qui alcuni sui scatti realizzati in Romania (di cui vi avevo già parlato).

Il gregge era ancora fermo nel recinto, passava qualche fiocco di neve, in un panorama "perfetto" per la transumanza, poichè tutto diceva che non era il caso di fermarsi lì nemmeno un giorno in più. Una rapida presentazione, poi il pastore deve continuare i suoi lavori. E' una mattinata un po' complicata, ma Dragos ormai conosce i pastori, è da qualche anno che è alle prese con questo soggetto e… che si tratti di Turchia, Galles, Romania, Italia, Grecia… alla fine la storia è sempre quella. Devi avere pazienza ed approfittare delle occasioni.

C'è una pecora che ha partorito, Beppe la fa uscire dal recinto e Fulvio la porterà nel recinto dove ci sono già le altre pecore con gli agnelli. Tutte queste verranno poi spostate a valle direttamente, non compiranno la transumanza a piedi, per non complicare ulteriormente i vari spostamenti.

I picoli vengono marcati, poi i pastori partono in auto per varie commissioni e noi rimaniamo lì accanto al recinto. E' una giornata strana in cui si mescolano le lingue: Inglese, Italiano, Piemontese, patois, Rumeno… Comunque alla fine ci si capisce. Per quel giorno non è prevista transumanza vera e propria, si pascola soltanto e ci si sposta appena sotto la frazione. Ma l'indomani dovrebbe esserci un lungo cammino ed il tempo dovrebbe migliorare.

Dragos fa il suo lavoro, in assenza dei pastori sono gli animali a prestarsi agli scatti ed ai filmati. Il risultato finale sarà un libro, un film e diverse mostre fotografiche. Ammetto di essere molto curiosa di vedere quel che ne risulterà e come un fotografo professionista immortali i soggetti con i quali sono spesso a contatto. Scambiamo informazioni, esperienze, vengo a sapere varie cose sulla pastorizia in altri paesi ed… alla fine le differenze sono meno di quello che uno potrebbe pensare.

Mario attende che ritornino Fulvio e Beppe. I suoi animali hanno trascorso l'estate nel gregge ed adesso lui accompagnerà la transumanza e trascorrerà la stagione di pascolo vagante con Fulvio. Nuvole basse passano e si attaccano alle montagne, forse ci sarà un miglioramento del tempo già in giornata?

Le immagini di oggi sicuramente rendono l'idea delle difficoltà che i pastori devo affrontare quotidianamente. Il maltempo, le incertezze, gli imprevisti. Magari anche ore di attesa, apparente inattività, a cui però seguono momenti concitati ed orari molto diversi dalla routine quotidiana degli altri mestieri.

Finalmente Fulvio è di ritorno e si può partire. Meglio prendere anche l'ombrello, perchè sta ricominciando a gocciolare. "Un anno la neve mi ha spinto giù… me la sono portata dietro fino a San Germano! Tutti i giorni mi spostavo e poi al mattino mi svegliavo con la neve sulla schiena delle pecore. Speriamo che non sia così anche quest'anno!". Non dovrebbe succedere, le previsioni per i prossimi giorni sono buoni, anche se, per il fine settimana…

Le pecore non vogliono più stare nei prati già pascolati il giorno prima, così ci si avvia dall'altra parte della strada. Subito Fulvio è dubbioso: "E se viene la nebbia? Se rimaniamo presi di là, poi… come torniamo indietro? Magari si alza un po'… Però, già spostarsi in giù, lì posso ancora fare la giornata…". Alla fine però il pastore chiama la pecore verso il guado, diretto verso i pendii tagliati dalla strada che sale a Prà Catinat.

Passiamo il Chisone, attraversiamo il greto invaso da detriti trascinati qui dalle passate alluvioni. Ci sono anche delle ossa rosicchiate, risalenti a non tanto tempo prima, forse un capriolo mangiato dai lupi? Uno è stato ucciso dietro a Chambons pochi giorni prima. Sta ricominciando a piovere, sarà una lunga, fredda giornata.

Gli alberi stanno posando le foglie, l'autunno colorato è breve, anche il più leggero soffio d'aria le fa cadere a terra, dove le pecore le calpestano spostandosi rapide alla ricerca di erba da pascolare. Di lì a poco si attraverserà la Statale, ma prima bisogna ricompattare il gregge, che si è allungato e disperso nell'attraversamento del fiume. Non è un momento facile, ci sono muretti, guard-rail, la strada statale. C'è sicuramente poco traffico, ma bisogna comunque fare attenzione.

Alla fine si supera anche questo passaggio delicato, il gregge sale sulla strada e segue il pastore. Da monte provengono auto con il tettuccio coperto di neve, ma la nebbia temuta sembra non arrivare. L'importante è riuscire a rimanere al pascolo fino al pomeriggio. Il pastore chiama le pecore, i cani abbaiano, gli aiutanti sorvegliano che nessuno resti indietro, impigliato nei rovi o bloccato dal guard-rail.

Il gregge adesso è al sicuro, il "traffico" ricomincia a scorrere, si sale ancora, anche per evitare che qualche pietra rotoli sulla strada. Pioviggina, le mani sono fredde, ma salendo ci si scalda. Tra un'indecisione e l'altra sulla meta di giornata, non ci si è portati dietro quasi niente, per pranzo. "Vado poi giù a prendere qualcosa…", ma gli animali hanno i loro tempi, quindi prima bisogna pensare a loro, raggiungere il punto in cui si fermeranno a pascolare.

Quando finalmente il gregge si allarga a pascolare, il pastore riceve una telefonata, qualcuno gli offre dell'erba da mangiare nelle tappe successive, ma prima deve andare a vedere luoghi, confini… Ma se si fermerà, allora l'indomani non ci sarà il lungo tratto di transumanza? Il fotografo intanto scatta e filma, nei tre giorni di sua permanenza, un po' di materiale utile comunque lo potrà ottenere!

Adesso piove, il cielo si è fatto più scuro, le speranze di miglioramento sono rimandate. Si cammina avanti ed indietro lungo la strada, anche per scaldarsi un po'. Passano rare macchine, i guardiaparco, un trattore che va a caricare legna su in alto, dove sta sicuramente nevicando ancora. Le pecore appaiono e scompaiono tra gli alberi che hanno colonizzato i terrazzamenti un tempo coltivati.

Torna il pastore, la situazione dei pascoli è poco chiara, non si capisce se si fermerà oppure no… Ma, come sempre, si vive alla giornata. Anche il tempo migliora per alcuni istanti. Le pecore si spostano, pascolano nell'erba secca. "Le mantiene ancora… Fosse quelle degli agnelli, quelle no, hanno bisogno di più sostanza per fare latte. Ma per queste va ancora bene, in mezzo al secco ce n'è, da mangiare."

Il gregge viene fatto ridiscendere, piove di nuovo, la stretta strada viene invasa dalle pecore, ma bisogna agire con calma, tra muretti ed ostacoli. Non si capisce se il pastore voglia già attraversare la Statale, spostandosi più a valle, oppure il gregge verrà ancora lasciato pascolare per qualche tempo nei pascoli secchi che prima erano stati attraversati rapidamente. Attendiamo la discesa, mi porto a valle con l'auto, il gregge continua ad essere lì fermo… non è ancora ora di partire!

Arriva anche Piero, che aveva lavorato con Fulvio in passato. Freddo ed umidità ci spingono a camminare avanti ed indietro, ma per me sono gli ultimi istanti, perchè devo rientrare. Prendo gli accordi con Dragos per tornare a riprenderlo due giorni dopo, saluto i pastori e ridiscendo a valle, lasciandomi alle spalle il nevischio. Lungo la mia strada incontro due gregge di pecore con gli agnelli… La pastorizia vive ancora, da queste parti.

Lentamente, si scende…

Non tutte le greggi sono già in pianura: qualcuno è sceso a piedi, raggiungendo il fondovalle, altri hanno caricato gli animali sui camion, altri ancora stanno scendendo lentamente, pascolando pendii altrimenti abbandonati, su entrambi i versanti delle vallate.

Le pecore erano ancora nel recinto ed iniziarono ad alzarsi stiracchiandosi quando i pastori si avvicinarono alle reti. Questo gregge forse è quello più vagante, anche durante l’estate. Adesso estate non è più, siamo in autunno, e quella era una tersa giornata d’ottobre, con il vento che soffiava insistentemente, a raffiche. Dovevo accordarmi con il pastore per la prossima settimana (il perchè ve lo spiegherò poi), ed era anche una scusa buona per curare i malumori passando una giornata insieme alle pecore. Inoltre c’erano i colori d’autunno che mi "chiamavano", per vedere se usciva fuori qualche bella foto.

Aperto il recinto, il gregge lentamente si mette in cammino seguendo il pastore. "Saliamo ancora su, ieri è rimasta indietro una pecora che non camminava tanto. Speriamo che ci sia ancora, che il lupo non l’abbia presa." L’aiutante del pastore non è riuscito a prenderla, lui adesso è preoccupato, teme davvero che il suo animale sia finito in pasto ai lupi. "Sai? Sul giornale c’era scritto che 3 lupi si sono uniti al branco, quindi sarebbero 17, qui in Val Chisone!"

E così, invece di attraversare la Statale, ci si avvia verso i pendii assolati esposti a sud, salendo tra terrazzamenti e boschi di pino silvestre, tra muretti e vecchie case ormai soffocate dalla vegetazione. Qui oggi regna l’abbandono e si può essere contenti del passaggio del gregge, della sua permanenza di qualche giorno in primavera ed in autunno, altrimenti rovi, sterpi, erba secca ed incuria arriverebbero fino alle recinzioni delle case sottostanti.

Su questo versante fa fin caldo, quando il vento non soffia. In alto però è comparsa la prima neve e non accenna ad andarsene nemmeno con il sole. Ci sono le macchie gialle degli aceri, quelle rosso-arancio dei ciliegi, la montagna è una tavolozza di colori, ma a breve le foglie cadranno e tutto resterà spoglio, immobile, in attesa della neve e del freddo.

Il gregge si è portato su nei pianori più in alto, inframmezzati da grossi cumuli di pietre. "Le avranno tolte…". Sì, probabilmente è opera dell’uomo. Questi saranno stati campi coltivati, ai tempi in cui qui si doveva produrre tutto quello che serviva alla sussistenza per l’intero anno. Proviamo ad immaginare l’immane lavoro, di cui oggi non resta quasi più nulla, stanno crescendo alberi dappertutto.

Le pecore brucano avidamente, l’erba pare secca, ma loro trovano di che nutrirsi. Compare uno dei maremmani, in bocca ha qualcosa di sanguinante. Il pastore sbotta in un improperio, la sua pecora, il lupo l’ha presa. "Era una bestia larga così, una bella pecora!". Cerchiamo in giro, proviamo a seguire a ritroso la traccia del maremmano, ma nel bosco intricato non ci sono segnali. Il cane sembrava infangato, che fosse sceso giù nel canale dove rumoreggia il torrente?

Poco per volta il gregge ridiscende, spontaneamente o spronato dai cani, lasciando dietro di sè ciuffi di lana impigliati nei rami e nelle spine. Gli animali non torneranno più quassù, ci sono altre zone da pascolare nell’inverso, poi poco per volta ci si sposterà ancora lungo la valle. Alcuni tratti saranno lunghi spostamenti, altri invece giornate o mezze giornate di pascolo.

Il vento ha ripreso a soffiare, non c’è una nuvola in cielo, il gregge pascola in quella che sembra una steppa desolata, eppure le pecore hanno le pance belle tese, piene. Il pastore non forza la loro discesa, lascia che finiscano di ripulire il versante, bisogna far passare la giornata e… più tardi si arriva in pianura, meglio è, se non c’è rischio di nevicate. "Sì, la neve mi ha preso su in alto… siamo venuti via, nel giro di poco ce n’era quattro dita, così siamo scesi. Adesso qui non c’è più pericolo!"

I cani sono lì in mezzo alle pecore, il pastore continua a maledire la sorte (ed anche un po’ l’operaio) che gli ha fatto perdere quella bella pecora proprio così, alla fine della stagione. Però poco prima uno dei cani è passato con una gamba di capriolo… e se non fossero stati i resti della pecora, quelli?

Sono passati pochi giorni dalle ultime piogge, eppure il vento ed il passaggio delle pecore sollevano nuvole di polvere. Si scende, si scende verso il basso, le pecore calano disordinatamente, senza seguire i tornanti del sentiero. "Fate ben attenzione, che non ne lasciamo più nessuna indietro, questa volta!!"

Si attraversano i pendii abbandonati appena sopra alle case. Nonostante il passaggio del gregge ad inzio stagione, c’è dell’alta erba secca, cespugli, oltre a rottami vari abbandonati dall’uomo. Reti accartocciate, fili, pezzi di macchinari, macerie… Un brutto spettacolo, quest’incuria a così poca distanza dal paese e dalla strada.

Sotto il vento che soffia ancora più forte, il gregge pascola per qualche decina di minuti. Laggiù il forte di Fenestrelle, accanto al quale era transitato qualche settimana prima, in una giornata di pioggia. Avanti ed indietro per la valle… Sulla strada passano dei camion che stanno portando a valle una mandria: suonano i clacson, un saluto a chi resta.

Il pastore spiega a ciascuno le posizioni, c’è da evitare un prato, più avanti. Poi c’è il ponte, la strettoia, guardare le macchine che arrivano, far segno di rallentare. E poi via, in cammino. Il gregge arriva in massa e gli animali sembrano non finire mai, anche se appena prima si diceva che erano meno, quelli presi in guardia sono stati portati via dai loro padroni.

La strada è invasa dalle pecore, ma non c’è praticamente nessuno ed il tragitto sull’asfalto è brevissimo. Ormai conosco anch’io la gran parte dei passaggi utilizzati qui in valle. Seguendo i pastori, si vengono a scoprire luoghi, sentieri, vie secondarie che altrimenti mai uno andrebbe a percorrere.

Si svolta, gli animali rallentano, quelli sopra guardano quelli già sul tratto di strada sottostante, c’è qualche attimo di confusione, gli asini creano un po’ di ingorgo, ma poi anche quel punto viene superato ed il traffico sulla strada può tornare a scorrere come se niente fosse successo. Resta solo qualche traccia sull’asfalto, che verrà schiacciata rapidamente e sparirà.

Ricordo un passaggio in questo stesso punto qualche anno fa, ma nella direzione opposta, con i pioppi che parevano lingue di fuoco giallo proteso verso il cielo. Tra un po’ saremo sul versante meno ventoso, ma dobbiamo dire addio al sole, quindi farà ugualmente freddo. Berretto in testa, ma forse servirebbero già anche i guanti… almeno per me!

Saliamo verso nuovi pascoli, il gregge si allarga nel pianoro, a mano a mano che gli animali lo raggiungono. C’è poi da andare a prendere il fuoristrada, le reti, il mangiare per i cani, tutto il necessario per concludere la giornata, quando il sole tramonterà. Però, come sempre, ci possono essere degli imprevisti…

Mentre gli animali stanno pascolando, il pastore vede una pecora sull’altro versante. Ecco! L’aveva detto lui, di fare attenzione! Così parte con uno degli aiutanti, va a prendere l’auto, poi provano insieme a catturare l’animale, che scappa spaventato. Tornano indietro: "E’ la pecora, quella di ieri! Ma adesso vado in là con i cani ed una pecora con la campana. Così la prendiamo di sicuro!". Chissà se hanno avuto successo… Io saluto tutti e mi avvio verso il fondovalle. Ci rivedremo presto, un po’ più giù lungo la Val Chisone.

I vostri incontri

Nei prossimi giorni, tra impegni ed assenze, non avrò tempo per aggiornare il blog, portate pazienza… Il materiale che si accumulerà nella memoria del mio computer servirà per passare le settimane successive, mentre ci si addentrerà nei mesi autunnali e saremo tutti "orfani" delle storie di pascolo vagante che vi ho raccontato negli scorsi anni.

Confido anche in voi, per continuare con questo blog. …i miei inviati tra pascoli estivi ed invernali! Come Mauro, l’amico ciclista, che si è imbattuto nella transumanza delle capre dell’alpe Sellery in Val Sangone.

Una selva di corna davvero impressionante! Ed anche il concerto delle campane era notevole, ci racconta il nostro amico. Così pure le capre del famoso formaggio Cevrin di Coazze scendono a valle, un altro alpeggio che resta silenzioso.

I miei genitori qualche settimana fa erano in Val Chisone e sono passati nei pressi del gregge di Fulvio. Ovviamente la foto è antecedente al cammino verso Pian dell’Alpe che vi ho documentato qui.

Oltre alle pecore, hanno visto la cucciolata di pastori maremmani. Come immaginare che poi questi batuffoli di pelo diventeranno dei feroci difensori del gregge contro gli attacchi del lupo?

Altri cuccioli all’alpeggio successivo, il Selleries, dove loro si erano recati ad acquistare delle forme di Plaisentif, il "formaggio delle viole". In questo caso invece si tratta di cani "da lavoro", cani che, una volta cresciuti, si spera manifestino la giusta predisposizione per affiancare l’allevatore nella conduzione della mandria.

Allora… a presto! Spero di incontrare qualcuno di voi in questi giorni che mi vedranno prima in Valchiusella e quindi in Val Varaita in occasione di due fiere.

Fanno suonare bene le campane

L’appuntamento era per sabato mattina, alle 8:30, ed esattamente a quell’ora le vacche arrivavano nel luogo convenuto. Per i margari la transumanza era iniziata già prima, quando erano state chiuse le porte dell’alpeggio e ci si era messi in cammino.

Quella sosta era l’occasione giusta per fare colazione, mentre le vacche pascolavano nell’erba che era stata riservata per loro. In montagna erano rimaste ancora le manze, mentre gli altri animali erano qui, diretti alla cascina in fondovalle. C’era un lungo cammino da compiere e così tutti prendevano forze, chi con una bella boccata d’erba nel pascolo, chi con una fetta di salame, di toma, un bel pezzo di pane, un bicchiere di vino.

Poi però viene l’ora di ripartire, con un bel sole che era di buon auspicio. Le vacche vengono fatte scendere sulla strada e ricomincia la transumanza che percorrerà tutto quel vallone laterale della Val Germanasca per proseguire fin giù in Val Chisone. E tutti sentiranno il suono della rudunà, eccome se lo sentiranno!

C’è parecchia gente ad accompagnare il cammino della mandria, molti fanno parte della famiglia degli allevatori, ma poi ci sono anche amici, conoscenti e, durante il "viaggio", altri amici si uniranno, in base agli impegni. C’è chi non poteva mancare alla lezione scolastica, chi aveva altri lavori da finire. La gran parte delle donne è andata avanti, in auto, per provvedere al pranzo.

Il primo tratto è abbastanza tranquillo, ci sono poche, pochissime auto che risalgono verso Salza o Massello a quell’ora. La strada è stretta, si spera che nessuno arrivi a velocità troppo sostenuta, ma generalmente cerco comunque di stare davanti agli animali per avvisare gli automobilisti e far loro segno di rallentare, di accostare nei rari slarghi laterali.

Camminando a piedi lungo la strada si notano anche tanti piccoli particolari che generalmente vengono ignorati. I salti d’acqua del torrente, che adesso sta patendo un po’ per la siccità, il versante dove il fuoco ha colpito duramente gli alberi qualche anno fa, cartelli che illustrano percorsi, storia, cultura di queste zone. E la transumanza intanto continua, con il suono dei rudun che rimbomba tra le pareti rocciose.

Eccolo, il suono. Già prima di venire qui alcuni mi avevano detto che questa era una rudunà che "a merita", mentre altri consideravano che… sì, quelle sono vacche che sanno veramente far suonare le campane! Rifletto sulla transumanza del giorno prima, più animali e più campane, ma in effetti qui c’è un suono migliore, più omogeneo, più ritmato.

Il suono si amplifica transitando nella brevissima galleria del Bessè, stiamo per arrivare sulla strada "principale", intanto penso alle altre transumanze che ho accompagnato lungo questo percorso in passato: greggi di pecore che scendevano verso la pianura per iniziare la stagione di pascolo vagante. Quanti passi, quanti chilometri!

Anche se la strada scende con alcuni tornanti, è impossibile riuscire a fare delle foto scenografiche, perchè gli animali tagliano la curva  ogni qualvolta è possibile. Dagli alberi iniziano a cadere le prime foglie secche ed anche qualche riccio contenente delle piccole castagne.

Si arriva al ponte, si entra sulla strada per Praly, qui bisogna fare un po’ più di attenzione alle macchine, potrebbe esserci più traffico. Il suono della campane risuona nell’aria, annuncia l’arrivo della mandria nel paese, la gente inizia ad uscire sui balconi, affacciarsi alle finestre, correre al cancello, uscire sulla strada.

Tra saluti e sorrisi, si attraversa Perrero, ma non c’è tempo per fermarsi, bisogna andare avanti, e così al massimo si scambiano due battute mentre si continua a camminare. Gli animali procedono ordinatamente e con calma, sorvegliati da un buon numero di persone.

Visto che la fila è abbastanza ordinata, di tanto in tanto si riesce a far passare le auto che sono rimaste in coda alla mandria. Si cerca di fare la massima attenzione, sia proteggendo quelle che si fermano quando incrociano la transumanza, sia i mezzi intenti a superare. C’è chi procede lentamente, impiegando troppo tempo a passare e rischiando veramente di rimanere bloccato tra gli animali, e chi invece accelera senza tener conto del fatto che una vacca potrebbe scartare improvvisamente.

Finalmente si arriva ad un largo spiazzo, tradizionale punto di sosta per tutte le transumanze. Una vacca viene caricata per essere portata a valle sulla biga, ma per fortuna tutto il resto sta procedendo senza incidenti e senza problemi. Si beve un bicchiere, si chiacchiera, ma è una pausa di breve durata, lì non c’è pascolo per gli animali.

Quando ci si rimette in cammino, saranno due giovanissimi ad aprire la marcia. Non è soltanto un gioco, un’avventura, perchè già prima il bimbo parlava con serietà di alcuni aspetti pratici del mestiere dell’allevatore. La passione inizia fin dalla più tenera età, poi cresce, cresce…

I bambini resistono in testa per un lungo tratto, mentre si attraversano le borgate della valle ed il tempo sta mutando, trasformandosi in un grigia giornata autunnale, a mano a mano che si procede verso l’imbocco della Val Germanasca.

Anche tra queste case non molto popolate si affaccia qualcuno a salutare. Il clima è sempre più quello un po’ malinconico della fine di stagione: c’è allegria per la compagnia degli amici, per il momento di festa, ma quell’aria un po’ umida, quelle foglie secche che iniziano a cadere, quelle nebbioline che si attaccano alle montagne…

Marta inizia ad essere stanca, il cammino è lungo, così prosegue sulle spalle dello zio, guardando tutti dall’alto. Non manca più tanto al punto di arrivo, al prato dove gli animali potranno riposarsi e pascolare, mentre gli uomini si rifocilleranno con un buon pranzo.

Una foto di gruppo nel prato dove pascolano le vacche: mancano tutte le donne, sono al lavoro poco lontano, nel capannone dove mangeremo pranzo. Il suono delle campane adesso è disperso, gli animali mangiano a testa bassa, è stato dato loro anche del fieno, perchè l’erba è ricresciuta poco dopo l’ultimo taglio.

Con quell’aria autunnale, è proprio tempo da polenta! Il numero di persone è aumentato, la tavola è lunga, ci si prepara a rifolcillarsi, tra racconti di aneddoti del passato e personaggi che "tengono banco" con le loro storie, catalizzando l’attenzione dell’intera tavolata. Non si può però rimanere lì all’infinito, dopo il caffè ed il genepy bisogna ripartire, magari prendosi dietro una maglia in più. Non fa freddo, ma si va comunque verso la sera…

Le vacche vengono fatte ridiscendere in strada e si riprende il cammino. Alla sera, quando recupererò la mia auto e riaffronterò quello stesso percorso, controllerò i chilometri. Diciannove sono quelli documentati in questo post, ma l’intero cammino dall’alpeggio è stato di circa ventitre chilometri.

Manca poco all’ingresso il Val Chisone, si arriva a Pomaretto, passando accanto ai ripidi terrazzamenti ricoperti dai celebri vigneti del Ramiè. Il traffico sulla strada sta aumentando, ma la via è più larga e si riesce a tenere gli animali entro la metà carreggiata.

La valle ha due percorsi possibili, per fortuna c’è una strada secondaria nell’inverso, e si devia passando sul ponte e tagliando fuori Pomaretto e Perosa, continuando la transumanza senza disturbare il traffico nel centro dei paesi.

Da questa parte della valle non bisogna fare attenzione a fioriere, aiuole o auto parcheggiate, ma bisogna badare ai prati lateralmente alla strada, specialmente dove c’è qualche coltivazione, erba medica, prati che serviranno per l’alimentazione di altri animali.

La sosta successiva, di pochi minuti, ha come sfondo Perosa Argentina. Anni fa avevo incontrato qui proprio questa mandria in transumanza, ed io ero lì insieme ad un gregge… Se cercate su "Vita d’alpeggio", trovate un’immagine scattata proprio qui!

A mano a mano che si procede verso il fondovalle, il paesaggio cambia sempre di più e diventa meno rurale, anche perchè, qui come altrove, negli anni sono nati nuovi insediamenti: case, supermercati, aree artigianali… Ed il traffico aumenta anche sulle strade secondarie, la gente è sempre meno abituata a vedere animali, attività agricole, anche se siamo in una vallata di montagna…

Strane rotonde con opere d’arte dal significato oscuro, ma almeno non sono fiori da proteggere dal passaggio della mandria. Ormai siamo quasi arrivati, il lungo cammino è vicino alla conclusione. Un’automobilista mi supplica di lasciarlo passare, ma è questione di un paio di minuti, non si può interrompere a comando il transito degli animali!

Ed alla fine ecco la cascina, la transumanza è davvero conclusa! Gli animali entrano da soli in stalla e tutti, senza perdere tempo, si infilano i toni per procedere con i vari lavori, prima fra tutti la mungitura. Saluto chi vedo ancora nel cortile, poi approfitto del passaggio che mi viene offerto per tornare su a Campo la Salza a recuperare la mia auto e… ritorno a casa, arrivando quando ormai è quasi notte. Sono sempre più corte, le giornate…

Tante emozioni

Vi devo ancora raccontare una transumanza di una mandria, ma… oggi voglio narrarvi la giornata vissuta ieri, con tutte le sue emozioni. Già al mattino pioveva e, lungo la strada che mi portava in Val Chisone, a tratti gli scrosci di pioggia mi facevano veramente dubitare sulla mia "sanità mentale". Perchè uno dovrebbe lasciare una casa riscaldata ed accogliente per avventurarsi verso ore di freddo, pioggia, umidità, fatica… senza che quello possa essere definito obbligo o lavoro?

Arrivata a destinazione, pioveva meno del previsto, ma comunque bisognava attrezzarsi con ombrello e cerata. Scarto i sovrapantaloni, che invece avrei indossato avessi dovuto passare la giornata al pascolo. C’è da camminare, il rischio è quello di sudare troppo e trovarsi fradici più che altro per la condensa. Arrivano anche gli amici del pastore, poco dopo ci raggiunge anche lui con il suo aiutante. "Ieri sera credevo di morire, per il raffreddore… Ho una tosse…". Ma in questo mestiere non ci si può ammalare o comunque, anche se la salute non è ottimale, bisogna far finta di niente ed andare avanti.

Come spesso accade, la partenza è concitata, con qualche improperio di troppo vuoi per incomprensioni, vuoi per il clima, vuoi perchè ciascuno fa il lavoro a modo suo e gli altri invece avrebbero agito diversamente. Sta di fatto che le pecore all’inizio prendono la direzione opposta rispetto a quella auspicata e seguono alcuni istanti di confusione, grida, abbaiare dei cani.

Poco per volta però tutto torna alla normalità, a ciascuno viene attribuito il suo compito, il pastore passa in testa a chiamare il gregge ed io cerco di liberarmi dall’incombenza di portare avanti il suo fuoristrada, compito che invece si assume volentieri un’altra persona. Poco per volte pecore, asini e capre si compongono in una lunga fila che confluirà sulla strada.

Nonostante qualche pennellata di rosso tra i ciliegi selvatici, la prospettiva di scattare foto accettabili è pressochè ridotta a zero, visto il tempo. Per adesso la pioggia non è forte, ma presto sicuramente saremo avvolti dalle nuvole e la visibilità diminuirà di molto. Le previsioni sono pessime, non possiamo sperare di scamparla, l’unica nota positiva è che non fa troppo freddo, quindi il rischio di vedere la neve sembra scongiurato.

La strada viene invasa dal gregge. Noi che ci troviamo in coda ci preoccupiamo di togliere tutte le pietre ed i rami che gli animali hanno trascinato sull’asfalto. Per fortuna le pecore degli agnelli sono già state spostate altrove, così non c’è la preoccupazione di badare ai piccoli e spronarli ad avanzare. La pioggia continua a cadere, nell’aria c’è quell’odore di lana bagnata che per qualcuno potrebbe magari essere una "puzza", ma per me è un profumo.

Abbandoniamo la strada, tagliamo nei boschi, inerpicandoci sul ripido versante, tra sassi, alberi e tronchi caduti a terra che gli animali faticano ad oltrepassare. "Ma non c’era un sentiero?", continua a ripetere Beppe. Mi ricordo anch’io una traccia, ero passata di qui anni fa, doveva essere il 2004, era una giornata di nebbia, ma non pioveva come oggi. Ogni tanto bisogna chiudere l’ombrello per passare sotto ai rami, si scivola, ma finalmente si trova quella traccia nel bosco e non dovrebbe più mancare molto alla strada.

Il gregge si incammina sull’asfalto, chissà dov’è Fulvio con le prime pecore… Si intrecciano i ricordi, di quella volta in cui quassù avevamo incontrato degli stranieri che parevano smarriti e sorpresi dal trovarsi circondati dalle pecore. Avevo rivolto loro la parola in Inglese e lo stupore sul loro volto era stata ancora maggiore. Piove, piove, le nuvole basse ci avvolgono e non si vede il panorama. Sarebbe ora di pranzo, ma invece bisogna prima arrivare a destinazione, quella salita nel bosco ha richiesto molto tempo, anche se adesso si cammina abbastanza velocemente.

Più avanti, in uno squarcio nella nebbia, si vede la fila di pecore, sembra incredibile che sia così lunga. Beppe, ogni volta che il cielo si fa meno buio, ripete che potrebbe magari migliorare il tempo, ma inevitabilmente ricomincia a piovere più forte. Vengo a sapere che il giorno dopo ci sarà una transumanza, quella transumanza che ho vissuto in prima persona dando una mano attivamente negli anni passati. E’ inevitabile pensare a quello che è successo dopo, proprio mentre sono lì a fischiare e spronare le pecore ad avanzare.

Si cammina sulla strada in terra battuta, dove però scorre l’acqua. Questa non è una transumanza, perchè il pastore si sta solo spostando per andare a pascolare altrove. Passerà ancora qualche settimana in montagna, prima di avviarsi verso la pianura. Le capre si fermano a mangiare le foglie dei cespugli, le bacche di rosa canina, i cani abbaiano e le spronano ad avanzare.

Beppe continua a parlare incessantemente, la mia mente vaga tra i ricordi, un passo dopo l’altro cammino dietro al gregge, rispondo a varie telefonate di lavoro, con un mezzo sorriso sulle labbra pensando alle domande che si staranno ponendo i miei interlocutori, sentendo l’abbaiare dei cani, i belati, le campanelle. Anche se ormai i più dovrebbero conoscermi… Però forse mi immaginano al caldo in un ufficio, ed invece io sono qui, e sto bene, lontana da tutti i problemi, le preoccupazioni, le assurdità che troppo spesso mi capita di affrontare. Qui ogni difficoltà è concreta e si affronta sul campo!

Le pecore rallentano l’andatura per circumnavigare le pozzanghere, ci fossero gli agnelli ci saremmo fermati in un coro di belati. Per Beppe è normale che io sia lì, è quasi assurdo che lui capisca meglio di tanti altri il perchè della mia presenza. Sono lì per le pecore, per vivere quei momenti che mi mancano in un modo doloroso, senza secondi fini, senza malizia, ma solo perchè anni fa mi sono presa la maladia ed allora ho bisogno della mia dose di pastorizia. Se solo questo fosse chiaro per tutti, se fosse stato capito meglio anche da altri…

Nella nebbia, dei muggiti mi riscuotono dalle riflessioni. Ci sono delle vacche con i loro vitelli, prima avevamo oltrepassato l’alpeggio di Pequerel, la cui stalla è stata spazzata via da una slavina due anni fa. I bovini si sono ammassati tutti contro il filo che delimita il loro pascolo, poi si fermano muggendo e ci guardano passare.

Transitiamo nei pressi del Forte Serre Marie senza scorgerlo, continua a piovere, la strada sembra non finire mai, senza nemmeno vedere dove si sta andando. Non dovrebbe mancare molto, ma comunque saranno ancora un paio di chilometri. Si sarebbero potute fare delle belle foto, con una maggiore visibilità…

Quando finalmente ci affacciamo su Pian dell’Alpe, tra i larici si vede già la testa del gregge che sta scendendo lungo i tornanti. Quando le pecore sono allargate a pascolare non sembrano così tante da formare una fila interminabile come quella che invece abbiamo davanti! Ovviamente gli animali non rispettano le curve, ma iniziano a tagliare nei pascoli ormai rasati. Non c’è da preoccuparsi, la gran parte delle vacche ormai è scesa, anche se più avanti ci sono ancora delle mandrie.

Ecco il bivio per il Colle delle Finestre, di lì a poco saremo a destinazione. Solo la settimana prima ero lì con una transumanza, col il sole ed il cielo blu, anche se poi nella seconda parte della giornata avevamo preso pioggia. "Forza, pecorelle, dai che siamo quasi arrivati! Sarete stanche anche voi…". Ancora qualche passo, ancora un tratto di strada. Poi agli animali sarà concesso di pascolare e noi vedremo di mettere sotto ai denti qualcosa. C’è vento e continua a piovere, devo asciugare l’obiettivo della macchina foto e cercare di proteggerla dalla pioggia.

L’Alpe Pintas è chiuso, l’intero pianoro è deserto. Niente auto, niente moto, in questa giornata autunnale. Ed i lupi? Siamo proprio lì dov’è successo il tutto, dove ci sono stati quei famosi attacchi di cui tanto si è parlato. Adesso arriva questo grosso gregge, cosa accadrà?

Passiamo accanto alla mandria di Mario, poco sopra c’è quel che resta del suo gregge, chiuso nelle reti, con un maremmano a guardia degli animali. E se queste reti fossero state usate prima, quando c’era pascolo in abbondanza? La nostra destinazione è finalmente raggiunta, le pecore si allargano a pascolare, mentre il pastore va a vedere alcuni confini insieme al Vicesindaco. Che sorpresa nel sapere che il gregge è stato chiamato a ripulire proprio quella zona su cui meditavo io scendendo dall’Assietta un paio di settimane prima, dove mi ponevo quelle domande di fine estate che avevo raccontato qui. Lo dicevo, io, che lì sarebbe servito il passaggio di un gregge per ripulire la zona dall’erba secca, dai cespugli spinosi che stanno invadendo tutto. E’ doveroso un plauso all’amministrazione di Usseaux, perchè finalmente si può parlare di aspetti positivi e di vera attenzione per la pastorizia! Per fortuna troviamo un riparo dove mangiare: in piedi, ma senza la pioggia che ci cade in testa. I pastori restano lì, noi amici torniamo a casa. Nonostante tutto, nonostante il tempo inclemente e le poche foto che ho scattato… è stata una bella giornata, quel che ci voleva per darmi la carica per affrontare impegni ed incombenze varie!

Transumanza all'Alpe Assietta – parte II

Ci eravamo lasciati in vista di Pian dell’Alpe, con la nebbia che avanzava verso di noi. La transumanza era all’incirca a metà strada, ma non si poteva sicuramente dire che le fatiche erano concluse.

Al momento non sembrava che dovesse arrivare il brutto tempo, infatti il sole riusciva ancora a prevalere. La mandria stava passando sotto all’arco ed alla sbarra della strada dell’Assietta, ma i primi animali stavano già correndo in discesa verso il pianoro.

Per fortuna c’era chi si era portato avanti con i lavori e così, mentre le vacche camminavano "lentamente", era stato preparato un recinto temporaneo, per far sì che gli animali si fermassero senza sparpagliarsi, mentre gli uomini potevano mangiare qualcosa in pace e tranquillità. Mentre si attendeva che arrivassero tutte le vacche, è passato di lì Mario, uno dei margari del posto. Continua a parlare dei lupi che gli hanno ucciso tutte le pecore, racconta di quando li ha affrontati di notte: "Puntavo la pila e li vedevo, erano lì che mi portavano via le pecore! Allora ho telefonato al Parco, ho lasciato un messaggio sulla segreteria, per dire che ero lì a lottare con i lupi! Quest’anno li ho nutriti io con le mie pecore, ma sarà meglio che il prossimo anno ci pensino loro!". Poi ci racconta che, qualche sera prima, uno dei vitelli di suo fratello è stato sbranato, hanno trovato solo più la testa.

Dov’è stato realizzato il recinto, c’è anche una bella fontana/abbeveratoio, che permette agli animali di dissetarsi comodamente. Non so se anche questa sia un’opera voluta dal Parco, ma quello che è certo è che, in tutto il suo territorio, il Parco dell’Orsiera Rocciavrè ha fatto molto in termini di infrastrutture (e non solo) per aiutare chi lavora in alpeggio. Ida prima mi raccontava che ci sono anche i formaggi marchiati come "prodotti del parco" e, per lei che invece ha l’alpeggio nel territorio di un altro parco naturale confinante… niente di tutto questo!

Non si mangia subito, bisogna scendere in Comune a prendere i fogli per la transumanza, poi c’è anche una vacca che sta per partorire proprio in quel momento, ma alla fine, chi prima, chi dopo, tutti metteranno qualcosa sotto i denti. La classica tavola delle transumanze è il cofano di un’auto, questa volta c’è anche il lusso di una tovaglia!

Quando si riparte, il tempo ormai è cambiato. Sarà solo nebbia o si rischia di prendere pioggia? "Speriamo di non dover caricare sotto l’acqua…". Nel frattempo, il vitello è nato e sono arrivati anche altri amici dei margari a dare una mano per quest’ultimo tratto di discesa. Ci si incammina, Mauro ha avvisato il vigile del Comune, la mandria arriverà sulla statale per le 17:00.

In pochi istanti le nuvole si fanno più pesanti, l’aria più umida. Decido di portare avanti l’auto e spostarla di volta in volta. Non è un’operazione comoda, quando si vogliono fare anche le foto, ma così almeno non dovrò chiedere a nessuno di riaccompagnarmi a Pian dell’Alpe una volta arrivati a Pourrieres.

Di lì a poco inizierà a gocciolare, per fortuna che ho l’ombrello al seguito, non tanto per me, quanto per la macchina fotografica! Sull’asfalto le vacche sembrano camminare più lentamente e spesso cercano di deviare dalla strada, disperdendosi sui prati secchi che ci circondano. Passiamo Balboutet sotto la pioggia, qualcuno si affaccia per vedere, per salutare, ma adesso c’è proprio un clima autunnale, perfetto per "giustificare" la discesa dalle montagne.

Di lì si procede verso Pourrieres, dove attendono i camion. Gli alberi stanno cambiando colore, tra qualche giorno ci saranno delle pennellate gialle, rosse ed arancio a tingere la montagna. Faranno da sfondo alle transumanze dei pastori, gli ultimi a scendere dai pascoli alpini.

Il suono dei campanacci ormai si sente anche in fondovalle, non manca molto alla Statale. La pioggia sembra diminuire d’intensità, fortunatamente non è mai stata battente, ma comunque non è stata piacevole per gli uomini che accompagnavano la transumanza, anche perchè le temperature sembrano essersi abbassate ulteriormente.

C’è solo un breve tratto di strada da percorrere, in mezzo alle case di Pourrieres. Incredibilmente si forma subito una lunga coda di auto, da una parte e dall’altra, anche se è un lunedì pomeriggio di un giorno piovoso. Sembrava non ci fosse in giro nessuno… Se anche qualcuno protesta, non ce ne accorgiamo e ci dirigiamo verso i camion in attesa.

Mi fermo a guardare le vacche che sfilano lentamente, adesso la loro fatica è finita. La sosta è anche dovuta ad alcune auto che hanno accostato a bordo strada, mettendomi davanti posso prevenire qualche incidente, qualche riga sulle fiancate o qualche bollo nelle portiere. Basta così poco, con i campanacci al collo! Al fondo della fila degli animali, si intravede uno dei camion, altri due sono già in posizione, pronti a caricare.

Non si perde tempo e si procede subito a far salire i primi animali, a piccoli gruppi, in modo da riempire tutti i piani. Nel frattempo arriverà anche il quarto camion. Continua a piovigginare, le auto sulla strada rallentano e guardano quel che sta succedendo, ma i margari non se ne curano. C’è ancora tanto lavoro da fare, e poi scendere in pianura, arrivare alla cascina e riprendere l’altra vita, quella dell’autunno, dell’inverno.

Gli animali a volte entrano rapidamente, oppure si bloccano, si girano, rifiutano di salire. Allevatori, amici e camionisti danno una mano, vola qualche imprecazione, ma poco per volta il lavoro procede e si vede persino un raggio di sole. Mentre le vacche poco per volta vengono caricate, saluto tutti e mi accingo a partire. "Ci vediamo poi alla Fiera di Luserna? Così ci dai il dischetto con le foto…".

Transumanza all'Alpe Assietta – parte I

Non era ancora l’alba, quando salivo da Usseaux verso Balboutet. Non sapevo se avrei incontrato qualcuno per la strada o se mi sarebbe toccato camminare fin su all’alpeggio. Ma se volevo fare le foto, dovevo essere a piedi, insieme agli animali, senza la preoccupazione di spostare l’auto.

A Pian dell’Alpe l’atmosfera era gelida, la brina imbiancava tutto ed il termometro segnava 1°C. A far correre un brivido in più lungo la schiena ci pensavano poi quei suoni lugubri che provenivano dai ripidi pendii sovrastanti. Anche se non l’avevo mai sentito dal vivo, quello era inequivocabilmente l’ululato di un branco di lupi. Giù in basso, dall’alpeggio di Ettore, provenivano invece i latrati furibondi dei cani, innervositi dalla presenza dei predatori. Mentre infilavo anche i guanti, ho visto arrivare due auto e… no, non dovrò camminare fino all’Assietta!

All’alpeggio le temperature erano ugualmente rigide, ma Ida e Stefano mi dicevano durante il viaggio che nei giorni precedenti aveva gelato anche l’acqua. E’ proprio ora di partire! Tra l’altro, bisogna scappare non solo dal freddo e dall’autunno che incombe: bisogna fuggire dal lupo! La settimana precedente si diceva come qui la stagione fosse trascorsa abbastanza tranquillamente e poi, in una sera di nebbia e tormenta… Pecore uccise, pecore sparpagliate qua e là, pecore ferite. Anche un vitello, caduto giù dalle rocce, forse spaventato dal lupo. "Con gli ultimi giorni, ci siamo proprio guadagnati la stagione…", dicono Ida e Mauro.

Una tazza di qualcosa di caldo, poi è ora di iniziare gli ultimi preparativi per la partenza. C’è chi imballa scatole e scatoloni, chi disfa i letti, chi carica le auto e chi fa entrare le vacche nella stalla, a piccoli gruppi, per procedere con l’ultimo dettaglio prima di mettersi in cammino.

Bisogna attaccare i rudun, scegliendo quello giusto per ogni animale. "Quello lì lo metti poi a quella nera…". Uno non suona bene, l’altro sta meglio a quella vacca… "Metteteli dalla parte giusta!". La fibbia va sempre sul lato destro, la vera ragione non la so, penso sia una questione di superstizione.

E’ una lunga operazione, il mucchio dei campanacci sembra non finire mai, quindi bisogna tornare fuori, nel recinto, e far entrare ancora altre bestie senza campana. "Quella no, che è zoppa!". Ancora quindici, ancora dieci, ancora due… "Ma per quanto ne hanno ancora, lì sotto? Non hanno ancora finito?". Intanto arrivano altri amici per dare una mano.

Gli animali ormai hanno capito e muggiscono a gran voce. Come sarà la transumanza? Ci sarà da faticare? Ci sarà da correre o da spronare le bestie? La cosa positiva è che il tempo sembra bello, niente a che vedere con le previsioni pessime dei giorni precedenti, che parlavano di pioggia e neve.

Tutte le vacche vengono fatte uscire dalla stalla… e finalmente quel lavoro è terminato. Si sentono i rintocchi profondi dei rudun, ma il vero concerto sarà quando gli animali si metteranno in cammino. Una giovane manza sembra non gradire quella cosa che le è stata messa al collo: salta, sbuffa, corre, arretra, poi scompare tra le compagne.

Gli animali attendono l’apertura del recinto, ma prima gli uomini vanno a fare colazione: il cammino sarà poi lungo, si pensa che ci vorranno almeno due ore per arrivare a Pian dell’Alpe. C’è chi imburra il pane e lo accompagna con la marmellata, chi mangia pane e toma, pane e salame, scodelle di caffelatte fumante, si chiacchiera e si scherza, ma poi viene l’ora della partenza.

All’inizio sembra che la mandria non abbia voglia di partire: sarà la bella giornata di sole? "Gli altri anni siamo andati via con la neve, sarà per quello…". Poco per volta però si incamminano e si forma una lunga fila che parte a gran carriera, specialmente le manze che aprono la carovana.

Tocca correre per i prati secchi per riguadagnare la testa della transumanza, ma di lì a poco si troverà la strada ed allora tutto diventerà più semplice. Nonostante il sole e le corse, l’aria resta gelida, così che non viene nemmeno voglia di togliersi le maglie.

Le cime circostanti sono imbiancate di neve fresca, caduta nei giorni precedenti e rimasta lì anche con le giornate di sole. Raggiunta la bacheca ed il cartello che indica la Margheria dell’Assietta, si può iniziare a scendere lungo la strada sterrata. Ci sarà un posto dove riuscire a fotografare tutta la fila di animali?

Mauro guida la transumanza, mi parla di alcune delle sue vacche , quelle di razza Pinzgau, del fatto che qualcuno lo criticava per la scelta… ma lui invece si dice più che soddisfatto, anche dei vitelli che stanno nascendo. Gli animali camminano ordinati, anche se non si vede già più la fine della fila.

E’ più facile fotografare un gregge in movimento, le pecore tendono a stare compatte… ed i pastori a non lasciarle attardare, altrimenti non sanno più dove andare, senza le compagne. Qui invece la mandria cammina quasi in fila indiana e chissà gli ultimi dove saranno: vitelli, qualche animale zoppo o semplicemente quelli che se la prendono comoda, senza la fretta dei più giovani!

Anche in un lunedì di fine settembre si riesce a fare qualche incontro, come con questo solitario motociclista tedesco, che si mette da una parte, saluta e spegne il motore. Purtroppo certi Italiani che incontreremo successivamente non saranno altrettanto educati, per non parlare poi di un furgone che cercherà di passare in mezzo alla transumanza, senza aspettare il transito degli animali.

Tutto procede bene, ma Mauro mi spiega che il punto più delicato deve ancora arrivare. "E’ sempre un problema a Pian dei Morti, perchè lì ci sono le curve e le bestie si fermano. Passato quello, siamo a posto." Nemmeno in questa foto si vedono tutti gli animali, gli ultimi sono ancora più indietro, ci devono essere le auto che chiudono il "corteo".

E infatti, alle curve, c’è subito un po’ di confusione. Mauro si ferma per evitare che le vacche taglino giù per il pendio. Io mi trovo a guidare la transumanza, gli animali sono incerti, da sopra iniziano a guardare in giù verso le compagne, muggendo.

Sono attimi concitati, ma per fortuna le vacche di testa si rimettono in cammino dietro di me, così mi trovo a svolgere il doppio ruolo di guida e di fotografo. Dietro intanto c’è un po’ di sbandamento ed è impossibile obbligare gli animali a seguire il tracciato della strada.

Per fortuna il posto non è pericoloso e, anche se la mandria attraversa scendendo per i prati, non ci sono rischi. Meglio però riportarla sulla strada per proseguire il cammino. Di lì in avanti, non ci saranno più tornanti e la transumanza avanzerà tranquillamente, al suono cadenzato dei campanacci.

La luce, i colori, le nuvole, le ombre, sembra tutto perfetto e scatto decine e decine di foto. Mi sposto avanti ed indietro per la colonna, ormai ho rinunciato a scattare un’immagine con tutti gli animali. Cammino da sola in mezzo a loro, con loro, e penso al significato della transumanza, alle emozioni che si provano stando lì, alle montagne che si svuotano, all’importanza di questo mestiere, troppo spesso ignorato.

Ogni tanto c’è tempo anche per un primo piano. Mi fermo, lascio passare davanti a me gruppi di vacche, singoli animali: chi cammina lentamente, chi accenna qualche passo quasi di corsa. Continua a splendere il sole e fa appena un po’ più caldo di prima.

Passo dopo passo, ci si avvicina a Pian dell’Alpe.Chissà dove si saranno nascosti i lupi, adesso? E dove saranno le pecore? Stefano ha detto di averle fatte scendere più in basso, ma non gli ho chiesto da che parte le ha portate. Sicuramente sarà rimasto qualcuno a sorvegliarle: non ci si può fidare, dopo gli attacchi dei giorni scorsi.

Poco prima di arrivare al punto di sosta, ci viene incontro la nebbia. Questo è uno scatto casuale, tra i tanti della giornata. Sicuramente ho cercato di cogliere quella fila così ordinata e precisa, ma per una volta il risultato finale è stato fin meglio delle aspettative. Per oggi mi fermo qui, vi racconterò la seconda parte della transumanza (e quel che ci aspetta dietro a quella curva) domani.

Il suono della transumanza

Nel post che ho inserito ieri sera mancava l’aspetto sonoro… eccolo qui, con un breve video.

Quest’altro invece è riferito ad una transumanza di cui vi devo ancora parlare, in Val Chisone. Buona visione e buon ascolto!

Per vedere vari video di transumanze (e non solo), vi consiglio di fare un giro qui sulla pagina Youtube di Emilio.

Transumante

Questa fine di settembre mi vede saltare da una valle all’altra, da un impegno all’altro, tra lavoro, piacere, passioni, amici… Vi devo raccontare tante transumanze, dovete avere solo un po’ di pazienza e poi aggiornerò anche queste pagine.

Perchè capita di incontrare una transumanza senza saperlo… Come questa, nel Vallone della Gianna, in Val Pellice.

Oppure, nello stesso giorno, di rimanere in coda con l’auto dietro un’altra transumanza, che sapevo ci sarebbe stata, anche se non avevo dettagli sull’ora. Comba dei Carbonieri, Val Pellice, discesa dall’alpeggio Pis della Rossa.

Altrimenti si va apposta, invitata dai margari, a seguire la transumanza dall’Alpe Assietta fin giù a Pourrieres, in Val Chisone. Un lungo cammino, una giornata particolare anche per il meteo, ma vi racconterò poi tutto con calma ed abbondanza di dettagli!