Nuove iniziative di “adotta una capra”

Ve li ricordate Marta e Luca? Bene, mi inviano le nuove offerte della loro azienda per l’iniziativa “adotta una capra”, quindi volentieri presto un po’ di spazio sul blog per dare visibilità a questi giovani e alla loro attività.

Siamo Marta e Luca, abitiamo a Sambuco, in alta Valle Stura di Demonte, dove alleviamo capre.
Alcuni di voi già ci conoscono essendo arrivati al terzo anno in cui proponiamo “adotta una capra”, altri invece leggono di questa iniziativa per la prima volta.
Il nostro gregge è composto da un centinaio di capre di tutte le razze e di tutti i colori, dalle rustiche chevre du rove, alle autoctone capre alpine, fino alle ultime arrivate camosciate delle alpi acquistate quest’anno.
L’amore per la montagna ci ha fatto scegliere un allevamento di tipo tradizionale: puntiamo al rispetto per il territorio, alla valorizzazione dei nostri formaggi e della carne. Utilizziamo il pascolo come principale fonte di sostentamento per le capre, nei prati vicino al paese durante la primavera e l’autunno, salendo in alpeggio durante l’estate presso la borgata Chiardoletta. Questa borgata di Sambuco, circondata da un fitto bosco molto amato dalle capre, si trova a 1500 metri di quota ed è
il luogo dei nostri sogni. Lì le giornate iniziano poco dopo l’alba con la mungitura del mattino, continuano con lunghe ore di pascolo fino al tramonto e si concludono al chiarore delle stelle con la mungitura serale.
Per mantenere ed esaltare le qualità organolettiche del latte appena munto questo viene trasformato crudo presso il caseificio aziendale. Dalla caldera escono i “chabrinet”, piccoli tomini a pasta cremosa alle volte ricoperti con cenere alimentare o con erbe aromatiche, le “tome del fourest”, formaggi con stagionatura da 1 a 3 mesi, dolci in estate, più saporiti in autunno e la ricotta fresca.


Nei mesi di febbraio/marzo,al termine di 5 mesi di gravidanza, le capre partoriscono i capretti, che riempono le nostre giornate di lavoro e gioia. Nei primi mesi di vita, fino allo svezzamento o alla vendita, rimangono con le madri nutrendosi del loro latte che garantisce una crescita ottimale e una
qualità delle carni superiore.
L’adozione di una capra costa 100 euro e vi da diritto al ritiro di 120 euro di prodotti. Questi saranno pronti a partire dalla tarda primavera e dovranno essere ritirati presso la nostra fromagerieLa Meisoun dei roc, in modo da poterci conoscere di persona e potervi avvicinare al nostro tipo di
vita. Non effettuiamo spedizioni dei nostri prodotti. Insieme ai formaggi riceverete anche patate, miele, funghi ed erbe di montagna essiccati e un calendario con le foto di Luca (che vi sarà spedito al momento dell’adozione) dove sarà segnata la data approssimativa per venire a ritirare il pacchetto
di prodotti.

Questa è la proposta per il pacco “Adotta una capra 2014”, due pacchetti di prodotti, il secondo rivolto a chi preferisse la carne di capretto al posto dei 5 kg di formaggio.
• 5 kg di “toma del fourest”
• 1 kg di ricotta
• 2 “chabrinet”
• 50 gr di funghi porcini secchi
• 1 kg di miele di montagna
• 1 calendario 2013
• 6 kg di carne di capretto
• 1 kg di “toma del fourest”
• 1 kg di ricotta
• 50 gr di funghi porcini secchi
• 2 “chabrinet”
• 1 calendario 2014
Se interessati a questa iniziativa vi preghiamo di contattarci ai recapiti sottoelencati, per eventuali domande o chiarimenti circa questa iniziativa.
Mail di Luca: erre24mm@hotmail.it Telefono di Marta: 333 9090570

Ci scrive un amico

Oggi lascio spazio ai “pensieri” (così si intitolava la sua e-mail) di Enrico, lettore di questo blog. Scriveva a fine ottobre, ma pubblico solo ora perchè ho aspettato che mi arrivassero le foto in un formato utilizzabile qui sul blog… A lui la parola, a voi la lettura!

“Gli armenti hanno lasciato la valle per riprendere il loro lento girovagare nelle pianure Biellesi.

(foto Enrico C.)

Quassù è tornato il silenzio, un silenzio che nei giorni che hanno preceduto la partenza, nemmeno la Madama Bianca con il suo candido mantello era riuscita ad assopire.
Un’altra stagione e giunta al termine, Per me che sono rimasto quassù, il belare delle Pecore e degli Agnelli che si chiamano vicendevolmente inizia a mancare, spesso l’udito mi fa brutti scherzi e mi pare di sentirli ancora in lontananza, ahimè è solo suggestione, tutto questo silenzio mi rende un poco malinconico.

(foto Enrico C.)

Il caldo di questi giorni ha sciolto la neve e mi ha permesso di salire ancora in alpeggio, lungo la strada mi siedo in un anfratto nella roccia dove baciato dal sole contemplo il paesaggio e con il pensiero ripercorrendo quanto accaduto nei centoventi giorni di monticazione, faccio un bilancio della stagione.

(foto Enrico C.)

Questa per noi quassù ai piedi del Gran Paradiso, è stata una campagna da incorniciare, se pur in primavera gli auspici erano tutt’altro che rosei, a fine giugno dietro alle baite vi erano ancora settanta centimetri di neve, poi il caldo è arrivato prepotente, la neve si è sciolta lasciando spazio a una fioritura fantastica, penso che il giardino dell’Eden dovesse essere pressappoco così, il caldo e le piogge estive hanno fatto il resto, anche la neve ha imbiancato i pascoli una volta sola, per noi quassù è cosa rara, siamo stati risparmiati dalla gelata di fine agosto, che in una notte ti mangia ettari di pascolo, mi compiaccio dei due pastori Mauro e Jacopo che hanno saputo conciliare in modo egregio il benessere degli animali con gli interessi dei proprietari dei terreni giustamente esigenti per quanto riguarda la pulizia e la concimazione dei pascoli.

(foto Enrico C.)

Il mio pensiero va a quei pastori che hanno avuto a che fare con i Lupi, le immagini postate da Valentina mi hanno fatto raggelare il sangue, e mi sento fortunato perché da noi è quattro anni che non si fanno più vedere.

Volgendo lo sguardo verso i casolari, rifletto sui contenuti dell’ultimo post che ho letto su storie di pascolo vagante, Difficile da far capire, e parafrasando il titolo stesso, dico che con difficoltà capisco e non mi ci ritrovo, stante le condizioni del nostro alpeggio al quale “mancherebbe” solo l’accessibilità carrabile, mi riconosco maggiormente nella situazione del Pastore Francese di cui si è parlato circa un mese fa. 

Il frusciare delle ali di un corvo che fendono l’aria che ormai si è fatta frizzante mi risvegliano dal torpore che mi ha sopraffatto, mi tocca ripartire, gli ultimi lavori ai casolari, uno saluto alle poche Marmotte che non sono ancora in letargo e con un leggero groppo in gola riscenderò a Cogne .
Un saluto a tutti.
Il prossimo anno venitemi a trovare: Alpeggio Gran Lauson (Rifugio Sella) Cogne Valle D’Aosta nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso.”

Non si scende più

Per me questo è un record perchè mai mi era capitato di rimanere in alpe così a lungo. A contare i giorni sul calendario si scopre che la transumanza in salita verso la valle è avvenuta quasi sei mesi fa e oggi non si sa ancora bene quando si scenderà. Non manca tanto, ma comunque il gregge è ancora a tutti gli effetti in montagna.

E’ autunno pieno, i colori adesso stanno cambiando e le montagne si colorano di pennellate diverse a seconda delle piante. Il pastore però guarda essenzialmente due cose: che ci sia ancora erba e che le previsioni non annuncino neve. Quante volte, in passato, quando il numero di pecore era minore, si scendeva solo quando proprio iniziava a nevicare?

Quest’anno l’autunno è così così. La neve si è già vista, insieme al freddo, poi c’è stata pioggia e tanta nebbia. Adesso si alternano giornate variabili, con brume verso la pianura, nebbie che vanno e che vengono in montagna alle quote intermedie, ma anche sole tiepido, caldo a tratti. E così gli animali pascolano tranquilli, consumando anche l’ultima erba, che invece verrebbe scartata in caso di maltempo.

Quando splende il sole si sta davvero bene. A questa stagione le luci sono meno intense, le nuvole e le nebbie creano effetti scenografici a mano a mano che si procede verso la sera, ma presto toccherà anche adeguare l’orologio a quella che viene definita l’ora solare. A dire il vero il pastore segue sempre e comunque l’ora del sole, dato che è quella che regola i ritmi degli animali. Anzi, vi è persino chi non la cambia su orologi e telefonini.

Certi giorni invece sono la nebbia e l’umidità ad avere la meglio. Ci sono momenti in cui bisogna addirittura aprire l’ombrello per proteggersi dalle finissime goccioline che impregnano l’aria, i capelli, i vestiti. In questa stagione comunque si pascolano quelle quote intermedie dove il rischio di abbandono è maggiore, dove non ci sono gli spazi per le grosse mandrie e le grosse greggi, dove solo l’amore di alcune persone fa sì che la montagna resti viva e ci siano spazi anche per il gregge.

E’ sempre più autunno, la stagione avanza ogni giorno di più con nuove macchie di colore. Il giallo delle betulle, più caldo, quello più brillante degli aceri, qualche chiazza rosso-arancio dei ciliegi e poi l’arancio-marrone delle chiazze di faggi. Il verde non si vede quasi più, nemmeno sui pascoli.

Non è ancora la transumanza, solo uno spostamento verso il pascolo. Chi l’avrebbe mai detto, con quella primavera così tardiva, quei primi giorni in cui pioveva e nevicava persino! Eppure, dopo quasi sei mesi, siamo ancora su, in alpeggio.

Sarebbe stato ancora meglio se l’autunno avesse visto un susseguirsi di belle giornate senza nebbia, invece queste sono quasi una rarità. Comunque dalla pianura arrivano anche delle notizie positive, dato che umidità e caldo hanno fatto sì che l’erba crescesse. Bisogna poi vedere quanto agguerrita sarà la concorrenza tra pastori, quanto saranno lievitati i prezzi dei pascoli. Poi c’è il problema di tutti quei campi di mais “ancora in piedi”, non tagliati.

Per adesso comunque non si scende, si continua a rimandare di giorno in giorno. Ecco perchè i pastori faticano a sottostare alla burocrazia che impone loro di compilare fogli e domande che, in anticipo, decidono il giorno della transumanza. Specialmente se tutto avviene a piedi, nella mente del pastore la burocrazia è un qualcosa di estremamente remoto. Prima c’è il benessere e le necessità dei suoi animali: quando questo non è più garantito, allora si parte.

Difficile da far capire

Uno dei motivi per cui scrivo di pastorizia, di alpeggi, di questo mondo è farlo conoscere. Perchè sempre di più si sta assistendo ad uno scollamento tra la parte più tradizionale del mondo agricolo-zootecnico e “gli altri”. Dovrebbe accadere il contrario, in questo particolare e difficile momento, invece tutti gli addetti ai lavori possono raccontarvi storie che dimostrano come non sia così. Lo so che queste pagine vengono lette soprattutto da chi o è del mestiere, o comunque ha un interesse o una curiosità, ma io spero sempre che qualcuno ci capiti per caso e abbia voglia di saperne di più…

Oggi volevo invitarvi ad una visita virtuale in alpeggio. Quella reale non è più possibile, ormai quasi tutti sono scesi o sono prossimi a farlo. Comunque, nonostante le immagini invitanti, quanti sono gli amici che mi hanno fatto visita all’alpe? Ben pochi. Per qualcuno l’assenza è giustificata, ma gli altri? Me lo domando spesso, perchè anche chi la montagna la frequenta come escursionista poi però a volte l’alpeggio lo evita? Ma com’è, la vita d’alpeggio? Avevo scritto un libro con questo titolo, anni fa, però oggi la conosco dal di dentro, questa vita. Tanto per cominciare, in alpeggio ti cambia la vita avere la strada… E’ il punto di partenza per poter vivere civilmente, sia per fare dei lavori di miglioria, sia per trasportare qualche attrezzatura in più. Per non parlare poi della possibilità di avere frutta fresca, verdura, un menù un po’ più vario e salutare.

Lassù vivi momenti unici, negati ai più. Lassù sei in un altro mondo, se scegli la vita in alpe di sicuro non ti pesa l’isolamento e la mancanza di certe comodità, però… Però occorre fare delle precisazioni. Personalmente non mi manca la TV, che guardo poco anche quando sono a casa, ma penso che occorra spiegare a chi l’alpeggio non lo frequenta cosa ci sia/non ci sia in una baita. “Beata te“, mi dicono in tanti. Ma loro verrebbero a vivere e lavorare in alpeggio per quattro o più mesi all’anno?

Troviamo gli estremi. Ci sono alpeggi dove le baite sono poco più che ruderi. A volte si sceglie di abbandonarle del tutto e utilizzarle solo in casi estremi di emergenza, ma ciò comporta lunghe scarpinare quotidiane poichè generalmente le baite in condizioni più decenti sono a quote inferiori. Come ho già avuto modo di dire, lo stato delle abitazioni d’alpe non è quasi mai imputabile a chi le utilizza, perchè o sono di proprietà pubblica, o appartengono a privati/consorzi che le affittano a pastori e margari. Molte volte la garanzia di tornare lì non è assicurata, quindi non puoi nemmeno fare chissà quali migliorie, non sapendo chi ne beneficerà l’anno seguente.

Però non è sufficiente un bel panorama per garantire una buona vita in alpeggio. Forse per il pastore è diverso, specialmente se in quel mondo ci è nato… Poi chi lavora con gli animali, parte al mattino presto e rientra la sera tardi. Qualche comodità in più, se c’è, è però gradita a tutti. Quanto di ciò che noi tutti usiamo quotidianamente c’è in alpeggio? Poco o nulla. Diamo ormai tutto per scontato, ma in molti alpeggi manca la maggior parte delle cose che invece ci circondano in una casa normale. Oggi siamo tutti dipendenti dal cellulare, ma in alpe spesso non prende o la ricezione è cattiva. Lassù tutti abbiamo le “cabine telefoniche”, posti più o meno vicini alle baite, su di un sasso, sotto una pianta, luoghi dove riesci a telefonare, ma guai a spostarsi mezzo passo più in là.

Bella una giornata al pascolo in alta quota, ma qual è la prima cosa che fate voi, rientrando a casa dopo una gita in montagna? La doccia… Ebbene, in molti alpeggi è già una fortuna avere un bagno al coperto, parlo di un gabinetto. Magari il lavandino è solo esterno, oppure c’è l’acqua in casa e quella è già una conquista. Calda? No, fredda! Per scaldarla, si mettono pentole e pentoloni sul fuoco. Personalmente la doccia è l’elemento fondamentale per rendere più accogliente l’alpeggio. Altrimenti non tutte le sere hai tempo/voglia/possibilità di far scaldare l’acqua, riempire un grosso mastello e lavarti, finendo per inondare mezzo pavimento! Figuriamoci poi il pastore che rientra magari alle 22:00 e già si addormenta sul piatto prima che la cena sia finita!

Non serve la TV dopo che per tutto il giorno ti sei riempito gli occhi di belle immagini, ma ci sono anche alpeggi dove non c’è la luce. Fortunati quelli che hanno una centralina, ma anche in quel caso spesso ci sono dei problemi (poca acqua, troppa acqua dopo i temporali ed i filtri si intasano, ecc.). Così a volte parti al buio con la pila, sotto la pioggia, per andare a cercare il guasto, smonti tutto per liberare il tubo intasato, cose così… Che bello però arrivare alla baita la sera e, con un click, avere la luce! Sarà romantica la luce di candela, ma immaginate cenare nella quasi totale oscurità tutte le sere… Cucinare, fare tutti i lavori domestici… Sembrano cose scontate, ma in alpe non è così. Con la luce puoi avere anche una radio, un frullatore, qualcuno addirittura riesce ad avere la lavatrice e allora lì è super lusso!

Che dire poi del riscaldamento? Giornate di nebbia o di pioggia dopo le quali rientri fradicio, bagnati gli scarponi, inzuppati gli abiti. Quelle volte più che mai benedici la stufa, che ti accoglie con il suo calore rigenerante e, ben riempita di legna, al mattino ti regala tutto asciutto e pronto per un nuovo uso. Senza contare poi tutto quello che puoi cucinare. Certo, il pastore da solo alla sera si scalda qualcosa sul fornello e poi va a letto, ma ben volentieri mangia un minestrone, una polenta con lo spezzatino o qualunque altra cosa gli fai trovare calda fumante in tavola. Sono tutte cose che diamo per scontate, ma in alpeggio non è così. C’è chi ha delle belle baite attrezzate e chi vive in condizioni che poco si discostano da uno o due secoli fa.

Anche questo è autunno

I tempi cambiano. Oggi, seduti davanti ad un computer, vedi che è autunno perchè certi amici ritornano on-line su Facebook, scesi dall’alpeggio, e molti altri pubblicano in tempo reale o quasi immagini e video delle loro transumanze. Anche questo è l’allevatore del XXI secolo… Scherzi a parte, questo fine settimana vedrà le transumanze di quasi tutti quelli che non sono ancora scesi, dopo resteranno davvero in pochi e soprattutto pastori con greggi di pecore. Vi ricordo oggi, ma soprattutto domani, la festa della transumanza a Pont Canavese.

Adesso è proprio autunno. Stamattina sulle cime si vedeva un’imbiancata, forse neve, forse grandine. nei giorni scorsi invece non si vedeva proprio nulla! probabilmente in quota c’era persino il sole, ma giù in basso si stava tutto il giorno avvolti nella nebbia, più o meno densa, più o meno fitta.

Si partiva dal recinto per andare al pascolo, poco dopo però il gregge veniva già avvolto dalla nebbia. Le previsioni parlavano di una perturbazione imminente, la pioggia tanto attesa sarebbe arrivata presto? A queste quote ormai per i pascoli non serve più, ma sarà una benedizione per la pianura dove tra non molto scenderanno tutti, anche quelli che ancora resistono a quote più o meno elevate.

Intere giornate avvolti nell’umidità, goccioline che si posano sui vestiti e sui capelli, contro le quali l’ombrello è inutile, ma alla fine della giornata sei intriso. Il gregge scompare nella nebbia, si può stare tranquilli se non ci sono confini a cui fare attenzione, ma comunque la nebbia di rischi ne comporta parecchi. Prima di “ritirarsi”, occorre comunque fare un giro per cercare di capire se ci sono animali rimasti indietro, agnelli addormentati chissà dove… e sperare sempre che non sia passato il lupo. Solo dall’altra parte della cresta pare che ci sia stato un attacco in pieno giorno, cinque lupi chiaramente avvistati dal pastore, che hanno ucciso alcune pecore.

Ancora un altro giorno di nebbia. Il gregge è più in basso, ci si avvicina sempre di più alle baite, ma nel bosco gli animali appaiono e scompaiono. Senti le campane, ma non capisci bene da dove venga il suono e se si tratti di questo gregge o di quello confinante. Cammini avanti e indietro, sudando sotto la giacca impermeabile e con l’umidità che sempre di più ti cola lungo i capelli. Poi, all’improvviso, di sera arrivano i primi scrosci d’acqua ed i temporali si susseguiranno nella notte.

Quasi più nessuno

L’autunno è bello. Bello per i colori, per quell’aria che si respira lassù in quota in questa stagione, con un caldo piacevole (a differenza del calore soffocante dell’estate), aria limpida, giornate veramente belle quando c’è il sole, senza rischio di temporali improvvisi. Bello per la solitudine, una solitudine che non pesa al pastore, perchè si sente il “signore” della montagna. Scrive un pastore: “Adesso sono qui con la compagnia dei miei cani, purifico l’anima e raggiungo la pace interiore. Che solitudine!” (E’ un pastore moderno e lo scrive in un sms!)

Ci sono giornate in cui fa ancora caldo, sudi in salita, sudi a portare sacchi di sale o le reti a spalle, ma la sera poi rinfresca . Quando stai fermo, ti crogioli in quel sole che scalda le ossa e ti rilassa. Anche le pecore, d’autunno, sono più brave e si spostano meno, durante il pascolo. Certo, ci sono giornate in cui fatichi ad indirizzarle dove vorresti, ma non è più come d’estate. L’erba da pascolare è sempre meno, quindi ci si concentra maggiormente su quella a disposizione.

D’autunno passa meno gente e, di solito, quella che c’è la montagna la conosce meglio. E’ un turista più attento, più consapevole, un appassionato che capisce e apprezza le sfumature, cerca quella stessa pace e tranquillità di cui gode il pastore in questi giorni. Poi c’è la spiacevole eccezione anche nella bella giornata, con un gruppo di motociclisti rumorosi che arrivano facendo rombare i motori e spaventando il gregge appena uscito dal recinto per avviarsi pigramente verso il pascolo. Per fortuna (bontà loro) si fermano e spengono il motore (a differenza di altri prepotenti passati nei mesi precedenti), attendono che il pastore faccia spostare il gregge dal sentiero, ma appena ripartono (tagliando su per i pascoli con qualche difficoltà) gli animali si spaventano e tornano indietro precipitosamente. So che l’argomento scatenerà la solita polemica, ma io non amo queste persone che, infrangendo la legge, scorrazzano sui sentieri di montagna (e, spesso, anche al di fuori di essi). Inoltre le loro moto (senza targa leggibile) non erano leggere moto da trial, ma mezzi più pesanti e rumorosi che hanno scavato un profondo solco nella parte terminale del sentiero per raggiungere il colle e divallare, senza per fortuna ritornare a infrangere la quiete dei pascoli.

Quelle giornate d’autunno con giochi di luci e sottili nebbie, quelle giornate in cui tu sei in maglietta e magari in pianura indossano una maglia pesante perchè giù fa brutto. Il pastore, lassù, lo spera vivamente, che in pianura ci sia il brutto tempo e possibilmente anche la pioggia, perchè sa bene che quest’anno, se non arriverà qualche precipitazione, sarà dura pascolare in prati secchi e riarsi.

Qualche nuvola arriva, ma passa veloce. I pascoli quassù ormai sono marroni, il freddo prima, il vento poi hanno consumato l’erba. In montagna, per i pastori, la pioggia ora ha scarsa utilità, è più che altro un fastidio o addirittura un danno, perchè gli animali pascolano malvolentieri l’erba vecchia, se bagnata. Per le pecore c’è ancora di che pascolare, molte mandrie sono ormai scese, restano sempre meno alpeggi abitati, a questa stagione.

Ancora sole, ancora vento. Va bene tutto, purchè non venga la nebbia. Il gregge pascola dove, settimane prima, c’era una mandria di bovini, ma la siccità quest’anno ha limitato la ricrescita dell’erba. Le pecore comunque riescono ancora a mangiare, brucano quel poco che è rimasto, poi si dirigono tra i cespugli di ontano, a cercare ciuffi ancora verdi.

Certi giorni si sale ancora in alto, c’è un vallone laterale da pascolare. Un vallone quasi dimenticato, dove chissà da quanti anni non saliva una pecora. Antiche tracce di sentieri, viottoli dei camosci, dove al massimo passa ogni tanto un cacciatore solitario. E’ difficile convincere il gregge a salire, ma poi a poco a poco la lunga fila si inerpica anche lassù, fino a sbucare in pascoli quasi totalmente invasi da cespugli.

E’ bello l’autunno, che ti regala panorami del genere, con colori che cambiano di giorno in giorno. Lassù ci sei solo tu con il tuo gregge, non ci sono auto parcheggiate al fondo della strada, non ci sono escursionisti sulle vette o lungo i sentieri. Dall’alto ti guardano i camosci e gli stambecchi, in cielo l’aquila e ogni tanto anche i grifoni. Ti godi lo spettacolo del vedere le tue pecore che pascolano, guardi la loro lana soffice, le ammiri quando rientrano, le pance ancora ben piene, la sera al recinto.

Le giornate sono sempre più corte, riesci anche a riposare un po’ di più. Al mattino puoi permetterti di rimanere a letto un po’ più a lungo, tanto fuori è notte ed il recinto è più vicino alla baita. La sera si finisce prima, le pecore scendono da sole al recinto. Se non ci sono imprevisti, ci sono meno lavori da fare rispetto ad altri momenti dell’anno. Anche per questo l’autunno è bello. Non è che non si faccia niente tutto il giorno, ma almeno si tira un po’ il fiato.

Poi arriva anche la pioggia: un po’ di nebbia, qualche goccia, si apre l’ombrello solo per pochi minuti, poi lo si chiude e lo si riapre ancora. Per fortuna dalla pianura dicono che invece giù ha piovuto, che sembra già subito tutto più verde. Ma l’autunno comunque di solito non è una stagione difficile, è l’inverno quello che fa tribolare. Oggi si è ancora in montagna, domani si inizierà a temere la stagione più critica, con la difficile ricerca di pascoli…

Autunno anticipato

Il calendario ufficialmente non dice ancora che è autunno, ma su in alpe l’estate è finita ormai da qualche tempo. Nelle ultime settimane, alle giornate di nebbia si è aggiunto altro, per esempio un freddo intenso che, al mattino, regalava brinate e primi candelotti di ghiaccio dove l’acqua cola lungo le rocce.

Ogni tanto alla nebbia si univa la pioggia, poi c’erano giornate dal cielo velato ed aria decisamente fredda anche di giorno. La costante di quest’anno è stata avere il vento dopo ad ogni giorno di pioggia, così da vanificare gli effetti benefici della perturbazione. Giorno per giorno l’erba diventa sempre meno verde.

In questa stagione basta poco per far cambiare faccia alla montagna. Nel giro di una settimana i colori mutano drasticamente. Qualcuno è già sceso, altri lo stanno facendo, altri ancora sanno che non potranno comunque resistere a lungo ed iniziano a fare progetti guardando il calendario, anche se però la neve, che potrebbe cadere da un momento all’altro, potrebbe vanificare in poche ore quanto programmato.

Certi giorni sembra che debba far bello, poi all’improvviso, guardando verso le creste lontane, sembra di veder cambiare qualcosa nell’aria. All’inizio è quasi un miraggio, un grigiore come di una nuvola di fumo che appanna la vista. Qui c’è ancora il sole, non fa caldo, ma si pranza godendosi il timido tepore. Il grigio avanza, guadagna una cresta e poi l’altra, l’aria cambia e ci si prepara alla fuga, dopo essersi vestiti adeguatamente. Il tempo di raggiungere una balma sotto le rocce e la perturbazione ci raggiunge. Non è neve, come si temeva, ma una gelida pioggia finissima che dura per qualche decina di minuti, forse più.

Pioverà ancora più tardi, con maggiore intensità. E dopo, la sera, arriverà il vento. Un vento fortissimo, a raffiche, che scuoterà i muri delle baite, si infilerà sotto i tetti in lamiera, facendoli tremare ed impedendo il meritato riposo. Al mattino ci sarà ancora, accompagnato da un cielo velato e temperature rigide. Salendo verso il recinto i colori saranno sempre più autunnali e ci si aspetta, presto, di vedere anche i larici ingialliti.

Su di qua non arrivano le previsioni meteo, ma il barometro naturale delle carline annuncia bel tempo. Il vento è un po’ meno forte, le raffiche sono state sostituite da un vento più normale, che concede anche momenti di tregua, ma occorre avere un abbigliamento adeguato per restare fermi a sorvegliare il gregge. Anche quando si cammina comunque non ci si scopre più di tanto.

Sono giorni in cui i pastori sono totalmente soli, in montagna. E’ sempre più raro veder passare degli escursionisti ed anche lungo le strade di valle il traffico è diminuito, si incontra solo più chi da queste parti abita o lavora. Sarebbe il periodo più tranquillo, più rilassante, ma il meteo preoccupa, perchè con questo freddo si teme che possa venire a nevicare.

Nella notte di nuovo raffiche fortissime ed al mattino, insieme ad un’alba multicolore, nell’aria vi sono minuscole goccioline di pioggia. Improvvisamente le temperature si sono un po’ rialzate, ma il pastore è inquieto. Scesa a valle però posso controllare le previsioni, che annunciano bel tempo e “tepore settembrino”. Bene, allora potremo sperare di concludere tranquillamente la stagione, anche se vento e freddo hanno rovinato l’erba e fatto diventare piccoli i ruscelli.

Una fiera sottotono?

Quello con la Fiera di Pragelato è uno degli appuntamenti classici di fine stagione. Fine stagione d’alpeggio, fine estate, ed infatti spesso anche il tempo non accompagna questo avvenimento. Invece quest’anno la giornata, anche se inizialmente fredda, si presentava come ottimale. Solo nel corso della mattinata è sopraggiunta una velatura a cui si sono aggiunte delle nuvole nel tardo pomeriggio.

C’era gente, c’erano i commercianti con le vacche, c’era qualcuno che mercanteggiava e, ogni tanto, un animale veniva segnato come venduto. Però mancavano le pecore e tutto il suo contorno di capre, asini e pastori. Nonostante le ipotesi più disparate che le voci incontrollate, come sempre, fanno circolare e crescono a dismisura proporzionalmente al numero di persone che ascoltano e rilanciano a loro volta la notizia, mancava il commerciante a causa di una fiera concomitante. Infatti, nella stessa data, si teneva anche la Fiera di Oropa, motivo per cui mancavano anche gli allevatori del Biellese, ben rappresentati nelle passate edizioni.

Qua e là si incontravano facce note, amici e conoscenti, come sempre accade alle fiere, si scambiavano quattro chiacchiere, si commentavano le ultime notizie di “radiopecora”, si osservavano gli animali in mostra. Addirittura poteva succedere di incontrare allevatori francesi, ma d’altra parte ancora oggi questa fiera nel nome rimanda all’antica fiera dell’Escarton di Pragelato.

Anche nel settore delle bancarelle c’erano delle carenze. Oltre agli addetti ai lavori ed al pubblico di turisti più o meno locali, capitava di sentir parlare lingue straniere e così mi veniva spontaneo pensare alle poche fiere d’oltreconfine a cui ho partecipato in passato. Oltre alla gran quantità di animali, queste fiere sono un’attrazione per l’aspetto del mercato. Artigianato, ma soprattutto tantissima scelta (eno)gastronomica.

Qui non mancavano i dolciumi, acciughe, olive & C., ma perché in una fiera zootecnica è presente un unico margaro che vende i suoi prodotti? E non c’erano altre bancarelle di formaggi! Non si trovava un salume, mi pare di aver visto un unico banco vendere pane. Se non si voleva rinchiudersi in un ristorante per pranzare, se non si era ospite delle tavolate dei commercianti di bestiame, per mangiare non restava che un unico furgone che vendeva panini, oltre (per fortuna) al furgone dei gofri.

Confido a questo punto nella Fiera dei Santi di Luserna San Giovanni (2 novembre) per potervi descrivere una bella fiera zootecnica, a meno che io riesca ad andare almeno a Barcellonette (28 settembre) per rifarmi gli occhi con una vera fiera dedicata alle pecore. Qui a Pragelato c’era scelta solo tra i bovini. Così gli appassionati della pastorizia dovevano recarsi altrove. Per fortuna c’era un gregge lungo la valle, con il pastore intento a tosare le pecore prima di arrivare in pianura. Per molti è già tempo di transumanza, se l’erba in montagna è finita. Però c’era modo di vedere anche altre greggi, in valle. Meno facili da individuare, ma…

Seguendo la pista e (per dire tutta la verità) la consistenza degli escrementi, c’era modo anche di raggiungere un gregge più a monte. Era da tempo che non riuscivo a ritagliarmi un po’ di tempo per far visita a quest’amica ed al suo gregge. Anche lei aveva ritardato un po’ i lavori quotidiani per fare un giro alla fiera, ma appena rientrata all’alpeggio, c’era da soddisfare le esigenze del gregge, che reclamava per andare al pascolo. Appena aperte le reti, gli animali avevano camminato di gran lena fino al fondo del vallone, dove li avevamo raggiunti, ed adesso finalmente erano intenti a pascolare, lasciando così alla loro pastora la possibilità di chiacchierare con i visitatori. Il bilancio dell’estate è positivo, bisogna vedere cosa farà il tempo d’ora in poi… Visto il freddo degli ultimi giorni, non ci sarebbe da stupirsi se arrivasse la neve.

Vi ho già parlato altre volte di questo alpeggio, situato in una zona fortemente turistica (anche se, da sempre, ben da prima che il nome di questo comune fosse associato agli sport invernali ed alla villeggiatura, qui ci sono alpeggi, greggi di pecore, mandrie di bovini). Ciò comporta numerosi problemi per chi si trova a condurre gli animali al pascolo, specie se si tratta di un gregge di pecore. Come vedete, per lo meno nei periodi a maggiore frequentazione turistica, si è obbligati a mettere la museruola ai cani da guardiania, annullandone così l’efficacia. O questo, o discussioni infinite, se non persino incidenti. Un conto è vedere qualche escursionista in tutto il giorno, un altro avere un transito continuo di moto, bici, pedoni ed altro.

La pastora ha notato il diverso comportamento degli stranieri: “…che spengono la moto, si fermano, rispettano…”, mentre con gli Italiani spesso c’è da farsi venire il nervoso. Come con quelli che hanno spaventato le pecore e le hanno fatte tornare verso il basso dopo che faticosamente erano salite. “E che problema c’è?”. C’è il problema che la gente è ignorante, ignora cosa voglia dire condurre un gregge al pascolo e, più in generale, tutto ciò che è il mestiere del pastore. “Ma io qui sono in ferie!”, è la giustificazione dell’ignorante-prepotente. Fiato sprecato spiegare invece che lì altri stanno lavorando, quel giorno come gli altri 365, su di un territorio che viene affittato ad uso di pascolo d’alpeggio, anche se percorso da sentieri, piste da sci e altre infrastrutture ad uso ludico. Non bastano le parole per descrivere la passione di chi qui pratica la pastorizia dedicandoci tutto il suo tempo e tutta la sua vita. Una volta mi disse che per lei era più che una malattia, era una droga… Dobbiamo salutarci, tocca cambiare vallata e rientrare in alpeggio, commentando quanto sia diverso il territorio anche a pochi km di distanza in linea d’aria. Infatti la Val Chisone, come al solito, mostra i segni di siccità, vento, freddo, con pascoli prevalentemente ingialliti e secchi.

Sulla via del ritorno, ancora una breve sosta dove il gregge che in mattinata veniva tosato ora pascola lungo il torrente. Il pastore sta scendendo in pianura, uno dei primi. Finisce la stagione d’alpe e inizia il pascolo vagante. Voleva tosare almeno due giorni in quel luogo, ma le previsioni meteo non sono buone per l’indomani…

Se un alpeggio così fosse da noi

Una rapidissima gita oltreconfine, di nuovo in Francia, perchè è il luogo più facile e vicino da raggiungere. Un vallone scelto più o mano a caso, nella speranza di aver successo nell’incontrare almeno un gregge. Da una ricerca on-line mi sembrava che lì fosse un vallone “da pecore” e allora si parte confidando nella buona sorte. Le prima pecore le vediamo a Briançon, a pascolare nel fossato intorno alla cittadella.

Poi, arrivati a les Fonds, abbiamo la certezza che un gregge lo incontreremo. A parte il cartello che invita i turisti a tenere il cane al guinzaglio, dato che è un territorio dove pascola un gregge… Vediamo la nuvola di pecore sui pascoli più a monte, ben allargata. Ad occhio e croce almeno un migliaio di capi!

Prima saliamo per il sentiero lungo il vallone, rimanendo a bocca aperta per l’estensione di questa montagna. Anche se ormai l’epoca della fioritura è passata, la bellezza del posto è davanti ai nostri occhi sotto forma di un ampio vallone che si dirama in conche laterali erbose. Poche, pochissime pietraie, pareti dolci, pericoli per gli animali quasi nulli (altro che le pietre che rotolano falciando gambe!), un torrente scorre nel mezzo dei pascoli e si scorgono numerose sorgenti laterali. Una meraviglia, ad occhio azzardiamo che potrebbe comodamente sostenere 2500 pecore per tutta la stagione.

La bergeria è sull’altro versante, piccola, ma essenziale. Non si vede nessuno, il pastore sarà sicuramente al pascolo con il gregge. Viene spontaneo riflettere su come fare il pastore qui sia un’altra cosa. Non che sia una passeggiata, ma anche un giovane con una minima esperienza, come potrebbe essere chi frequenta gli appositi corsi “da pastore”, accompagnato da un paio di buoni cani, non dovrebbe faticare troppo, nel corso della stagione. Dov’è che, da noi, si trova una montagna così??? E dove questa è affittata ad un pastore?????

Se da noi ci fosse una montagna simile, non sarebbe destinata alle pecore! Il prezzo sarebbe altissimo e verrebbe affittata a qualche margaro (sempre che non cada nelle mani degli speculatori a caccia di ettari per i contributi) per caricarla con diverse centinaia di vacche. Ho visto bovini in montagne ben più ripide e sassose, quindi nessuno in Italia lascerebbe un alpeggio così ad un pastore! L’erba è stata sì pascolata fino in fondo, ma senza esagerazioni, anzi, quasi si potrebbe parlare di un carico inferiore rispetto alle possibilità del pascolo.

Ma qui in Francia la pastorizia è un’altra cosa. Sulla via del ritorno, il gregge ci viene letteralmente incontro, si sta ritirando verso il recinto. Erba ce n’è per proseguire la stagione, le temperature si fanno più rigide, ma c’è ancora qualche settimana prima della transumanza. Speriamo di vedere anche il pastore e provare a scambiare quattro chiacchiere con lui per avere risposte alle tante domande che ci sono sorte durante la nostra gita.

Il gregge è composto da pecore di razza Merinos, Mourerous e altre ancora, tutte marchiate in modo ben evidente con la vernice sulla lana, a significare che gli animali appartengono a diversi proprietari. Inoltre vi sono alcuni bellissimi esemplari di capre Rove. Cercando di farsi capire (noi parliamo pochissimo Francese, lui non parla e non capisce l’Italiano), iniziamo un dialogo con il giovane pastore. Il gregge adesso conta circa 1200 capi, ma altri 1000 (femmine gravide e altri animali) sono già stati portati via la settimana precedente. E’ stata una buona stagione, tardiva, ma con tanta erba. Il lupo ha attaccato una volta sola, con la perdita di tre pecore.

Il pastore è solo il sorvegliante delle bestie. E’ originario dei dintorni di Gap e d’inverno non segue il gregge nella Crau. Ci spiega che nel vallone a fianco vi è un altro gregge e un altro ancora nelle montagne di fronte al fondo della valle. Non conosce l’Italia, anche se il confine è solo lì oltre la cresta e non conosce le razze ovine del Piemonte. Gli mostro qualche foto sulla macchina fotografica: “Ah, lunghe orecchie…“.

La pastorizia è pastorizia, ci si capisce a dispetto dei problemi linguistici, però come sono diversi questi pastori francesi, con il loro abbigliamento tecnico da alpinisti e i loro alpeggi dove la stagione estiva pare quasi una vacanza! Ci allontaniamo meditando sull’erba del vicino, che è proprio “più verde” della nostra, sul significato di “fare il pastore” e sulle soddisfazioni che il mestiere ti può dare, anche ricordando i prezzi visti a Briançcon per il formaggio di pecora, o i menù dei ristoranti lungo la via principali, tutti comprendenti almeno una portata a base di agnello.

Ormai in auto sulla via del ritorno, incontriamo un gregge di capre diretto alla stalla per la mungitura. Casetta tradizionale, container equipaggiato per la trasformazione del latte e vendita diretta in loco. In tutta questa valle di vacche ne avremo viste sì e no una trentina. Pensate invece alle mandrie che si incontrano negli alpeggi appena oltre la cresta, in Italia!

Tra una nebbia e l’altra

Avevamo detto che l’estate sembrava finita, lassù in alpeggio, e infatti senti sempre più pastori e margari (soprattutto i secondi) che parlano di quando venire giù. Ormai non solo si è passato il giro di boa di metà stagione, ma qualcuno conta i giorni di pascolo prima della transumanza. “Ho ancora erba per 15 giorni…“. “Dopo la metà di settembre non sai mai quel che può succedere, ho erba più in basso e allora faccio che portarle giù.

I pastori, abituati ad ogni possibile variazione di tempo e poco desiderosi di arrivare in pianura, dove ricomincia la vita grama del pascolo vagante, non pensano ancora alla transumanza. Certo, prima o poi bisognerà scendere, ma per adesso si sta ancora bene lassù, anche tra i capricci del tempo.

Com’era facile immaginare, belle giornate ce ne sono ancora, però quest’anno è davvero raro iniziare e finire con il cielo limpido ed il sole. Intanto il gregge continua il pascolamento ed il pastore lo sposta verso un’altra parte della montagna, fino a quel momento ancora intonsa, totalmente da pascolare. Altro che aver finito l’erba! Se il clima non è particolarmente gramo e soprattutto se il numero di animali è adeguato alla superficie, si dovrebbe arrivar sempre comodamente alla fine della stagione senza troppi patemi d’animo.

La nebbia intanto continua a “far compagnia”, più o meno fitta a seconda delle giornate. Quando arriva, tocca vestirsi, perchè c’è ancora l’aria fredda dei giorni precedenti, anche se la prima neve caduta una sera si è rapidamente sciolta anche alle quote maggiori.

Finito il mese di agosto, sarà anche più difficile ricevere visite in alpe. Il flusso di turisti ed escursionisti, specie settimanali, si esaurirà progressivamente, ma pure gli amici imboccheranno la strada dell’alpe con maggior fatica, quando anche in pianura il caldo si farà meno insistente. Forse quassù arriveranno solo più i padroni degli animali in guardia e qualcuno magari deciderà di portar via i propri ancor prima che il pastore si incammini verso il fondovalle con tutto il gregge al seguito.

E’ iniziata anche la stagione dei parti. Se non intervenisse l’uomo, questi avverrebbero spontaneamente durante il corso di tutto l’anno, ma per vari motivi i pastori possono decidere di far sì che non vi siano nascite in alcuni momenti, per esempio quelli coincidenti con la transumanza, oppure durante la gran parte della stagione d’alpe, quando il rischio di predazioni è elevato e occorrerebbe del personale che si dedichi esclusivamente al gregge delle pecore che hanno figliato.

Servirebbe un autunno tutto così… Belle giornate di sole tiepido, ottima visibilità, appena una leggera brezza. Ogni tanto magari un temporale, ma giusto di notte. Servirebbe un buon mese di settembre, per far sì che le pecore non sprechino l’erba, che ingrassino bene in vista dell’inverno, per crescere gli agnelli che nascono in questi giorni.

Anche gli animali non sono più abituati al caldo e si “mettono a mucchio” non appena il sole si fa più intenso. I pastori invece con gioia tornano ad indossare la maglietta, dopo aver sfilato tutti quei 4-5 strati di vestiario che erano d’obbligo tra nebbia, temporali e grandinate dei giorni precedenti.

L’erba è ancora bella. Nei valloni dove la neve tardiva ha mantenuto il terreno fresco, può capitare ancora di vedere delle fioriture quasi fuori stagione. Il succedersi però di maltempo, freddo, grandine e giornate di vento ha “rovinato” la vegetazione in molti punti. Anche se non vi è stata la siccità come negli anni precedenti, qua e là la montagna mostra chiaramente i segni di fine stagione, con l’erba che ingiallisce e secca progressivamente.

Le giornate sono sempre più corte, il sole tramonta presto dietro le creste e subito la temperatura si abbassa. Anche al mattino, quando suona la sveglia, è sempre più buio, quasi a far pensare di aver sbagliato ora. I pastori dicono che adesso, in questa stagione, il gregge cura di più il pascolo. Gli animali hanno meno pretese, pascolano meglio, quasi sentissero che l’erba andrà via via calando mentre ci scivola verso l’inverno.

Il sole non dura a lungo, ricominciano le giornate di nebbia, in alcuni posti stagnante sul fondovalle, in alti fitta, densa, ad insinuarsi nei valloni e risalendo via via lungo i versanti. Autunno, stagione critica per le predazioni. Un autunno di bel tempo potrebbe essere anche un autunno meno favorevole per i lupi.

Sono belle, le giornate di autunno. Quando la nebbia va e viene, è anche piacevole osservare i giochi di luce ed i disegni che crea tra il cielo e la montagna. Forse solo i pastori e pochi altri godono di questi panorami, di questi attimi, negati a chi ormai smette di frequentare la montagna per tornare alla vita quotidiana in pianura. E’ questa la stagione migliore, se il tempo si manterrà buono.