A volte viene voglia di star zitti, lasciar perdere tutto. Ci sono già tanti, troppi che parlano, siamo in un mondo in cui, per fortuna, in molti paesi c’è la libertà di espressione ed opinione. Molti, moltissimi sono i mezzi per comunicare le proprie idee ed il rischio è che, alla fine, tutti sembrano aver ragione e non esiste più una versione ufficiale dei fatti. La sto prendendo alla larga per raccontarvi una delle ultime vicende che mi vedono coinvolta in ambito “pastorale”.

Riguarda questo articolo comparso la scorsa settimana su “L’Eco del Chisone”, ma non è che lo spunto per occuparci l’ennesima volta di cose dette e stra dette, che francamente ormai mi annoiano, stufano ed irritano. Possibile che ci sia sempre la necessità di ribadire le stesse cose? Possibile che, con tutti i problemi esistenti in questo settore, sia necessario spendere tempo ed energie per ripetere sempre gli stessi concetti? Si parlava degli attacchi recenti in Val Pellice, dove i lupi (più volte avvistati da diversi pastori) hanno anche colpito delle capre di un margaro nell’alpeggio Chiot della Sella. Oltre all’allevatore, vengo intervistata io (ahimè, il giornalista mi attribuisce un “bernesi” al posto di abruzzesi per la razza dei cani da guardiania) ed il Presidente del WWF Pinerolese e Val Varaita, Eros Accatino. Quest’ultimo avrebbe affermato (diamo il beneficio del dubbio, finchè non avrò una sua risposta diretta, visto che gli ho scritto un’e-mail) che i pastori hanno problemi perchè si ostinano a lavorare come cento anni fa. “I pastori? Se hanno problemi è perchè lavorano come un secolo fa e non si sono ancora attrezzati a dovere. L’utilizzo di reti e cani addestrati è più che sufficiente per una normale convivenza.“

Non solo la sottoscritta è stata presa da un profondo nervosismo nel leggere l’articolo, ma anche tutti i pastori delle valli ai quali amici e parenti hanno recapitato l’articolo. Vi confesso di aver ricevuto non pochi sms e telefonate a riguardo! Ho provveduto a rispondere sinteticamente (si sa, i giornali non concedono molto spazio), ma qui mi posso dilungare… Il WWF per primo, seguendo in prima persona l’argomento e dandone ampio risalto sulle sue pagine, dovrebbe sapere quanti cani e quante reti sono state assegnate già solo con il “Progetto Lupo” nel corso degli anni. Senza ovviamente contare quelli che i pastori si sono procurati da soli.

Ormai nessun pastore ne può più fare a meno, specialmente nelle aree a presenza accertata del predatore. Durante questa estate ci sono stati, in Piemonte, anche numerosi attacchi ai bovini, per i quali non è sicuramente possibile attuare metodi di difesa come quelli per gli ovicaprini, oltre ad attacchi a pecore e capre in aree fino ad ora non frequentate dal lupo, se non saltuariamente. Lì, è vero, i pastori non si erano ancora attrezzati, ma perchè nessuno ha voglia di fasciarsi la testa prima di essersela rotta, e soprattutto non ha voglia di affrontare anzitempo i costi, i disagi e le problematiche che “gli strumenti per la normale convivenza” comportano. E in queste pagine ne abbiamo già parlato decine di volte. Comunque sia, cosa significa questa convivenza? Avere delle perdite, oltre a sopportare stress di diverso tipo (ed anche qui non sto a dilungarmi, gli addetti ai lavori lo sanno fin troppo bene).

Tanto per fare un esempio… La foto non è eccellente, ma è per spiegarvi la cosa. In basso a sinistra, tra le rocce, sopra al gregge, la chiazza bianca è il cane da guardiania. In alto, due cacciatori di passaggio. Il cane ha abbaiato e si è portato in quella posizione quando ancora gli “intrusi” erano lontani. Loro, gente corretta e preparata, hanno subito legato i cani e sono transitati, fuori dal sentiero, a monte del gregge, attraversando un pendio ripido ed anche abbastanza pericoloso, ma che probabilmente faceva già parte del loro itinerario, dato che non si sono limitati ad aggirare il gregge, ma sono saliti ancora più in alto, scomparendo alla nostra vista. Il cane non si è mosso, ha sempre solo abbaiato, sordo ai richiami del pastore (come sempre accade per questi cani). Le pecore non si sono spaventate perchè, abituate da anni alla loro presenza, sanno che il ruolo svolto non è quello di ricondurle verso il basso, come per i cani da conduzione. In questo caso tutto bene, ma in decine e decine di altre situazioni ci sarebbero stati problemi se gli estranei non avessero evitato il gregge, se non avessero legato i loro cani, se avessero proseguito il cammino sul sentiero, tra le pecore, ecc ecc ecc. Questi sono tutti aspetti collaterali della presenza del lupo che creano disagi al pastore, come vi raccontavo poco più di un mese fa qui.

Un giovane pastore per telefono mi ha detto: “Cento anni fa si lavorava diversamente, perchè al lupo si sparava!“, e la frase non richiede altri commenti. I recinti si usano di notte, e possono anche servire per migliorare la vegetazione dei pascoli, se si ha modo di movimentarli adeguatamente, in un territorio non troppo impervio. Occorre però farlo a mano, portando tutto a spalle, anche le batterie di ricambio per l’elettrificatore (esistono i pannelli fotovoltaici, ma sapete che peso ha un vachè del genere??). Di giorno le pecore pascolano libere e l’attacco si può verificare in quel momento, oppure di notte a carico di animali che, nella nebbia, non si è riusciti a far rientrare al recinto.

Quando una pecora partorisce, ha la tendenza di isolarsi dalla compagne, quindi in questo delicato momento è due volte più a rischio. Quando non c’era il lupo, si lasciava che tutto avvenisse secondo natura, ora invece o tocca dividere le pecore, separare quelle prossime al parto e quelle con agnelli neonati, lasciarle in una rete mentre il resto del gregge va al pascolo con il pastore… Ma gli agnelli piccoli non sanno che la rete è pericolosa, così alla sera magari ne trovi uno morto impiccato. Se ne rende conto, di queste cose, la gente che rilascia dichiarazioni sulla pelle di chi invece lavora?

Ho sempre più voglia di non scendere, di starmene lassù a dare davvero una mano alla pastorizia, non a tutta in generale, ma a quella per cui, con le mie forze, è possibile fare qualcosa. Sono stufa di ripetere sempre le stesse cose a persone che tanto non vogliono capire. Anzi, non vogliono provare a capire le ragioni di chi la pensa diversamente da loro. Io mi metto nei panni altrui e cerco di capire, vorrei che anche gli altri fossero altrettanto umili e provassero, almeno per un giorno, a seguire un pastore… Uno di oggi, non di cento anni fa! Uno che legge i giornali, che magari ha anche la laurea (ma subisce gli attacchi al suo gregge come un anziano con la quinta elementare), che usa internet e scambia opinioni con i colleghi in altre parti d’Italia o d’Europa, venendo a scoprire che non esiste paese dove la pastorizia convive pacificamente con i predatori. Problemi ne hanno tutti, ma almeno qua e là ci si può difendere!

La scorsa settimana, lo sapete, ero in Trentino. A Vallarsa ho anche parlato di convivenza con i predatori, presentando la mia vicenda personale, la storia del mio compagno e, da due stagioni, anche la mia. Nel dibattito, con me interveniva Claudio Groff, del Servizio Foreste e Fauna della Provincia di TN. Da loro il problema è l’orso… Tra le tante cose dette, Groff ha specificato che occorre andare oltre l’ambientalismo integralista e pensare a degli abbattimenti selettivi nei confronti degli esemplari aggressivi e che si avvicinano agli insediamenti umani in modo pericoloso. Ha però anche sostenuto che, nel caso del lupo, sarà necessario abbandonare quelle montagne dov’è impossibile convivere con i normali strumenti di prevenzione (reti, cani, presenza pastore). Le replica è venuta dal professor Giorgio Conti, presente tra il pubblico, che ha chiesto come mai si cita sempre e solo il lupo come elemento prezioso per la biodiversità, e non la pecora per il mantenimento di quei numerosi habitat di grande interesse ambientale e botanico, cioè numerose formazioni vegetazionali, alpine e non. Inoltre, sempre tra il pubblico, vi era la pastora Cheyenne Daprà (per chi non la conoscesse… qui): “Non sono contraria all’orso, a me piacciono tutti gli animali, ma quando sai che ce n’è uno in zona e dormi lì di fianco ai tuoi animali, senti dei rumori e vorresti avere un fucile per difenderti, anche quando sei, come me, contraria alle armi!“. La teoria è una cosa… Solo vivendo capisci la differenza che c’è con la vita reale.