Eventi da non perdere

In attesa di un post più corposo, visto che il materiale arretrato non mi manca, per adesso vi consiglio di prendere l’agenda e segnarvi un po’ di appuntamenti.

Iniziamo dal 14 settembre, quando a Pragelato si terrà l’annuale fiera (Fiera Zootecnica dell’Escarton).

Sempre più ricco poi il calendario delle Feste della Transumanza. Iniziamo il 15-16 settembre a Baceno (VB), dove all’Alpe Crampiolo si terrà la Festa dul Scarghè. Qui potete scaricare la locandina dell’evento. Negli stessi giorni, in un’area abbastanza limitrofa, Scarghià Cheggio, 15-16 settembre ad Antrona (VB). Qui il programma della manifestazione e qui la locandina.

Anche il 29-30 settembre sarà molto difficile decidere dove andare… Cominciamo con Novalesa (TO), dove per il secondo anno si terrà la festa della transumanza. In attesa di avere il programma dettagliato dell’evento, vi anticipo che sabato 29, ore 21:00, presso la Sala Polivalente, si terrà la prima presentazione del mio ultimo libro “Di questo lavoro mi piace tutto”, ma già il pomeriggio alle ore 16:00 tra le altre cose verrà inaugurata la mia mostra targata ProPast “Pastori piemontesi nel XXI secolo”. Il passaggio di gregge, mandrie, asini e cavalli avverrà la domenica 30.

Sempre il 29 settembre a Premia (VB) si terrà “Tempo di migrar”. Qui il programma. Anche a Pont Canavese (TO) “La Transumanza” andrà in scena nelle stesse date e qui sul sito trovate tutti i dettagli.

Ancora altri eventi da varie parti delle Alpi segnalati qui. E voi, a quale di queste manifestazioni parteciperete?

Accompagnando la transumanza

Dopo le riflessioni dell’altro giorno, adesso parliamo davvero della Festa della Transumanza. Dato che il mio viaggio di ritorno era piuttosto lungo ed impegnativo, ho partecipato solo alla prima tappa, quella che dalla sede dell’azienda De Marco ha portato ad Amatrice. Mi sarebbe piaciuto molto raggiungere i pascoli in quota, ma ahimè…

La partenza è avvenuta nella mattinata, quando ormai faceva già molto caldo. Ma tutto richiede il suo tempo, c’era da mungere, c’era da finire di organizzare il tutto, intanto si accoglievano i turisti con torte e bevande… Così la “tabella di marcia” non è stata rispettata, ma d’altra parte già al mattino presto la giornata si presentava torrida. Per richiamare il gregge, un secchio di “pietanza”. Non ci sono capre, solo pecore, e non sempre la loro conduzione è così semplice, forse anche per la confusione degli accompagnatori.

Ci si mette in cammino tra nuvole di polvere, scortati da un gruppo di cavalieri ed alcuni muli. Non c’erano dubbi sulla siccità che affligge queste terre, ma la polvere non fa che confermarlo. Mi dicono che lo scorso anno l’evento si era tenuto in una giornata piovosa, così chi partecipa come accompagnatore si trova a vivere davvero il mestiere della pastorizia!

Nonostante il caldo torrido, gli accompagnatori sono numerosi. C’è un gruppo del CAI e molti altri, per lo più gente dei dintorni, ma per la domenica sono attesi dei pullman e chissà quante altre persone. La transumanza è un evento, viverla direttamente può essere un diversivo, una gita particolare, un momento da trascorrere in compagnia… senza dimenticare che, per i pastori, si tratta soprattutto di un giorno molto impegnativo.

Buona parte del tragitto all’inizio si snoda lungo strade asfaltate più o meno trafficate. I turisti camminano davanti e dietro al gregge, anche se ogni tanto qualcuno si attarda a scattare delle foto.

Fa sempre più caldo, si costeggiano prati in cui il fieno è già stato tagliato, campi di cereali ormai maturi. Fa caldo, ma è un caldo secco, fortunatamente non afoso.

Di sicuro però uomini ed animali sono provati dalla transumanza. Per fortuna che si effettuerà una sosta al lago, dove il gregge potrà abbeverarsi e sostare all’ombra. Mi assicurano che questo è il periodo normale per mettersi in cammino verso le montagne, anche perchè la quota non è elevatissima e salire prima significherebbe terminare precocemente il foraggio a disposizione.

I mezzi motorizzati dell’azienda ci sorpassano, portano a destinazione il materiale ed anche del fieno per sfamare il gregge. Con questa siccità (“secca”, la chiamano da queste parti), non c’è la possibilità di trovare prati da pascolare.

Il gregge si incanala per una strada secondaria che scende al lago, presto per tutti ci sarà una pausa ristoratrice. Qualcuno dice che sarebbe meglio aspettare la sera per ripartire, ma ci sono orari da rispettare, buona parte del “pubblico” attende lungo la via centrale di Amatrice per il tardo pomeriggio.

Nonostante il caldo, nel ristorante vengono serviti piatti sostanziosi ed i musicisti allietano i commensali con musiche e canti tradizionali. Una vecchia foto sulla parete testimonia come la pastorizia sia sempre stata presente, qui…

Nel pomeriggio, dopo un tratto di asfalto, si seguirà poi un vero percorso della transumanza, cioè un tratturo. Esistono ancora tratti di queste antiche vie lastricate che un tempo venivano percorse da migliaia e migliaia di pecore. Lo stesso centro di Amatrice si è sviluppato non a caso lungo queste antiche vie di comunicazione, quando “pecunia” derivava davvero da pecus

Nonostante la scarsissima acqua, le pecore esitano ad attraversare il misero ruscello. Poco per volta però vengono indirizzate verso l’altra sponda ed anche questo ostacolo è superato. In lontananza tuona rumorosamente, ma gli esperti dicono che il temporale lì non arriverà…

Gli animali vengono ricompattati in una vasta radura, i cavalieri si dispongono tutti in coda al gregge, poi si prendono le ultime decisioni in vista del raggiungimento del centro abitato.

Il corteo sarà preceduto dalla musica, ma poco sopra attendono anche i carri trainati dagli animali, altri musicisti ed i gruppi folkloristici in costume. Certo, questo è spettacolo che va oltre la transumanza, ma se si organizza l’evento turistico, bisogna dare qualcosa di più che non il breve passaggio per le vie del paese.

Come ho già avuto modo di dire, occorre distinguere tra transumanza-spettacolo e transumanza-lavoro quotidiano. Sarebbe bello che tutti gli spettatori della transumanza avessero partecipato al convegno la sera prima, per assistere allo spettacolo consci dei problemi che la pastorizia sta vivendo. Però questa transumanza-festa rispettava quello che secondo me è il punto fondamentale: nasce dall’interno, sono le aziende agricole ad essere state promotrici ed organizzatrici. Inoltre la transumanza già avveniva e non si è costruito niente se non tutto il contorno.

Ecco finalmente il gregge nella via centrale di Amatrice. Qui le pecore non hanno più possibilità di compiere deviazioni, così camminano compatte, mentre sempre più gente le accoglie scattando foto e girando video.

I bambini sono entusiasti, la gente indica, sorride, molti penseranno ad un passato abbastanza recente in cui la pastorizia era un mestiere quotidiano e non un evento straordinario.

In fondo il passaggio è breve, questione di pochi minuti, ma sono istanti emozionanti, vivi, festosi. Nonostante per un pastore non sia facile prendere parte ad eventi simili (figuriamoci poi anche essere parte integrante e fondamentale dell’organizzazione), alla fine camminare con il tuo gregge in mezzo alle case, ai negozi, tra la gente che ti saluta è una soddisfazione. Io spero possa anche essere un’ulteriore garanzia di futuro per questo mestiere.

Davanti alle pecore la gente in costume. Giovani e meno giovani a mostrare il legame con le tradizioni, con le radici. Alcuni elementi di vita pastorale affiorano anche qua e là tra i costumi tipici.

Ecco anche il carro trainato dalle possenti vacche maremmane dalle lunghe corna. Questo ormai è veramente un elemento del passato, come testimoniavano i trattori visti nel cortile della cascina!

Il gregge è prossimo alla meta, un vasto spiazzo in periferia di Amatrice. La fatica però non è finita, anche se questa è una festa, dopo l’arrivo c’è da pensare all’alimentazione del gregge, a dissetarlo, a mungere… Infatti ci sarà poi anche una dimostrazione di caseificazione e tutti potranno gustare la ricotta la mattina dopo, prima di ripartire.

I monti sono apparentemente ancora lontani, verranno raggiunti l’indomani, mentre invece io starò riaffrontando la mia transumanza verso casa. Chissà quando, un giorno, avrò tempo e modo di visitare anche queste realtà, quei pascoli non alpini?

In Amatrice, passato il gregge, resta visitabile la mostra fotografica di Dragos Lumpan dedicata all’Ultima Transumanza tra Romania, Italia, Galles, Grecia, Turchia, Albania. Foto emozionanti, foto che parlano la stessa lingua, quella dei pastori nomadi. Prometto a breve di farvi sapere come ordinare il libro fotografico.

Il mattino dopo c’è ancora tempo per un breve saluto al gregge, ma soprattutto a tutti i pastori e gli amici incontrati in questi giorni. Fa già caldo, forse ancora più del giorno prima, e così uno dei cani da guardiania pensa bene di cercare refrigerio… Chissà com’è andata la seconda parte di transumanza? Se qualcuno dei partecipanti leggesse queste righe e volesse inviarci qualche foto…

Pastori (d’Italia?) unitevi

Vengo da un periodo denso di impegni durante il quale sempre più mi ritrovo a meditare sul futuro, professionale e privato. Intorno a me c’è chi si chiede come io faccia a “star dietro a tutto” e vi assicuro che in molti momenti è tutt’altro che semplice, quasi impossibile. Ecco anche perchè ultimamente questo blog è spesso in arretrato con gli aggiornamenti.

Nelle ultime settimane ho partecipato a diversi incontri e convegni, in Italia e non solo. Per esempio sono stata a Barcellonette (Francia) con i colleghi del progetto Propast per confrontarci con i vicini francesi su tematiche relative al pastoralismo ed al “problema lupo”. Oltralpe sono molto, molto più avanti di noi, anche perchè la pastorizia è veramente un settore importante dell’economia agricola nazionale. Lo dicono i numeri dei capi allevati, lo dicono le persone presenti ad incontri di questo tipo (non i politici che partecipano per farsi vedere, ma il sottoprefetto che parla con competenza e determinazione). Lo dicono i ricercatori di istituti come l’INRA, l’Istituto Nazionale di ricerca in ambito agricolo, che nelle sedi dipartimentali si occupa dei diversi ambiti, compreso quello zootecnico in generale e pastorale in particolare (si veda ad esempio qui). Chissà perchè in Italia se studi la zootecnia in relazione alla ricomparsa del lupo sei oggetto di pesanti attacchi anche in ambito accademico, mentre in Francia ci sono fior fiore di pubblicazioni sui più svariati aspetti della questione, compreso il costo economico per il pastore e le ore di lavoro aggiuntive…

Poi cambiamo zona, scendiamo giù per l’Italia ed arriviamo in provincia di Rieti, a Borgorose (RI) in frazione Corvaro, dove il 28 giugno 2012 si teneva l’incontro di chiusura del corso di formazione lattiero-caseario artigianale per allevatori e casari. Nei giorni scorsi infatti per la prima volta ho avuto occasione di confrontarmi direttamente con realtà pastorali del Centro, del Sud e delle Isole, grazie alla presenza di numerose persone convenute in Lazio per la Festa della Transumanza di Amatrice. Il mal comune non è mezzo gaudio, ma motivo di preoccupazioni aggiuntive…

Di fronte ad una tavola colma di formaggi da latte prevalentemente ovino, prima, dopo e durante gli assaggi c’è stato modo di riflettere su molti aspetti. Cito in ordine sparso alcune frasi  significative che mi sono appuntata durante gli interventi, in particolare del dott. Ficco del CRA: “La ricotta paga le spese, il formaggio è la resa…“. “Il latte ovino viene pagato 0,70€/l, facendo formaggio rende 2,40. Nel 1974 era 1.400 £/l.” “E’ arrivato il momento di passare ai pecorai specializzati, fare formaggi con un nome e cognome. Bisogna integrare l’economia pastorale con l’economia moderna, fondamentale un ruolo delle istituzioni!“. …ed è stato sottolineato come non siano i contributi (elemosine) ad essere utili, ma aiuti concreti. “La vita del pastore dev’essere ecosostenibile, bisogna ricomporre un equilibrio che si è rotto.” “Bisogna produrre qualità, non quantità. Siamo piccoli, il nostro pregio è la qualità.” “La transumanza: il pregio del latte dei pascoli.” “La pecora è cultura, c’è dentro la cultura dell’uomo.

Suona molto strano a chi viene dal Piemonte sentir dire che il mestiere di pastore da quelle parti è in via di estinzione, sentir parlare di pascoli abbandonati, boschi in espansione…

Il dott. Rubino, presidente di ANFOSC, l’Associazione Nazionale per la valorizzazione e tutela dei formaggi ottenuti con latte di animali al pascolo, ha parlato a lungo di qualità, innanzitutto del latte, ma anche di tecniche di lavorazione. Riporto alcuni sui pensieri: “La qualità del formaggio dipende dal pascolo. (…) La legge fatta a tavolino decide cos’è il latte di qualità… “Quello della Lola…!!!” (…) Il ricercatore deve porsi dalla parte del consumatore. (…) Il pastore che fa un buon latte deve essere pagato giustamente per il suo prodotto, non ricevere l’elemosina perchè “previene le frane”. (…) Nell’animale al pascolo il rapporto Ω3 e Ω6 è quasi nullo, c’è il massimo della qualità, cosa che non avviene con l’alimentazione in stalla. (…) A un grande latte di montagna spesso non corrisponde un grande formaggio, a livello industriale invece a un grande formaggio non corrisponde un grande latte. Manca totalmente l’assistenza tecnica casearia. Condividere con l’allevatore il problema è la base di partenza. (…) Allevatori dispersi in un grande territorio. (…) Il problema non è la tecnica, ma la carenza nei dettagli.” Ed il corso infatti si è tenuto presso le diverse aziende agricole che hanno aderito, per capire e condividere problemi, difetti e pregi (delle strutture, della tecnica, dei prodotti).

Ci siamo poi trasferiti ad Amatrice (RI), paese un tempo di pastori, nato sul percorso dei tratturi. Qui ho potuto aggiungere alla mia collezione di monumenti pastorali questa fontana. Nei viaggi e negli spostamenti c’è stato modo di discutere a lungo su pascoli non utilizzabili per problemi “burocratici”, su amministrazioni che non comprendono il valore della pastorizia, ma anche su pastori divisi, troppo occupati a contrastarsi a vicenda invece che lottare uniti per i medesimi obiettivi. certo, bisognerebbe avere una rappresentanza comune di tutti i pastori italiani, ma come si fa, se si litiga internamente tra vicini di pascoli? A ben guardare le problematiche sono molto simili, in Sardegna come in Lombardia, ma…

Amatrice è circondata da un paesaggio agricolo, anche se alla pastorizia pensi soprattutto guardando le montagne, dove il gregge protagonista della festa sarebbe giunto nei giorni successivi. Quello che mi ha colpito sono i boschi, così fitti, così diffusi, tanto che persino il rappresentante del CFS presente al convegno ha parlato di pascolamento in bosco consentito (non sulla rinnovazione, ovvio), visto che questa non è un’epoca dove i boschi sono in pericolo, ma è piuttosto il pastore ad essere a rischio di estinzione. Il buon pastore, quello che si comporta correttamente e che rispetta. Parole ben note…

Ad Amatrice l’incontro aveva un titolo altisonante: “Convegno Internazionale sul Pastoralismo per la conservazione sostenibile della cultura pastorale e transumante, protettrice della diversità biologica e dell’ambiente del nostro pianeta“. Tra il pubblico, nonostante il caldo e l’ora, una buona presenza di tecnici, qualche allevatore, politici e amministratori, appassionati. L’interesse c’era, gli interventi previsti in scaletta sono stati intervallati dalle parole degli amministratori. Tutti unanimi e concordi nel difendere il valore della pastorizia, affinchè non diventi solo più memoria e folklore, ma gli addetti ai lavori in platea mugugnavano, troppo abituati a sentir parole e non vedere poi i fatti.

Sono stati ripresi i temi della valorizzazione e qualità dei prodotti. Per quanto mi riguarda, ho mostrato la realtà della transumanza in Piemonte (ovina e bovina), quindi ho parlato del pascolo vagante. Anche se l’Italia è una, raramente fuori dai confini locali si conoscono le tante realtà, così genera sorpresa vedere tante pecore in Piemonte e stupore il sapere che la maggior parte di questi pastori vivono solo sulla vendita della carne, senza caseificare. Che ciò venga detto da chi spunta prezzi più alti sulla vendita della carne ovina (consumata ed apprezzata tutto l’anno, non solo a Pasqua e Natale) fa riflettere non poco.

Formaggi e ricotte da latte ovino sono presenti nella cena, a fianco dell’immancabile pasta all’amatriciana… E poi un ottimo agnello, del quale sono state servite tutte le parti, dalla testa alla coda! Il clima, pur tra i discorsi tecnici dei partecipanti al convegno, si è fatto via via più conviviale, per prepararsi alla festa dei giorni successivi. Musica, improvvisazioni musicali in rima, dediche a signore e signorine da parte dei “poeti pastori”…

L’indomani iniziava la transumanza, ma io sono riuscita a farmi accompagnare nell’azienda De Marco per assistere alle fasi precedenti, tra cui la mungitura del gregge. Si tratta di incroci tra la razza lattifera francese Lacone e la pecora appenninica. L’azienda è grande, ben organizzata, affianca agli ovini i bovini di razza chianina (oltre a qualche maremmana) ed integra con un’attività di taglio legna. La mungitrice mobile seguirà la transumanza e verrà portata in alpeggio.

Gli animali sono in stalla, ma dove andare al pascolo altrimenti, con i prati secchi che si vedono intorno? Il caldo è già atroce, le mosche tormentano gli animali, eppure mi dicono che questa è la stagione normale per salire in quota, anche perchè mi sembra di capire che altrimenti i pascoli non sarebbero sufficienti per arrivare alla fine della stagione. Quest’anno l’inverno ha visto abbondanti precipitazioni nevose concentrate in un periodo breve, poi una prolungata siccità che perdura da troppo tempo.

Ultima operazione precedente la partenza, la marchiatura dei capi con delle iniziali impresse sulla lana. Intanto arrivano sempre più numerosi i turisti che parteciperanno alla transumanza, per lo più turisti locali, oltre al gruppo CAI.

Il racconto della transumanza però ve lo presenterò prossimamente, per adesso vi lascio riflettere sul futuro della pastorizia. Partecipare a questi incontri è stata un’utile occasione di scambio (anche “culturale”), ma soprattutto una fonte di riflessioni. E’ vero che già le passate generazioni di pastori dicevano che sarebbero state le ultime e invece i pastori ci sono ancora, ma sono davvero diminuiti e rischiano di soccombere. Per qualcuno questa crisi farà capire il valore degli antichi mestieri e contribuirà alla loro rinascita, per altri invece potrebbe rappresentare il colpo di grazia…

La pastorizia “fa spettacolo”

Riprenderemo ancora il tema su cui vi ho lasciato riflettere per qualche giorno, tanto più che ho ricevuto commenti e contributi molto interessanti da chi lo ha letto. Adesso però è il caso di parlare di tante iniziative che vedranno la pastorizia protagonista nelle prossime settimane e non solo. Visto però lo stato dei fatti, mi auguro che ci siano sì occasioni di festa (ce n’è bisogno per tirare un po’ il fiato, perchè c’è davvero poco da festeggiare), ma che in tutte si trovi il momento e lo spazio per le riflessioni sulle problematiche, al fine di far sì che si tenti di risolverne almeno alcune.

Di iniziative a cui partecipare qua e là per l’Italia ce ne sono in abbondanza. Io vi parlo di quelle per le quali sono stata contattata, anche se non potrò prendere parte a tutte, per motivi logistici e… temporali! Questo sabato, in Val Chisone (TO), “Salita all’alpeggio” da Prà Catinat all’Alpe Selleries con la mandria della famiglia Agù. Cercate su Facebook la pagina de “La Formaggeria di Agù”.

Sempre questo fine settimana, mi volevano in Toscana, per la XVI Fiera dell’agnello e della pecora zerasca. Sarebbe stato bello fare un giro, chissà che il prossimo anno non si riesca ad organizzare qualcosa di ufficiale?

Qui l’intero programma, non trovo un sito ufficiale, ma solo articoli come questo qui.

Cambiamo zona, per questo evento il sito c’è ed è questo. Si tratta di partecipare ad una vera transumanza in Liguria, con l’unico pastore che ancora movimenta a piedi i suoi animali. L’appuntamento è per il 22-24 giugno 2012.

Se invece volete incontrare me, in attesa che inizino le presentazioni del mio nuovo libro (dall’autunno, anche se forse il libro uscirà prima), potreste venire a Frasso di Scopello (Valsesia, VC), il 23 giugno prossimo, per una serata in cui si parlerà di alpeggi e pastorizia nomade.

A fine mese invece sarò in aree lontane dal mio solito territorio. Ritroverò persone con le quali ho avuto modo di collaborare in passato (un fotografo rumeno, una giornalista giapponese) addirittura ad Amatrice. Sono stata invitata a partecipare a questo convegno, nell’ambito del Viaggio della Transumanza ad Amatrice (RI). Peccato non potersi fermare per vedere l’evento della transumanza, ma una visita al gregge la farò di sicuro!

Sull’argomento e per conoscere altre date, altri appuntamenti, vi consiglio anche questo articolo su Qualeformaggio.

Un’ultima considerazione personale… Considero queste iniziative una buona opportunità innanzitutto per far conoscere la pastorizia e mettere in contatto il pubblico con la sua realtà. L’importante però è aver ben chiare alcune cose: la transumanza è sì una festa, ma quelle che vedrete saranno comunque “ad uso turistico”, quindi la vera transumanza è ancora diversa. La seconda è che bisogna sì parlare di pastorizia, transumanze, ecc…, ma non bisogna nemmeno esagerare “costruendo” eventi ad hoc, dove allevatori ed animali “sono lì apposta”. La transumanza è sì uno spettacolo, ma non trasformiamola in un circo.

A tal proposito, vi anticipo che anche quest’anno, in occasione della discesa del gregge che montica all’Alpe Tour di Novalesa, il Comune organizzerà nuovamente una festa a tema con la pastorizia, evento clou della quale sarà il passaggio degli animali nel centro del paese. Prima e dopo potremo ammirare nei cortili e per le vie bancarelle dove trovare lana, feltro, campane, formaggi e molto altro. Ma avremo modo di riparlarne!! L’appuntamento comunque sarà per il 29-30 settembre.

Quando il pascolo vagante è un evento e…

Scusate il ritardo, avrei dovuto aggiornare prima questa pagina, ma la mole di impegni di questi giorni è davvero immensa e per di più si aggiungono imprevisti vari. Non so davvero se sia più stressante la via del libero professionista o quella del pastore, ma l’unione di entrambe è deleteria!!

Sono stata ad Aosta allo IAR, l’Institut  Agricole Règional, per due incontri, con i giovani dei corsi professionali e con un pubblico più ampio, anche esterno, la sera. Tra i due, un’interessante visita a parte dell’azienda dell’Institut, tra cui frutteti e vigneti. Purtroppo il tempo non era dei migliori, ma… La giornata mi ha comunque dato immense soddisfazioni. L’accoglienza è stata a dir poco entusiastica  (nessuno è profeta in patria?), con addirittura giornalisti e la RAI regionale che hanno filmato e/o intervistato la sottoscritta, a testimonianza di come in Valle sia davvero sentito l’interesse per questi temi.

Luca, la mia guida, mi ha anche accompagnato a fare un breve tour negli alpeggi più vicini raggiungibili comodamente in auto. E’ stato molto interessante chiacchierare con lui ed altri colleghi della scuola per saperne di più sulla realtà zootecnica locale. Siamo regioni confinanti, ma le diversità sono molte, grazie anche allo stato di regione autonoma della Val d’Aosta.

Liscia la strada e meraviglioso l’alpeggio dove siamo arrivati. Sia per le persone, sia per gli animali, la sistemazione è di gran lusso. Non è così ovunque, ma la gran parte degli alpeggi sono comunque stati risistemati, grazie anche all’ampia fetta di finanziamenti erogati a tale scopo, che incentivano i privati ad investire nella ristrutturazione dei fabbricati d’alpe. Ovviamente gli animali erano ancora a quote più basse, fortunatamente, visto che la quota della neve fresca appena caduta non era tanto lontana.

La mandria l’avevamo già incontrata salendo, ma ci fermiamo sulla via del ritorno per fare quattro chiacchiere con gli allevatori. Le vacche ovviamente sono di razza valdostana e prevalgono le castane, le famose reines che qui tengono vivo il settore dell’allevamento anche (soprattutto?) per il suo aspetto più coreografico, cioè le battaglie.

Il clima è decisamente rigido per la stagione, ma quest’anno ormai siamo abituati agli sbalzi di temperatura, al maltempo seguito da giornate di sole caldo e bruciante, vento e dopo ancora rovesci di pioggia e magari neve. Luca parla con gli allevatori, mischiano l’Italiano al patois, commentano gli animali, l’erba, la stagione, parlano della prossima salita, delle battaglie che ci sono state, delle nuove reines.

La figlia dell’allevatore (chiedo scusa, non ricordo più il suo nome, forse Alessia?) è una studentessa dell’Institut. Il padre scherza chiedendo quand’è che finalmente la la manderanno a casa, che c’è bisogno di lei. Qui il lavoro non manca, la strada è già tracciata, ma pare che comunque lei sia ben d’accordo di continuare il mestiere con passione.

Ogni tanto due degli animali si affrontano e danno il via alle battaglie per stabilire il predominio. E’ da queste selezioni naturali che l’allevatore capisce su quale reina puntare per gli incontri ufficiali. Si sta però facendo tardi e dobbiamo ridiscendere ad Aosta, dove la sera un folto ed interessato pubblico mi ascolterà parlare di pastorizia e pascolo vagante. Un argomento un po’ atipico per la valle, dove dare del feiàn (pastore) a qualcuno è un insulto, mi avevano detto.

Non sapendo come e quando potrò aggiornare il blog, unisco a questo post la comunicazione di un importante evento aperto a tutti coloro che vorranno partecipare. Sabato 2 giugno in Valle Po, più precisamente ad Oncino (CN) si terrà una meirando (transumanza) particolare. Il margaro Mattio Luigi compirà la sua 50° transumanza a piedi dalla cascina di Revello (Morra San Martino) fino alle Meire Dacant. In quell’occasione il Comune lo festeggerà e chiunque potrà accompagnare la transumanza. Partenza ore 6:00, arrivo previsto ad Oncino (rinfresco) ore 12:00, arrivo alle Meire ore 14:00. Io ci sarò…

Eventi e… sui giornali!!

Confermo gli eventi domenicali (20 maggio): la Fiera a Roaschia (CN) e la Festa dei Margari a Saluzzo (CN), di cui potete trovare il programma qui. Purtroppo le previsioni meteo sono tutt’altro che buone… Non ci interessa invece il tempo che farà lunedì, poichè l’evento è al coperto: vi aspetto numerosi ad Aosta, presso lo IAR, per una serata sulla pastorizia: “Essere pastori nel XXi secolo”. Ore 20:45, 21 maggio 2012.

Invece vi voglio mostrare alcuni articoli che ci riguardano. Questo è comparso su L’Unione Sarda in data 14 maggio. Qui, sul sito dell’Autore Andrea Mameli potete leggere l’intero articolo.

In edicola nel Pinerolese da ieri l’Eco Mese di maggio che, al suo interno, contiene quest’altro articolo, anche in questo caso dove tra le altre cose c’è una mia intervista e si parla del blog.

Sempre nello stesso articolo, troviamo anche Matteo e Francesca, che daranno tra i protagonisti del mio futuro libro…

Dimenticando la neve

Visto il tempo, viste le temperature, per un attimo andiamo altrove con immagini di tutt’altro genere. Attingendo dall’archivio delle foto che mi avete mandato e che non avevo ancora mai pubblicato, ecco qui un po’ di tutto.

Iniziamo da chi sicuramente in questi giorni è più al freddo di noi. Marco “il Polacco” mi aveva mandato alcune immagini dal paese in cui attualmente risiede. Inizierei con quella che si intitola “fine inverno”, sperando che sia di buon auspicio per chi in questi giorni è davvero nella morsa del gelo e per chi sta attendendo di vedere quanto scenderanno davvero le temperature.

Sempre in Polonia, l’attraversamento di un gregge in mezzo al traffico locale. Scene che, a quanto pare, si ripetono qua e là un po’ ovunque.

Infine un curioso cartello stradale che dalle nostre parti non si è ancora visto, anche se in varie zone d’Italia l’orso c’è e capita pure di incontrarlo lungo una strada.

Emanuele ci aveva mandato le immagini della manifestazione “Tempo di Migrar”, la festa della transumanza in Ossola. Ecco il pastore Ernestino in testa al suo gregge mentre scende lungo la valle a fine stagione.

Riconosco il posto, se non sbaglio quella località si chiama San Rocco. Il gregge è un fiume infinito e la gente osserva con stupore e meraviglia. Questa è una festa che si tiene ormai da alcuni anni, richiamando curiosi ed appassionati.

Emanuele immortala un becco dalle corna davvero imponenti, che svetta non solo tra le pecore, ma anche tra le altre capre mescolate qua e là nel gregge.

Una sosta per il gregge, gli animali pascolano mentre il traffico defluisce, i turisti scattano foto… E’ lunga la Val Formazza! Il cammino di questo gregge non credo possa avvenire altrove se non sull’unica strada che percorre lo stretto fondovalle.

Ecco uno di quei momenti di scambio e contatto tra pastore e turisti. Speriamo che quei bambini portino a lungo impressi i ricordi di quella giornata…

Ancora “ordinarie” transumanze, ma questa volta siamo in Valchiusella con Giacomo. Anche da quelle parti la gran parte delle transumanze avviene ancora tradizionalmente a piedi.

Infatti eccone un’altra ancora: “E’ quella dei Giono, che ieri (20 ottobre 2011, ndA) ha concluso le “tramie” autunnali valchiusellesi.” E’ passato molto tempo da allora, ma almeno oggi la neve copre i pascoli, dando maggiori garanzia di buona erba e acqua per la stagione estiva.

Per completare, sempre Giacomo dalla Valchiusella ci documenta la rassegna caprina di Vico Canavese. La componente di giovani e giovanissimi in queste occasioni non manca mai!

Concludiamo con l’immagine di questo giovane (ahimè, non conosco il suo nome) che mostra fieramente il suo altrettanto fiero becco. Come sempre le vostre immagini, testimonianze, racconti sono graditi. Anche se con qualche ritardo, io pubblico sempre tutto… Anzi, sto per chiedervi una nuova forma di collaborazione, ma avremo modo di riparlarne.

Antichi mestieri e nuove foto

Un po’ di vostre foto, vostre storie… Iniziamo con Gloria che, dalla Valle Stura, ci ha mandato numerose immagini della rappresentazione Antichi Mestieri.

Ti invio alcune foto relative alla rappresentazione degli Antichi Mestieri svolti a Vinadio il 26 e 28 dicembre. Piu di 100 persone di Vinadio e della Valle Stura hanno voluto far vedere ai visitatori le tradizioni e usanze della nostra valle e trascorrere insieme un Natale all’insegna del passato.”

Ecco Gloria e Bruno. “Come inaugurazione della serata, abbiamo cantato tutti insieme, sotto l’albero della piazzetta, “ pastre de l’Argentiero” , canto in lingua occitana che dice: <<Pastres de l’Argentiero - Caloun d’en aout en bas - Pouòrtoun froumage gras- Dedin la fourmagiero - Per far la presentiero -Aou boun Gesù qu’es na.>> (Traduzione: Pastori dell’Argentera - scendono dall’alto in basso, -  portano formaggio grasso - dentro la formaggera, -  per farne offerta - al buon Gesù ch’è nato).

“E’ stato un vero successo di partecipazione da parte di tantissimi giovani, alcuni di tua conoscenza come Fabio di Fedio, i fratelli Bernardi di Rialpo, i ragazzi della Fiera di Vinadio.”, racconta Gloria.

Ecco ancora la cardatura della lana nella stalla, e successiva filatura. Per fortuna che c’è ancora qualcuno in grado di farlo, ma ci saranno anche delle giovani che imparano, in grado poi di tramandare questi “antichi mestieri”?

Concludiamo con questi ragazzi intenti a molare gli attrezzi, sotto gli occhi del pubblico che ha visitato la manifestazione.

Spostiamoci altrove, cambiamo valle, saliamo a Balme da dove Apollonia ed i suoi nipotini ci inviano le foto di un capretto molto particolare: “Questo capretto è nato il 2 gennaio:  il mio veterinario mi ha detto che sono una razza vecchissima, ne nasce una ogni 7 o 8 anni. Nascono completamente senza orecchie,  ma non è una malformazione, ma una razza vecchia che avevamo nelle nostre valli 100 anni fa. E’ difficilissimo allevarne, una 2 anni fa è nata sempre a me, ma non è andata bene. Speriamo in questa caprettina che si chiama Fiaba.

Per farmi gli auguri Adolfo invece mi aveva spedito questa magnifica immagine con un panorama mozzafiato. “La foto è stata scattata a metà ottobre sulle piste da sci del Passo Lusia. Il gregge è di Ruggero Divan “il re di Lusia”. Le montagne innevate sullo sfondo fanno parte della catena del Lagorai, versante che va dal Passo Rolle in direzione Predazzo-Cavalese.

Torniamo in Piemonte, Bianca ci manda degli scatti dal Castello di Vogogna (VB) dove, per il presepe vivente, degli amici sono stati chiamati a partecipare con i loro animali.

Li avete riconosciuti? Ecco Alex accanto al fuoco, quando ormai sono calate le tenebre.

Qui invece c’è Pamela. Presepi viventi senza neve anche da quelle parti, quest’anno.

L’ultima foto invece viene dalla Valsesia ed ho chiesto ad Anna se potevo copiarla dalla sua bacheca di Facebook per condividerla con tutti voi, perchè è davvero un bellissimo scatto che dice molto sul mondo dell’allevamento e dell’alpeggio.

Gli amici del blog

Ogni tanto capita di incontrare e conoscere qualcuno di voi. L'altro giorno a Novalesa eravate in tanti, molti di voi (anche persone che già conoscevo) non li ho nemmeno visti! Però permettetemi qui di ringraziare alcune persone. Daniela e sua mamma dalla provincia di Como, loro stesse allevatrici, che si sono prese due giorni di "vacanza" per venire ad assistere alla festa: "…perchè da noi queste cose non si fanno!".

Ringrazio Giovanni Mocchi per le foto che mi mancavano, cioè quelle delle fasi finali della transumanza in cui qualche pecora ed un buon numero di agnelli sono rimasti indietro, facendoci sudare per ricondurli fino al prato dove il resto del gregge era già arrivato.

Sì, ci sono anch'io… E pure il Vicesindaco, che tanto si è speso per la buona riuscita di quest'evento. A proposito, passato qualche giorno per tirare il fiato, adesso già si pensa al prossimo anno. Se quindi qualche espositore "a tema" fosse interessato, fatevi vivi che prendiamo nota per la prossima edizione!
Ringrazio tutti coloro che hanno inserito le loro foto su Facebook. Vi segnalo che quest'anno il gregge sta continuando la transumanza a piedi: niente camion, ho visto le tracce del passaggio in Val di Susa e poi le pecore da lontano…

Questo rudun lo abbiamo ammirato anche a Novalesa, ma Alessandra mi aveva inviato la sua foto insieme ad altre, scattate alla "Festa del Plaisentif" tenutasi a fine settembre al Rifugio Selleries in Val Chisone. Qui vedete come sfondo l'alpeggio Selleries.

In occasione di quella festa erano stati esposti numerosi rudun degli allevatori locali (famiglia Agù, parenti ed amici). Ricordo che il Plaisentif è un particolare formaggio che viene prodotto ad inizio stagione in alcuni alpeggi tra Val Chisone e Val di Susa, la cui vendita è consentita solo dopo opportuna stagionatura e marchiatura a partire dalla fine di settembre.

Ecco Marco Agù ed altri ragazzini alle prese con la rudunà finale. Grazie Alessandra per queste foto.

Grazie anche a degli amici "sconosciuti", Patrizia e Claudio da Garda (VR), la cui busta gonfia di una sorpresa ho trovato ieri nella buca delle lettere. Gesti inattesi come questi ricompensano di delusioni, di parole che sembrano gettate al vento.

Avvicinare la pastorizia alla gente: com'è andata a Novalesa

E alla fine a Novalesa è andato tutto bene, con grande soddisfazione degli organizzatori, degli espositori e dei protagonisti. Non sono mancati momenti impegnativi, apprensione, incertezza, ma ieri sera tutti hanno tirato un respiro di sollievo e hanno dichiarato chiusa la prima Festa della Transumanza con successo.

Già sabato sera si era contenti per l'ottima affluenza del pubblico sia alla conferenza del pomeriggio, tenuta da EFFEPI sul tema degli alpeggi, sia alla mia proiezione serale di foto sulla pastorizia. Non sono mancate emozionanti letture delle testimonianze di allevatori locali, dibattito sullo stato attuale degli alpeggi e della montagna, per finire con un'interessante viaggio virtuale tra i campanacci con uso rituale in Europa, grazie a Giovanni Mocchi. Nonostante il tempo inclemente (vento freddo, neve in quota e pioggerella in paese), la sala era gremita e si è svuotata solo a tarda ora.

E proprio le campane di Giovanni erano una delle prime cose che il pubblico poteva incontrare arrivando nel borgo di Novalesa. Una collezione rigorosamente "da toccare" ed a tutti i bambini presenti non pareva vero di poter strimpellare allegramente senza che nessuno li sgridasse. Campane dalla Sardegna, dal Tibet e dall'Africa, le campane autriache usate in una cerimonia "per far crescere l'erba", quelle dell'isola di Creta e quelle turche…

Le bancarelle erano tutte rigorosamente a tema: o legate alla pastorizia, o di produttori del territorio (miele, patate e salumi di produttori novalicensi). Silvia e Andrea, dell'alpeggio Pravaren, offrivano al pubblico i loro formaggi a latte misto o puro bovino, ovino e caprino. Nonostante la concomitanza con la fiera della toma a Condove (di cui vi parlerò prossimamente), dopo i primi momenti di incertezza mattutina, le vie di Novalesa hanno però poi iniziato ad animarsi e le bancarelle ad essere punto di sosta per clienti e curiosi.

Tra i vicoli ed i cortili di Novalesa erano stati sistemati tutti i vari espositori, in una collocazione molto scenografica e pittoresca che ha permesso al pubblico di andare alla scoperta anche degli angoli più nascosti di questo antico borgo della Val Cenischia. Sasha De Bettini esponeva il suo feltro e dava dimostrazioni di come lavorare la lana cardata per ottenere piccoli oggetti in feltro. Nonostante tutta quella lana, al mattino però c'era da rabbrividire per l'aria frizzante. Il maltempo però se n'era andato, regalando una bella giornata tersa.

La mamma di Sasha invece dava dimostrazioni di come filare la lana secondo l'antico metodo casalingo. Sono state numerose le persone che si sono fermate ad osservare, facendo domande e toccando con mano le caratteristiche delle lane provenienti da pecore di razze diverse. Sasha è lei stessa allevatrice di pecore sambucane in Val Pellice.

Tra gli altri espositori artigiani o hobbisti che mostravano i loro prodotti legati al mondo della pastorizia, c'era Alessandra che, per passione, crea oggettistica legata al mondo dell'allevamento e, su commissione, dipinge scene pastorali e d'alpeggio sui rudun. Anche lei amica di questo blog, come molti altri dei presenti e del pubblico, che ogni tanto mi incontravano e mi fermavano per le vie di Novalesa, salutandomi e facendosi riconoscere. Grazie anche a tutti loro, a tutti voi, che avete contribuito alla riuscita di questo evento.

In fondo alla Via Maestra c'era l'amico Silvio che abbiamo imparato a conoscere in questi anni. Il suo stand era ricco di "nuovi prodotti", creati anche a tema per l'evento. Qui lo vediamo in compagnia di Giovanni Mocchi che, dopo tanti scambi telematici, finalmente può discutere faccia a faccia con questo nostro simpatico appassionato di cioche e di animali. Questa bancarella, nel corso della giornata, è stata punto di ritrovo ed incontro per moltissime persone "del mestiere", venuti anche da altre vallate del Piemonte per vedere questa Festa.

Gregge e pastori intanto attendevano nei prati tra l'Abazia ed il torrente. Chi frequenta questo blog da anni avrà sicuramente riconosciuto questi animali, che un tempo erano spesso protagonisti di queste pagine. Si tratta di una delle greggi più imponenti del Piemonte e, a detta dei più (come si sentiva continuamente ripetere dagli intenditori presenti) quello con gli animali più belli. "Tutte uguali, guarda…". C'era chi discuteva con competenza sulla bellezza della Bergamasca contrapposta alla Biellese e chi invece per la prima volta vedeva dal vivo una pecora ed una capra, cercando di capirne le differenze. Nonostante il sorriso che questo può suscitare in alcuni di noi, ciò fa capire quanto siano importanti questi eventi in un mondo che sempre più si sta allontanando da semplici aspetti di vita rurale, quotidiana.

Con un pizzico di preoccupazione, nel primissimo pomeriggio ci si aggirava per le vie di Novalesa che ancora stentavano ad animarsi davvero. C'era sì gente, ma non il grande pubblico. Però tutti stavano attendendo l'evento clou, il passaggio degli animali, previsto all'incirca per le 15:00. Ed infatti, nell'approssimarsi di quell'ora, all'improvviso la fila di macchine intorno al paese si era allungata ed il percorso previsto per la transumanza si era assiepato di pubblico, che attendeva paziente armato di macchine fotografiche di ogni tipo.

Attendendo gli animali, c'è tempo di continuare ad aggirarsi tra le bancarelle, immergendosi ancora una volta nelle emozioni suscitate dalle lane, dai gioielli (in lana!) e dai manufatti di Lalazoo. Forse non sarà facile accostare immediatamente il gregge che tra poco transiterà a questi oggetti d'artigianato, ma è quindi ancor più fondamentale che si incontrino proprio qui per far capire al pubblico il vero significato di filiera.

La banda del paese, con moltissimi giovani e giovanissimi tra le sue fila, intratteneva il pubblico sempre più numeroso. E' vero, gli animali non sono stati puntualissimi, ma bisogna tener conto del fatto che non è per niente semplice mettere in movimento (per di più verso una meta così affollata ed inusuale) bestie che fino a poche ore prima erano state tra gli spazi sconfinati degli alpeggi.

Nella piazzetta accanto alla chiesa ad intrattenere il pubblico era l'eclettico Giangili con la sua musica meccanica, le sue storie e suggestioni, condite con un pizzico di magia ed il suono del suo organetto. Grandi e piccini si sono fermati ad ascoltare e chiacchierare con lui, per sfuggire per qualche istante alla grigia realtà quotidiana.

Poi, precedute dalle voci che ne annunciavano l'arrivo, ecco le prime transumanze. Si è iniziato con il potente suono dei rudun al collo delle vacche. Gli animali si sono sgranati lungo la via camminando lenti e maestosi, senza incutere timore nemmeno ai più piccoli che osservavano con crescente curiosità ed eccitazione.

Dopo è stata la volta degli asini della famiglia Aschieris, che hanno regalato un tocco di antico facendo ricordare quando asini, muli e cavalli erano gli unici mezzi di locomozione che transitavano per questa stretta via tra le case. Lo testimoniavano gli anelli a cui venivano legati, ancora presenti sui muri di alcune abitazioni.

La sfilata poi è toccata al giovane Francesco, che è transitato nel paese con il suo gregge. Dobbiamo dire che il merito di gran parte di tutto quest'evento è di suo papà Tullio, che ha fortemente voluto l'organizzazione di questa festa e che si è adoperato con tutte le sue forze per la sua realizzazione.

Una brevissima pausa per far sì che il gregge si compattasse all'inizio della via e poi anche il gregge del pastore Albino ha iniziato la sua discesa, preceduto da alcuni bambini e ragazzini festanti che camminavano a passo di marcia. Alle spalle del pastore un fiume bianco che ha continuato a scorrere per lunghissimi minuti tra l'entusiasmo e lo stupore di tutti.

Nell'osservare questo spettacolo in un posto del genere, con così tanti animali bellissimi a vedersi, per una volta non ho più avuto niente da invidiare alle feste della transumanza d'oltralpe. Era una gioia per gli occhi ed un'emozione che ha coinvolto tutti i presenti, anche i più scettici sulla riuscita dell'evento.

Ho filmato solo alcuni istanti dell'interminabile transito delle pecore, giusto per darvi un'idea di cosa sia stato. Questo è ciò che i pastori vaganti vivono quotidianamente, ma che quasi nessuno conosce. Come già vi dicevo la settimana scorsa parlandovi della festa a Pont Canavese, l'augurio è che sempre più persone, vivendo questi brevi attimi, imparino a conoscere il mondo della pastorizia e lo rispettino, ne cerchino i prodotti, entrino in contatto con i pastori.

Ed il contatto fisico era cercato costantemente: quando mai ricapiterà di accarezzare una pecora, un agnello? Niente realtà virtuale per grandi e piccini, ma qualcosa di molto più affascinante. Il gregge sta finendo di transitare, la fila si è allungata sempre più, sia per effetto della strettoia, un po' anche per gli animali spaventati dalla folla e dalla moltitudine di fotografi, ma anche per la stanchezza dei più piccoli che non riuscivano a tenere il ritmo della colonna.

Per un attimo la fila si spezza e sono momenti difficili. Senza pecore adulte davanti a chiamarli, gli agnelli si sentono persi. Anche se tutti quelli più piccoli, nati da poco, erano rimasti nel prato, questo gruppetto finale fa sudare sette camicie ai pastori ed a quegli amici volenterosi (un grazie speciale a Giò e Clà!) che spontaneamente si affiancano loro per evitare incidenti. Spingi, incita, tira, impreca… Sono lunghi minuti tra la folla che non capisce bene cosa sta succedendo e talvolta si mette di mezzo, intralciando ancora di più la marcia.

Alla fine però tutto finisce bene e si raggiunge il resto del gregge, dove già le madri stavano chiamando a gran voce i loro piccoli temporaneamente dispersi. Si tira un sospiro di sollievo e, pur consapevoli del fatto che la festa per i pastori ha comportato un lavoro aggiuntivo ed un trambusto non indifferente, si può concludere con soddisfazione la giornata.

Il gregge attende nel prato già all'ombra. Il pubblico sta allontanandosi da Novalesa, resta qualcuno a salutare i pastori, che proseguiranno ancora la loro giornata fino a notte. Perchè gli animali devono pascolare, perchè l'indomani inizierà la stagione del pascolo vagante.

Novalesa sta tornando silenziosa, Luca suona ancora un'ultima melodia e poi sarà ora di andarsene tutti, lasciando il paese ed i suoi abitanti al tranquillo ritmo quotidiano di un paese di montagna che conta meno di 600 residenti. Le impressioni raccolte qua e là sono tutte positive. Gli espositori parlano di "gente simpatica", gli amministratori si congratulano con tutti coloro che si sono adoperati per la buona riuscita di questo evento. Qualcuno si informa già per il prossimo anno… ma prima bisogna riprendersi da questa faticaccia la cui realizzazione ha richiesto molti mesi!