La Fira ‘d la Calà

Si sale e si scende dagli alpeggi. A Bobbio Pellice fanno festa sia prima della monticazione, sia dopo la transumanza autunnale. C’è la fiera e, da qualche anno, c’è la sfilata delle bestie. Non più in ordine sparso, ma tutti insieme, uno dopo l’altro. In primavera sono meno numerosi gli allevatori e le bestie che transitano nel centro, perchè non tutti gli animali sono ancora fuori al pascolo, ma in autunno è un vero spettacolo.

Quest’anno il tempo ha accompagnato. L’aria era fresca, ma il cielo abbastanza pulito, verso l’alta valle. Era il giorno del cambio dell’ora, così inizialmente non c’era ancora molto movimento a Bobbio. La sfilata era prevista per le 10:00, ma questo gregge già molto prima arrivava da vie traverse e andava a pascolare nel pezzo assegnatogli.

Dalle varie cascine o dai pascoli invece le mandrie e le greggi invece partivano più tardi. Si iniziava a sentire rumore di campanacci… Ed ecco le bestie che si avviano. Bisogna portarsi sotto al paese, in modo da sfilare poi nella via principale davanti al pubblico.

Dalla strada nell’inverso, sull’altra riva del Pellice, si scende giù fino al ponte. C’è già aria di festa, tutto il paese è coinvolto, qui gli allevatori sono davvero numerosi, poi accorrono amici, parenti, “colleghi” dai comuni vicini.

Dopo il ponte, si rientra sulla strada principale. Sta iniziando ad aumentare il traffico, la fiera richiama molta gente, ma il cammino degli animali avviene senza problemi e senza particolare agitazione da parte di nessuno. C’è anche chi sta salendo in alta valle e si trova coinvolto senza nemmeno capir bene di che si tratta, a giudicare dalle occhiate perplesse lanciate a uomini ed animali.

Una volta raggiunto il posto dove far tappa con gli animali, è ora di “colazione”. C’è chi apparecchia sul cofano dell’auto, classico tavolo da transumanza! Una fetta di pane e salame, un po’ di formaggio, un bicchiere. Poi poco per volta, secondo l’ordine prestabilito, ci si incammina verso il centro del paese.

Qualcuno è decisamente organizzato con una vera e propria tavolata, degna di certe trasmissioni televisive. Mi vedono passare e mi fermano, mettendosi tutti in posa per la foto. Eccoli accontentati, a simboleggiare questo giorno di vera festa per chi pratica questo mestiere.

Confidando sulla non puntualità, mi aggiro a fotografare le varie mandrie con uno sfondo tipicamente autunnale. E’ già passato qualche mese da quando salivo su per quei versanti che ormai sono uno sfondo tra i colori gialli e rossi delle chiome degli alberi. Un’altra stagione è finita. Chissà quando arriverà la prima neve in quota? Per lo meno non è arrivata qui per questa giornata, a differenza di qualche anno fa.

Sento i campanacci e mi “perdo” la prima mandria. Poi mi accodo a chi deve passare per secondo e mi appresto a godermi tutto lo spettacolo. Daniela e Franco con le loro Grige, vacche piemontesi, incroci, Barà, capre e pecore. Per più di mezz’ora, a breve distanza gli uni dagli altri, gli allevatori attraverseranno Bobbio Pellice con i loro animali.

Una piacevole ed utile novità sono i cartelli con cui sfila ciascuno, che permettono di identificare il padrone degli animali. Come già vi ho fatto notare tante volte, qui in Val Pellice sono numerosi i giovani che hanno scelto di portare avanti questo mestiere. Molti di loro, pure se giovanissimi, hanno già anche famiglia.

Parlando di giovanissimi e di futuro, credo che questa sia un’immagine emblematica. Gli animali di Luca e Wanda sono preceduti da un gruppetto di bambine e bambini. Tutti con la loro tuta (il toni), tutti con la cana. Tutti seri e ben consci del loro ruolo, pur nella gioia e nel divertimento della giornata. Vorrei che i politici, quando firmano certe leggi, quando decidono certi stanziamenti di fondi, avessero di fronte immagini come queste. Chissà se potrebbero essere d’aiuto nell’evitare l’ennesima assurdità, l’ennesimo vincolo che contribuisce ad affossare l’allevamento, l’agricoltura tradizionale, la montagna.


Per aiutarvi ad immaginare meglio quello che si vedeva a Bobbio, ecco anche un video con tanto di rudunà.

A concludere la sfilata, un gregge di pecore. Dopo il fragore dei campanacci, i belati ed il suono della campane al collo degli ovini sono tutt’altra cosa.

La piazza è davvero gremita. Il gregge compatto invade la strada e sfila tra l’entusiasmo generale. Poi il pubblico si disperderà. Chi tornerà a far compere tra le bancarelle, chi rientrerà a casa per il pranzo in famiglia, chi invece andrà a chiacchierare con gli allevatori. Io invece cambierò vallata, ma ve lo racconto domani…

Stufato di castrato alle prugne

Lo scorso fine settimana a Bergamo si è svolto il festival del pastoralismo. Gli amici organizzatori mi hanno parlato del successo della manifestazione sotto tutti i punti di vista. Compreso quello degli assaggi e, più in generale, della ristorazione. In Lombardia il castrato si trova e si mangia ancora ed è molto apprezzato. Consapevole della difficoltà di reperire la carne, io vi propongo comunque una ricetta.

Spezzatino di castrato stufato alle prugne

Ingredienti: carne di castrato 500g, cipolle 2, carote 2, sedano 1 gambo, cavolo verza 4-5 foglie, finocchio ½, polpa di pomodori 250 g, cannella 1 stecca, zafferano 3g, semi di cumino ½ cucchiaino, harissa (pasta di peperoncino) 1 cucchiaio, olio evo 30cc, prugne secche 10, sale

La ricetta originale prevedeva la cottura nella tajine, il recipiente di coccio tipico della cucina magrebina. Io ho optato per la mia solita pentola di terracotta e per una versione a modo mio.  Tagliate a pezzi, non troppo piccoli, la carne di castrato, lasciando qualche pezzo di osso che darà maggior sapore. Potete utilizzare anche parti meno nobili della coscia (spalla, collo…). In mancanza del castrato, carne di agnello non troppo giovane (agnellone). Sciogliete nell’olio la pasta di peperoncino (harissa) e lo zafferano. Unite la carne, mescolate e lasciate riposare. Tagliate a dadini le verdure (sedano, carota, finocchio, cavolo a listarelle), metteteli a rosolare nella pentola, unta con un cucchiaio di olio. Affettate finemente le cipolle e unitele alle altre verdure. Coprite e fate rosolare. Unite la carne con la sua marinatura, mescolate e fate cuocere a fuoco vivo per una decina di minuti, in modo che la carne non faccia acqua. Salate a piacere. Unite la polpa di pomodoro, la stecca di cannella, semi di cumino, aspettate che riprenda il bollore e abbassate la fiamma. Lasciate cuocere a lungo, aggiungendo se necessario del brodo vegetale. A metà cottura aggiungete le prugne secche. Servite ben caldo con il suo intingolo. Per restare nella tradizione, dovreste accompagnarlo con il cous cous. Io questa volta ho fatto le classiche patate al forno.

Transumanza e vento

Una giornata grigia, autunnale, in pianura. Le previsioni però annunciavano un fortissimo vento che avrebbe dovuto sferzare le valli, arrivando in seguito a sfociare un po’ ovunque. E’ solo da un certo punto della valle in poi che le cose cambiano, la foschia scompare e si vedono le montagne.

Soffia, il vento, soffia a raffiche. Il pastore sta partendo, io porto più in giù la mia auto e poi gli vado incontro a piedi. Le foglie gialle dell’autunno sono tese in direzione del vento che scuote i rami. Alcune piante hanno già perso le loro foglie e crepitano sotto i piedi, altre danzano nell’aria fredda che le porterà chissà dove.

Il gregge lo incontro quasi su al lago, dove lo avevo lasciato. C’è stato qualche piccolo imprevisto, una pecora che aveva partorito, le solite vicende da mettere in conto. Quassù il vento soffia, ma non è fortissimo. Gli aghi dei larici comunque cadono in una sottile pioggia arancione, che scende tra i capelli, sui vestiti, nella lana delle pecore. Il pastore si volta, ride: “Ce n’è poi ancora sempre, anche se ne ho vendute…

Si scende seguendo la pista sterrata nell’inverso della valle, ogni tanto si taglia senza timore di portare danno a nessuno. L’erba che c’è ancora, non verrà più pascolata. Dall’altra parte, su in alto, ci sono ancora vacche al pascolo, ma la stagione ormai è finita. Il pastore se ne va, arriva il freddo…

Il vento sta spazzando il cielo, anche le ultime foschie si dissolvono dietro alle creste. Ci si lascia alle spalle le montagne, si scende anche quest’anno. E’ transumanza, ma è anche pascolo vagante. Le pecore mangiano, poi ci si sposta un tratto, fino a trovare altri pascoli per sfamare gli animali. Una tappa per la notte e al mattino ci si incammina nuovamente.

Il gregge arriva sulla strada asfaltata che porta ad un villaggio. Adesso non c’è nessuno, ma il pastore mi spiega che è meglio non attraversare in mezzo alle case. Ci sarebbero sicuramente lamentele per “lo sporco” lasciato dalle pecore sul lastricato di pietre. Il gregge prosegue tagliando fuori dal paese, io riprendo l’auto e raggiungo la destinazione finale.

Più a valle il vento soffia ancora più forte. Il sole si avvia a tramontare dietro alle montagne, gli ultimi raggi incendiano gli alberi. E’ una montagna diversa, una montagna che solo i suoi abitanti conoscono. I turisti a questa stagione sono quasi assenti, in pianura fino a poco fa c’era addirittura una brutta giornata di nebbia. Cammino cercando nell’aria il suono delle campanelle, dell’abbaiare dei cani, i richiami dei pastori.

E il gregge ricompare, nel bosco, su di un’antica mulattiera. Il vento soffia sempre più forte, la fila delle pecore si è allungata a dismisura, non si capisce bene dove finisca, se tutti gli animali stanno seguendo o se si siano divisi. I cani in coda al gregge abbaiano seguendo gli ordini dell’altro pastore. Sembra che tutto vada per il meglio e si può ripartire.

C’è da attraversare la valle e portarsi sull’altro lato. Il gregge risale, attraversare la statale non è difficile, c’è pochissimo traffico. Pecore, capre, asini sfilano lentamente, i pochi automobilisti scendono dalle auto e ammirano la transumanza.

Il gregge si allarga a pascolare nei prati aridi e negli incolti a monte del paese. Questi un tempo erano campi, si vedono ancora muretti, terrazzamenti, ma ormai hanno preso il prevalere erba, cespugli ed alberi. In passato ricordo di essere andata al pascolo con questo gregge su, oltre i pini, in radure ancora erbose, ma il pastore mi spiega che quest’anno farà solo una tappa notturna e riprenderà il cammino il giorno successivo.

Il passaggio del gregge a La Brigue

Ieri vi ho raccontato la festa della pecora brigasca, mostrandovi le bancarelle degli espositori, tra lana, formaggi, prodotti agricoli. L’attrazione della festa però è stata il passaggio del gregge.

Dopo aver fatto un giro per La Brigue, mi sono incamminata lungo un sentiero segnalato che risaliva la valle. Lo scopo era innanzitutto quello di vedere un po’ di panorama, ma mi domandavo anche da che parte sarebbe arrivato il gregge. Ad un certo punto l’ho sentito, oltre una curva, al di là del torrente. Per fortuna c’era un antico ponte in pietra proprio lì vicino, così ho potuto avvicinarmi.

Ho chiesto a che ora sarebbero partiti per scendere verso il paese ed ho proseguito la mia escursione, avendo tempo sufficiente prima della transumanza. Sull’asfalto, le tracce della discesa delle pecore, probabilmente quello stesso mattino. Le alture circostanti non offrono grandi pascoli, ma più in alto, sulla cresta di confine con l’Italia, si vedono estensioni erbose più ampie. Un cartello esplicativo lungo il sentiero spiega che un tempo Briga ospitava 100.000 capi di bestiame, principalmente pecore.

Il gregge ha quasi finito di brucare tutto. Non sono animali di razza brigasca, si tratta di un “classico” gregge di merinos. Un gregge che supera sicuramente il migliaio di capi.

Ci sono diversi pastori, alcuni forse venuti solo ad aiutare per la festa, altri invece devono aver badato al gregge tutta l’estate. C’è anche un gran numero di cani, tra quello da lavoro e i patou che sorvegliano le pecore.

Nonostante il timore che ormai circonda a priori questi animali, quelli presenti con questo gregge sono estremamente docili e affettuosi. Per la sfilata sono stati agghindati con bandane colorate al collo. Alcuni aspettano pazienti in mezzo alle pecore, altri si aggirano tra i pastori ed i turisti in attesa della partenza, reclamando carezze.

Finalmente ci si mette in cammino. I pastori chiamano le pecore esattamente come in Piemonte, un verso che è una “RRRRRRR” un po’ gutturale e prolungata. Come incentivo però si utilizza anche una borsa piena di mais, ricompensa per i capo gregge, due animali, uno bianco e uno nero, tosati con la floucà.

Dopo qualche istante di incertezza, richiami, cani che corrono, si imbocca la via che scende verso La Brigue. Ci sono quasi tre chilometri da percorrere prima di arrivare al paese dove la festa è in pieno svolgimento. Rispetto all’ora prevista, la partenza avviene piuttosto in ritardo.

Il gregge invade la strada, le pecore cercano di brucare qua e là sui bordi, i pastori fanno segno agli accompagnatori (turisti, fotografi…) di non mettersi in mezzo alla via o spaventare gli animali, che potrebbero fermarsi o dividersi.

Via via si incontrano persone che o sono venute incontro alla transumanza, o attendevano il suo arrivo. La maggior parte di loro lascia sfilare il gregge e si accoda, andando ad ingrossare il gruppo che cammina al seguito del gregge. C’è davvero un aria di festa, anche grazie al sole e all’aria tersa.

Precedo il gregge insieme ai pastori fino al ponte che porta all’ingresso del paese, poi lascio sfilare gli animali davanti a me. Il pubblico è sempre più numeroso, sui due lati della strada, fin giù dove ci sono le bancarelle.

L’atmosfera è un po’ quella del passaggio di una gara ciclistica. Saluti, perfino applausi, innumerevoli scatti fotografici e filmati, molti allungano le mani per toccare le schiene degli animali, provocando ondeggiamenti. Per fortuna, pur allungandosi in una fila sempre più sottile, il gregge non si divide, ma continua la sua marcia, un po’ intimorito da tutto l’entusiasmo suscitato. Mi fermo ancora per un secondo giro alla festa, poi riparto.

Già al mattino avevo visto, nel piazzale della stazione, i camion bianchi e verdi parcheggiati. Le operazioni di carico sono in pieno svolgimento. I primi piani sono già stati riempiti, ma ancora un buon numero di animali attendono a terra.

I camion sono disposti in modo da creare un passaggio obbligato, inoltre sono state collocate delle transenne metalliche per dividere il gregge in gruppi, che vengono sospinti via via verso le rampe di carico. Solo una ristretta parte del pubblico che ha assistito al passaggio della transumanza è arrivato fin qui anche per vedere queste fasi finali del viaggio.

Poco per volta il piazzale si svuota e i camion si riempiono. Non attendo fino alla fine. Anche se i camion scenderanno verso la costa, preferisco anticipare la partenza del grosso del pubblico. La strada è stretta, il viaggio di ritorno è lungo… Mi rimetto in viaggio, rientro in Italia, vedo lungo la strada tracce di transumanze bovine, greggi lungo il greto dei torrenti…

La festa della pecora brigasca (1° parte)

Domenica scorsa sono stata a La Brigue, in Francia. Terra di frontiera, terra di passaggio, terra prima italiana, poi francese, dove si parla il Brigasco. C’è anche una razza di pecore, quasi a rischio di estinzione, la Brigasca per l’appunto, sviluppatasi in queste terre, tra Briga Alta (Italia) e La Brigue (Francia).

E’ proprio oltreconfine che si tiene la festa dedicata a questa pecora. Quest’anno era la sesta edizione. La buona organizzazione dell’evento era evidente già dal primo mattino: le auto venivano bloccate a valle del paese, dove vi era un ampio parcheggio (ma la sera si incontravano auto parcheggiate tutto giù lungo la stretta strada scendendo verso San Dalmazzo di Tenda). Una navetta gratuita portava in paese chi non voleva salire a piedi, altrimenti con una veloce passeggiata in una decina di minuti si arrivava a La Brigue.

Era ancora presto, gli espositori stavano appena iniziando a montare le bancarelle, ma già due ragazze suonavano musica occitana e qualche coppia accennava a passi di danza. Una bella giornata di sole faceva da cornice alla manifestazione e preannunciava una buona riuscita dell’evento.

Vi presento la razza brigasca, simile per alcune caratteristiche alla frabosana-roaschina. In piazza gli allevatori avevano già iniziato a portare qualche esemplare, collocato negli appositi box di legno. Ma lo “spettacolo ovino” sarebbe poi stato un altro e l’avrei scoperto più tardi.

Se in Italia la toma di pecora brigasca è un presidio Slow Food, in Francia se ne valorizza anche la lana. Questi artigiani realizzano tappeti con la lana della brigasca ed i disegni riproducono i famosi graffiti preistorici della Valle delle Meraviglie, non lontana di lì, sotto al Monte Bego.

La lana è protagonista della festa. Sono numerosi gli stand dove troviamo gomitoli, matasse, manufatti di vario tipo.

Dalla prima piazzetta, ci si spostava tra vicoli, piazze, stradine, portici bassi dove si incontrava qualche gatto frettoloso. Qua e là qualche altro stand, ma poi ad un certo punto era la musica occitana a richiamare oltre, di là del ponte. I musicisti stavano già scaldando la voce e gli strumenti.

Cercherò, attraverso questa rapida carrellata di immagini, di mostrarvi un buon numero tra le bancarelle più a tema. Qui vedete i manufatti di lana mohair. Ovviamente non tutti vendevano prodotti derivanti da pecore e/o capre, c’era anche tutto il mercato dei prodotti agricoli e un po’ di artigianato di altro tipo (ceramiche, gioielli etnici, ecc.), ma il bello era non trovare tutta quella paccottiglia da fiera, da mercato, che spesso da noi fa “scadere” il livello di queste manifestazioni.

Tra i produttori agricoli, c’era una buona alternanza tra Francesi, Liguri e Piemontesi, in un bel mix di colori, sapori e profumi.

I produttori di formaggi erano quasi tutti Francesi e si poteva scegliere tra latte ovino, caprino, vaccino e tome miste. Nessun commerciante, nessun caseificio, tutti piccole aziende agricole tradizionali.

Ancora lane multicolori, per mostrarvi quanto fosse ampia la scelta e la varietà degli espositori. Raramente mi è capitato, anche in manifestazioni teoricamente “a tema”, di trovare così tante diverse realtà artigianali di lavorazione della lana.

Non si poteva nemmeno morire di fame! Dolci, dolcetti, torte salate, cibo “di strada”, caldarroste, già al mattino presto si mescolavano i profumi. Aleggiava un aroma di spezie e di cumino, sfrigolavano spiedini e salsiccette, tutto in modo molto più “rustico” e diretto che non in Italia. Non che mancasse la pulizia, ma ancora una volta ho avuto la sensazione che oltralpe vi siano meno vincoli, meno norme assurde a complicare le cose.

La festa è anche l’occasione per far sentire la voce della protesta. Qui vedere una pecora brigasca che metaforicamente si oppone al passaggio dei camion, per protestare contro l’ipotesi del secondo tunnel al Colle di Tenda. C’è però da dire che, dal punto di vista dei trasporti, la valle non è ben messa. Tra i tagli alla linea ferroviaria e il semaforo che regola il passaggio alternato nel suddetto tunnel, causando lunghissime code…

Non mancava ovviamente il feltro. Borse, cappelli, piccoli oggetti, animaletti, soprammobili…

Si poteva anche provare a cardare la lana. Al mattino la bisaccia era piena e davanti all’apposito attrezzo c’erano solo pochi boccoli, ma al pomeriggio la situazione si era invertita, con grandi e piccini che scoprivano la magia della soffice lana.

Si poteva anche vedere/provare a tessere, ma c’erano pure gli antichi strumenti usati per filare. Il pubblico al pomeriggio era aumentato, centinaia, migliaia di persone a vedere la festa ed assistere al momento clou del passaggio del gregge (che vi racconterò nel prossimo post).

Oltre alle piazze più affollate, dove ormai i generi alimentari erano quasi totalmente esauriti, in giro per il paese poteva anche capitare di incontrare questo gruppo di musicisti di strada, le cui melodie e canti si perdevano tra i vicoli. Tutto in un’atmosfera che sapeva di transumanza, di viaggi, di passaggi che non (ri)conoscono frontiere.

Altro genere di suono, quello che curiosi e appassionati testavano sollevando ora questa, ora quella campana. In questo caso però il pubblico della festa era composto più da turisti che non da allevatori, quindi vi era un’unica bancarella di questo tipo.

Erano arrivate altre pecore a riempire tutti i box. Il gregge che è transitato giù per la valle però era composto da merinos. Non ho idea di quale sia l’attuale consistenza della brigasca, comunque ripartendo dalla festa la sensazione è stata quella di una manifestazione molto ben riuscita, che ha davvero avvicinato la gente al mondo della pastorizia nelle sue diverse sfaccettature: prodotti, lavoro del pastore, territorio.

Avete segnato gli appuntamenti?

C’è tempo, prima del fine settimana. Ma vi ricordo alcuni appuntamenti, di modo che possiate organizzarvi. Innanzitutto, ancora una volta vi segnalo a Bergamo il Festival del Pastoralismo – Terre d’Alpe, di cui vi ho già parlato. Qui il sito e… spero che qualcuno di voi partecipi e mi mandi le foto!

In Piemonte ci sono davvero tante fiere e manifestazioni a carattere zootecnico. Io vi cito quelle che mi hanno segnalato e che conosco meglio. Un giorno o l’altro riuscirò ad andare anche a Settimo Vittone (TO) per la Desnalpà, per ora non ci sono mai stata. Qui trovate l’intero programma della manifestazione, da venerdì 24 a domenica 26 ottobre.

A Bobbio Pellice (TO) è ora di calà, la discesa dall’alpeggio, con la consueta fiera autunnale, sabato 25 e domenica 26 ottobre. Da non perdere, la domenica, la sfilata degli animali nel centro del paese. Sul sito del Comune la locandina ingrandita.

In Valle Stura, a Vinadio (CN), 159° Fiera dei Santi e 29° mostra della razza ovina sambucana. Ci saranno sicuramente anche altre iniziative, segnalatemele se volete vederle pubblicate in queste pagine.

Non è una fiera o una mostra, ma vi invito anche a questa manifestazione letteraria a Bergolo (CN), in Alta Langa. Sabato 25 infatti sarò ospite di Lapis – Bergolo racconta. Presenterò il mio romanzo “Lungo il sentiero” alle ore 17:00. Qui in dettaglio il programma della manifestazione. Vi aspetto!

Il pastore, il territorio, la storia

I pastori sono sempre gli ultimi a lasciare le montagne. Campanacci in alto non ne senti quasi più, in certe valli si sono spostati a mezza quota o già nei prati vicino alle cascine. Le grandi mandrie sono in pianura. Le bestie in guardia per la maggior parte sono rientrate dai loro padroni, a pascolare nelle reti, piccoli appezzamenti qua e là.

Però qualche gregge è ancora su. Greggi più o meno grossi. Greggi che scendono a piedi. Pascolare quello che c’è a quote intermedie, prima di scendere nella pianura a spendere soldi nei prati. Si pascola in terreni di proprietà, terreni affittati. Luoghi dove un tempo magari si tagliava il fieno ed oggi è già tanto se li pascola ancora qualcuno.

E’ autunno, è una magnifica giornata di sole e vento in quota. Vento quasi caldo. Le nuvole si rincorrono, cadono le foglie e gli aghi dei larici. Sono le giornate più belle, quasi che la montagna voglia salutare così greggi e pastori. Una scusa tardiva dopo settimane, mesi di nebbia e pioggia. Giornate al pascolo durante le quali nemmeno vedevi i tuoi animali.

Erba ce n’è ancora, oggi le pecore dovrebbero “fermarsi” di più a pascolare, ma forse vorrebbero qualcosa di nuovo, di diverso. Così salgono, e si spostano, e si dividono. La speranza era quella di mangiare in cresta, godendo del sole caldo, del panorama, della gioia di essere quassù e non là, in pianura, sotto la cappa di foschia. Ma le campanelle si allontanano quando non abbiamo nemmeno ancora finito di perlustrare le montagne con il binocolo, quindi tocca scendere velocemente.

Il pastore conosce bene la montagna e conosce le sue bestie, quindi sa già dove andare a cercarle, dove fermarle, da che parte mandare i cani. Non è ancora ora di scendere verso il recinto, tanto meno verso il fondovalle! Il sole filtra tra i rami dei larici che si stanno tingendo di giallo. Le schiene delle pecore quasi brillano. Per un po’ potranno ancora pascolare lì, consentendoci di mangiare un pranzo… pomeridiano.

Sulle montagne dell’alta valle le greggi rimaste si contano sulle dita della mano. I pastori sono fatti così, uno con l’altro devono “tenersi sotto controllo”, guardare a che ora viene aperto il recinto, immaginare perchè oggi tizio si è spostato più in qua, pensare a quanta erba avranno ancora lassù. C’è anche quell’alpeggio là sull’altro versante, quello dove sono stata quest’estate, “…di nuovo verde a questa stagione dopo anni che non lo si vedeva così!” Ed è una gioia per tutti sapere che un collega ha riportato in vita una montagna, come se si trattasse di un segnale positivo per il futuro di tutti. Pur tra i mille problemi, pur con il ricordo di diatribe per i confini, per i pascoli, per  gli alpeggi, in questo o in quel vallone, con questo o quel margaro, pastore.

Il gregge prende di nuovo la direzione sbagliata, ma è sufficiente mandare il cane, quello più vecchio, più esperto, per fermarlo ancora una volta. Il pastore mi espone i suoi “piani”, dove pascolerà ancora, per quanto tempo (meteo permettendo). Finire l’erba su, mentre magari poi quella in basso “marcisce”. Mentre i contadini in pianura iniziano ad agitarsi perchè non arriva il gregge a mangiare la loro erba.

E poi viene l’ora che le si lascia scendere. Dai larici e abeti si passa ai faggi, sotto cui non c’è erba. “Se metti poi questa foto, la gente si chiederà cosa mangiano, le pecore!“. Ma le pecore la faggeta la attraversano solo, puntando dritte alle vecchie baite, dove c’è ancora erba, e acqua e magari il pastore darà loro un po’ di sale.

Si raggiunge la pista sterrata, gli animali vanno dritti alla meta senza nemmeno bisogno di essere guidati. Il pastore si ferma a contarli, un controllo non è mai male, in questi boschi. Anche perchè ci sono pecore prossime al parto, una avrebbe potuto rimanere indietro per quel motivo. Quella sera però tutte sfilano ordinatamente, ci si può avviare al loro seguito senza preoccupazioni.

E’ quasi sera, il sole sta tramontando dietro alla cresta. le pecore si sparpagliano, l’aria si fa più fresca, anche se comunque è un caldo fuori dal normale, per la quota e per la stagione. Il pastore inizia a raccontare fatti che hanno il sapore quasi di leggende e riguardano quei posti, quei valloni.

Nessuno tiene conto anche di questi aspetti. Avere qui un gregge, un pastore, è garantire la vita del territorio sotto molti diversi punti di vista. C’è il pascolamento, c’è la pulizia, c’è la manutenzione delle strutture, ma anche il perpetrarsi di storie, toponimi, aneddoti, leggende che altrimenti andrebbero definitivamente perdute. E in questo caso non è la voce di un anziano a raccontare, ma un giovane che sicuramente le avrà apprese da altre che lì hanno vissuto e pascolato prima di lui. Anche tutto ciò è pastorizia.

Non resta più su nessuno

Aria frizzante, foschia in pianura, ma su per la valle le cose cambiano. E’ autunno, sono quelle giornate in cui in montagna il cielo è limpido, le temperature salgono, i colori si accendono.

Infatti in alto i pascoli sono ormai tinti di marrone, arancione, rosso. Nei boschi di conifere inizia ad entrare il giallo, laddove ci sono larici. A quote inferiori, ecco l’arancio, il rosso dei ciliegi. La strada è sporca, non più tardi del giorno prima sembra esserci stata qualche altra transumanza.

Sento le campane, i muggiti, il richiamo dei margari appena prima della mia destinazione. La transumanza è appena partita. Gli animali camminano ordinati e tranquilli lungo la strada che scende nel bosco. Lassù non resta più nessuno. Dagli altri alpeggi circostanti sono venuti via tutti. Le pecore si sono spostate altrove nella valle.

Questi margari mi avevano appunto vista passare insieme al gregge e mi avevano chiesto se avessi voluto/potuto venire quando portavano giù la mandria. Eccomi così ad inquadrare nello schermo della macchina fotografica non un fiume bianco di pecore, ma una strada invasa da bianchi bovini di razza piemontese.

Come ben sapete, i bovini non sono la mia passione principale, pecore e capre incontrano di più i miei gusti, ma la transumanza è la transumanza, quel brivido te lo fa correre giù per la schiena in ogni caso. Gli animali sono tra i più tranquilli che mi sia mai capitato di incontrare. Niente a che vedere con certe transumanze a passo di corsa, con il pericolo di essere letteralmente caricati, travolti dalle vacche. Qui si scende di buon passo, ma è una camminata dignitosa e ordinata.

In certe transumanze ci sono più persone che bestie… Qui solo quattro componenti della famiglia, nella foto manca chi è in coda a guidare il trattore con il carro su cui sono caricati i vitelli.

Non è una transumanza di rudun, gli animali scendono con al collo solo le normali campane che già avevano al pascolo. Certi aspetti scenografici costano fatica e tempo. L’importante è soprattutto che le bestie siano belle e che tutto vada per il meglio.

Si arriva alla statale, c’è poco traffico a quest’ora, in questa stagione, in un giorno qualsiasi della settimana. E’ comunque necessario appostarsi sotto e sopra l’uscita della strada, visto che una curva toglie visibilità. Gli animali sfilano compatti e poco dopo può riprendere la normale circolazione delle auto.

Si attraversa la borgata prima, poi il ponte, fino a raggiungere dei prati dove la mandria sosterà ancora per qualche giorno. C’è dell’erba che quest’estate non è stata fienata e così saranno le vacche a brucarla, sperando che sia ancora di loro gusto.

Raggiunto il prato, vengono scaricati i vitelli più piccoli, che hanno seguito la transumanza comodamente alloggiati nel carro dietro al trattore. Adesso ritroveranno le loro mamme, succhieranno il latte e si metteranno a dormire nel tepore del sole.

Anche quelli che hanno percorso il tragitto a piedi magari si sono temporaneamente divisi dalle mamme, ma ora, nel pezzo recintato con il filo, poco per volta tutti si ritrovano, mangiano, si tranquillizzano. Ecco una vacca che amorevolmente lecca sul naso il suo vitello.

Per concludere, volevo mostrarvi come a questa transumanza abbiano partecipato anche due cani da guardiania, animali che vi ho sempre solo mostrato insieme alle greggi di pecore. Non avendo esperienza diretta, io ho sempre solo ascoltato voci discordanti, molte delle quali dicevano che non siano animali con l’attitudine a proteggere una mandria. I due cani presenti invece non hanno mai abbandonato le vacche.

Questo in particolare, ha un comportamento davvero perfetto. Dorme in mezzo agli animali, non si distrae un istante, non mi perdeva di vista mentre mi aggiravo a scattar foto (sempre solo in compagnia di uno degli allevatori). Mi hanno raccontato di come non morda le vacche nemmeno quando queste inavvertitamente lo calpestino, non tocchi le placente e non si allontani mai dagli animali. L’altro, allevato nello stesso modo, non presenta tutte le stesse caratteristiche. Ovviamente, l’inserimento è avvenuto quando erano ancora cuccioli.

Foto di gruppo finale. Anche per quest’anno la stagione è conclusa, si tornerà in Val Chisone nel 2015. Grazie per l’accoglienza e buon inverno anche a questi margari.

La transumanza di inizio stagione della Pecora Brigasca

Mentre mandrie e greggi completano la loro stagione in alpeggio, appena prima della festa della pecora Brigasca in Francia, a la Brigue, vi propongo un “servizio” realizzato dall’amico Carlo qualche mese fa. A lui la parola.

“Fine giugno: per i pastori è arrivato il tempo di transumanza, lo spostamento del bestiame dai pascoli invernali agli alpeggi. E così fa Aldo Lo Manto, proprietario dell’azienda agricola “I formaggi del boschetto”, presidio Slow food per la toma di pecora Brigasca. Aldo è l’unico pastore della Liguria a fare la transumanza interamente a piedi partendo da Garlenda e arrivando fino alla località Pornassina (Le Navette Liguri) a oltre 2000 metri di altitudine, è lui che ha salvato dall’estinzione la pecora Brigasca. Il nome della Brigasca (Brigasque) deriva dal monte Briga e dall’omonimo passo, sulle Alpi Marittime in Liguria, zona di confine tra Italia e Francia.

(foto C.Borrini)

Da alcuni anni, Aldo ha voluto coinvolgere in questa esperienza (la transumanza), sostenuto anche dall’Associazione i Transumanti, anche gruppi di escursionisti che camminano con i pastori e con le greggi entrando in sintonia con la natura e gli animali. Quest’anno a questa transumanza abbiamo voluto assistere anche noi (io e mia moglie).

(foto C.Borrini)

Il ritrovo era fissato per le 5.00 del mattino presso la Chiesa della Natività di Garlenda, quindi accompagnati da Valentina siamo arrivati presso i recinti dove erano ancora rinchiusi gli animali. Quindi per la mattina del 20 giugno sveglia alle 4.00, orario per me molto inusuale (sono ancora al primo sonno), ma anch’io sono stato contagiato un po’ dalla malattia delle pecore, quindi ho fatto volentieri questo sacrificio. Alle ore 5,45 con puntualità quasi Svizzera si sono aperti i recinti e il cancello ed è partita ufficialmente la transumanza.

(foto C.Borrini)

Un migliaio di Brigasche divise in due greggi e una cinquantina di bovine, con al seguito cavalli, cani e guidate dai pastori hanno iniziato così il loro lungo viaggio verso i monti.

(foto C.Borrini)

Passando per Vellengo Passo di Cesio e da Colle San Bartolomeo, la prima tappa prevedeva l’arrivo a San Bernardo di Conio dove per la serata è stata organizzata la “Festa del Pastore”.

(foto C.Borrini)

Io e mia moglie abbiamo lasciato momentaneamente la transumanza per ritrovarla nel pomeriggio verso San Bernardo di Conio. Nel tratto tortuoso di strada da Colle San Bartolomeo a San Bernardo segni inequivocabili sull’asfalto ci dicevano che le greggi e la mandria ci precedevano.

(foto C.Borrini)

Infatti dopo pochi minuti, ecco gli animali e i pastori all’ombra degli gli alberi per una meritata sosta per il riposo.

(foto C.Borrini)

Qui ho avuto una piccola incomprensione con un maremmano; forse mi sono avvicinato troppo alle pecore e mi sono trovato questo bel cucciolone che abbaiava e mi teneva sotto tiro, al che alla chetichella mi sono allontanato e tutto si è risolto per il meglio senza l’intervento del pastore.

(foto C.Borrini)

Nel frattempo, mentre le pecore e le mucche si erano messe a pascolare ho scambiato alcune battute con Aldo. In breve mi ha detto che solo dei pazzi possono ancora fare questo lavoro puntando decisamente il dito contro il mondo fatto di carte e burocrazia che non capisce più le tradizioni, oltre ad altri problemi quali il mercato, il lupo, gli ambientalisti o pseudo tali, ecc.

(foto C.Borrini)

Ma poi c’è di mezzo la passione (che per lui è missione) e così continua nonostante tutto.

(foto C.Borrini)

Dopo il riposo e il pascolo le greggi e la mandria vengono ricompattate dai pastori con l’aiuto fondamentale dei cani ed è iniziato così l’ultimo tratto della prima tappa verso San Bernardo di Conio.

(foto C.Borrini)

Intanto il tempo si stava annuvolando ed è scesa la nebbia e la temperatura si era notevolmente  abbassata. E’ iniziato quindi il viaggio di avvicinamento a San Bernardo che è durato circa un’oretta.

(foto C.Borrini)

L’arrivo a San Bernardo di Conio è stato salutato da un buon gruppo di persone e turisti e da un tempo sempre più nebbioso. Quindi inizia il passaggio delle greggi con Aldo Lo Manto ad aprire la sfilata.

(foto C.Borrini)

Seguito dal primo gregge composto dalle pecore produttive che dovranno in serata essere munte…

(foto C.Borrini)

…dalla mandria delle bovine nel quale le mamme hanno incontrato i loro vitellini per l’allattamento…

(foto C.Borrini)

…e infine dal secondo gregge. Dopo la sistemazione delle greggi e della mandria nei loro recinti preparati prima, ha avuto inizio la “Festa del Pastore” con degustazione di piatti tipici della tradizione agro-pastorale, alla quale, purtroppo non abbiamo potuto partecipare.

(foto C.Borrini)

Il giorno successivo pastori, greggi, mandria e gli escursionisti al seguito, hanno raggiunto la località Navette Liguri per l’alpeggio estivo, passando da Bosco di Rezzo, Passo della Mezzaluna, Alpe Grande, Pianlatte, Colle del Garezzo, Monte Fronte e Fascia Pornassina.

Che dire in conclusione: abbiamo passato una bella giornata a contatto con gli animali e con il mondo pastorale in una nuova realtà quella della pastorizia ligure, abbiamo conosciuto nuove persone e scoperto la razza Brigasca. Per quanto riguarda la scoperta dei prodotti della cucina vedremo di provvedere per il prossimo anno. Un ringraziamento all’Associazione I Transumanti in particolare a Valentina Borgna per la sua disponibilità e per le informazioni che ci ha fornito sul percorso della transumanza. Un saluto ad Aldo Lo Manto e…Buon viaggio Pastore!!!! Arrivederci al prossimo anno.”

Il libro e altro

Mentre avvengono le ultime transumanze (vedo le foto on-line, ormai pastori e margari sono sempre più tecnologici), io vi do l’annuncio ufficiale che ai primi di novembre ci sarà il mio nuovo libro fotografico.

Pascolo vagante 2004-2014” sarà disponibile nelle librerie e on-line a novembre, ma le primissime copie le porterò alla Fiera dei Santi di Luserna San Giovanni (TO). La fiera dura due giorni, sabato 1 novembre e domenica 2. Nella giornata di sabato si terrà la mostra, mentre la domenica vi sarà la fiera vera e propria. Vi anticipo inoltre che la presentazione ufficiale sarà il 20 novembre a Bibiana (TO), ma abbiamo tempo per questi dettagli.

(foto S.Parola)

L’amico Simone ci manda questa immagine del suo piccolo gregge di capre al pascolo. Lui sta in Val Vermenagna, è appassionato di capre fiurinà e vorrebbe acquistarne. Chiede agli amici del blog se qualcuno può aiutarlo a trovarne qualche esemplare.

Silvio invece ci manda le immagini delle sue ultime creazioni, realizzate ad hoc per due eventi che si terranno l’ultimo fine settimana di ottobre. Il Festival del Pastoralismo Terre d’Alpe a Bergamo e la Fira d’la Calà a Bobbio Pellice (TO).