Ancora con giacca e maglione

Pioveva un mese fa, quando le pecore sono state tosate, ha continuato a piovere dopo e piove adesso, che il gregge è arrivato in montagna. Per fortuna ci sono stati almeno quei primi giorni di bel sole caldo e cielo blu, però adesso non solo si vedono solo nuvole e nebbia, spesso piove anche molto intensamente.

Mentre, in pianura, i contadini si disperano perchè non riescono a fare il fieno e l’erba è tutta schiacciata a terra, in quota il gregge pascola l’erba tenera, con la neve che fa capolino, ora un po’ più in su, ora più in basso. Stamani notavo una cosa, rientrando in auto: i prati dove le greggi avevano pascolato (sia prati di loietto puro, sia altri prati stabili) non solo sono meno “allettati” (cioè con l’erba a terra), ma in un paio di posti i contadini sono persino riusciti a tagliare e far seccare il fieno in quei pochi giorni di sole dello scorso fine settimana. Non è un caso fortunato, ma uno dei benefici effetti del pascolamento!

Che differenza dalle immagini primaverili di pochi giorni fa! Vista l’intensità delle piogge, il fatto che in quota sia caduta neve è stata una fortuna, altrimenti i fiumi si sarebbero ingrossati ancor di più. Invece, nonostante tutto, stamattina la strada sterrata era in buone condizioni, solo qualche piccolo smottamento e nessun problema ai ponti e ai guadi.

Se andare al pascolo in giornate così non è facile (e nemmeno tanto piacevole), togliere e rimettere le resti del recinto lo è ancor meno, visto che in questa attività non si può tenere aperto l’ombrello. Però è necessario cambiare luogo per far dormire il gregge almeno ogni due giorni, se non quotidianamente. Il vantaggio, rispetto alla pianura, è che qui l’acqua scorre e non ristagna, ma anche così dopo due notti il “parc” è impraticabile, oltre che non sano per gli stessi animali. Le previsioni sono ancora incerte, le piogge non sono ancora finite, ma più o meno tutti gli anni, in questo periodo, capita di avere giornate così…

Nonostante la stagione fosse in ritardo…

Una stagione tardiva, eppure il gregge è già in quota. Lo sapete, è impossibile per i pastori fare previsioni. A volte, oltre ai “semplici” fattori naturali legati al clima ed alla vegetazione, ci si mettono tante altre cose, ultima delle quali anche la salute (già, il pastore pensa sempre prima ai suoi animali e poi a se stesso…).

Dov’è più “facile” fare la convalescenza? In montagna! Niente reti da tirare, a parte quelle del recinto, niente spostamenti lungo le strade, tra auto impazienti e diserbanti, pochi confini da rispettare, o comunque sicuramente meno impegnativi di orti, vigneti, frutteti e campi coltivati. Ma l’erba? Ce n’è già di pascolo in quota? Giù, in pianura, l’erba è letteralmente esplosa con il sole dopo le piogge prolungate. Adesso tutti vorrebbero che il gregge “pulisse” i loro prati, i loro incolti, e invece il gregge è già via, sui monti.

Certo, l’erba è bassa, e sopra i 1500 metri anche nei versanti esposti a sud predomina il colore marrone, con solo i primi accenni di verde, ma a quote inferiori c’è una bella erba tenera, adatta ad essere pascolata ora. Gli anziani raccontano che, una volta, si era soliti “metter su” le pecore, incustodite, anche molto presto ad inizio stagione, un mese o anche prima della salita delle vacche. Così il gregge “puliva” tutto, pascolando anche quelle erbe dure che vacche, ma anche capre e pecore, più avanti avrebbero rifiutato.

Si sta bene in queste splendide giornate di sole. Anzi, nel recinto al mattino le pecore già si “mettono a barun” come nelle giornate più calde. Ovviamente in alto c’è ancora neve ed è giusto che sia così. Però purtroppo le previsioni meteo annunciano che il sole durerà ben poco e si attendono giornate di pioggia anche piuttosto intensa. Probabilmente a quote maggiori nevicherà ancora.

Per il momento però il sole scalda la terra e l’aria, la neve scioglie ed i torrenti scorrono fragorosi, niente a che vedere con la drammatica siccità della scorsa estate. La montagna è ancora quasi deserta, da queste parti non c’è ancora nessun altro gregge o mandria. Passa qualche escursionista e diversi ciclisti, scambiando un frettoloso saluto e rivolgendo uno sguardo sospettoso ai cani.

In queste belle giornate di sole c’è anche modo di vedere come si stanno ambientando i due cuccioli, futuri guardiani del gregge. L’inserimento è stato graduale, ma sembrano aver vinto l’iniziale timore nei confronti del gregge. Specialmente la femmina si aggira qua e là sorvegliando il gregge, la vedi comparire e sparire di tanto in tanto, la senti abbaiare quando arriva un intruso, sia esso cane o ciclista.

E così quest’anno la stagione d’alpeggio è iniziata prima. Viene quasi da chiedersi perchè non si salisse in questo periodo anche gli anni prima, visto che qui si sta tanto meglio, ci sono meno preoccupazioni e non si patisce il caldo, cosa che invece molto spesso accade nel mese di maggio, con le pecore che ansimano e non ne vogliono sapere di pascolare fino al tardo pomeriggio. “Giù devo accontentare tutti i padroni dei prati, quest’anno ho telefonato per scusarmi e spiegare la situazione, dire perchè me ne andavo senza mangiare la loro erba…“. Qualcuno si è lamentato, altri hanno capito, soprattutto se in passato hanno avuto analoghi problemi di salute. “Riguardati, non fare sforzi!“, hanno detto al pastore.

Fuori stagione?

Intorno a Pasqua parlavamo di che carne consumare “per le feste”. Da queste parti, quest’anno, i capretti sono nati tardi, pertanto la gran parte dei pastori non aveva animali grossi a sufficienza per essere macellati (di peso almeno superiore ai 12, 15 chili). Poco per volta adesso però i capretti sono cresciuti, ma cosa farne? Qualche femmina si alleva, ma tutti i maschi? Non si riesce nemmeno a venderli a poco prezzo, bisognerà per lo meno castrarli.

Già, perchè la gente mangia capretto solo “per la festa”. Ma se piace, perchè non consumarlo tutto l’anno? Bisognerà comunque macellarli, perchè capirete anche voi che è impossibile avere in un gregge di capre più di un esemplare del genere! Questo è un caprone adulto, ma anche i giovani nati in inverno al primo calore delle femmine iniziano a farsi valere, affrontandosi in combattimenti che possono avere esiti anche cruenti e letali.

Quindi, cari amici, consumate capretto anche “fuori stagione”. Io questa volta l’ho cucinato così…

Capretto alle erbe e limone

2kg spezzatino di capretto

2 limoni

erbe aromatiche miste (salvia, timo, rosmarino, alloro)

olio evo

peperoncino

sale

Fate marinare per alcune ore (anche una notte intera) in una teglia la carne tagliata a pezzi con il succo di 2 limoni e mezzo bicchiere d’olio. Trascorso questo tempo, sgocciolate lo spezzatino e ponetelo in una pentola (meglio se di coccio) a fiamma media. Aggiungete le erbe tritate, sale e una punta di peperoncino macinato. Girate spesso, aggiungendo poco alla volta il liquido di marinatura. Dopo oltre un’ora di cottura il capretto dovrà risultare tenero, bel rosolato ed il liquido di cottura quasi del tutto consumato. Se dovesse asciugare troppo durante la cottura, ammorbidire con un po’ d’acqua tiepida, quindi regolate di sale, se necessario. Io l’ho servito con purè di patate. Ottimo a Pasqua, ma non solo!

Incontro tra bloggers

Un tempo nemmeno sapevo cosa fosse un blog, oggi mi ritrovo qui, con anni ed anni di “articoli” su queste pagine virtuali. Ogni tanto succede che ci siano degli incontri virtuali con altri autori, come per esempio con Silvia, che ha incontrato delle pecore nei suoi “viaggi” e poi ha incontrato anche “pascolo vagante”…

Adesso Silvia ci manda un po’ di scatti a tema “ovino” realizzati in passato. ”…quelle che vedi più rossastre,  le ho fatte a Sarmede. Altre nella campagna tra Vittorio Veneto e Conegliano. 

Le due dell’agnello che beve il latte, sono state scattate a Cordignano a casa di un amico di famiglia (signor Graziano) che ha spesso a casa degli agnellini da svezzare. Le altre, sempre a Cordignano ad un gregge di passaggio. Tutti i paesini che ho nominato sono in provincia di Treviso, zona Pedemontana, vicino al mio paesino natale, che è Orsago.

A parte quello dell’agnello da svezzare, che sono andata a trovare di proposito per vederlo, le altre sono state tutte fatte durante incontri casuali. Nella mia zona è abbastanza frequente il passaggio di greggi, quando le vedo solitamente mi fermo. Mi piace guardare e soprattutto ascoltare le pecore, osservare la presenza di altri animali nel gregge, come capre e asini, e ammirare il preciso lavoro dei cani.


Se il gregge è in un bel posto e ho la macchina fotografica con me, chiedo ai pastori se posso scattare qualche foto, anche solo con un cenno… Nessuno mi ha mai detto di no, ovviamente!

Nel mio blog , oltre agli sporadici viaggi, mi piace raccontare il territorio in cui vivo, nella sua bellezza e nella sua ruralità: avventure su due ruote, convivialità, viaggi ad andamento lento e vita di campagna sono i temi tra cui mi muovo, e di cui amo scrivere. 
Spesso quando incontro le greggi sono in giro in lambretta e pronta a raccogliere materiale per il blog, per questo ho spesso la macchina fotografica!!

Ancora grazie a Silvia per le sue immagini di pascolo vagante, che contrastano con chi, sempre da quelle parti, invece vuole addirittura vietare il passaggio delle greggi… Vi ricordo ancora, in zona, a Follina (TV), la manifestazione “La via della Lana“, che si terrà questo fine settimana. Chi vi partecipasse, è calorosamente invitato ad inviarmi qualche scatto!

Quando uno non sa

Ecco l’ennesimo caso di “incomprensione”, definiamola così. Non molto tempo fa abbiamo applaudito alle pecore nei parchi di Torino ed oggi, ancora una volta, assistiamo all’indignazione di chi ha visto una scena che non ha compreso e che, quindi, parla male dei pastori e della pastorizia.

Cristiana mi segnala che, su “La Stampa”, oggi è comparsa questa lettera (copio e riporto integralmente):

Una lettrice scrive:  

«Al parco Colletta ci sono le pecore. Mentre il gregge rientra, tra le ultime, c’è una pecora che zoppica con il suo agnello a fianco. Uno dei due pastori prende la pecora per un zampa, trascinandola. L’altro prende l’agnello. La pecora cerca di liberarsi dalla presa, ma viene spinta su di una jeep. Viene buttato all’interno anche l’agnello. La pecora bela disperatamente e “senti” la sua paura e la paura del suo agnello».  

«Non voglio parlare di quella che, quasi sicuramente, era la loro destinazione né se sia giusto mangiare carne oppure no.. ma dell’assoluta indifferenza e della sordità del cuore per il dolore fisico e la paura delle due pecore. 

«Dovremmo imparare a rispettare la vita di esseri diversi da noi e aprire il nostro cuore in un modo diverso, e domandarci se alcuni nostri simili non vivano in realtà tra il dolore e la paura, come le due pecore. Spero che il Comune non paghi con le mie tasse questi due signori». 

SABRINA

Ovviamente si va subito a pensar male. Dal momento che invece la pecora aveva accanto l’agnello, io credo che le cose siano andate diversamente. Se la pecora zoppicava vistosamente, era impossibilitata a tenere il ritmo del gregge negli spostamenti e quindi può darsi che i pastori l’abbiamo portata in cascina o in un pascolo dove magari ci sono altri animali, da cui non deve spostarsi quotidianamente. Per quello che riguarda poi il modo di “catturare” una pecora, il modo giusto di farlo è appunto quello di prenderla per la zampa posteriore, altrimenti (data la forza dell’animale) non ci sarebbe quasi modo di riuscire a spostarla. Addirittura esiste un apposito attrezzo, venduto nei negozi specializzati, consistente in un bastone con un’estremità arrotondata e sagomata che serve per catturare l’animale prendendolo per la zampa. Ovvio che il tutto è questione di pochi attimi, il tempo di prenderlo e fare quel che si deve (medicarlo, oppure caricarlo su di un mezzo).

Precisazione dovuta

Come vedete sono molto poco presente in questi giorni e forse lo sarò ancor meno nelle prossime settimane per “questioni di forza maggiore”.

Sarebbe però già stata necessaria una precisazione l’altro giorno, quando è uscito questo articolo su La Stampa. Il giornalista, che mi aveva intervistata il giorno precedente, mi aveva contattata in merito alla segnalazione del mio libro “Di questo lavoro mi piace tutto” al Premio ITAS a Trento. L’articolo doveva quindi essere solo relativo all’opera, ma ovviamente era più gradevole arricchire il pezzo con un po’ di colore.

Peccato che le tonalità scelte non siano quelle reali… E’ vero che il mio compagno è un pastore, è vero che lo aiuto come e quando posso, è vero che in questi giorni è convalescente e pertanto per lui è impossibile occuparsi del gregge… Ma ho detto al giornalista Gianni Giacomino che non mi disturbava affatto con la sua telefonata, in quanto ero a casa per assistere Claudio. Da dov’è uscita la cosa che ero al pascolo al posto suo????? Oltre ad essere falso, oltre a non averlo mai detto, oltre al fatto che non ne sarei in grado, la cosa è “offensiva” per chi in realtà in questi giorni ci sta aiutando con la gestione del gregge, cioè il socio di Claudio, parenti ed amici.

Completamente di fantasia anche la frase conclusiva, dato che in alpeggio saliremo molto presto e, meteo e pascoli permettendo, ci fermeremo cinque mesi. Quella che farà la pendolare causa impegni sono io, mentre i pastori scenderanno solo quando lo faranno anche le pecore…

Una transumanza “strana”

Che primavera… Il maltempo continua a prevalere sul sole. Eppure mi ricordo che, da bambina, tra aprile e maggio i giorni di pioggia erano tanti. Sono state le ultime stagioni, secche, calde, a farci abituare male?

Ogni tanto, tra una pioggia e l’altra, si riusciva ad avere una giornata con un po’ di sole, abbastanza tiepida. Adesso era finita la preoccupazione dell’erba, ce n’era ovunque, nei prati e tra i boschi, lungo i fiumi e negli incolti. Le pecore erano ormai tosate, il pensiero sempre più andava all’alpeggio, anche se nei rari momenti di sole era facile capire che, in quota, la stagione fosse tardiva.

Però a volte anche i pastori sono costretti a far programmi e fissare delle date con largo anticipo. Di solito si guarda l’erba, il tempo, le necessità delle pecore, ma poi succede che ci siano delle necessità delle persone, legate alla salute, che non possono essere rimandate oltre… E allora si organizza una transumanza anticipata, anche se quest’anno, come si diceva, la stagione è più che mai tardiva. Meglio, per certi versi, “…perchè almeno l’erba è ancora bassa e la mangiano bene senza sprecarla…“, però poi quando verrà il momento di riprendere il cammino e salire? Sarà cresciuta erba su in montagna?

I meli iniziano appena a fiorire. I timidi raggi di sole sembra che vogliano nuovamente lasciare il posto alle nuvole cupe che già coprono le montagne. Almeno la partenza della transumanza però è avvenuta con il sole, poi si vedrà. “Speriamo non piova tanto nei prossimi giorni, o l’erba la mangeranno meno bene e allora non so per quanto ne avranno…“.

Mai questo tratto di transumanza era stato tanto poco faticoso. Di solito lo si affrontava in un tardo pomeriggio di metà maggio, con il sole ancora caldo e l’asfalto che buttava indietro calore. Canottiera, pantaloni leggeri, sudore… Quest’anno giacche, maglioni e indumenti per la pioggia a portata di mano, ma l’aria fresca faceva sì che il gregge avanzasse deciso, senza soffiare per la calura.

E la pioggia di tanto in tanto si faceva sentire, mentre ormai si scendeva nella valle. L’alpeggio non si vedeva ancora, avvolto lassù tra le nuvole basse. Gli alberi avevano appena appena le prima foglie, l’erba era di un bel verde tenero,  i frutteti mostravano le prime chiazze di fiori, era tutto decisamente in ritardo… e noi eravamo invece in anticipo!

Pochi incontri lungo la strada, anche nei paesi non c’è nessuno, il maltempo non invita ad uscire all’aperto. Qualcuno qua e là si affaccia, ma le campane al collo delle pecore sono ancora poche e la transumanza passa quasi inosservata. Non è ancora quella della vera partenza verso i monti, più che altro è uno spostamento dettato da necessità improrogabili. Che strano, partire adesso che l’erba era abbondante, lasciando indietro così tanti prati da pascolare…

Piove e poi smette, poi ricomincia ancora. Ormai la meta si avvicina e c’è un misto di sentimenti contrastanti, sollievo e tristezza, preoccupazione e ansia. Anche gli animali sembravano perplessi, in partenza. Capivano che non era ancora del tutto la stagione giusta per affrontare questo cammino, però alla fine hanno seguito come sempre il loro pastore.

E così ecco il gregge nei prati vicino al fiume. Per qualche giorno si rimarrà qui, fin quando ci sarà erba, prima ancora che non fin quando il pastore potrà riprendere il suo posto davanti agli animali. Solo che le due cose dovrebbero avvenire contemporaneamente, in teoria. In realtà nessuno può comandare il tempo e la salute dovrebbe venire prima di tutto. Però il pastore pensa soprattutto al benessere dei suoi animali.

Quindi si ferma con loro il più a lungo possibile l’ultimo giorno, sotto la pioggia battente che poi caratterizzerà i giorni a venire. Tutto da controllare, da verificare, le ultime istruzioni da dare a chi lo sostituirà nei giorni a venire. Se almeno non piovesse, se almeno l’erba durasse per due settimane, se… Uno non ci pensa, anche quelli che restano conquistati dal mestiere di pastore, non si rendono conto di cosa voglia dire quando la salute non ti accompagna. Certo, un qualsiasi libero professionista, in caso di malattia, non ha i benefici di cui gode un dipendente, ma comunque, se devi chiudere un negozio, lo chiudi. Gli animali invece devi comunque seguirli e solo il padrone li conosce tutti esattamente uno ad uno…

Dal Biellese

Uno degli amici di questo blog, Cristian, mi manda un po’ di notizie dal Biellese. Notizie non particolarmente buone…

Iniziamo con il “caso” degli agnelli salvati a Pasqua. Adesso chi li ha “salvati” non sa cosa farsene e come sfamarli!! Tra l’altro, mi domando io (ma non solo io), questa gente detiene in regola i capi che hanno “adottato”? Codice di stalla, marche auricolari e tutto il resto? Pensate che, qualche giorno fa, su facebook il “salvatore degli agnelli” cercava non soltanto persone che ne adottasse, ma anche fondi per mantenerli e cibo (chiedeva del pane duro!!!). No comment. Non ho commentato nemmeno sulla loro pagina per evitare di farmi il sangue cattivo… Parlano di aiutare la pastorizia che “ha dato tanto al Biellese ” (sic!) e poi si oppongono alla commercializzazione degli agnelli…!

Passiamo ad un articolo del segretario CIA di Biella, lungo ma… da leggere. “LA CIA DI BIELLA CHIEDE MAGGIOR TUTELA DEL COMPARTO OVINO — La crisi dei consumi si fa sentire pesantemente anche nel settore degli ovi-caprini. Basta analizzare i dati del recente mercato pasquale, tradizionale appuntamento con la carne ovina, per avere un quadro della situazione. Si è registrato un calo dei capi commercializzati del 15% rispetto allo stesso periodo dello scorso.

Fra le cause principali sicuramente la crisi dei consumi (che per questa Pasqua si è attestata al -7%), anche se il calendario, visto che Pasqua è caduta a marzo, non ha favorito le vendite accorciando il periodo di commercializzazione di una decina di giorni. Ed anche i prezzi pagati agli allevatori sono in ribasso del 10-15% rispetto allo scorso anno. Un mercato, quello degli ovi-caprini che vive nel periodo pasquale il momento migliore e che avrebbe potuto far respirare un po’ gli allevatori, che, però, oltre che con la crisi, devono fare i conti con assurde campagne mediatiche di associazioni animaliste che invitano a non acquistare la carne ovina in particolare quella degli agnelli.

E’ l’ora di finirla con queste invenzioni da parte delle associazioni animaliste, che ogni anno fanno questa propaganda ai consumatori demonizzando la carne di agnello, per chissà quale scopo che solo in apparenza è ideologico. Si gioca sulla pelle e sull’economia di migliaia di aziende zootecniche italiane che sono già alle prese con una crisi di mercato e di consumi – oltre che con i crescenti costi di produzione – che dura da ormai troppi anni. Nel periodo della Pasqua i nostri allevatori vendono circa il 20-25% dei capi dell’intera produzione annuale. E c’è chi tutto questo fa finta di non saperlo e specula sul futuro degli pastori.

C’è bisogno in tempi ravvicinati di una strategia nazionale a sostegno del settore ovino: priorità nella Pac e nello sviluppo rurale, tutela e valorizzazione del prodotto trasformato, aggregazione e rafforzamento degli strumenti economici. Molto positiva la proposta della Cia di privilegiare gli agricoltori veri nell’accesso al sistema degli aiuti della Pac per sostenere un settore che in gravissime difficoltà, con stalle che chiudono a causa del crollo dei redditi per gli allevatori. I prezzi del latte e della carne sono in ribasso, i costi in continuo aumento uniti alla siccità del 2012 che stanno riducendo la pastorizia ( e tutta l’agricoltura) biellese in una condizione di non ritorno.

Serve dunque una svolta immediata: i contributi vadano agli agricoltori e agli allevatori veri, soprattutto per incoraggiare i giovani a stare o a ritornare al lavoro della terra. Nel contempo occorre non perdere di vista tutti gli altri problemi degli allevatori a cominciare dai costi della burocrazia, ai danni della predazione dei lupi, l’assenza di rispetto per il lavoro che i pastori fanno ogni giorno per mantenere un certo ambiente e paesaggio, di cui gode gratuitamente l’intera collettività e, come se non fosse sufficiente questo, meraviglia la mancanza di considerazione per gli animali, le pecore, che compongono i greggi assaltati dai predatori: sono o non sono animali con la stessa dignità dei lupi e dei randagi? 

Gianfranco Fasanino – Segretario Cia Biella

Niente di nuovo rispetto a quello che diciamo da tempo, ma… visto che nessuno ci ascolta, bisogna continuare a ripeterlo, sempre di più!!!!

Per finire, una brutta vicenda di cattivo allevamento. Sono notizie che non fanno piacere a chi alleva con passione e preferirebbe che non si parlasse del suo mestiere solo quando c’è qualche esempio negativo da riportare. Purtroppo l’informazione spesso preferisce lo scoop alla bella storia positiva.

Può darsi che, per qualche giorno, io non riesca ad aggiornare il blog per motivi personali. Aspettatemi, tornerò da voi appena possibile!

Senza parole

Di volta in volta, presentando “Di questo lavoro mi piace tutto”, racconto come sarebbe ormai necessario un seguito, perchè molte cose sono cambiate da quando ho raccolto le interviste tra la fine del 2010 e l’inizio del 2012. Ci sono coppie che hanno dato vita a delle famiglie, sono nati bambini e bambine a raccogliere l’eredità di un mestiere antico e appassionante, eredi “…a cui trasmettere tutto ciò che i nostri genitori hanno insegnato a noi…“, come raccontava una giovanissima allevatrice.

Ci sono società che si sono sciolte, perchè si può essere accomunati da una passione, da un lavoro, ma poi i fatti della vita posso dividere, anche drasticamente.

Ahimè c’è chi lotta con la malattia, perchè anche vivendo in montagna tra la stalla e i pascoli ci si può trovare ad affrontare dei brutti nemici che aggrediscono la salute.

Mai avrei pensato di venire a sapere, così all’improvviso, che un giovane intraprendente, pieno di sogni, di progetti, di voglia di fare, un giovane che aveva deciso di tornare alla montagna dopo aver iniziato altre strade che avrebbero potuto portarlo lontano… avesse compiuto una scelta di tutt’altro tipo, la più definitiva delle scelte. Non lo conoscevo bene, l’avevo incontrato solo quel giorno per l’intervista, conservavo un buon ricordo di lui e citavo il suo esempio ogni volta che mi capitava di presentare il libro al pubblico. Ciao Marco, chissà cosa ti ha portato a decidere così…

Restare in pianura

Maggio, per molti il mese che inizia tra poco significa già transumanza, salita all’alpeggio. Sembra ieri che ci lamentavamo per la poca erba in pianura ed adesso già parliamo di andarcene a quote maggiori? Questa stagione è così, dopo l’inverno, all’improvviso si prende un ritmo frenetico e, di punto in bianco, bisogna iniziare a correre negli uffici per espletare tutte le pratiche necessarie per la transumanza, i vari spostamenti, ecc ecc. Sembra facile… Magari si dovesse solo guardare il meteo, per incamminarsi verso i monti, invece c’è da compilare carta su carta, fare code negli uffici, ASL, Comune, poi ancora ASL, poi… Perchè non può avvenire tutto per via telematica? Ma non è di questo che vi volevo parlare.

Dicevo, non manca molto al giorno in cui si inizierà a sentire il suono delle transumanze. Non per tutti, però! Leggevo ieri su Facebook l’amaro commento di chi quest’anno dovrà rimanere in pianura. Possibile che le problematiche si continui ad affrontarle a parole, ma poi queste si ripropongano immutate, di anno in anno? Sì, parlo delle speculazioni sugli alpeggi, quelle furbate per cui i pascoli finiscono nelle mani di chi le bestie non le ha… e nelle sue tasche finiscono anche i famigerati contributi! Le bestie che pascoleranno effettivamente saranno quelle di qualche poveraccio (qualche vero allevatore) che, pur di salire in alpe, si piega a questo meccanismo perverso e “presta” i suoi animali a chi ha affittato la terra.

L’allevatore che scriveva di dover rimanere in pianura con il gregge commenta così la faccenda: “C’è troppa gente che ci mangia sopra ed i contributi non vanno a chi ha gli animali, ma alle persone sbagliate poi succede che gli alpeggi sono vuoti“. Uno allora che fa? Resta giù o sale stipulando uno di quei contratti di “affida-pascolo”, cioè pascola per conto di altri, come dicevo. Succede a pastori, succede a margari e ne conosco tanti, in Piemonte, ma non solo. Cos’è stato fatto? Cosa si è fatto di concreto? Si è mosso qualcosa oppure no? Le cose vanno per le lunghe sul fronte piemontese, come potete leggere qui sul sito dell’Adialpi. In una recente riunione a Frabosa (CN), l’Assessore Sacchetto ha detto: “La Regione sta per approvare un Decreto per limitare tale fenomeno; le procedure sono lunghe ma entro metà anno dovrebbe entrare in vigore. Inoltre nella nuova PAC post-2013 aumenteranno i premi accoppiati e questo sicuramente tutelerà chi realmente lavora in agricoltura.”Il Presidente di Adialpi Dalmasso ha replicato: “Si sta tardando troppo per l’approvazione del decreto; ormai sono già stati fatti i bandi per l’affitto di molti alpeggi e gli speculatori continuano ad accaparrarsi i pascoli per utilizzarli ovviamente solo “sulla carta” ma sottraendoli di fatto ai veri margari.

La gente non “del mestiere” queste cose non le sa e trae conclusioni errate nel vedere alpeggi abbandonati, baite che crollano, pascoli non pascolati. Provando a guardare con gli occhi del profano, in effetti si rischia di capire ben poco e alimentare i luoghi comuni. Già, perchè secondo molti la baita malconcia, anche se abitata, è legata alla mancanza di cure dell’allevatore (senza sapere che è in affitto e non hai la garanzia di tornare l’anno seguente). Gli alpeggi vuoti sono tali perchè: “…non c’è più gente che vuol fare questo mestiere!“. Eppure io ricevo e-mail e messaggi di giovani (e non solo) che mi chiedono se so di qualche alpeggio libero, dato che non sanno dove e come trovarne uno per trascorrere l’estate con le loro bestie. Ecco le parole di un giovane margaro piemontese: “Adesso siamo di nuovo senza alpeggio! Sto cercando quasi ovunque, anche senza ettari (cioè senza affittare la terra a proprio nome, ndA), ma non ho ancora trovato niente.

Insomma, è davvero urgente fare qualcosa che vada oltre le parole. Ma c’è davvero l’interesse di farlo, o i contributi (le grosse somme, non quelle che finiscono nelle tasche del piccolo allevatore) fanno sì che anche ai piani alti, altissimi, dove si prendono le decisioni che riguardano l’economia globale, ci sia chi volutamente ignora margari e pastori, piccole entità fastidiose la cui scomparsa sposterebbe poco, a livello economico? Forse è così, ma sposterebbe molto, moltissimo per la montagna, un territorio già fragile ed in pericolo. Fin quando non si passerà a premiare la qualità, e non la quantità, io “la vedo male”. E voi?