Abbandono delle montagne, ma c’è chi tornerebbe?

Recentemente ho trovato un dischetto dove avevo salvato le immagini scansite di  foto e diapositive scattate a quelle che avevo definito “pietre che parlano”. Baite, case, borgate abbandonate nelle valli del Piemonte, talvolta soffocate dai boschi, altre schiacciate dalla neve.

Sapatlè (Val Germanasca)

Possono essere antiche strutture di alpeggio non più utilizzate, perchè oggi si usano i pascoli, ma non tutte le baite che erano abitate un tempo da decine di famiglie. Ora vi è un unico allevatore con mandria e/o gregge di grandi dimensioni a pascolare le superfici che un tempo permettevano il sostentamento degli animali posseduti da un intero villaggio…

Grange Serre (dorsale Val Maira/Valle Grana)

Alcune baite sono ancora in piedi, di altre restano i muri, qualche trave, le lose di copertura del tetto sono ormai crollate all’interno. Troppo scomode da utilizzare, ci sono strutture più accoglienti a quote inferiori, dove magari grazie ad una strada è stato possibile intervenire con delle ristrutturazioni ad un costo minore. E poi lassù in alto vengono messi solo gli animali in asciutta, quelli per i quali non è necessario il controllo e la presenza costante dell’uomo. Oppure sono gli alpeggi dei pastori di pecore, quelli ai quali ahimè vengono lasciate le montagne meno ricche, più difficili.

 

Bourcet (Val Chisone)

Ma più in basso? Ci sono veri e propri paesi, borgate, che sono stati completamente abbandonati. D’inverno, nel tardo autunno dopo la caduta delle foglie riesci a vedere meglio quello che c’era, i muretti, i terrazzamenti, le case. Forse alcune di queste costruzioni, immortalate dalla mia macchina fotografica più di dieci anni fa, nel frattempo sono crollate, sotto il peso della neve, le infiltrazioni della pioggia, la forza delle radici e dei rami degli alberi.

Campofei (Valle Grana)

Nelle mie escursioni a caccia di questi luoghi, tra i più suggestivi ed emozionanti ricordo le frazioni abbandonate di Castelmagno: Campofei, Narbona, Cauri, Valliera, dove sembrava che la gente se ne fosse andata temporaneamente per tornare, lasciando nelle case mobili, attrezzi, quaderni scolastici, piatti, fotografie, la legna per accendere la stufa… E invece chi è arrivato poi sono stati i ladri, i vandali, che hanno violato queste abitazioni prima ancora che fosse il tempo a causare crolli e danni. So che in alcune di queste frazioni negli ultimi anni sono iniziati dei progetti di recupero, ma non ho più avuto modo di salire da quelle parti.

Ferriere (Valle Stura)

Il mio villaggio preferito però era Ferriere, uno dei tanti luoghi dove si diceva che vi fossero nove mesi d’inverno… e tre d’inferno. Paese di pastori, di qui si emigrava nella vicina Francia a fare il pastore… I bambini invece catturavano le marmotte e le addestravano a ballare, usavano questo espediente per elemosinare qualche soldo nei paesi oltreconfine. C’è la strada che arriva a Ferriere (quando scioglie la neve e l’accumulo delle valanghe), ma la gran parte delle case stava crollando, quando ci sono stata l’ultima volta.

Rif (Pragelato)

Ci sono case imponenti, le case di quella parte di Occitania tra l’alta Val Chisone e l’alta Val di Susa, con la parte bassa in muratura e quella alta, dove c’era il fienile, in legno. Stanno crollando anche loro, costa metterle a posto, poi ci sono vincoli, burocrazia, e così poco per volta spariscono anche questi gioielli. A volte i proprietari sono emigrati, a volte non sono nemmeno state fatte le divisioni tra gli eredi, altre volte invece si scopre per caso che una persona a cui fare riferimento c’è e sarebbe anche felice di vendere per veder rivivere queste strutture.

Rif (Pragelato)

Anche le stalle erano imponenti. Un lusso, questa volta e questa colonna! Mi ricordo che anni fa mi aveva contattata qualcuno (forse straniero, non ricordo), dicendomi che cercava una casa in posizione panoramica, non raggiungibile dalle strade, ma io non avevo saputo aiutarlo. Adesso forse una possibilità ci sarebbe, chissà che qualcuno non legga questo post e lasci un messaggio? Intanto qualcosa è stato fatto, come il bando dell’Uncem per il recupero delle borgate alpine.

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  1. eh si Marzia,l’abbandono di queste borgate è un pò come la candela che si spegne pian piano.Girando per prati,in pianura, anchio ho notato cascinali con cortili e tettoie enormi ,per non parlare delle stalle….Un vero patrimonio che dopo l’abbandono, và pian piano spegnendosi fino a trovare i piccoli muri di confine e una nuvola di rovi che soffoca tutto.
    Nella valle cervo ed elvo ci son queste piccole casette ( simili a quelle del presepe) abbandonate,il tetto che crolla,la stalletta sporca dall’ultima volta e rovi e arbusti cominciano a soprassedere tutto.I vandali rompono o sporcano quel poco che rimane.
    In pochissimi casi vengono messe in vendita e i prezzi improponibili bloccano chi vorrebbe restrutturare e continuare l’attività in montagna, e agevolano chi ha soldi che investono nel demolire tutto e costruire uno chalet ad alta tecnologia.
    Questi patrimoni rurali pian piano spariscono e per me è un dispiacere.

  2. Non è accettabile che le istituzioni non incentivino il ripristino di questi borghi
    Come se il duro lavoro di chi ci ha preceduti non sia valso a nulla, è come se la memoria degli italiani venisse calpestata,si perchè in Italia abbiamo avuto quasi tutti un nonno un bisnonno contadino o pastore.
    Preferiamo rinchiuderci dentro le fabbriche per anni ed anni senza nemmeno sapere se fuori c’è il sole o la pioggia.
    Stiamo abbandonando piano piano i nostri territori e rinnegando le nostre origini
    Ho origini lucane,oggi il mio territorio è letteralmente devastato da impianti di estrazione petrolifera,l’acqua,l’aria e il terreno sono pieni di idrocarburi non è più possibile investire in agricoltura in un territorio così danneggiato.
    Leggendo l’ articolo di Marzia vi dico tenetevi stretto il vostro territorio e continuate a custodirlo per i vostri figli così come hanno fatto i vostri nonni.

  3. concordo pienamente con i vari commenti. Ho origini trentine ma vivo da sempre in Piemonte dove sono nata. Mi fa rabbia tornare in Valsugana e vedere cosa è stato SEMPRE fatto per la montagna dove anche il più abbandonato borgo è stato valorizzato. Ho cugini che abitano in borgate a 1000 metri senza alcun problema e hanno pure la scuola materna..non è solo questione di essere regione autonome, è proprio un concetto di testa, di mentalità. La gente non è andata via come qua da noi: è andata, sì, a lavorare magari in fabbrica, ma con lo stipendio che prendeva continuava a mantenere quelle 5 o 6 vacche. Tutti avevano poco bestiame. Non c’è stato abbandono, ma presidio. Ricordo ancora d’estate quando il camion passava a ritirare il latte delle 5 mucche di mio zio…non parliamo di 50 vacche, ma di 5…là poi hanno fatto le cooperative… anche gli alpeggi sono gestiti in altri modi; penso che quando uno è in difficoltà deve guardare cosa han fatto gli altri e imparare ma questo non è stato mai fatto da ‘chi comanda’…altrementi le nostre valli non sarebbero così…
    Lara G.

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