L’erba del vicino non sempre è più verde

Solo ieri parlavo di come la pioggia fosse stata una benedizione su pascoli che cominciavano a mostrare chiazze di ingiallimento. Poi però mi è capitato, poche ore dopo, di essere in Val Maira ed ho toccato con mano la situazione in una delle valli in cui invece la siccità è già un drammatico problema.

Vedere scene del genere salendo lungo il Vallone di Marmora è impressionante. Finchè era l’erba gialla lungo la strada nel fondovalle, sulle rocce dove c’è poco suolo ed il vento soffia spesso, può essere ancora normale, a fine luglio. Ma poi salendo lungo i valloni laterali fa male al cuore scorgere simili panorami, specie quando si hanno in mente i verdi pascoli ricchi di fioriture di questi luoghi.

Le considerazioni da fare riguardo la siccità sono molte. Da una parte quelle sul clima, che troppo spesso sono solo parole… C’è chi dice: “L’ha sempre fatto, annate buone ed annate cattive, caldo e freddo, alluvioni e siccità!“. Vero, certo, ma gli esperti ci parlano di clima che cambia, innalzamento delle temperature (medie), eventi sproporzionati (brevi precipitazioni intense, anzichè distribuite, con conseguenze spesso drammatiche).

Poi qui possiamo riflettere su cosa la siccità voglia dire per il mondo degli alpeggi. Non ricacciano i pascoli già utilizzati, ma anche altrove l’erba è poca, era già poca quando si è saliti. Anzi, qualcuno è arrivato su che quasi non c’era niente da mangiare. Come si farà ad arrivare alla fine della stagione? Ma non sanno, gli allevatori, cos’è meglio per i loro animali? Ed ecco che entrano in gioco le leggi e… i soliti contributi. Cosa centrano? Centrano eccome! Per percepire alcuni di questi premi, bisogna fare un minimo di giorni di pascolamento (in questo caso in alpeggio), se si scende prima, niente soldi. Ovviamente le Associazioni di rappresentanza stanno già segnalando il problema alle Autorità, ma perchè dev’essere sempre tutto così complicato? Certo, per evitare i furbi, quelli che altrimenti prenderebbero i soldi senza pascolare davvero.

Le vacche della foto precedente erano state spostate da poco, prima avevano pascolato qui… La foto si commenta da sola. La Val Maira è terra di margari, la Val Maira è ricca di pascoli e di alpeggi, alpeggi che negli anni hanno visto carichi di bestiame sempre più imponenti. Maledetti contributi, anche qui la colpa è loro? Non so, però sentir parlare di 300, 400 vacche su di un alpeggio… Certo, magari la portata massima negli anni migliori può anche essere quella, però in annate così cosa succederà? Il danno su quelle montagne sarà doppio, da una parte quello “naturale” della carenza di acqua, dall’altra il sovrapascolamento e calpestamento di un cotico già sofferente. Le conseguenze le si vedranno negli anni a venire e non sarà facile porvi rimedio.

Alle quote maggiori solo apparentemente le cose vanno meglio. Si vede sì del verde, ma l’erba è molto bassa, i fiori sono già secchi, gli steli delle graminacee corti ed ingialliti. Qualcuno ha tardato a salire, fino alla seconda settimana di luglio, addirittura. Altrimenti gli animali non avrebbero avuto da mangiare a sufficienza ed in poche settimane si sarebbe esaurito il pascolo dei mesi successivi. Si pagano le conseguenze anche dell’inverno povero di neve. Piovesse ora per certi versi sarebbe comunque tardi, ma l’acqua serve lo stesso, fosse anche solo per alimentare sorgenti e torrenti.

Non siamo abituati a vedere le nostre montagne così gialle. Il ricordo va al 2003, quando alla siccità si era accompagnato anche un caldo eccezionale. Ma oggi si dimentica in fretta, sono tante, troppe le notizie che ci investono, non è più come al tempo dei nostri nonni, che sapevano citare la data e l’anno di una nevicata estiva, di una grandinata eccezionale, di un’alluvione. Adesso più che altro ci si preoccupa di chiedere i danni, danni per questi eventi che colpiscono  l’agricoltura, l’allevamento. Non lo so, a me il sistema sembra sempre più malato ed insostenibile. Con il tuo piccolo gregge, la tua piccola mandria, in qualche modo magari ti salveresti, spostando gli animali un po’ qua, un po’ là. Ma oggi hai centinaia e centinaia di capi da sfamare quotidianamente, hai i vincoli dei contributi, hai dovuto segnalare ad inizio stagione quando ti trasferivi da un alpeggio ad un altro… Se già la situazione della montagna e degli alpeggi è in grave pericolo, non avere nemmeno più il verde dell’erba a dare speranza mi fa sentire pessimista.

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  1. E’ tutto vero quello che scrivi Marzia, anche se da noi qui in Valle Orco la situazione è leggermente meglio di quella mostrata dalle tue foto, ma sta seccando giorno per giorno…..
    Però riflettevo proprio ieri con mio marito a proposito di quello che scrivi tu…..una volta i margari erano tanti di più, i pascoli uguali a quelli di ora, ma il carico animale per ognuno era molto inferiore, quando si avevano una cinquantina di capi si era già “grossi”, ora a meno di cento non si è nulla….cosa è che ha spinto tutti ad ingrandirsi così? Contributi? E se li togliessero tutti, quanti continuerebbero? Forse si stava meglio quando si stava peggio…..non ti davano niente ma non avevano nemmeno la pretesa che rispettassi leggi assurde, questo lavoro si faceva per passione, e anche per vivere, ma non solo per incassare soldi che poi solo alcuni incassano alla grande, mentre gli altri si devono accontentare delle briciole…..

    • le stesse riflessioni che facevo ieri con un amico margaro. siamo in tanti a pensarla così, i veri allevatori e contadini onesti, quelli che però rischiano di soccombere per colpa degli speculatori.
      via i contributi e vedrai che quelli che hanno la passione per le bestie, per la montagna, per il territorio, continueranno e gli altri andranno a fare altro, lasciando liberi gli spazi per i giovani, con un mercato più equilibrato, sia nelle spese (affitto dell’alpe), sia nei ricavi (valore dei prodotti)

      • o semplicemente senza contribui collassera’ tutto, visto la percentuale sempre maggiore che occupano nei bilanci aziendali. Le grandi aziende industriali lo sarebbero sempre di piu’, rendendosi anche piu’ vulnerabili a una siccita’, per esempio, visto i notevoli capitali anticipati per semine ed irrigazioni, i medi saranno selezionati senza pieta’, i piccoli, per cui tutto sommato i contributi sono relativi (tolti insediamento giovani e miglioramenti psr) forse ne avrebbero un giovamento da diminuita concorrenza, forse salterebbero anche loro, visto che la situazione diventerebbe di “guerra” totale per la sopravvivenza, con tutti i mezzi e anche gli interi.. Cioe’ ribassi dei prezzi, qualita’ bassa, contraffazioni di prodotto, il rischio e’ che il fine giustifichi i mezzi, e un consumatore alle corde comprerebbe a 15 euro un buon prodotto d’alpeggio con un similformaggio a 4 in negozio a due passi da casa?
        Non so, sara’ che tendo a vedere il bicchiere sempre mezzo vuoto che mezzo pieno, ma ancora pochi giorni fa un quasi trentenne alpigiano delle mie parti ha gettato la spugna dopo l’arrivo del secondo figlio, proprio perche’ il conto a fine anno non tornava…

      • d’altra parte un’industria, se a fine anno i torni non contano, fallisce. in agricoltura troppe volte i conti non tornano eppure si arranca per continuare…
        senza i contributi collasserà tutto, dici tu. ma non sta comunque collassando tutto (l’economia globale)??

  2. …e cosa succede se saliamo un po’ più in alto ?
    https://camoscibianchi.wordpress.com/2012/07/21/4-settimane-a-3000-metri/

    Brava a bersagliare il becero assistenzialismo… Ma è possibile che la nostra economia, una tra le più importanti del mondo, si basa su così tanto denaro pubblico? Quello dei contribuenti?

    E il debito pubblico? Cos’è? Un cane che si morde la coda?

    Hai saputo che i quotidiani prendono dallo Stato (da tutti noi) 120 milioni di euro ?

    Alla faccia della libera informazione…. Aggiungi la RAI in mano ai politici (che pretende un canone, ovvero una odiosa imposta per il solo fatto di posseder una tv….), aggiungiamo che le altra televisioni importanti sono in mano a Berlusconi…

    Ti sembra di vivere in un paese libero? Più il tempo passa è più mi accorgo che siamo solo dei schiavi della Casta…

    …e dei mafiosi che oramai hanno infettato pure il nord Italia…

    • si chiama globalizzazione, credo…
      e comunque la mafia la possiamo trovare anche made in piedmont, senza avere contaminazioni da altre parti d’italia, pure tra la categoria degli allevatori (anche se quelli è più giusto chiamarli con altri nomi. banditi? delinquenti? ladri??? …o semplicemente “furbi”? bah…)

  3. Non è la siccità che ha ridotto i prati così, ma un’orda di turisti incivili :)
    Sono molto interessanti le riflessioni che hai scritto sui contributi e le regole irrispettose dei ritmi naturali che impongono. Bisogna sforzarsi di condividere queste informazioni, chiunque può arrivare a capire quali sono le conseguenze per la comunità intera. Ciao

  4. appunto, era in quel senso.. se capitassero due siccita’ di fila, per esempio, non so come ne uscirebbero gli agricoli industrializzati. dopo perdite su perdite in anni di ricavi smozzicati. In agricoltura si arranca nel medio piccolo (e comunque lo fai fin che puoi ragionevolmente farlo), il grosso salta gia’ solo per le pressioni di chi ti vende i prodotti che vuole i suoi soldi.. Per me e’ gia’ collassato un bel po’… solo che sono abili a tenerlo nascosto. Il preoccupante ormai e’ il dopo presa di coscienza, che ancora non c’e’. (centri commerciali ancora pieni, gente in ferie, ecc. ecc. ecc.) quanti andranno alla ricerca della qualita’, e quanti si rifugeranno nel cibo a basso prezzo?

    • condivido… si parla della crisi, ma chi qualche soldo ce l’ha ancora fa finta di niente.
      hanno ragione i pessimisti o gli ottimisti? mah??
      intanto bisognerebbe comunque tutti tornare ad un sistema più sostenibile su tutti i fronti, agricolo e non

  5. Buongiorno a tutti,
    è la prima volta che scrivo qui e vorrei fare due domanda.
    Conosco un allevatore che produce latte e lo vendeva ad una latteria locale. Ora la latteria ha chiuso e questo allevatore si trova in difficoltà perchè ha molti animali con relativi costi compreso l’affito di un alpeggio e il latte nn ha più un compratore.
    Mi chiedo: esistano della “quote latte” anche per il mercato nazionale e se anche a voi risulta che ci siano delle difficoltà a vendere il prodotto ottenuto oltre tutto con così grandi fatiche.
    Un saluto
    Monica

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