Vivere l’alpeggio, sognare l’alpeggio

In tanti sognano… E molti sognano l’alpeggio. O la pastorizia. Cambiar vita, andare a fare il pastore, scegliere di fare il pastore. Trascorrere una stagione in montagna… Tante volte abbiamo già affrontato l’argomento, spesso mi trovo a rispondere alle e-mail di chi vorrebbe che io fossi la sua chiave per aprire la porta di questo mondo.

Secondo me ciascuno deve trovare la sua strada, è un percorso faticoso, ma anche la pastorizia lo è. Nessuno dice ad un pastore come deve pascolare un nuovo alpeggio dove arriva con il suo gregge per la prima volta… Per chi l’ha utilizzato in passato, poteva esser stato alternativamente un paradiso o un inferno, ma per lui sarà ancora qualcos’altro. In questo mondo è il contatto diretto, l’esperienza vissuta, il guardarsi in faccia a contare più di ogni altra cosa. E allora, voi che sognate, non chiedete a me di mettervi in contatto con un pastore. Se uno cercasse aiutanti, pubblicherò l’annuncio. Altrimenti la fortuna aiuta gli audaci, andate a cercare il vostro pastore!

Il prossimo anno festeggerò i 10 anni da quando ho incontrato il pascolo vagante ed ho iniziato poco a poco a vivere la pastorizia. Continuo ad imparare giorno per giorno, ed è soprattutto osservando e vivendo che imparo tante piccole/grandi cose che forse nessun pastore ti rivelerebbe mai. Qualcuno perchè vuol “proteggere” i suoi segreti, qualcun altro perchè non sa che il suo sapere può essere importante anche per altri. E poi chi l’ha detto che un pastore è “grande” in funzione del numero di capi del suo gregge?

Per un pastore “vivere l’alpeggio” è avere buoni pascoli per il suo gregge. Avere acqua ben distribuita tra le pasture per dissetare facilmente gli animali. Vuol dire non essere pastori fino in fondo se “vivere l’alpeggio” serenamente significa avere l’acqua in casa… e non solo quando piove? Anzi, quando piove il maltempo ti pesa meno, perchè sai che a fine giornata avrai un posto dove accendere una stufa, scaldarti, cambiarti, mangiare un pasto caldo. Vale per me, ma anche per chi è pastore da sempre!

Se poi ci sono i buoni pascoli, tanto meglio! Ma per me è altrettanto importante raggiungere l’alpeggio con una certa facilità, possibilmente in auto. Non è pigrizia, tutti i giorni per andare al pascolo si fanno già centinaia e centinaia di metri di dislivello! Ma poter portare in montagna del cibo che garantisce un’alimentazione varia (e non solo latte, salumi, polenta) è un vivere l’alpeggio più salutare.

E’ facile sognare l’alpeggio e la pastorizia vedendo immagini così, con i fiori, il sole, immaginando anche una leggera brezza. Viverla è un’altra cosa. Dopo tante esperienze fallite, quest’anno in alpeggio con noi c’è uno di quelli che sognavano la pastorizia. E’ stato un amico fidato a farci incontrare, uno che i pastori li conosce bene e mi ha detto la parola magica: “E’ uno come noi, malato per le pecore, anche se fa tutt’altro…“.

Devi avere la malattia, appunto. Non basta dire “Mi piacciono gli animali”, o “Mi piace la montagna”, l’alpeggio e la pastorizia sono tutt’altro. Solo così sarai disposto a stare in alpeggio, al pascolo del gregge, sette giorni su sette, andando raramente a letto prima di mezzanotte. Sarai disposto a rimetterti gli scarponi ogni mattina, anche quando hai i piedi doloranti per le vesciche. Dedicherai a te stesso proprio il minimo indispensabile, ed a volte nemmeno quello, perchè ti senti in dovere di pensare a loro, alle pecore, prima di tutto.

Capirai che il freddo e la montagna di chi l’alpeggio lo vive sono un’altra cosa rispetto a quello delle gite in montagna. Lo capisci quando è sera e sei ancora lassù a tentare di ricondurre tutti gli animali nel recinto. Lo capisci in un interminabile pomeriggio di nebbia, con gli animali fermi a pascolare e tu fermo, accanto a loro, poco per volta non senti più le mani e ti domandi dov’è il caldo torrido che il giorno prima mischiava sudore e polvere sulla tua faccia.

Ogni volta che dall’alpeggio scendi e torni a casa ti senti strano, perchè lassù la concezione del tempo è diversa, non si guarda nemmeno più l’ora, specialmente se il telefono non prende e allora lo tieni spento. Non sai le notizie del resto del mondo, ma in fondo nemmeno ti mancano. Poi ti sembra strano ricollegarti on-line, doverti occupare di incombenze quotidiane, ma ti sembrano eccezionali anche piccole cose scontate, come avere subito l’acqua calda dal rubinetto, lavarti sotto la doccia anzichè “a pezzi”. E la televisione? Francamente non mi viene nemmeno voglia di accenderla. E’ già quasi fine luglio, la stagione d’alpeggio praticamente è a metà, appena riesco torno lassù a vivere l’alpeggio!

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  1. Che invidia vedere tutta qull’erba verde, qui da noi invece è tutto seccop perchè da quando siamo saliti, tutti i giorni sole e vento. Ciao, Gloria,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,

  2. Semplicemente sono diverse le motivazioni di chi fa il pastore e chi sogna di fare il pastore. Penso che nessun Pastore con la P maiuscola si sia mai immaginato di fare quel mestiere per infilarsi un filo d’erba in bocca e farsi accarezzare dalla brezza montana. Tanto per tornare ad una tua citazione: una pecora che rumina, un agnello che succhia il latte …. sono un diletto permanente. Per me lo sono, ………..anche se non sono un pastore. Per chi sogna soltanto di fare il pastore, dopo un pò … si rompe!!! In ogni caso non riesco proprio ad immaginare nessuno che possa dire ” mettere un timbro su di una ricevuta è un diletto permanente”, almeno questa soddisfazione prendiamocela!!!! Ciao, buona erba, Bruno.

      • A maggior ragione, per questi tempi, è fondamentale la passione. A mio avviso la passione è ciò che può fare la differenza, a parità di condizioni. La passione è quella cosa che magari ti impedisce di autoprovocarti dei danni, anche seri. Solo la passione ti può far ri-infilare gli scarponi ai piedi doloranti, se ti accorgi che una pecora non è nel recinto; solo la passione ti fa svegliare nella notte per andare a controllare un animale che stà male o prossimo al parto. Solo pochi giorni fà ho sentito un giovanotto presuntuoso dire al padre ” il vitello della tale vacca è morto, è già nato con problemi perchè la vacca era magra e non lo ha alimentato a sufficienza. Io, più che dargli da mangiare cosa vuoi che faccia” . Ma se ti sei accorto che la vacca era magra, forse non era il caso di isolarla dal resto della mandria e tentare di nutrirla in modo idoneo?

      • alcuni dei giovani che ho intervistato per il libro hanno già smesso… parlare di passione è un conto, avercela davvero è un altro! un margaro mi diceva che i giovani d’oggi non lavorano più come un tempo. è giusto che il giovane allevatore abbia i suoi spazi, il suo divertimento, ma senza dimenticare le esigenze degli animali!

  3. …Ognuno cerchi il suo pastore…o metta su un bel gregge! Da due anni vivo in sardegna e non ho mai trovato un pastore disposto a farsi aiutare (men che mai gratis)…e allora..oplà…preso le pecore e la malattia. Però che invidia l’alta montagna, qui il pascolo si conquista con la roncola.

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