Soddisfatti del proprio lavoro

Chi abitualmente legge questo blog sa che una delle parole base del mestiere della pastorizia è PASSIONE. Vi consiglio di andare a rileggere questo post datato gennaio 2011. Dicevo che va bene la passione, però…

Ci ripensavo dopo la chiacchierata con un pastore. Ormai sapete che sono “dentro” al mondo della pastorizia, ma non ce la faccio a pensare completamente come un pastore tradizionale. Sapendo cosa vuol dire “fare il pastore”, gli orari, i sacrifici, la fatica che comporta, molto spesso anche le “rinunce” sul piano personale, umano, sociale, il trascurare persino la propria salute in nome del gregge… bhè, io non riesco ad accontentarmi della classica risposta che senti sempre in bocca a tutti.

Giovani, giovanissimi ed anziani, tutti a dire che la soddisfazione è avere le pecore belle, avere le pecore piene a fine giornata, chiuderle nel recinto soddisfatte per il pascolo. Qualcuno, forse più vanitoso, vuole avere delle belle pecore per mostrarle pubblicamente nel giorno della transumanza, o per condurle ad una fiera. Altri, pastori veri, magari un po’ riservati, innamorati del proprio lavoro sopra ad ogni cosa, traggono soddisfazione nel guardarle loro stessi, cosa poi ne pensa la gente non importa.

Certo, in qualunque lavoro ci deve essere la soddisfazione per ciò che si è fatto. Il pittore verso il proprio quadro, il geometra e l’impresario verso la casa terminata, il panettiere verso il suo pane, e così via. Ma… ma deve poi anche esserci un riscontro economico a ripagarti della fatica fatta. Crisi o non crisi, non vivi solo ammirando le tue pecore, soprattutto con le spese che ci sono! E fatichi a vivere svendendole a macellai e commercianti che, per carità, fanno il loro lavoro e giustamente devono ammortizzare le spese, avere un reddito. Ma il produttore? Siamo ai soliti discorsi di “filiera”, solo che come può accorciarla il pastore, specialmente quello nomade, che non munge e che spesso continua le transumanze anche nella stagione d’alpe?

Ho mangiato ottima carne di pecora e poi di agnello in Lazio la scorsa settimana. Tutti i pastori (Piemonte e non) vendono pecore “da macello” durante tutto il corso dell’anno, ma che fine fanno?? Qualcuno di voi nella sua macelleria di fiducia ha mai visto carne di pecora? Ho anche mangiato della straordinaria carne secca di pecora proveniente dalla Lombardia, recentemente. Se cercate in internet, non trovate un riferimento, un’azienda che la venda, che la produca, anche se è compresa tra le tipologie di carni secche tipiche della regione lombarda. Ecco, io come pastore sarei soddisfatta del mio lavoro se potessi produrre qualcosa di cui andare fiera. La bella pecora sì, ma anche il buon prodotto!

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  1. Timidamente e’ comparso, dal mio formaggiaio, un cartellino che invita ad acquistare la ricotta romana e quella siciliana.
    Ho assaggiato in un’ agrigelateria un ottimo fiordilatte prodotto con latte di capra, come pure uno yogurt.
    Carne di pecora, mai vista dal mio macellaio. Agnello solo a Pasqua.

      • Il sairas e’ ottimo ma lo si trova di meno…

        e’ il consumatore finale (noi) che deve richiedere determinati prodotti e deve essere consapevole di fronte a “false mode” e a “false diete” …..

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