L’arrivo del caldo

Fino ad ora non era stata vera estate, ma d’altra parte il calendario dice che siamo ancora in primavera. Però poi il caldo è arrivato di colpo e da queste parti non è che lo si attendesse con particolare impazienza.

Caldo vuol dire nebbia, soprattutto su quelle montagne che per prime si affacciano sulla pianura. Certo, di lì si godrebbe di un bel panorama, si potrebbe spaziare con lo sguardo riconoscendo i luoghi dove si va al pascolo in autunno, inverno, ma è raro riuscirci!  La nebbia almeno mantiene fresca l’erba, i pascoli che quest’anno sono “un po’ indietro” rispetto alle passate stagioni. Ma ci sarà da preoccuparsi per l’acqua, visto che neve e nevai ce ne sono poco-nulla e grandi piogge non le ha fatte.

La nebbia la vedi arrivare già al mattino, il cielo limpido è un’illusione mentre fai colazione, già quando ti appresti a metterti in cammino per raggiungere il recinto le cime iniziano a giocare a nascondino. Quando parti al pascolo lei è lì ad attendere il gregge e poco per volta lo inghiottirà. Quanto servono le campane da queste parti! E la capacità del pastore di orientarsi, la sua conoscenza di ogni sasso, di ogni costone, ma soprattutto del comportamento delle pecore. Il pastore, nella maggior parte dei casi, sa come il gregge si muoverà, dove andranno gli animali, come si divideranno, come si sposteranno nella nebbia.

E così quel giorno si arriva fin su alle baite, alle vecchie baite sempre più simili a cumuli di pietre disordinate e non ad abitazioni per esseri umani. Niente è stato fatto, non sono iniziati i lavori promessi (e millantati sui giornali locali lo scorso anno), qui è impensabile vivere e lavorare. Nessuno si rende conto di quanto sia importante investire su quei pochi che ancora ci credono davvero? Su quei pastori e margari che lavorano con il cuore e che, oltre all’immensa passione per gli animali, hanno un legame fortissimo con la terra, con quella montagna che li ha visti nascere, che è stata calpestata dai loro primi passi di bambini?

La nebbia va e viene, ma quello che accade quassù è comunque invisibile, anche nelle giornate di pieno sole. La montagna è un problema, non una risorsa. Qualcuno preferirebbe cancellarla, sono spese infinite per le amministrazioni… E chi lavora quassù reddito ne produce poco, ma non per sua volontà. Non c’è da arricchirsi, a fare il pastore! Si sopravvive a stento!!

I rododendri stanno appena fiorendo, lo scorso anno a questa stagione avevano già finito. Adesso il caldo farà accelerare tutto, anche se servirebbe della pioggia, perchè i prati pascolati a quote inferiori non ricacciano come dovrebbero, si notano addirittura chiazze giallastre e gli animali alzano nuvole di polvere lungo certi sentieri.

Le giornate si fanno più calde, una dopo l’altra. Laggiù la pianura avvolta dall’afa ed alla sera si scatenano violenti temporali, il cui eco arriva anche in quota sotto forma di cieli illuminati da fulmini e cupi brontolii dei tuoni, ma nemmeno una goccia d’acqua. Invece, scendendo dall’alpeggio il mattino dopo,  si viene progressivamente investiti dal caldo che toglie il respiro e le forze, poi qua e là si vedono i segni del violento temporale della sera precedente.

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  1. Bello Marzia, davvero un viaggio nella natura e nella sua comprensione profonda…

    Certo, i pastori ci insegnano quanto sia vitale lo stretto rapporto con la nostra terra. La loro conoscenza del territorio (che è anche nostro, sebbene trascorriamo molte ore nelle città, chiusi negli uffici… come se il mondo “di fuori” non esistesse più…) permette alla montagna di esistere così come permette a loro di “esistere”.

    E’ un dialogo bellissimi e ricco che tu sai quasi renderlo poetico sebbene sia consapevole della durezza di quella vita.

    Ti informo che la Stefanelli nell’ultimo numero della Rivista del CAI ha publicato delle foto stupende sulla vita dei pastori. L’articolo si chiama:

    “Piemonte, terra di pastori”.

    Evviva!

  2. Scusa gli errori di ortografia: se puoi, correggili. Grazie (“bellissimo” anziché “bellissimi” – “pubblicato” invece di “publicato”.)

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