Un alpeggio per tutti?

Ricevo tante e-mail, messaggi, commenti qui e su facebook, segno che questo blog è diventato un po’ un punto di incontro, se non anche di riferimento. E’ una bella responsabilità… soprattutto quando ricevi degli appelli, delle richieste di aiuto a cui davvero non sai rispondere. Mi spiace deludere chi si rivolge a me confidando che io riesca a trovargli un posto dove trascorrere l’estate lavorando in alpeggio. Mi spiace ancor di più leggere richieste di aiuto come quella di Liviana, che pubblico qui nella speranza che possa servire a qualcosa.

Non sapendo più dove sbattere la testa ho deciso di utilizzare il tuo blog per pubblicare un annuncio… Grazie agli speculatori di cui parli tu e a gente non troppo onesta che ci ha preso un po’ per i fondelli ad oggi non abbiamo ancora trovato una montagna per quest’estate… Noi attualmente abitiamo a Lanzo ma saremmo disposti a salire in alpeggio anche in altre vallate… se qualcuno avesse notizia di un alpeggio vuoto che porti sulla quarantina di mucche ci faccia sapere. Grazie!

Forse ci sarebbero più alpeggi, magari non per tutti, ma per chi davvero ha intenzione di utilizzarli per svolgere l’attività di margaro (come Liviana e Carlo Alberto) o di pastore, se non si verificassero quei “fenomeni” di cui si discorreva l’altro giorno. Inizio a capirci qualcosa in più. Innanzitutto, il mondo dei “contributi” è una galassia complessa, all’interno della quale si muovono molto bene quelli che “non hanno niente da fare” e molto meno agevolmente chi invece ha da seguire un’azienda, specialmente se tradizionale, senza dipendenti, con animali cui tocca provvedere quotidianamente. Motivo per cui ci si affida a qualcuno che curi i tuoi interessi sperando che operi per il meglio. Gli altri invece cercano di approfittare dei contributi anche quando “in teoria” non ne avrebbero i titoli. Cercano i punti deboli della legge per usufruire di fondi pensati per tutt’altro applicati alle superfici d’alpeggio. E allora ecco che entrano in gioco “quelli del tabacco” e non solo più “quelli dei tori”. Si fa riferimento a misure diverse, a contributi di differente provenienza (PAC, PSR… Qui il sito ARPEA per chi vuole cimentarsi). Ed ecco allora perchè c’è chi prende i contributi “senza portare su una bestia” e/o affidando il pascolo ad altri e chi invece se li vede bloccare perchè il numero di capi monticati è inferiore al 70% di quelli dichiarati dalla sua azienda.

Insomma, il tutto è abbastanza complesso, per cui occorre affidarsi ad un Centro di Assistenza Agricola. Ci sono le Associazioni di Categoria, amate/odiate perché spesso ritenute responsabili più di quello che non funziona… che non di quello che riescono a fare. Complice anche l’atteggiamento di chi non spiega il perchè ed il percome delle cose, come se tutti coloro che si recano lì siano incapaci di comprendere… Se non vuoi far pensare al tuo interlocutore che stai cercando di fregarlo, spiegagli chiaramente cosa stai facendo, a cosa lo stai vincolando, ecc! Nella mia breve carriera ho incontrato (come dappertutto) personaggi viscidi e non trasparenti, ma anche persone disponibili e che veramente mi hanno aiutato, come quella che stamattina mi ha dedicato (telefonicamente) del tempo per spiegarmi un po’ di cose sui contributi (GRAZIE!!). Comunque, come segnalava Roberto in un commento al post dell’altro giorno, esistono anche CAA indipendenti, come questi. Qui un articolo che spiega chi e come può costituire un CAA. Quindi, mi correggo rispetto a quanto ipotizzato l’altro giorno, le domande per i contributi possono anche esser presentate al di fuori delle Associazioni di categoria.

Tornando a noi, i lettori di questo blog si sfogano presentando le loro vicende personali. Riprendo un commento di Domenico, che magari non tutti hanno letto. “Conosco molto bene queste situazioni perchè sono anche io un pastore e vivo giornalmente questi episodi. Vivo in Abruzzo e anche qui i nostri pascoli oltre ad essere invasi da predatori a quattro zampe, ci sono anche quelli a due gambe come dici tu. I pascoli abruzzesi sono stati invasi da questi allevatori di tori che non so come fanno ma riescono a farsi concedere dai comuni centinaia di ettari di pascoli e dopo di che non portano nessun capo di bestiame al massimo li ridanno in subaffitto a qualche allevatore locale. In questo modo si sta facendo altro che finire di far scomparire chi svolge quest’attività con professionalità. ma chi ci dovrebbe tutelare a noi, come mai non si accorgono di queste cose? Mangiano tutti dentro lo stesso piatto? Io dal 2010 a oggi non ho preso più un centesimo per quanto riguarda la misura F (prati e pascoli), e quest’anno non si farà nemmeno la domanda per l’indennità compensativa, vivo in un paesino a 1000 m slm a chi le andiamo a denunciare queste storie? perchè quando noi facciamo la monticazione estiva ci vengono richiesti anche i minimi dettagli?
Questi lupi a due gambe come fanno a fare tutti questi magheggi e a prendere contributi a nostro discapito? Qui le stalle chiudono quasi tutti i giorni e nessun giovane prende l’iniziativa. Credo che siamo entrati in un vero disagio sociale.

Invece dal Trentino, si sfoga un giovane pastore. “Ho visto che di gente che gira attorno al mondo della pastorizia ce n’è sempre di più, e anche amici del blog che mandano foto di vari pastori e varie greggi. Questo mi fa piacere.
Comunque volevo scriverti anche a riguardo di un problema che da tempo continua via via a peggiorare sempre più, mi riferisco agli alpeggi in generale. Ci siamo ritrovati anche noi nel casino degli alpeggi affidati a finti allevatori di pecore che vanno a rubare le malghe a chi veramente fa questo mestiere e con questo mestiere deve viverci. Il casino è partito tutto l’anno scorso quando alla scadenza del contratto di affitto dell alpeggio per Malga Pasubio/Cosmaion del comune di Vallarsa, dove da 10 a sta parte ha sempre pascolato Cristian, è arrivato a casa l’avviso d’asta per questa malga. (…).” Il nostro amico ci racconta la sua versione dei fatti di come è andata quest’asta che li ha visti perdenti contro una società che affitta alpeggi in tutta Italia. La vicenda era poco chiara e c’era puzza di bruciato… “…da qui Cristian ha intrapreso le vie legali contro il comune di Vallarsa, e a maggio l’anno scorso c’è stata la prima sentenza contro il Comune che ha dato ragione a loro. Senza prove certe di corruzione e quant’altro non poteva di sicuro portare a casa qualcosa Cristian, ma insistendo nell’andare avanti con la causa, il 29 maggio di quest’anno siamo andati in Corte d’appello, e una volta analizzata la causa per bene, il giudice l’ha data vinta a Cristian. Un ottimo risultato siamo contenti, però adesso dobbiamo aspettare il comune che ha 60 giorni per fare ricorso. Vedremo come andrà a finire. Ci hanno spiegato che anche in Trentino tanti contadini e pastori sono in rivolta per il continuo susseguirsi di queste vicende, però nessuno sì è fatto avanti e andato per vie giudiziarie. Basta digitare Pascoli Alti srl di Marcato Ulisse su Google per vedere quante malghe ha in affitto. Un’altra idea era quella di fare un articolo in qualche giornale per far sapere in giro di questo problema che continua a mettere in ginocchio gli allevatori e i pastori.

E qualche articolo c’è già, ecco qui per esempio. Comunque, io casualmente sarò ospite a Vallarsa a fine agosto/inizi di settembre per il Festival “Tra le rocce e il cielo”, quindi non mancherò di far visita a Cristian, sperando di trovarlo in alpeggio lassù.

Vi lascio di nuovo per qualche giorno a meditare su queste vicende…

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