Un appuntamento fisso

La transumanza dei propri animali può anche essere un giorno difficile, stressante. Anzi, il più delle volte lo è e non vedi l’ora che sia finito per essere sicuro che tutto sia andato bene. Partecipare alle transumanze altrui invece lo fa con un altro spirito. A volte per dare una mano, a volte per incontrare e salutare amici che non vedi da tempo.

I camion erano schierati nella spianata alla base dei trampolini e stavano riversando nell’aria limpida di montagna il loro carico belante. Se ci si può permettere di affrontare una lunga transumanza a piedi d’autunno, non altrettanto avviene in questa stagione.

Ricordo anni in cui c’erano molte più persone. Magari il cielo non era altrettanto limpido e sereno, ma era l’atmosfera ad essere diversa. È bello vedere come la figlia del pastore, pur attualmente indirizzata su altre strade (negli studi ed in parte del tempo libero), stia sempre più diventando qualcuno su cui il padre può fare affidamento in questi momenti. Vedere le sue immagini in pista sul ghiaccio mentre compie evoluzioni artistiche e vederla qui con la cana in mano e lo sguardo serio accanto al papà è una qualcosa di emozionante.

Si parte quasi subito diretti ai pascoli. Il sole brucia, il gregge alza nuvole di polvere. Sta iniziando una nuova stagione d’alpeggio anche per questo pastore, ogni anno è diverso dai precedenti, a volte in meglio, altri in peggio. I pastori vaganti sono abituati agli ostacoli ed agli imprevisti quotidiani, ma in certi momenti sembra proprio che il mondo prenda strade troppo lontane da realtà antiche come quelle della pastorizia e della transumanza. Anche gli astuti pastori vaganti, abili a sopravvivere in qualsiasi situazione, possono trovarsi in difficoltà.

Pragelato è semi-deserta, sembra quasi un paese fantasma, con qualche operaio che scruta il passaggio del gregge dall’alto dei ponteggi. Pecore, capre ed asini camminano lungo la strada di sempre, potrebbero raggiungere i pascoli senza nessuno davanti a guidarle.

Si risale il versante, prima la strada asfaltata e poi il sentiero, si chiacchiera, ma c’è poca voglia di scherzare. Non c’è molto da ridere, di questi tempi, per chi pratica questo mestiere. Si cerca di sopravvivere. Si inveisce contro la burocrazia, termine che riunisce al suo interno un’immensa varietà di aspetti, dalle leggi ai tempi di attesa negli uffici, dai funzionari privi di buon senso alle carte che non riesci a comprendere senza che qualcuno te le spieghi. E a volte chi lo fa non è nemmeno lui proprio sicuro di averle capite alla perfezione.

Intanto per ora siamo qui, le pecore brucano tra i fiori, questa tappa è fatta. Il resto si vedrà, come sempre i pastori vivono alla giornata. Tocca a me scendere veloce senza nemmeno pranzare con i pastori perchè, neanche a farlo apposta, è il mio turno per una lunga attesa “burocratica” in un ufficio, dal quale uscirò chiedendomi a chi si devono affidare gli allevatori per vedere tutelati i loro diritti.

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  1. ..come sempre i pastori vivono alla giornata..niente di più vero!!Vuoi per una questione pratica,vuoi perchè non ci si può permettere di fare altrimenti.Tra leggi,permessi,documentazione perdi giornate e tra nervoso e preoccupazioni ti si accorcia proprio la vita!!Anche se si parla tanto di semplificare,le scartoffie aumentano a dismisura..vergognosamente..

    Belle foto della transumanza del mitico Fulvio..

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