Una transumanza da festeggiare

Non scrivo tanto qui perchè sono… in campo! Tra campanacci e pascoli, transumanze e giornate a sorvegliare animali, ma anche ore spese a cercare di semplificare, risolvere o anche solo capire difficili questioni che interessano pastori, margari, la montagna. Dal momento che le notizie apprese recentemente non sono buone, non volevo affliggermi con il mio stato d’animo negativo, quindi inizierò a narrarvi una transumanza particolare.

Era una mattina umida ed un po’ afosa in bassa Valle Po. L’appuntamento era per le sei, ma i margari, amici e parenti già da prima dell’alba erano in piedi per prepararsi alla partenza. Una transumanza particolare attendeva la mandria, la 50° salita a piedi da Revello, dove si trova la cascina della famiglia Mattio, alle Meire Dacant, nel Comune di Oncino (CN).

Ultimati tutti i preparativi, ci si mette in cammino. Ho l’incarico ufficiale da parte del Comune per immortalare e documentare l’evento. Sono settimane che il Sindaco in persona si adopera per far sì che questa transumanza sia una vera festa per celebrare la fedeltà alla montagna dei margari.

In una mattinata dal cielo velato e dall’abbondante umidità nell’aria si percorrono strade inizialmente deserte, andando a svegliare la gente dei paesi con il suono dei rudun. Poco per volta qualcuno si affaccia dai balconi, accorre lungo la strada, magari in pigiama. Poi ci sarà quello che già bagna il giardino o toglie l’erba nell’orto…

Si sfiorano i paesi della bassa valle, si incontrano auto che non accennano a rallentare nonostante la presenza della mandria sulla carreggiata, il più possibile a destra, ma… Occorre prudenza ed un minimo di pazienza!

Il cammino è lungo, non si rimpiange l’assenza del sole. Dicono che i chilometri complessivi saranno una trentina e l’andatura delle vacche si mantiene sostenuta. La stanchezza si fa sentire, nonostante l’eccitazione. La transumanza è sempre una giornata bella, ma impegnativa.

Per qualche breve tratto è possibile abbandonare l’asfalto, permettendo al traffico di defluire indisturbato ed agli animali di camminare sul fondo naturale. La strada è una tortura per tutti… Ma non è ancora il momento di pensare all’arrivo.

In uno squarcio lassù compare il Monviso e la speranza è quella di godere del suo panorama nell’ultimo tratto di cammino. Come dice l’antico detto, se il Monviso ha il cappello, o fa brutto, o fa bello… Ma da queste parti è facile che sia la nebbia e le nuvole ad averla vinta.

Si sfiorano i paesi, ormai è giorno fatto, l’arrivo è previsto per mezzogiorno. C’è stata solo una breve tappa per far riposare le bestie e bere un bicchier d’acqua, ma poi si prosegue verso la valle. Tra poco la strada inizierà a salire.

Il lungo rettilineo è l’occasione per vedere dall’alto tutta la mandria. Sono in tante anche le persone che la accompagnano e questo facilita le operazioni di sorpasso da parte degli automobilisti. Tra poco però la sede stradale si restringerà…

E infatti qui le cose si fanno più difficili, tra curve e strettoie. E’ un sabato mattina festivo e numerose auto, nonostante il meteo incerto, risalgono la Valle Po. Per loro qualche istante di attesa, ma nessuno sembra lamentarsene platealmente.

Raggiunto il ponte di Oncino, per tutti viene il momento di una sosta più lunga. Gli animali brucano e si riposano, anche se alcune vacche chiamano incessantemente i vitelli nella biga.

Una foto di gruppo per celebrare l’evento: si sono aggiunte anche persone incontrate per la via… Nonostante la pubblicità, quasi nessuno ha partecipato a questa transumanza “organizzata”. Solo nelle occasioni in cui c’è da mettere qualcosa sotto i denti si vede qualcuno in più…

E infatti nel cofano dell’auto del margaro sta già spuntando la colazione: pane, salame, toma e adesso anche il vino, mentre in precedenza s’era vista solo l’acqua. Si mangia e si chiacchiera, tutto procede secondo l’orario prestabilito e si arriverà ad Oncino in tempo.

Quando si riparte, le vacche imboccano decise il ponte. Qui non serve più tanta gente, l’ordinanza del Sindaco attribuisce la precedenza alla transumanza, le auto in entrambi i sensi di marcia dovranno aspettare la conclusione del cammino degli animali per passare.

In coda agli animali due persone la cui presenza mi sarà spiegata solo più tardi… Padre e figlia si muovono con naturalezza tra gli animali, lei è attenta a spronarli incessantemente e chiama i cani. Eppure non sono “gente del posto” e nemmeno famigliari degli allevatori. Sono venuti apposta da San Marino per la transumanza. “Li abbiamo conosciuti per caso qui lo scorso anno“, mi spiegherà Luigi a tavola. “Avevano le bestie, una bella cascina, tutto secondo le regole, ma poi la gente intorno si lamentava e alla fine li hanno fatti chiudere. Ma si vede, e lui lo dice, la passione è questa qui, lo vedi come gli piacciono le bestie.”

La salita ad Oncino è più lenta, anche se gli animali in testa comunque non mollano mai. Curva dopo curva si prende quota, ma si capisce che non ci sarà molto panorama, una volta che ci si avvierà definitivamente nella zona dei pascoli.

Ad Oncino l’accoglienza è calorosa. Il campanile scocca esattamente il mezzogiorno, le vacche si abbeverano nell’antico abbeveratoio che da ben più di 50 anni serve a questo scopo. E’ così che dovrebbe essere sempre, le mandrie accolte in piazza, salutate e festeggiate… Invece in quanti Comuni le ordinanze le confinano più lontano possibile dal centro, magari senza campane? Questa è la vita per i paesi di montagna, questa è la tradizione!

Iniziano i festeggiamenti e dal trattore vien fuori una fisarmonica: subito si intona un canto, in parte sommerso da campanacci e muggiti. Di gente in piazza ce n’è, appassionati e semplici curiosi, gente del posto, turisti, anziani e bambini.

C’è spazio anche per i discorsi, ma sono parole genuine e non retoriche, quelle del Sindaco, che poi passa a premiare Luigi. Una targa che rimarrà appesa alla parete in alpeggio, credo, ed una torta che poco dopo verrà divisa tra tutti. E’ bello vivere momenti come questi, è bello vedere un sincero legame tra amministrazione e “gente degli alpeggi”. Per un attimo posso non pensare ad altre valli, ad altri Comuni, che alla continuità invece hanno anteposto il denaro, dando i loro alpeggi in mano a speculatori che mai faranno del bene per la montagna.

E dire che il Comune di Oncino è piccolo, sicuramente non ricco… Invece che festeggiare i 50 anni di transumanza dello stesso margaro potrebbe forse fare come altri che festeggiano le decine di migliaia di euro incassate affittando a personaggi che niente hanno a che fare con la parola montagna, alpeggio, territorio.

Si riparte alla volta delle Meire Dacant, la strada è asfaltata fin quasi alla baita. “Fosse sterrata sarebbe quasi meglio, perchè gli animali tribolano a camminare sull’asfalto“, afferma uno dei partecipanti alla transumanza. Però qui è garantito un collegamento con il fondovalle più agevole che altrove…

E poi è la nebbia a farla da padrona, diventando così spessa da impedirmi di documentare gli ultimi chilometri, l’arrivo alla baita, l’ingresso nei pascoli. La stanchezza adesso è davvero tanta, ma si sa che ormai si è vicini alla meta, tutto è andato bene e ci si può avviare verso i festeggiamenti finali.

E’ stata preparata una lunga tavolata all’aperto, dove prenderanno posto tutti quelli arrivati fin qui. Dalla cucina arriverà cibo in abbondanza per sfamare e rinfrancare tutti, poi la fisarmonica riprenderà a suonare e ci saranno canzoni, brindisi, scherzi.

Ancora una torta per festeggiare Luigi, qui nuovamente in compagnia del Sindaco. Il giovane Vicesindaco invece è un margaro. Mi dice che bisogna fare anche questo, anche se porta via tempo ed è difficile per chi fa questo lavoro, ma bisogna farlo per evitare che succedano quelle cose di cui si parlava, le montagne in mano ai delinquenti ed i marghè obbligati a mendicare un posto dove portare le loro bestie. Il clima di festa non può infatti completamente dimenticare ciò che sta accadendo sulle montagne vicine, nelle vallate confinanti. La speranza è che si possa continuare a festeggiare anniversari e che altri sindaci seguano l’esempio di Piero Abburà.


Per rivivere l’atmosfera della transumanza, ecco alcuni suoi momenti durante il cammino in questo video.

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