Transumanze e…

Come vi dicevo, d’ora in poi questo blog sarà meno aggiornato del solito. Non troverete aggiornamenti quotidiani, sia per mie assenze “professionali”, sia perchè sarò in alpeggio. Se qualcuno mi volesse più presente… è libero di regalarmi i mezzi per avere una connessione stabile dai monti, là dove anche i cellulari non trovano la rete e spesso ti lasciano isolato dal mondo!!

Parliamo della transumanza che finalmente ha portato al primo “alpeggio”, anche se un tempo questo era solo il fourest, laddove iniziava ad andare su qualcuno della famiglia con gli animali, mentre altri in fondovalle facevano il fieno. Ma si parla di tempi ormai passati, tempi in cui luoghi come questi erano abitati tutto l’anno e lì si nasceva persino. Non secoli fa, ma solo 50-60 anni sono passati da allora. Eppure così tante cose sono cambiate e siamo arrivati a giorni in cui la contrapposizione con il progresso estremo stride con le condizioni in cui ti tocca vivere quando sei in alpeggio.

A quei tempi il fieno si faceva eccome, non ci si preoccupava dell’aumento del carburante e del costo dei pezzi di ricambio dei macchinari, che si rompono giusto mentre devi imballare… Era una faticaccia, tutto a mano, anche in posti ripidi, ma sono sicura che la montagna era un vero “giardino”, non come oggi, con i vecchi sentieri che trovi a fatica tra arbusti ed ortiche. Ma a volte quei vecchi sentieri tornano utili, se la strada sterrata è inagibile per lavori iniziati troppo tardi, quando era ovvio che così facendo avrebbero intralciato chi d’estate sale in montagna per lavorare con le bestie.

Il gregge già da qualche giorno pascolava comunque in quota, respirando un’altra aria, con le montagne che si erano rivelate imbiancate dopo le precipitazioni che a quote più basse erano state “solo” pioggia. Anche se qui bisognava comunque tirare qualche rete per rispettare confini, prati e pascoli altrui, era già un altro lavorare rispetto alla pianura, alle strade trafficate, ai campi diserbati, a vigneti, frutteti…

La vera transumanza è quella che ti porta lassù, da dove non scenderai per tutta la stagione, se non per eventi eccezionali. Vanno su non solo gli animali, ma anche le attrezzature, viveri per uomini e cani, vestiario pesante per quelle giornate in cui pare inverno, ricambi per quando sei bagnato fradicio di pioggia, ma pure la crema solare per le scottature che affliggono anche chi è abituato a star sempre all’aria aperta 365 giorni l’anno. Per quella transumanza vengono in tanti, amici, parenti, chi ti da le bestie in guardia per la stagione.

Una solita, normale giornata di nebbia, quassù. Lasci l’asfalto, ti incammini lungo la pista. L’erba è ancora bassa, ma “…bisogna mangiarla adesso, così non viene vecchia e ributta per avere poi un buon secondo pascolamento tra un po’, ora che inizierà a scaldare!“. Per il momento infatti non si è patito il caldo, in quota. L’anno scorso si era arrivati qui un po’ più tardi, ma questa volta ci sono pascoli da utilizzare prima, visto che i bovini invece saliranno più tardi, sempre per colpa di quella strada interrotta e del fieno da finire in fondovalle.

Lo scorso anno la strada interrotta invece era questa, per colpa delle piogge cadute a fine maggio che avevano reso instabile il punto già ripristinato dopo passate alluvioni. Eppure sembrava essere assai più pericoloso quest’anno, con un tratto quasi sospeso nel vuoto, dato che la terra era franata al di sotto della sistemazione. C’è un solo mezzo al seguito per caricare eventuali animali in difficoltà, per il resto si passa a piedi, scuotendo la testa nel pensare a come e quando ci si ricordi delle esigenze di chi vive e lavora in alpeggio.

Il fiume di pecore si snoda lungo la strada, quelle di proprietà del pastore e quelle in guardia, segnate con evidenti marche colorate. Ogni stagione d’alpeggio che inizia è ricca di incognite ed interrogativi, soprattutto per chi cambia alpeggio, ma anche per chi ritorna in quello di sempre. C’è anche chi in montagna non può salire, perchè qualche speculatore gliel’ha strappata, ma di questo avremo modo di riparlare più approfonditamente nei prossimi giorni.

Il cammino del gregge è cadenzato dal suono delle campane: quelle più leggere, dal suono squillante, che resteranno al collo per tutta la stagione di pascolo, a segnalare presenza e spostamenti degli animali nella nebbia. Invece i rudun dal suono profondo verranno tolti già la sera e riposti al sicuro in attesa della fine della stagione.

La strada finisce ed inizia il sentiero. Gli animali lo seguono, c’è poco pascolo tutt’intorno, infatti il pastore che sale qui d’estate non è ancora arrivato. Poco per volta la montagna andrà a popolarsi, come sempre sono le pecore le prime a salire, anche se qua e là qualche margaro aveva anticipato i tempi, finendo persino nella neve per “colpa” delle temperature. Ma una volta a certe quote si arrivava più tardi. Oggi è cambiato il clima, è vero, poi sono cambiati i costi… Visto che l’alpeggio lo paghi caro, c’è chi pensa forse di sfruttarlo più a lungo, fuggendo pure dalle spese di alimentazione quotidiana degli animali in pianura.

Una breve tappa nel pianoro più verde, a consumare quel po’ di erba che almeno ricaccerà, tenera, quando anche i versanti più ripidi avranno vegetazione a sufficienza. La nebbia avvolge tutto e allora si scende, rabbrividendo e pensando ai lunghi difficili giorni che attendono uomini ed animali, di nuovo con la paura degli attacchi del lupo. Purtroppo i primi ad essere arrivati in valle, sia qui, sia oltre le creste, hanno già subito perdite ed i lupi sono stati addirittura visti all’opera dagli stessi pastori.

Il gregge scende ancora e si arriva all’alpeggio. Per fortuna c’è stato chi ha rinunciato alla transumanza ed è andato avanti, approfittando dell’apertura temporanea della strada, per preparare sia il recinto per il gregge, sia una cena abbondante per tutti. C’è anche un compleanno da festeggiare, ma prima come sempre bisogna finire almeno i lavori più urgenti e poi ci si metterà a tavola.

Dall’indomani inizia il pascolamento, ora con il sole, ora con nuvole minacciose e nebbia lassù in quota. Di neve in alto ce n’è poca, il canalone solitamente ingombro dai resti delle slavine è pulito fin su in punta e ci si chiede se l’acqua verrà a mancare, ad un certo punto. Si può solo sperare in periodiche piogge. Il fondovalle non è ancora così lontano, a queste quote, ma per adesso si è completamente isolati. I lavori per la centralina idroelettrica stanno sconvolgendo la strada ed il panorama, eccezionalmente si è ottenuta l’apertura solo per chi lavora in quota nel fine settimana. Per tutti gli altri giorni tocca scendere a piedi e farsi venire a prendere…

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