Avvicinandosi alle montagne

Tempo di transumanze, ma cosa tocca guardare, il calendario, alzare gli occhi all’insù o…? Ormai i fogli sono fatti, la data decisa in giorni caldi di primavera, ma poi quando parti hai l’ombrello, la maglia di lana, gli stivali… Si dice che alcuni margari sono già su o intendono salire negli stessi giorni, ma andare in quota (sopra i 1.500 m) è una follia, con queste previsioni.

Se invece ci si avvicina solo alle montagne, si può partire lo stesso. Adesso poi c’è una nuova “incognita”, che farebbe sorridere non fosse che potrebbe essere pericolosa. Al momento della compilazione dei documenti per la transumanza e la monticazione, è stato necessario dichiarare le date degli spostamenti nei vari “alpeggi”, anche se questi sono solo località e non fisicamente delle baite in cui si abita. Ma come faccio io adesso, a metà maggio, a sapere come andrà la stagione? Quando finirò l’erba qua e quando andrò là? E se venisse mai un controllo della forestale? Ma un pastore mica resta dove non ha più erba perchè ha scritto una data o si sposta prima con i terreni non tutti pascolati a dovere!

Prima di partire si pascola fino all’ultimo minuto, in modo che le pecore siano “ben piene” e più tranquille durante il cammino. Il cielo è grigio, la pioggia va e viene, chissà cosa accadrà quando veramente inizierà la transumanza? Certo, il maltempo non la impedirà, ma poter camminare senza la pioggia sarebbe meglio.

E poi via lungo le strade di sempre. A volte capita di partire da un po’ più lontano, altre invece di essere già arrivati a pascolare più avanti e allora la transumanza si accorcia di qualche chilometro. La fortuna comunque è quella di poter percorrere il più possibile strade secondarie poco trafficate.

Nonostante tutto, nonostante il cielo sempre più grigio, capita lo stesso di intralciare il rientro di qualcuno o costringere un ciclista a “risalire” il gregge spingendo a mano la sua MTB. Caldo non fa, ma in mezzo alle pecore sembra di fare la sauna. L’andatura è sostenuta, ma non particolarmente frenetica e tutti gli animali riescono a seguire il cammino, tranne gli agnelli più piccoli che comunque sono già stati portati a destinazione.

Si seguono anche piste nei boschi, si attraversano guadi prima di tornare poi sull’asfalto. Risuonano i rudun, risuonano le campanelle, anche se non tutte sono già state attaccate. Il maltempo ha rallentato anche queste operazioni, ma tanto per il momento non si sale ancora in alta montagna, tra la nebbia.

Si sale, poi si ridiscende tra i boschi, i frutteti, sbucando infine in una zona di prati e di pascoli. Qua e là ci sono piccoli gruppi di animali, qualche pecora, qualche vacca, un paio di capre, tutti incuriositi ed attratti dal passaggio della transumanza. Si controlla che il gregge non sconfini negli appezzamenti altrui e si procede velocemente verso il fondovalle.

Gli animali invadono pacificamente la piazza semi deserta. Qualcuno si affaccia per veder passare le pecore, ma da queste parti è tale il transito di greggi e mandrie che il fatto non rappresenta una novità. Piuttosto è un segnale di stagione, una consuetudine primaverile ed autunnale.

La maggior parte della strada è fatta, ma occorre ancora affrontare il tratto più trafficato, attraversando il paese. Per fortuna ormai è stata inaugurata la nuova strada, quindi la maggior parte degli automobilisti di passaggio ora transitano di là. Il gregge quindi invade la carreggiata, l’andatura è abbastanza tranquilla, anche se le prime sono sicuramente più veloci delle ultime.

Si affronta poi un tratto che è un vero e proprio “balcone” sul fondovalle, anche se la visuale è scarsa e le montagne sono avvolte dalla nebbia. Come sarà questa stagione di alpeggio? Che estate ci aspetta, dopo un inverno ed una primavera tanto soggetti a sbalzi di temperatura?

Passato anche il ponte, si arriverà finalmente ai pascoli che rappresenteranno la cena e la tappa di quella sera. Alcuni animali esitano nell’attraversare il fiume sulle assi che risuonano e tremolano al loro cammino. L’asina vorrebbe persino tornare indietro, ma alla fine tutti completano il passaggio ed anche gli uomini possono tirare un sospiro di sollievo per il buon esito della prima parte di transumanza.

Il cielo resta incerto, non piove, ma le nuvole non mostrano le montagne. C’è chi dice che al mattino si poteva scorgere una spruzzata di neve e non è difficile crederlo, viste le temperature. Il peggio delle precipitazioni però erano previste per la sera successiva…

Dopo una mattinata impegnata da varie incombenze che non si erano potute svolgere prima della transumanza, nel pomeriggio si inizia a salire verso “la montagna”, dove si preparerà il recinto per la sera. Piove e c’è la nebbia, viene davvero da pensare che, come inizio, non c’è male. Anche lo scorso anno nei primi giorni c’era stata tanta pioggia, ma almeno si era arrivati qui con il bel tempo.

Dopo si torna a valle per prendere il gregge e partire. Le pecore sono nervose, dovrebbero essere sazie per tutta l’erba pascolata, ma forse la pioggia, forse per esser state nelle reti tutto il giorno, fin dall’inizio si capisce che sarà una transumanza impegnativa. Intanto la pioggia continua a cadere incessantemente.

E allora via, ma non è facile contenere gli animali, che si lanciano in avanti cercando di sorpassare chi sta in testa al gregge. E’ una corsa incessante che nessuno riesce a controllare completamente, nemmeno i cani. Sanno già dove andare, sanno la strada da prendere, viene da dire che, lasciate sole, magari arriverebbero fino all’alpeggio?

Si attraversa la cittadina e scattare foto è un’impresa impossibile: la pioggia, l’ombrello, le pecore che premono e  corrono, così di questo momento particolare non restano che pochi scatti sfocati e mal presi. Difficile fare il fotografo ed il pastore contemporaneamente…

Le pecore, nella loro folle corsa, svoltano da sole nella strada del fondovalle. Tutti sono stanchi e sudati per le corse fatte cercando di contenerle: fa freddo, ma si suda e la pioggia bagna il resto. Dietro invece le schiene degli animali fumano per il vapore, per il contrasto del loro calore corporeo con il freddo e l’umidità dell’ambiente.

A questa stagione non dovrebbe essere così scuro a quell’ora della sera, ma le nuvole dense attaccate alle montagne fanno sì che sembri quasi notte. Il cammino è ormai quasi concluso, ma per i pastori resteranno ancora molte cose da sistemare una volta raggiunti i pascoli. Un conto è il fascino che queste immagini possono ispirare quando le si guarda seduti comodamente, un altro essere lì a vivere quei momenti, essere fradici, stanchi e concludere le giornate quando ormai l’orologio dice che sta iniziando un altro giorno!!

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  1. ANTONIO SONO ABASTANZA BRAVO ,CON LE PECORE PASCOLI ,MUNGITURE ,ANCHE ,SULLA VENDITA DI FORMGGI ,IO SONO DI ORIGINE SARDA ,COME I MIEI NONNI,DI ORIGINE PASTORI DI SARDEGNA,IL MIONUMERO DI CELLULARE ,E 3495950162,POSSIBILE CONTTATARMI.

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