Perchè un film sui pastori

Lunedì abbiamo iniziato a lavorare ad un film sui pastori. Perchè? Ci sono già numerose opere che hanno presentato vari aspetti della pastorizia: in una certa area del Piemonte, oppure su di un pastore in particolare o ancora sulla transumanza. Secondo me però è fondamentale raggiungere un pubblico il più vasto possibile per far capire chi è oggi, nel XXI secolo, in Piemonte, il pastore. Ma è IL pastore o piuttosto tante singole realtà anche molto diverse tra loro? Proprio per questo è importante raccontare le loro storie che, inevitabilmente, vanno a fondersi in un tema comune, quello di un mestiere che è anche un’immensa passione, una scelta di vita e molto altro ancora. Questo film prende il via nell’ambito delle iniziative di divulgazione e valorizzazione del progetto PROPAST, a cui collaboro per conto dell’Università di Torino, Facoltà di Agraria, progetto voluto dall’Assessorato regionale all’Agricoltura.

E così eccoci dal primo pastore scelto. È una “vecchia” conoscenza, Ivan lo abbiamo già incontrato, è uno dei giovani protagonisti del mio futuro libro. Perchè questa scelta? È un giovane, pratica la pastorizia per vocazione e per tradizione famigliare, il suo allevamento è da carne e latte, abita in una valle alpina (la Val Pellice), sale in alpeggio, d’inverno affitta una cascina nella pianura adiacente. Ha un gregge di dimensioni medie che conduce senza aiutanti esterni, il resto della famiglia provvede ai bovini, alla fienagione, alla caseificazione. Insomma, è una delle tante possibili varianti di pastorizia che possiamo incontrare in Piemonte.

Le riprese iniziano immediatamente, Ivan risponde alle domande mentre procede con la mungitura quotidiana. A malincuore sta per cessare quest’attività, adesso arrivano le pecore “in guardia” e queste non sono abituate a passare nel cancello e farsi mungere, così in alpeggio si lavorerà solo più il latte di capra e di vacca. “Smetto sempre il giorno della fiera di Bobbio… Le mungo solo più una volta al giorno e non due, poi salto un giorno, faccio così fin quando asciugano.

Mungere è importante, il latte è quello “stipendio” quotidiano che solo la carne non ti darebbe mai. Della caseificazione si occupa la sorella e, ai formaggi della tradizione, affiancano prodotti “nuovi” per venire incontro ai gusti ed alle esigenze della clientela. Il formaggio di pecora è ricercato, Ivan è soddisfatto di come vanno le cose su questo fronte, e poi c’è il Sarass del fen che sta per ottenere la DOP, ma già oggi non si fatica a venderlo tutto.

La mungitura però è solo la prima delle attività di giornata. Il latte viene filtrato e travasato nella buia, poi verrà la sorella a prenderlo, portandogli intanto lo zaino con il pranzo. Si colgono parole, gesti, suoni, le campanelle, i cani che abbaiano, i richiami lanciati dal pastore, il latte che gorgoglia nell’imbuto. Il sole splende, l’aria è frizzante, ma Ivan parla di quando tocca mungere all’aperto lassù in alpeggio a 2100 metri senza nemmeno una stalla. “Fa così freddo che non senti più le mani. A volte piove e senti l’acqua gelata giù per la schiena…“. Sarà fondamentale far vedere e far capire queste cose: ci sono sì gli aspetti romantici e pittoreschi della pastorizia, ma anche duro lavoro, difficoltà, momenti belli e momenti brutti, impossibile scegliere ed occuparsi solo di ciò che piace. Inoltre gli animali comportano un impegno costante, quotidiano.

Arriva anche Katia ed aiuta Ivan a portar su le capre, che verranno al pascolo con il gregge. Il fondovalle nello sfondo, ma oggi si salirà più in alto per andare in un luogo dove non ci sia da controllare costantemente il gregge ed avere più tempo per rispondere alle domande, dedicarsi all’intervista. Ormai l’erba inizia ad esserci anche in quota, ma il loro alpeggio è così in alto che non verrà raggiunto fino agli inizi di luglio. Prima ci sono i fourest da pascolare.

La pista sterrata viene abbandonata quasi subito, per salire lungo vecchie mulattiere e sentieri lastricati. Il gregge ci precede. Ogni tanto Ivan raccoglie una pietra caduta sul sentiero, sposta un ramo: “Bisogna tenerli puliti, o qui non passi più!“. Forse solo la pastorizia salva e mantiene vivi questi antichi tracciati. Se dovesse venire a mancare questa forma di utilizzazo del territorio, il bosco si riprenderebbe il suo spazio, cancellando ciò che l’uomo aveva faticosamente costruito nel corso di secoli.

Dopo un “lungo” cammino per chi doveva portarsi sulle spalle telecamera, cavalletto ed altri strumenti, eccoci sbucare nei pascoli del fourest. In Val Pellice il fourest è un luogo dove si saliva prima dell’alpeggio a pascolare mentre nel fondovalle già si faceva il fieno. Sono terreni privati, non comunali come gli alpeggi. Qui c’erano case, campi e pascoli. Ma quelli che oggi sono verdi di erba un tempo erano campi terrazzati dove piantare segale, patate ed altro. Quelli che un tempo erano pascoli oggi sono boschi. Ivan ce li mostra, lui non li ha mai visti, ma gli anziani raccontano di un paesaggio molto diverso, con insediamenti abitati tutto l’anno anche a quote abbastanza elevate.

Le case invece stanno crollando, quasi più nessuna ha il tetto integro. Il fourest di Codissart rischia di scomparire per sempre, per fortuna ci sono ancora le pecore e, più in basso, delimitate dai fili, alcune bovine di un altro allevatore. Ivan racconta delle campane, elemento fondamentale nella vita del pastore, che invece danno fastidio anche a chi abita in valle… “Uno si è lamentato perchè era venuto su per scappare dal rumore del traffico di Torino e non ha dormito per colpa delle campane delle pecore. Ma io non le sento nemmeno, tanto sono abituato. Le conosco una ad una dal suono che fanno, identificano un animale, ci aiutano a capire quello che succede anche quando gli animali non li vedi, nella nebbia.

Le pecore ben allargate a pascolare, le montagne lassù, ancora brulle ed innevate. “Ma di neve ce n’è poca, io ho sempre guardato, in tutto l’inverno i draus là non sono mai stati coperti di neve. Vedremo come andrà la stagione…“. Pranziamo seduti su di alcune rocce, poi continua l’intervista, le domande, Ivan parla della sua passione, di come da bambino fosse a volte un peso non essere libero di andare a giocare al pallone come tutti i compagni di scuola, ma poi poco alla volta abbia prevalso quella “malattia” per questo mestiere.

Fondamentale il rapporto con gli animali. Tutti hanno un nome, di tutti si conosce il carattere, il comportamento. Anche doverli vendere dispiace, ma è un aspetto del mestiere. Poi si opera una selezione, spesso più frutto di qualità che non quantità. Si guarda la bellezza, il carattere dell’animale (molto importante durante la mungitura) ed a certi sei così legato che continui a tenerli anche quando sono vecchi e poco produttivi. Magari perchè quella pecora è la prima ad incamminarsi quando le chiami, conducendo così tutte le altre al seguito… Ringraziamo Ivan per la lunga chiacchierata, il materiale raccolto è molto, anche se parlare con la telecamera che filmava ha richiesto più impegno delle chiacchiere a ruota libera del giorno prima, durante la fiera. “Quando andrete via mi verranno in mente cose che avrei voluto dirvi…“. Ma tanto torneremo, quando il gregge sarà in alpeggio ad alta quota.

Accanto alle auto, nel fondovalle, incontriamo il gregge delle pecore degli agnelli. Il colore dominante è il verde, qua e là sui versanti si vedono altri gruppi di animali. Ivan ne prenderà in guardia da allevatori ed appassionati sia locali, sia dai paesi della pianura. Ci sono ancora tante cose da filmare, ad esempio la caseificazione, ma anche le condizioni di vita e lavoro in alpeggio. Ma siamo proprio solo all’inizio… Prossima tappa, Valle Stura (CN).

About these ads

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...