Pastorizia, mestiere stressante

È quasi scontato che, in un dialogo con me, si finisca per parlare di pastorizia. Nella maggior parte dei casi, con persone che non conoscono l’argomento, si scivola sul luogo comune. Capiterà un po’ in tutti i settori, ma altri sono più conosciuti e meno circondati da una romantica cornice fatta di immagini idilliache. Oppure, in negativo, di pregiudizi e luoghi comuni basati sulla cattiva informazione o, peggio ancora, disinformazione. Ammettetelo… quanti di voi immaginano il pastore steso all’ombra a godersi il fresco, con un filo d’erba tra le labbra? Mestiere da sfaticati, mestiere che “tutti sono buoni a farlo”, mestiere di poco impegno, andare al pascolo…

Io di realtà pastorali ne ho viste tante, alcune le ho vissute personalmente dal di dentro e, per quanto potessero essere diverse tra di loro, dopo quasi 10 anni di frequentazione di questo mondo posso dire che oggi, XXI secolo, la pastorizia è un mestiere stressante al pari di molte altre attività “moderne”. Con l’aggiunta che persino la più precaria operatrice di call center ha il suo momento di “stacco”, mentre il pastore, l’allevatore, è con i suoi animali 365 giorni l’anno. Anche quando fisicamente non è lì, il più delle volte o vorrebbe esserlo, o è in tensione perchè non sa cosa sta accadendo ai suoi animali, se tutto fila liscio o se sta succedendo qualche imprevisto.

C’è chi pascola in spazi ampi e chi frequenta realtà più marginali: nel primo caso non c’è da tirar reti, ma si va al pascolo sorvegliando gli animali con i cani. Devi esserci sempre, apparentemente fai meno fatica, ma in genere devi gestire greggi di dimensioni maggiori, con conseguente aumento dei lavori (numero di parti quotidiani, cura degli agnelli, ricerca di pascoli continua) e delle problematiche (movimentazione quotidiana anche su lunghe distanze, maggiori problemi di gestione del gregge in ogni momento, maggiori difficoltà nell’utilizzo dei fondi, ecc…). Nel secondo caso invece vai ad utilizzare quelle cosiddette aree marginali, con appezzamenti più piccoli e magari prossimi all’abbandono, incuneati tra abitazioni, strade, borgate, paesi. Abbandonato, ma lì c’è un pesco, lì una striscia di fragole, là un campicello di patate. Sono contenti se “pulisci”, ma non devi nemmeno far danni. Allora è tutto un continuo togliere e mettere reti, al pascolo “da tranquillo” non ci stai mai, spesso tiri le reti, metti dentro le pecore, poi le chiudi e vai a togliere quelle dov’eri prima e le sposti dove andrai dopo. Meno animali non consentono di poter pagare un aiutante, fai tutto da solo e non ti fermi un secondo, spesso il pranzo va a finire quando si può, un boccone alla veloce quando sono le 14, le 15…

Per tutti ci sono giorni più tranquilli, in cui non devi spostarti, durante i quali riusciresti a tirare il fiato, se non fosse che ne approfitti per tutto quello che hai rimandato da troppo tempo: burocrazia, qualche commissione da fare e molto altro ancora. Chi è solo, per spostarsi chiama amici, conoscenti, ed allora deve attendere che loro si liberino dagli impegni e poi arrivino anche da te…

E quando sei in cammino, proprio sicuro non sei mai: uscire sulla strada è sempre un rischio e, come già detto più volte, veramente “a posto” per la legge non lo sei mai. In mezzo alla campagna a questa stagione c’è l’incubo diserbanti: si esagera talmente che in certi posti persino il grano, quello che doveva essere preservato dalle malerbe, ha avuto la peggio… E poi gli antiparassitari dei frutteti, il timore di danneggiare coltivazioni lungo il passaggio: una risaia, un campo di mais, di orzo, un prato di erba medica…

Così, in primavera specialmente, non finisci mai prima che sia tardi, molto tardi la sera. Le pecore devono essere piene, perchè il pastore sia soddisfatto. Una volta chiusa la rete c’è da mungere le capre, far succhiare gli agnelli, dar da mangiare ai cani e in un attimo sono le 22:00 o anche oltre, quando finalmente termina la giornata lavorativa e si pensa alla cena, al rientro verso casa.

Ecco perchè una volta i pastori non vedevano l’ora di mettersi in cammino verso l’alpeggio, dove ci si poteva rilassare un po’. Una volta era così, ma oggi si parte con il cuore pesante.

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