Aggiornamenti su due vicende

Il post di ieri riguardante il cartello con i divieti sulla pista ciclabile che attraversa il torrente Pellice ha sollevato polverone… Oggi eravamo in quattro pastori in rappresentanza di almeno 8-9 aziende agricole a chiedere udienza al Sindaco di Campiglione Fenile (TO), per vedere se era possibile chiarire la faccenda senza che nessuno degli allevatori locali o di quelli che lì transitano durante la transumanza debbano correre il pericolo di essere multati. Nel frattempo sembra che i cartelli siano stati tolti o da qualche bontempone o da chi ha così voluto esprimere il suo dissenso nei confronti di quel documento. Bisognava lasciarli, soprattutto per far notare ai ciclisti che loro stessi sono i primi a non essere a norma di legge perchè sprovvisti di luci, campanello e perchè non sempre tengono rigorosamente la destra.

Comunque, il Sindaco ha delegato il Segretario Comunale a riceverci. E’ stato chiarito che il Comune di Campiglione, così come quello confinante di Bricherasio, non hanno alcuna autorità sulla suddetta ciclostrada, dal momento che tutta la competenza è della Provincia. Visto che la Provincia ha

affisso i cartelli blu che riservano il percorso solo ed esclusivamente alle biciclette, senza eccezione per pedoni, mezzi a motore e animali (cani compresi). Occorre quindi un intervento provinciale per risolvere la faccenda, per lo meno per il tratto “incriminato” del ponte sul torrente Pellice. Dal lato di Bricherasio gli animali scendono sull’argine appena terminato il ponte, mentre sulla sponda di Campiglione attualmente percorrono anche un tratto ulteriore di ciclostrada asfaltata, sino ad incontrare la strada sterrata parallela al corso d’acqua. Che sia possibile o meno avere una deroga non è dato a sapere, ma i pastori scriveranno comunque una lettera all’ingegner Spina della Provincia, Dirigente del Servizio Progettazione Viabilità. I pastori presenti hanno invitato il Comune di Campiglione e quello di Bricherasio a sollecitare anch’essi la Provincia affinchè si trovi una soluzione comune equa e logica. Nessuno vuole mettere a rischio la sicurezza dei propri animali guadando il fiume e nemmeno causare disagi alla viabilità percorrendo la strada principale ed usufruendo del trafficato ponte di Bibiana. Speriamo in bene…

Da un’altra parte dei Piemonte alcuni amici mi hanno invece segnalato questa notizia apparsa su di un giornale locale di cui qui vediamo la prima pagina. Viene ripreso il problema segnalato qui, cioè la presenza di animali che pascolano abusivamente in fondi privati, generando malcontento tra gli agricoltori e non solo. Nell’altro articolo si faceva riferimento a capi bovini, mentre qui, pur parlando di mandria, il numero di 2.500 capi fa verosimilmente pensare ad un gregge.

Nell’articolo interno infatti compare un’immagine di pecore, ma si specifica come vi siano sia bovini, sia ovicaprini, il cui numero esatto è sconosciuto. E’ lo stesso Sindaco di San Benigno a sottolineare come non sia “pascolo vagante”, ma “pascolo abusivo”, denunciando una situazione in cui “non vi è sanzione che tenga” perchè tanto le multe non vengono pagate. La lista dei comuni canavesani coinvolti è abbastanza lunga, vengono ipotizzate confische degli animali, ma poi chi provvederebbe al loro mantenimento? Questa volta compare il nome degli allevatori in questione, solo che sembra che la situazione sia ormai così esasperata e grave da non poter semplicemente ipotizzare un tavolo attorno al quale sedersi per risolvere la questione. Per il bene di tutti i pastori vaganti spero comunque che esista una soluzione, in modo da non dovermi poi trovare a documentare il divieto assoluto di pascolo vagante che va a colpire indistintamente tutti.

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  1. Inizio dalla seconda delle due vicende, e da operatore della comunicazione quale sono, vorrei spendere due parole sul ruolo – non indenne da pecche – che la stampa locale gioca sulle dinamiche sociali delle comunità locali o più semplicemente sulla mala-informazione, che genera e alimenta.
    A volte (facilmente) persone con velleità di scrittore e un diploma stiracchiato in tasca, sono ingaggiati con compensi ridicoli da editori che a malapena riescono a far quadrare le uscite con le entrate. E così l’informazione è venduta “un tot al kilo”: si bada più a riempire pagine contornate da pubblicità mal venduta che a ciò che si scrive, e il gioco è fatto.
    Questo non è giornalismo però. E allora è comprensibile che le mandrie siano di pecore e “i” greggi di “mucche” (e ancora ancora sarebbe il meno). E che i racconti siano quantomeno farraginosi ancorché poco probabili.
    Ma quanto costerebbe per un cronista serio andare a parlare con la gente nei bar della zona (dove si sa tutto su tutti), investigare e poi intervistare gli amministratori locali, i proprietari dei terreni e, non ultimi, quelli degli animali? Il dubbio che allora sorge è: oltre questa cattiva informazione, quale opinione si andrà diffondendo e radicando tra la gente sul “pastore” in senso lato? A forza di non capire (il cronista) e di generalizzare (scrivendo) si andrà diffondendo la credenza che siano tutti dei poco di buono?
    Fossi in te Marzia, prenderei il telefono e cercherei un appuntamento con chi ha firmato il pezzo: è la pratica della rieducazione lenta ma che una volta sì e una no può dare frutti. E scriverei al direttore responsabile di pubblicare una bella lettera aperta (meglio sintetica che vedersela riassumere malamente) su queste tematiche.
    Sulla vicenda del ponte: perché non cogliere il consenso dei ciclisti (una lettera di solidarietà da loro firmata), per dare alle richieste delle aziende agricole interessate uno spessore e un valore maggiori?

    • Caro Stefano,
      non ti conosco, apprezzo il tuo sacro furore ma non concordo per due motivi :
      il primo praticissimo e mi stupisce che da operatore della comunicazione non lo abbia compreso : nella prima pagina del giornale La Voce a cui va il merito di aver rotto un muro di omertà e scarsa informazione si parla di ordine pubblico. Queste due paroline da sole dovrebbero farti capire come su un giornale quando si parla di certi temi occorra essere cauti , Marzia potrà spiegarti meglio la storia.
      Secondariamente , scusami e non volermene , io penso che voler sempre essere dei Savonarola non porti da nessuna parte. ed infatti vediamo come sta andando il nostro Paese . Meglio piccoli passi, certi, ponderati e continui che grandi exploit mediatici .
      Non lo dico per piaggeria ma perchè ne sono intimamente convinto: un sito come questo fa molto di più per il mondo dei pastori che un passaggio scandalistico su Striscia o Le iene.. Spero tanto di conoscerti di persona, perchè il tuo ardore e senso di giustizia sono da ammirare, perchè virtù sempre più rare. Ti saluto con simpatia .
      Beppe

    • titolo e testo dell’articolo spesso non dicono proprio la stessa cosa.
      immagino che il cronista (non c’è la firma, ma è comprensibile, perchè la questione è delicata davvero, beppe che è della zona lo sa meglio di me) abbia già avuto una buona dose di coraggio a dire ciò che tanti sussurravano e nessuno metteva nero su bianco. adesso la questione è: siamo di fronte ad un caso isolato? la colpa è solo di un singolo, una famiglia? di sicuro il pascolo abusivo infanga chi lavora onestamente. se ci fosse più coerenza, più forza nel far rispettare la legge, resterebbe solo chi lavora come si deve.
      però nello stesso tempo ben sappiamo come non sempre le leggi siano “giuste” ed applicabili alle reali esigenze della pastorizia. però un conto è il caso del divieto sul ponte, un altro pascolare di rapina.
      non è cattiva informazione, ma mi sembra piuttosto un coraggioso tentativo di fare chiarezza su di una questione che si trascina da anni

  2. Caro Beppe,
    il mio commento non si riferiva specificatamente a quell’articolo (anche perché dalle foto si legge ben poco!) ma alla superficialità e all’approssimazione con cui certi media operano (in genere arrivati per secondo o terzi nel panorama editoriale locale, si sono diversificati entrando nelle cronace comunali o intercomunali raccontando dettagliatamente persino gli incidenti domestici). Ovvio che il mio è un discorso di carattere generale, non conoscendo nel merito né quella testata né quel/la cronista. Tra le poche cose che colgo dalle titolazioni e dalla foto ci sono errori marchiani che mi lasciano intendere una discreta ignoranza della materia da parte dell’autore del pezzo, la qual cosa mi sembrava trapelasse anche dal racconto di Marzia.
    Non posso sapere ma credo di poter immaginare il perché si parli di “ordine pubblico” (forse perché la popolazione locale, stufa di una qualche invasione potrebbe essere vicina ad azioni sconsiderate?), per cui se così stanno le cose il senso dell’articolo lo colgo e ne condivido l’opportunità, ferme restando le critiche al lavoro che prelude la stesura del pezzo (chi si intervista, quanto ci si fa raccontare quel che non si conosce, etc.).
    Sul ruolo di questo blog sfondi una porta aperta. D’accordo anche sul giudizio negativo su Striscia e Iene: per quanto io guardi poco la tv so come lavorano (danno alla massa quel che la massa – secondo il tornaconto degli autori – merita di avere; se operassero altrimenti è probabile che perderebbero audience) e non ne condivido certo la becera componente sensazionalistica.
    Se capiterà l’occasione sarà anche per me un piacere conoscerti. Nel frattempo ti invito a conoscere un po’ del mio lavoro: http://qualeformaggio.it/index.php?option=com_content&view=section&layout=blog&id=15&Itemid=19
    Buona giornata a te e a quant’altri ci stanno leggendo e ci leggeranno.
    Stefano

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