Per poter tirare avanti la passione bisogna trovare un mestiere alternativo

Oggi è una ragazza a raccontarvi la sua storia, una giovane determinata, grande appassionata di animali, anche se non può essere allevatrice per mestiere. Leggete le sue parole.

Mi chiamo Jessica Borgo, sono nata nel 1991 ad Asti. Abito in un paesino chiamato Piea; la mia zona è prevalentemente collinare, in aperta campagna dove sono rimaste poche persone e maggior parte straniere. Vivo ancora in casa con i miei genitori e possiedo una quindicina di pecore, mio nonno alleva bovini di razza piemontese. La mia passione posso dire di avercela già nel Dna siccome entrambi i nonni erano allevatori. Attualmente ne ho ancora uno che, nonostante gli 83 anni, possiede ancora una decina di bovini piemontesi, ma l’altro nonno mi ha trasmesso proprio l’amore per le bestie… Possedeva qualche mucca e un po’ di capre che portava a pascolare qui vicino e portava anche me con lui; restavamo al pascolo qualche ora, poi però le capre (che erano abituate alla stalla) tornavano a casa dopo mezz’ora e noi correvamo a vedere che non fossero andate in giro a fare danni! Nel 1999 mio nonno è mancato e appena prima mio padre aveva deciso di vendere baracca e burattini… Avevamo tenuto solo 1 capra (in attesa di un acquirente), ma quella stava quasi morendo di solitudine, i belati erano atroci. Avrei voluto liberarla sperando che non facesse più ritorno, dalla pena che provavo. Due anni dopo, nel 2001, non essendoci più mio nonno che falciava l’erba per le capre, intorno a casa era quasi tutto un gerbido, cosi mio padre decise di prendere qualche animale che tenesse pulite le rive intorno a casa. Cosi prendemmo una pecora e una capra con il capretto, le bestie più selvatiche che abbia mai visto! Ogni giorno avevamo la recinzione rotta per causa loro, così decidemmo di allargare ulteriormente la famiglia prendendo agnelle da addomesticare in modo che non scappassero di continuo rompendo sempre i recinti…

Avendo già 4 pecore decidemmo di prendere un montoncino… e poichè la capra stava allevando un capretto maschio decidemmo di prendere una capretta e così nel corso degli anni la famiglia divenne sempre più grande fino ad un massimo di 15 pecore e con un ricambio ogni anno di pecore più anziane con agnelle, anche esterne all’azienda. Un motivo per cui mio padre ha scelto le pecore è perchè intorno a casa avevamo piante da frutto e le capre, come si sa, adorano la corteccia e le foglie… mentre invece le pecore sono molto più tranquille. L’unica capra ci ha confermato la regola, infatti gli alberi li ha fatti seccare tutti. Era una capra eccezionale, un po’ troppo viziata però, mangiava ghiaccioli e beveva acqua dalla bottiglia!

La mia azienda è  di stampo tradizionale ed è basata sulla carne ricavata dalla vendita degli agnelli, purtroppo allevando biellesi non raggiungo la quantità di latte per poter fare formaggi, anche se mi sarebbe piaciuto. Mi era iscritta al corso a Moretta, ma poi non mi hanno selezionata! Sono stata in alpeggio due anni fa con un malgaro che vive dalle mie parti, ma è originario di Lemie che mi ha insegnato a fare i formaggi. Mi aveva incuriosito la parola alpeggio quando alla maturità, per diplomarmi in perito agrario, non sapevo un valido argomento per la tesina finale; così dopo vari tentativi mi suggerirono la caseificazione e io portai come argomento quella in alpeggio. Racimolai qualche informazione per l’esame, ma non ero documentata a sufficienza su quel tipo di vita, così subito dopo l’esame provai due settimane in alpeggio a Chialamberto. L’esperienza ha accresciuto in me la passione che già avevo, avevamo in custodia più di 100 vacche, ma per chi è del mestiere non è nemmeno una gran cifra, forse! Era bello vivere come vivevano una volta… sudandosi la giornata a prendere acqua alla fonte dove scorreva pura, guardando pascolare le vacche e a mungerle per fare il formaggio, accontentandosi del minimo indispensabile senza comodità, telefoni, internet e balle varie che oggi rendono cretine le persone già da bambini! Alla sera, non essendoci la luce, si mangiava in fretta al chiaro di una candela e si andava subito a dormire per non consumarla perché, per avere altre candele, bisognava fare quasi 2 ore di camminata più una buona oretta in macchina, quindi non scendevamo sovente!

Quando si è in alpeggio si è fuori dal mondo, e secondo me fa molto bene questa esperienza… Ci fa capire che senza le tecnologie inutili del giorno d’oggi si vive lo stesso… e si impara a tirare fuori l’amore per la natura! Sono poi tornata in montagna ad ottobre per la transumanza e la scorsa estate sopra Lemie una decina di giorni con il mio ragazzo che conosce molto bene quel tipo di vita perchè i suoi genitori l’hanno sempre fatta e sanno che la loro fatica non viene ripagata adeguatamente, ma la passione li spinge a continuare questa dura vita… E poi chi ha sempre fatto un mestiere del genere non può certo partire con un’altro lavoro così da un giorno all’altro! Spero di avere  la possibilità di tornarci ancora perchè si imparano molte cose!!!

Le mie pecore non le ho mai portate in alpeggio, ma chissà che un giorno le porterò a respirare l’aria buona! Adoro tantissimo la montagna, da lassù si domina il mondo, si è liberi! Dell’alpeggio mi piace tutto, la vita come ai vecchi tempi, senza comodità, fuori dal mondo! Non ci sono orari tassativi da rispettare, sei sempre a contatto con la natura e gli animali… te li godi a pieni polmoni! L’alpeggio a me infonde proprio come significato la libertà!

Attualmente lavoro in una macelleria, anche se io gli animali li preferisco vivi, ma per il momento ho trovato solo quello… e dalle nostre parti l’allevamento e l’agricoltura vale meno di zero. Quindi per poter tirare avanti la passione bisogna trovare un mestiere alternativo.

Gli animali danno molta soddisfazione, a vederli star bene è già un’enorme soddisfazione e poi capiscono più di certe persone, secondo me! Forse è per quello che mi trovo bene quando sono con loro!!

Un’altra soddisfazione grande è vedere nuova vita venire al mondo. Sin da piccola mi sarebbe piaciuta la scuola di veterinaria, ma poi crescendo mi sono resa conto che era troppo impegnativa, cosi ho rinunciato. Mi sono fermata alla scuola superiore di agraria.

Una cosa che proprio non mi piace è che l’agricoltura, così come l’allevamento, non rende! Non è incentivato. La gente crede che gli animali crescano sugli alberi e che quindi non abbiano bisogno di particolari attenzioni e alimentazione, ma non è per niente così! L’agricoltore del XXI secolo ha la meccanizzazione che gli permette una maggiore comodità nello svolgere i lavori, ma forse rispetto al passato non si ha più il guadagno facendo questo lavoro faticosissimo!

Nella mia attività fin’ora gli ostacoli sono che, non rendendo molto, mio padre non mi permette di allargare la famiglia ovina al di sopra dei 15 capi, proprio perchè non sapremmo come fare poi per via dei costi del mantenimento e della poca resa. E poi perchè essendo figlia unica non avrei aiutanti in ambito famigliare e i miei amici non sono propensi all’allevamento. Dove abito io sono rimasti pochissimi allevatori. Un’azienda qua vicina è molto grossa, ha circa 100 e più capi, ma sopravvive solo per i contributi e perchè l’allevatore fa il contoterzista nei campi. Ho anche un mio cugino che ha oltre 200 capi di piemontesi, anche lui contoterzista, e sta trovando molto duro il suo cammino, perchè avendo molto bestiame, questo gli occupa molto tempo e deve riuscire a far tutto. Quando decide che un vitello è grasso al punto giusto gli propongono cifre che fanno ridere, sembra quasi che vogliano prenderti in giro dopo tutti i sacrifici che uno fa per allevarli, specialmente dopo la crisi di questi ultimi anni. Comunque gli allevatori non sono visti di malocchio, dalle mie parti però nessuno inizierebbe ad allevare, cercano tutti di avere una fonte di guadagno a fine mese, ma non facendo l’allevatore. In generale ho notato che la gente di adesso ha quasi tutta la puzza sotto al naso, gli animali preferiscono guardarli da lontano!

Fare l’allevatrice non è il mio lavoro principale, ma mi piacerebbe molto se lo diventasse! Anche non con centinaia di animali, ma allargando gradualmente l’azienda, magari aggiungendo capre per poter fare formaggio o qualche vacca da latte. Ho del tempo libero e lo occupo prendendomi cura degli animali, cercando di fornire loro il meglio, in modo da avere animali in salute, alimentandoli a dovere. Oppure nel periodo delle nascite controllare le fattrici che non abbiano problemi durante il parto o che gli agnelli non si caccino in posti dove potersi far male. Poi aiuto il malgaro con il suo bestiame quando è in difficoltà, perchè lui, essendo da solo, un aiuto lo accetta sempre volentieri. Lo faccio anche per non perdere il rapporto d’amicizia con lui e con i suoi animali, che ormai sono affezionati pure a me. Agli altri giovani allevatori di tutta Italia vorrei poter dire di non abbandonare questo settore di far conoscere la bellezza di questo mestiere e farne capire l’importanza.

Tra i momenti positivi posso aggiungere la vita d’alpeggio che ho provato a fare e che mi ha impresso l’amore che ho per la natura e gli animali e per il senso di libertà che ha lasciato in me, mi ha fatto capire l’amore che gli animali sono pronti a darti se sai essere loro amico. Aggiungerei anche un grazie ai nonni per avermi lasciato in eredità questa passione e al malgaro Aldo di avermela spiegata e avermela fatta vivere e scorrere nelle vene. Penso che i paesaggi più belli li vedano i pastori e i malgari  proprio lassù dove non tutti arrivano (per fortuna, perchè potrebbero danneggiare posti magnifici senza capire il messaggio che la natura da loro). Credo che certi posti siano riservati a persone speciali e umili che la “pagnotta” se la guadagnano onestamente, con gran fatica e passione per il proprio lavoro.

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  1. Complimenti per la tua passione e la fierezza con cui la ostenti e la difendi, ben conscia di essere un “pesce fuor d’acqua”. La tua sensibilità nei confronti di animali e … umani, narrata in modo appassionante e con un buon lessico, mi rende felice del fatto che questa passione non sia solo riservata ad una categoria “un pò così”, come credono in molti.
    Auguri di Buona Pasqua a tutti, ciao, Bruno

  2. Io amo gli animali,dal profondo.
    Ed e’ proprio per questo che non li allevo, non li mando al macello.
    Mi piacciono gli animali e quelli che ho li tengo vivi, li curo, li nutro, hanno tanto spazio.
    Non riuscirei a conciliare le due cose:amarli-allevarli-ucciderli .

    Un conto sarebbe vivere per il loro latte,le uova,un conto vivere per carne.
    No

    Mi piace la passione di questa ragazza, la tenacia che ha.
    Ma allevare ora significa solo,per trovare guadagno giusto, allevare in batteria, sulla quantita’, e a mangimi;pena facendo il contrario, di sfiorare introiti da stento.
    Questo ho appreso leggendo le storie varie, ascoltando gli allevatori della mia zona.

    Credo proprio che nessuno voglia piu’ intraprendere questa strada non solo per il guadagno minimo,ma anche perche’ volendosi allargare ci sono dei costi e mi fate capire anche notevoli, sia nelle strutture,che nel nutrimento,tasse,imposte,affitti….
    E poi alla vendita delle fatiche anche beffati dalla svalutazione da chi compera.
    Purtroppo e’ la realta’.
    Vincono i grandi ….

    Ma a perderci son sempre gli agnelli…

    • allevare non è solo quello, per fortuna. secondo me gli introiti più equi li hanno quelli che invece seguono maggiormente i ritmi naturali e non spendono in mangimi, ecc…

      il latte ce l’hai se nasce l’agnello, il vitello, il capretto. se è femmina, la allevi, se è maschio no

      • Come era il titolo di un film?…
        Speriamo che sia femmina ;D

        Ps capisco comunque appieno la vostra passione, ed e’ per questo che comunque seguo questo bel blog.
        Siete schietti e questo lo apprezzo molto.
        Pero’ lo sai che tifo sempre per gli agnellini, vitellini e capretti :)

  3. e vero jessica complimenti per le belle parole che usi per descrivere la tua passione io anche o dieci pecore e sono di busca e come te mi piacerebbe allargare pian piano la mia azienda cmq piano piano tutto si fa l inportante e crederci e non scoraggiarsi mai cao a tutti buona pasqua

  4. grazie a tutti per i complimenti…..fanno molto piacere….=)…….io gli animali non li allevo per avere una rendita ma ben si per passione ,è vero l’importante è crederci ma la passione se si ha non muore mai….magari sta li calma per qualche tempo ma poi si fa sentire….e poi comunque l’esperienza con gli animali,specialmente la vita in alpeggio ti segna nel profondo…e ti lascia la voglia di tornare su sui monti….=) auguro buona pasqua a tutti e ringrazio Marzia per avermi dato la possibilità di raccontare la mia storia…=)

  5. Le parole di questa giovane ragazza mi hanno commosso. Con molta scioltezza sono presenti considerazioni esistenziali e drammi che la civiltà attuale vive, specie i bambini, che avranno sempre più visioni stereotipate di chi lavora in campagna. Emerge anche la difficoltà che spesso noi giovani incontriamo nel costruirci il futuro ed allinearlo alle nostre aspirazioni. Ma senza piangerci addosso lottiamo per riuscirci, ricordandoci che il Leopardi diceva che la gioia sta nell’attesa. Quindi attendiamo, ma nel frattempo mobilitiamoci per costruire.
    Buona Pasqua Jessica.

    Antonio Carlomagno

  6. Leggendo le parole di Jessica ritorno indietro di qualche anno (è cosa buffa quando inizia ad accaderti anche se hai solo una trentina di anni…): anche io come lei desideravo fare il veterinario…anche io come lei ero perito agrario…ed anche io come lei volevo allevare.
    Dalle mie parti non esistono alpeggi, ma sue parole mi fanno quasi sentire parte di un qualcosa che non ho mai vissuto direttamente.
    Sono molto d’accordo quando dice che certi posti sono destinati a persone veramente umili, ed aggiungerei “che hanno molta voglia di vivere secondo Natura”.
    A Jessica dico: coltiva i tuoi sogni e magari un giorno questi busseranno alla tua porta per essere realizzati.
    A me tutto questo sta accadendo a trentatre anni…
    E vorrei aggiungere una personalissima considerazione: in merito al mercato della carne e al numero di capi da allevare.
    Credo che tutto debba essere fatto con la dovuta proporzione: io credo che l’agricoltura del domani sia affidata sempre più a piccoli allevatori (agricoltori) che effettuano un allevamento sostenibile (sia da un punto di vista economico che da un punto di vista lavorativo) e che cercano di crearsi mercati alternativi.
    Proprio su quest’ultima voce credo (ed è sempre un mio personale punto di vista) che consorziandosi, oppure realizzando piccoli macelli aziendali, oppure puntando sui GAS, oppure mettendosi in mercati che puntano alla vendita al dettaglio…credo che economicamente qualcosa potrebbe cambiare.
    Io allevo un pugno di capre e non posso crescere molto altrimenti sarei costretto a tenere dei ritmi che poi non riuscirei a sostenere (economicamente e fisicamente), e sarei costretto a dover vendere ai mercanti che pagano la carne un prezzo spesso ben oltre la metà du quanto uno non riesce a fare (con un pò di impegno) al dettaglio.
    Detto questo, buona fortuna a te..di cuore.
    A.A.

    • caro AA, la penso come te, solo che non è facile, soprattutto laddove la mentalità tradizionale è fortemente radicata. e poi ci sono vincoli normativi che impongono spese difficilmente sostenibili per il singolo. occorrerebbe allora consorziarsi, ma purtroppo sempre più vedo come, tra “colleghi pastori”, vi sia una strenua lotta di concorrenza che purtroppo danneggia fortemente l’intera categoria

  7. bè…sono contenta di aver suscitato cosi tante emozioni e commenti…e che qualcuno si rispecchia nelle mie parole,il mercato al giorno d’oggi è composto maggiormente da grandi allevatori che riescono a sopravvivere grazie a contributi .Grazie alla Coldiretti si stanno creando dei “banchetti” dove si trovano prodotti biologici e si possono vendere direttamente dal produttore al consumatore…speriamo che nel futuro questo progetto dilaghi e si pensi molto alla qualità dei nostri prodotti che sono genuini,invece di comprare alimenti pieni di conservanti e praticamente fatti di pura chimica.Spero in futuro che il settore agricolo in generale riesca a riprendersi e che venga attribuito un finanziamento pari al valore che merita realmente,non fatto solo di commercianti che mangiano grazie alla nostra fatica e ci deridono con i loro prezzi stracciati.Tornando al discorso della passione non credo svanisca nel tempo,=)..e spero un giorno i miei sogni possano diventare realtà e che i giovani siano spronati da questa passione che li porta a vivere in un mondo reale all’aria aperta e non “finto e tecnologico e sofisticato” del giorno d’oggi…

  8. Non dobbiamo confondere quelli che vivono di contributi con i grandi allevatori: spesso quelli che vivono di contributi non sanno nemmeno dove le vacche hanno
    posizionata la coda.
    Purtroppo non sono i grandi allevatori la causa dei prezzi stracciati a cui stiamo vendendo gli animali, piuttosto delle “vittime”, che si sono prestate ai giochi di chi, a suo tempo, all’interno dell’ Europa ha barattato i prodotti agricoli (fonte di vita indispensabile) con prodotti tecnologici costruiti dal “settimo paese più industrializzato”. Basti pensare al fatto che produciamo il 40 % del latte che consumiamo, il resto siamo costretti ad importarlo da nazioni ben più lungimiranti di noi in passato. Risultato: ora siamo senza capra e senza cavoli, tanto per restare in tema.
    Sempre riguardo ai grandi allevatori, ricordati che la vita ha fasi cicliche, non è detto che in futuro essere un grosso allevatore sia il toccasana per tutti i mali; essere grande significa anche essere esposto a costi e rischi enormi in cambio di profitti piuttosto esigui. Ciao

  9. Ciao Jessica la tua maturita´e serenita´traspare dalle tue parole
    come il frutto della saggezza tramandata da gente saggia e fiera
    hai pero´un grande difetto sei gia´fidanzata ma non poteva essere altrimentiti
    scherzo naturalmente complimenti per la tua scelta di vita

    • hahahaa=) grazie per i molti complimenti e per gli apprezzamenti!!!!spero di riuscire a realizzare questa scelta di vita grazie all’aiuto di qualcuno che ci tenga davvero come me…..

  10. Forse dico una stupidata ma mi é venuta in mente un’idea: integrare la pastorizia col turismo. Come? Offrendo dei «corsi» tipo «pastore per un giorno», oppure «malgaro per caso» etc. E’ vero, la gente ormai non sa più nulla degli animali, però credo ci potrebbe essere molto interesse e curiosità verso la pastorizia ed i mestieri ad essa legati che stanno man mano scomparendo. Un modo per riscoprire vecchie tradizioni, la vita degli animali legati all’uomo da secoli o millenni. Sarebbe forse anche un modo per poter integrare il magro reddito dei pastori… O no? Chiaro che dietro a tutto questo ci dovrebbe essere un minimo di organizzazione (associazione) per trovare un certo numero di pastori disponibili nelle varie regioni in modo da poter creare una specie di circuito, che magari proponga non solo i corsi ma anche serate, incontri, insomma divulgazione… Un’idea folle? Forse ma, pensandoci bene, neanche tanto… Di sola pastorizia non si campa o si campa a fatica, da quel che ho capito e che leggo, forse l’alleanza col turismo potrebbe essere una bella boccata d’aria. Ciao

    • è vero concordo con questa tua idea ….sarebbe una bella trovata ma quelli che faranno gruppetto diventeranno poi “imprenditori” e il ciclo andrà avanti quelli terra terra che lo faranno per trasmettere la passione ai giovani rimarranno sempre fuori dal giro mi sa=(

  11. certo, è un qualcosa che si dice da più parti e qualcuno già lo fa, ma sono realtà isolate. perchè? per una serie di motivi… manca il tempo ed il personale, la maggior parte dei pastori sono soli o coadiuvati da operai, ma anche così faticosamente riescono quotidianamente a svolgere la loro attività: ci sono gli animali a cui badare e gli obblighi burocratici, per far tutto spesso si rinuncia al sonno e le giornate si concludono alle 22 o ancora oltre.
    corsi, serate, incontri? e chi li tiene? gente che non si occupa di pastorizia… perchè altrimenti il tempo non ce l’hai.
    e poi tutta la burocrazia? assicurazioni, locali idonei per l’ospitalità, ecc?? avrai letto in che stato sono gli alpeggi…
    chi può ed ha interesse a farlo, già sta seguendo questa strada (gli agriturismo in alpeggio sono pochi, ma ci sono), altri che vorrebbero sbattono contro il muro delle leggi che complicano la vita e nella mancanza di strutture d’alpe idonee

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