Ancora una storia di pascolo vagante

Un altro giovane che pratica il pascolo vagante. E’ Filippo (1993), che incontro nella campagna vercellese insieme a suo papà, attraversando paesi con il nome di varietà di riso. In questa stagione le risaie però sono vuote e non ci sono nemmeno le zanzare, solo la nebbia che incombe. Per fortuna però quando arrivo c’è solo foschia.

Notate niente di “strano”? Anche in questo caso c’è una gran varietà tra gli animali condotti al pascolo. Asini, vacche, pecore e capre. “Abbiamo sempre avuto bestie, anche pecore, solo che delle vacche vendevamo il latte. Otto anni fa, quando abbiamo smesso di darlo al caseificio, abbiamo iniziato a girare.” Appena Filippo ha finito la scuola dell’obbligo si è unito al padre in questo mestiere. “Anche perchè di operai validi non li trovi, a fare questo.

Gli asini vengono a vedere se c’è qualche boccone speciale per loro. Gli animali pascolano tra un prato, una stoppia di mais ed un incolto. “Le pecore le mandiamo in guardia a Campertogno in Val Sesia, con le vacche siamo saliti a Baroso, in Val Sessera. Saliamo tutto a piedi. Quando siamo giù sono sempre tutte insieme, le dividiamo solo di notte e portiamo via quelle che hanno appena partorito, da un nostro amico che ha una cascina, perchè le vacche non pestino gli agnelli i primi giorni.

Filippo afferma di voler continuare così, tenendo gli animali sempre all’aperto. “Questa vita mi piace, non potrei lavorare al chiuso. Preferisco fuori, anche se d’inverno quando triboli a volte ti dici che, se avessi una stalla, sarebbe meglio. Io preferisco le vacche, le pecore non mi piacciono proprio, è il papà che è appassionato. Quando andavo a scuola ne avevamo di più.

Prima le vacche le avevamo in stalla, ma sono più belle adesso, guarda che pelo che mettono su… Tre anni fa era sceso a -18°C, c’erano 30-40 cm di neve, ma sotto c’era una bella erba e le vacche erano più belle che adesso!“. E’ stato il padre ad insegnare il mestiere a Filippo: “Già quando ero piccolo ero sempre con lui…”. Gli piace tutto di questo lavoro, afferma che la montagna è il momento migliore, anche perchè c’è molto meno lavoro, meno pericoli. “Andare al pascolo però mi piace, altrimenti non farei questo lavoro!

Filippo è pessimista sul futuro. “Non lo vedo tanto bene, al giorno d’oggi è dura. Per adesso non ho ancora niente di intestato a mio nome, fino ai 18 anni non posso, poi vedremo. Adesso abbiamo rinunciato a tutti i contributi.” “Meno carte, meno da andare per uffici!“, commenta il padre.

Le pecore cercano le pannocchie nascoste a terra, ce ne sono parecchie e vengono mangiate con gusto. “Alla sera torniamo a casa, a meno che ci sia da controllarle in qualche posto pericoloso, vicino ad una strada, una ferrovia. Abbiamo una roulotte.” E così si trova anche il tempo di collegarsi ad internet, contattare gli amici su Facebook: “…ma sono tutti qui delle zone.” C’è aria di nebbia in arrivo, la classica compagna di giorni e giorni, da queste parti. Non facile doversi spostare, dover attraversare strade con questa mandria multicolore.

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