Il convegno alla fiera di Barcellonette

Nella sala del mercato coperto sabato pomeriggio era previsto il primo dei due incontri legati al tema “lupo”. Si cominciava con il libro di Marc Vincent, zootecnico dell’INRA di Avignone, “Les alpages à l’épreuve des loups”. L’argomento per me era ovviamente interessante, soprattutto visto il clima che si respirava alla fiera di Barcellonette fin dal mattino. Volevo proprio capire come stanno le cose in Francia e quali soluzioni si propongono.

Le locandine che pubblicizzavano questo incontro e il successivo (tenutosi il 28 settembre), dal titolo “L’uomo contro il lupo, una guerra di 2000 anni”, erano un po’ dappertutto in giro per il paese. Mi domandavo che piega potesse prendere il dibattito, influenzata nei miei pensieri soprattutto da quanto sta accadendo di questi tempi dalle nostre parti.

 

Le idee di chi frequentava la fiera sembravano abbastanza unanimi ed erano in molti a firmare la petizione degli Indignati dell’Ubaye, pubblicizzata anche dall’uomo sandwich che si aggirava per la fiera. Gli obiettivi di quest’Associazione (“Il lupo e gli Indignati dell’Ubaye”), fondata solo il mese scorso da persone non legate direttamente al pastoralismo, sono molteplici: informare la popolazione sui danni causati dal lupo durante la stagione e sui costi legati alla gestione del predatore, sensibilizzare i cittadini informandoli sulla convivenza conflittuale uomo-lupo e sui problemi per gli allevatori, educare i fruitori della montagna al fine di scongiurare incidenti, far conoscere ai turisti ed agli amanti della montagna la vera realtà e le conseguenze della convivenza con il lupo, ottenere maggiore giustizia da parte degli Enti pubblici per la risoluzione dei problemi causati dalla diffusione del lupo, confrontarsi con associazioni che perseguono identici obiettivi nelle altre valli, mantenere contatti con gli attori del pastoralismo, delle associazioni di allevatori e della Camera dell’Agricoltura del dipartimento Alpi dell’Alta Provenza.

 

In molti indossavano magliette decisamente chiare nel loro messaggio… Il problema c’è, è reale ed è molto lontano da essere vicino alla teorizzata pacifica convivenza possibile. Pur sapendo che in Francia sono già stati effettuati degli abbattimenti controllati, credevo che le migliori condizioni territoriali, la maggiore formazione degli operatori, la radicata tradizione pastorale ed la conseguente maggiore attenzione verso il settore avessero determinato una situazione meno problematica di quella che stiamo affrontando in Piemonte.

 

Lo stand degli allevatori del Vercors presentava un cartello sul “complesso di Bambi”, dove si attaccava l’ecologismo ideologico che poco ha a che fare con il territorio e la Madre Natura che permette all’uomo di vivere e lavorare, quella stessa Natura che viene maltrattata in mille modi, ma che genera simboli come quelli dei predatori, da difendere a tutti i costi per questioni di principio.

 

La sala del convegno si era riempita rapidamente: delle facce che avevo individuato come pastori ce n’erano poche, la maggior parte erano persone interessate all’argomento in modo forse indiretto. Il rappresentante degli Indignati aveva rapidamente introdotto l’argomento, per poi cedere la parola a Marc Vincent.

 

Nella presentazione del libro, frutto di un progetto di studio sul pastoralismo, sulla ricomparsa del lupo e sui conseguenti sistemi di protezione delle greggi, Vincent prende in considerazione diversi aspetti di questa realtà, spiegandoli in modo semplice ed essenziale. Il suo lavoro ricalca in modo quasi identico l’attività che mi ha vista coinvolta nell’ultimo anno…

 

Di sicuro una grande differenza con la Francia sta nel fatto che Oltralpe sia pienamente riconosciuto il fondamentale ruolo della pastorizia nella gestione del territorio, sia quello d’alpe, sia le zone dove le greggi svernano (la Crau principalmente). Si parla di praterie pascolate come ambienti da proteggere nella direttiva Habitat, si parla di specie vegetali ed animali il cui ecosistema dipende strettamente dal pascolamento. Queste cose si sanno anche da noi, ma solitamente sono discorsi riservati quasi esclusivamente agli addetti ai lavori e raramente capita di parlarne fuori dai convegni. Mi ha però colpito a Cheese l’intervento di uno dei partecipanti (francese) al convegno sui giovani allevatori: parlando a sostegno della pastorizia, ha affermato: “Il nostro paesaggio, quello che tanto apprezziamo guardando le tappe del Tour de France, è tale anche grazie alla pastorizia.”

 

Vincent, nel suo studio, ha intervistato numerosi pastori, operai salariati ed aiuto-pastore, che lavorano sugli alpeggi di Alpi e Pirenei. Ne è risultato un quadro molto chiaro, dominato dal termine “passione”, l’elemento fondamentale per svolgere questo mestiere. Tale componente fa sì che le problematiche comportate dalla ricolonizzazione del territorio da parte del lupo siano ancora più difficili da sopportare. Per il resto, gli elenchi presentati al pubblico erano identici a quanto rilevato in Piemonte: carenza di formazione (da noi in realtà è assoluta mancanza, fatta salva l'esperienza della tradizione e quella maturata in campo), strutture d’alpe spesso inadeguate o insufficienti… E poi i danni indiretti causati dal lupo: stress per uomini ed animali, che determina l’impossibilità di lavorare come si deve per i pastori e diversi inconvenienti nella crescita e nella sanità degli animali (con mancati redditi successivi per l’allevatore).

 

Ogni alpeggio aveva le sue zone di pascolo ed i periodi di utilizzazione, con gli animali che sceglievano le aree di riposo autonomamente, in base alle loro esigenze. Attualmente occorre chiudere il gregge nel recinto per il riposo notturno e, mancando strutture d’alpe nelle diverse porzioni di pascolo, si determinano lunghi spostamenti, con aumento di lavoro per i pastori e diminuzione delle ore di pascolamento per gli animali. Inoltre, nei pressi del recinto, il calpestamento ed il successivo sentieramento innesca fenomeni erosivi. Vincent ha inoltre evidenziato come, in un primo periodo, l’utilizzo di recinti determinava miglioramento della vegetazione in quelle aree, ma dopo pochi anni l’accumulo di sostanza organica ha causato un progressivo degrado, con sviluppo di vegetazione nitrofila (romici, ecc…).

 

Una proposta è quella di ovviare almeno con la realizzazione di altre strutture per la permanenza in quota del pastore, così da evitare almeno i lunghi spostamenti per gli animali. E’ stata dimostrato infatti come non si verifichi più la ripresa di peso per gli ovini, cosa che invece caratterizzava la stagione d’alpe precedentemente. I pastori intervistati lamentano strutture d’alpe in condizioni al limite della vivibilità, spesso così essenziali da non poter nemmeno ospitare due persone. Con la necessità di sorveglianza costante del gregge la presenza di un unico pastore è infatti ormai insufficiente. Lo stato francese ha stanziato fondi per stipendiare gli aiuto-pastori (in alcuni casi si tratta delle compagne degli stessi pastori), 440 persone pagate per svolgere tale attività.

 

Sono state elitrasportate strutture prefabbricate in legno, da collocarsi nelle aree dove ve n’era la necessità. Inoltre vengono effettuati trasporti con gli elicotteri per portare in quota il materiale necessario (sale ed altro). Queste strutture sono predisposte con una stufa interna per il riscaldamento. Decisamente funzionali e pure belle a vedersi, sicuramente senza problemi di impatto ambientale! Certo, hanno un loro costo, ma qualcosa bisogna pur fare, se si vuole… il lupo e la pecora!

 

Il lupo costa e non poco, questa tabella mostrata da Vincent comprende i pagamenti degli aiuto-pastore, le capanne d’alpeggio, e gli indennizzi, oltre agli studi scientifici. Oltre un milione di euro per pagare i capi predati, e si tenga presente che nemmeno in Francia vengono indennizzati gli animali dispersi…
Un grande spazio, nell’intervento di Vincent, è stato dato anche ai patou, i cani da guardiania di razza Montagna dai Pirenei. La loro efficacia è dimostrata, ma a quale costo? Nonostante la sensibilizzazione nei confronti dei turisti, con apposizione di appositi cartelli esplicativi, la presenza dei patou crea numerosi conflitti: attacchi alla selvaggina nelle aree protette (e non), specialmente marmotte, incidenti con i turisti, denunce e processi per i pastori.

 

Le conclusioni dello studio di Vincent propongono, in sintesi, una “lupo-tecnia”, così come esiste una zootecnia. Una vera e propria gestione del lupo che “…essendo un animale selvatico, dovrebbe guidare selvatico e non domestico”, afferma Vincent. Inoltre, proseguire con le richieste per portare il lupo da specie protetta integralmente a specie protetta, su cui si può intervenire in caso di necessità, cioè nei confronti di animali particolarmente pericolosi per gli animali domestici. Si propone poi di autorizzare lo sparo a scopo intimidatorio, in modo che il predatore associ il pericolo alla presenza dell’uomo ed al gregge.

 

La parola passa al pubblico ed interviene subito una giovane dalle ultime file, qualificandosi come pastore. Il suo lungo discorso accalorato denuncia diverse problematiche: il basso prezzo dei rimborsi (nonostante, da quello che ho capito, siano previsti indennizzi aggiuntivi per animali gravidi, animali che allattano l’agnello ed altro ancora), il mancato rimborso dei capi dispersi, le condizioni di lavoro sempre più stressanti e la preoccupazione costante per il gregge, il basso valore della carne e l’importazione dall’estero…
Si discute anche a lungo dei patou, vi sono stati pastori il cui alpeggio si trova ad essere attraversato dalla GR (grand randonnée), frequentata da centinaia di turisti, dove dopo ripetuti incidenti sono stati invitati dai sindaci a non pascolare le zone più “critiche”, ma ciò risulta essere impossibile dato che il sentiero percorre vaste porzioni di pascolo.
Interviene un esponente dei cacciatori, intervengono abitanti dei paesi di montagna, ma per me si sta facendo troppo tardi, mi aspettano oltre tre ore di viaggio e devo rientrare. Acquisto il libro di Marc Vincent e lo leggerò con attenzione…

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  1. I problemi ci son anche lì,nonostante sembra che all'estero sia tutto meglio,forse son più attenti,uniti e riescono a farsi "sentire"..
    Belle le casette per i pascoli alti,un occhio al paesaggio,al pastore e alle bestie che non devono spostarsi tanto..Questo è capire e venirsi incontro,convivere con i predatori comporta anche tutta una serie di cambiamenti,per il bestiame e per chi ci vive e lavora assieme.
    Ho sempre sentito parlare di questa fiera ma non ci son mai andata.Merita decisamente far un "salto".
    Brava Marzia,un bel reportage dell'evento..
    Cristina.

  2. @cristina: sicuramente sì, in francia i pastori sono più uniti e riescono a ricevere maggiore attenzione… però attualmente sono ben arrabbiati anche loro!
    questa fiera merita, ma meritano anche molte altre. cercherò di andare a quella di guillestre prossimamente

  3. Michele. Utilissimo reportage. In Piemonte i lupologi vanno dicendo che la Francia è 'pacificata'. Ma se quella che hai documentato è "rassegnazione"… Bisognerà trovare forme di collaborazione sia con l'INRA che con i movimenti dei pastori e dei filopastori

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