Dove l'erba è più verde

Da qualche tempo vedete qui immagini di pendii ripidi e scoscesi, con animali che sembrano appesi quasi per caso su quei versanti. Pecore, perchè le vacche di oggi lì non possono andare. Un tempo sì, ma erano altre bestie: altra struttura, altro peso. Pendii aspri e difficili dove anche le fioriture sono scarse, l'erba di qualità non eccelsa. Dipende anche dal suolo, dal tipo di terreno, ma comunque con quelle pendenze non si più nemmeno pensare di far dormire gli animali in un recinto per aumentare la fertilità.

Così è stato ancora più bello ed emozionante tornare dopo qualche anno in uno dei luoghi che più preferisco nelle vallate piemontesi. Poter spaziare con lo sguardo, inalare a pieni polmoni quell'aria frizzante e sentire il profumo delle fioriture. Pascoli così vasti, pascoli ancora intonsi, dove gli animali saliranno poco per volta. Vien quasi da chiedersi se ce la faranno a mangiare tutta quell'erba, ma la stagione è ancora lunga.

Poter essere qui con il gregge… E allora sarebbe tutta un'altra vita. Ma questi non sono pascoli da pecore, qui è il regno dei margari. Però sono comunque margari fortunati, perchè in un pianoro del genere i pericoli sono quasi inesistenti. Ricordo anni fa, all'epoca del censimento degli alpeggi, che la lamentela di uno dei margari era stata… riguardante le marmotte! Già, ce ne sono talmente tante che le loro gallerie rappresentano un pericolo per le vacche, che possono rompersi una gamba sprofondando in qualche buca. Ma per il resto non ci sono pendii pericolosi, le strade attraversano i pascoli, il clima è buono…

E l'erba? L'erba è di ottima qualità. Merito anche del terreno calcareo e della conseguente ricchezza di specie. A volte si vedono le pecore camminare, camminare, anche se l'erba è ancora da pascolare. Ma se il piatto non è di loro gradimento, vanno a cercare un'altra mensa. E camminano… Però qui non accadrebbe! Affonderebbero il muso, strapperebbero grandi boccate e, dopo nemmeno tanto tempo, sazie, si fermerebbero a ruminare. Essere qui sarebbe un sogno, altro che quei ripidi, insidiosi versanti nebbiosi…

Qui però si incontrano solo mandrie di bovini, per lo più di razza piemontese. E' l'ora della mungitura pomeridiana che, in quella splendida giornata di sole, avviene all'aperto, in una scena bucolica quasi d'altri tempi. Però chi munge è un ragazzo di oggi, Michele, che tornerò ad intervistare per il mio libro. Lui una storia da raccontare ce l'ha e suo fratello in parte ce l'ha già accennata l'altro giorno commentando il post sugli alpeggi e paesaggio.

L'erba del vicino è sempre più verde, si sa, quindi a malincuore si lascia questo panorama per tornare in altre vallate meno fortunate. Eppure dappertutto si pratica l'alpeggio… Non si può dire che abbia più meriti chi sale in un luogo rispetto ad un altro, ma sicuramente ci sono decine e decine di situazioni differenti ed in qualche posto è più facile fare il pastore, il margaro, in altri invece, agli orari ed ai ritmi di lavoro, si sommano difficoltà ambientali non indifferenti che fanno sì che solo chi ci è nato riesca a resistere, quasi sempre in solitudine, perchè è difficile che altri si adattino, che imparino le malizie, che si impratichiscano del territorio in poco tempo.

Anche le montagne più belle però devono essere gestite correttamente. Cambiamo vallata, ma restiamo nel Cuneese. Ancora ampi versanti erbosi, ancora mandrie di vacche piemontesi. Ma quante sono? Un numero infinito di animali ci viene incontro sulla strada, diretto verso i pascoli. L'altro giorno parlavamo di strutture, di abitazioni d'alpeggio, adesso mi viene da riflettere sui numeri. Ci sono sempre più situazioni in cui ci imbattiamo in mandrie immense, vacche con i loro vitelli, condotte magari da una persona sola. Ovviamente qui non si pratica più la caseificazione ed il lavoro non manca comunque, tra tirare fili e badare agli animali, specialmente ai vitelli.

Come è cambiato l'allevamento negli ultimi tempi! Si caseifica meno, in alpeggio, si punta sull'allevamento da carne e sui grandi numeri, ma la crisi si fa sentire e allora senti le voci di chi ti racconta che persino i vitelli della pregiata razza piemontese valgono sempre meno. Ma ormai le bestie le hai, le spese per il loro mantenimento aumentano, c'è il costo (sempre più alto) dell'affitto dell'alpeggio, quello dei camion per la transumanza e mille altre cose ancora. C'è chi, a mezza voce, si lascia scappare l'ammissione che è tutta colpa dei contributi… I contributi che hanno drogato il sistema, che l'hanno falsato, che hanno fatto sì che certe cose perdessero il loro vero valore, che hanno illuso, che hanno premiato la quantità a discapito della qualità. Hanno arricchito qualcuno? Forse sì, ma hanno messo in difficoltà molti altri. Sono stati anche la rovina di chi ha preso degli impegni che poi non ha potuto mantenere, perchè negli anni ha dovuto cambiare alpeggio o ridurre il numero di animali. Giustamente, si pretende che tu rispetti gli impegni presi dall'inizio del contratto fino alla fine, ma quando l'alpe va all'asta di anno in anno, perdere la gara è una vera tragedia che può portare alla rovina di un'azienda.

Quante cose ci sarebbero da dire a questo proposito… Forse aveva ragione quell'anziana margara che mi diceva: "Tante bestie, tanti sagrin (preoccupazioni)!". Intanto, le tante bestie lasciano il loro segno sulle montagne, anche sulle belle montagne. Forse le montagne più difficili, quelle meno ambite, hanno il "vantaggio" di non vedere numeri immensi di animali che le percorrono. Magari rischiano di venire abbandonate… ma in queste belle montagne invece le mandrie scavano sentieri, incidono tracce difficili da risanare.

Vicino a certi alpeggi restano chiazze di terra bruciata laddove pernottano queste mandrie immense di diverse centinaia di capi. Se ricrescerà della vegetazione, non sarà erba buona, ma piante come ortiche e romici, caratteristiche dei terreni con eccesso di azoto. C'è chi inizia a chiedersi cosa accadrà con le prossime scadenze delle politiche agricole europee. Verranno tolti i contributi in favore di altri paesi entrati nella CEE? Tra i timori di tutti, sono sempre di più quelli che dicono che un'agricoltura senza contributi favorirebbe quelli che veramente fanno questo mestiere per passione. Tornerebbero i "numeri giusti" per la montagna? I prodotti torneranno ad avere il vero valore? O il mercato sarà invaso da prodotti a basso costo che arrivano da fuori, con conseguenze ancora peggiori? Non lo so, non sono un'economista, ma c'è veramente tutta una serie di segnali sicuramente non positivi.

About these ads

  1. Anche a me il Colle del Mulo, il piano della Gardetta sono quei luoghi che riconosci subito in una fotografia senza didascalia perchè hanno un qualcosa di unico e particolare che te li fa distinguere subito. Gloria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...