Alpeggio e paesaggio

Era da qualche tempo che volevo scrivere un post su questi temi ed oggi, a maggior ragione, ho diversi spunti aggiuntivi per farlo. Innanzitutto c'è la storia di quel famoso container che già avevo iniziato qui… e poi c'è un lavoretto che mi è stato affidato proprio a riguardo del paesaggio. E allora vediamo un po' di scrivere qualcosa su alpeggi e paesaggio! C'è stato chi mi ha chiesto come mai ci siano tanti alpeggi abbandonati e tanti altri fatiscenti, seppur abitati. Il tema è complesso.

L'abbandono è dovuto a ragioni economiche: un tempo ciascuno saliva in montagna con un piccolo carico di animali. Salivano le famiglie, con qualche capra, qualche pecora, un paio di vacche. Si utilizzava ogni lembo di territorio strappandolo alla "natura selvaggia": si tagliava fieno in luoghi oggi impensabili, si pascolava tutto il resto. Così si poteva sopravvivere in montagna e, per tutta questa gente, c'era bisogno di baite. Abitazioni e stalle a mezza quota, poi ancora alpi vere e proprie a quote maggiori. Ma, dove oggi sale un margaro o un pastore, un tempo salivano magari 5, 6 o anche 10 famiglie! Oggi abbiamo più animali per mandria/gregge e molte meno persone. La mezza quota o è abbandonata, o viene pascolata più o meno rapidamente mentre si sale. Ecco spiegata una prima parte del perchè certe baite sono abbandonate: non servono più a nessuno.

Recuperarle? Chi e perchè potrebbe affrontare questa spesa, specialmente dove mancano le strade per raggiungere queste località? Inoltre qui la stagione è corta, a giugno magari non riesci ancora ad arrivare per colpa delle valanghe che bloccano i sentieri e nel mese di ottobre già è caduta la prima neve. Ristrutturare vuol dire trasportare con l'elicottero il materiale. E poi il costo della manodopera? Un tempo si arrivava qui e si tiravano su le baite con quel che c'era, le persone e le braccia non mancavano. Quelle baite poi hanno ancora un padrone? In qualche modo sì… Chi allora dovrebbe/potrebbe ristrutturarle? E per chi, poi? Anche sopra i 2000 metri la legge è quella che governa il mondo in cui viviamo tutti i giorni: voi andreste a ristrutturare a spese vostre un edificio abbandonato in città, senza sapere di chi sia?

Ci sono alpeggi ristrutturati e funzionali, ma il merito non sempre è di chi li utilizza effettivamente. E' il proprietario ad incaricarsi di queste opere, a volte un privato, a volte un consorzio, a volte un Comune. L'ordine e la pulizia… invece quelli sì, fanno parte della sensibilità e della cultura del singolo. Lavorare con gli animali comporta sporcarsi, ma questo non vuol dire che si debba poi vivere nello sporco. Se in alpeggio vive una persona da sola ovviamente avrà meno tempo per occuparsi di tutti i lavori e poi anche di tenere pulito ed ordinato l'alpeggio. Ma si può fare anche quello, come diceva un'amica proprio ieri. Fa male agli allevatori per primi vedere certi colleghi che vanno a far la spesa in un negozio con i pantaloni sporchi di letame fino al ginocchio. Ci sono tanti pregiudizi legati a chi ha le bestie, ma certe persone non fanno niente per scrollarseli di dosso, diciamocela tutta! "Basta mettere su una tuta quando si è in stalla e togliersela subito dopo…", diceva la mia amica. Lo stesso vale per l'alpeggio. Non mi metto a ristrutturare una baita non mia, ma… "…perchè usare un frigorifero dismesso per far la cuccia del cane, proprio davanti a dove si vendono i formaggi?", commentava un altro amico (tra l'altro parente di margari).

E' questione di cultura… Ma si potrebbe anche incentivare a tenere meglio gli alpeggi e le montagne. Dove sali a piedi, usando ancora asini, cavalli e muli come mezzi di trasporto le cose non sono affatto semplici. Ma mi domando se non si potesse fare qualcosa a livello politico. Per esempio vincolare molto di più gli affitti degli alpeggi a come viene gestito l'intero territorio. Manutenzione e pulizia di pascoli e baite. Basta con gli affitti da rinnovare di anno in anno con gare d'appalto che guardano a riempire le casse dei Comuni, più che non al territorio montano! Gestisci bene l'alpeggio nel suo complesso (strutture, pascoli, strade, sentieri, accoglienza del turista, vendita prodotti)? E allora ti rinnovo il contratto, con gli eventuali adeguamenti al costo dell'affitto. Lasci la stalla con una spanna o più di letame, ti lamenti che non vendi formaggi, ma hai 10 cani rabbiosi che si avventano su chi si avvicina alle baite…? Il prossimo anno avanti un altro! E poi, avendo la garanzia di poter tornare di anno in anno nel medesimo posto, chi veramente ha a cuore il proprio lavoro, sarà stimolato a tenere bene strutture e pascoli. Qualche piccolo intervento di manutenzione lo farà di sicuro, sapendo che non ne beneficerà poi chi avrà più soldi da spendere per aggiudicarsi la montagna l'anno successivo. Basta con i bandi che premiano il più furbo, quello che ha gli appoggi giusti, quello che ha in mente i contributi e non la vera vita d'alpeggio!

Anche questa è una realtà d'alpeggio. Un insieme di capanne precarie bordo strada accanto a vecchie baite crollate. Perchè? Perchè si affittano i pascoli per le bestie e le persone si adattano in qualche modo. Anche qui è questione di cultura, in un certo senso. Lo so, è facile parlare, poi queste cose bisogna viverle. Hai le bestie da portare in montagna, devi sfamarle, sei vincolato dagli impegni presi e… se resti senza montagna, ti tocca restituire anche i contributi già percepiti. Però c'è anche chi, di anno in anno, torna nello stesso posto e continua a vivere così, a testa bassa. Sarà colpa del "meccanismo" della vita del margaro? Abituato ad avere poco, abituato a "comprare il fieno" per l'inverno, per le proprie bestie, ed a ricevere insieme "l'alloggio", che un tempo era solo una stanza buia, senza vetri alle finestre, e magari dormire poi nella stalla per essere più al caldo? Però questo poteva forse funzionare 100, 200 anni fa. Oggi bisognerebbe ribellarsi. Perchè, se fai il pastore, il margaro, ti devi adattare? Soprattutto se affitto i pascoli da un Comune, dovrei ricevere insieme almeno una baita. Anche piccola, anche di una sola stanza, dove cucinare un pasto caldo e dormire su di un materasso… Ma che sia un'abitazione civile per un essere umano! Ci sono uomini soli, ci sono famiglie che fanno questa vita. Perchè tuteliamo (giustamente) chi arriva nel nostro paese in cerca di fortuna e non pensiamo a chi fa questa vita da sempre?

Questo è un alpeggio privato: l'inverno di qualche anno fa, quello delle grandi nevicate e delle rovinose slavine, ha spazzato via la splendida vecchia casa di montagna che veniva utilizzata dai margari. Oggi resta un cumulo di rovine ed un insieme di tende e roulottes, oltre al container usato come caseificio. Che si può fare qui? I margari chiedevano aiuto, loro non hanno i mezzi per costruire qualcosa, anche se hanno acquistato un pezzo di terra poco a valle. "Dicono che non possiamo costruire perchè è vicino al fiume.". Visto quello che la natura ha già fatto da queste parti negli ultimi anni, è ovvio che sia così.
Ricordo una vicenda dello scorso anno, un caso finito sui giornali perchè degli operai stranieri addetti alla sorveglianza di un gregge erano alloggiati in una roulotte in alta montagna. Senza luce, senza servizi igienici. Mi hanno detto che quest'anno il titolare dell'alpeggio ha alloggiato i suoi operai nel rifugio adiacente, dopo una vicenda giudiziaria legata a questo caso. Sarà anche giusto che sia così, i dettagli nello specifico non li conosco, ma… allora che dire di tutti gli alpeggi, privati e comunali, dove non c'è luce, non ci sono servizi igienici e l'acqua in "casa" c'è solo quando piove ed il tetto è molto malridotto???

Questi pastori da anni salgono sulla stessa montagna, parte dei pascoli in alta quota è addirittura di proprietà. Ma l'alpeggio non comprende nessuna abitazione. Sono pastori vaganti, già per tutto il resto dell'anno si spostano tra pianure e colline vivendo in roulotte. Così in montagna creano questa sorta di caravanserraglio con roulottes e verande. Il risultato è molto più confortevole di tanti altri alpeggi che ho visitato, ve lo garantisco io. C'è anche un ambiente comune con la TV (sono collegati alla rete elettrica), dove la famiglia consuma i pasti ed i bambini (3) giocano allegramente. Pare che abbiano ricevuto rimostranze per l'impatto che tale accampamento crea nel paesaggio di montagna. Ma… la foto parla da sola. Cos'è più fuori luogo, le roulottes o quel mostro in cemento alle loro spalle?????

Anche il famoso container di cui si parlava inizialmente era stato osteggiato dal Comune nel cui territorio doveva essere collocato. Poi è rocambolescamente arrivato a destinazione e, in un modo o nell'altro, poco per volta si è riusciti a farlo scivolare nella sua "sede". Scartata per motivi tecnici la collocazione scelta dai pastori (troppo complesso e pericoloso calarlo nei vecchi muri di una baita crollata, dove sarebbe stato mimetizzato), così sicuramente un impatto nel paesaggio lo crea. Però… Però lo si potrebbe rivestire in pietra, come avevo visto in Valsesia. Invece il Comune vuole che sia rimosso a fine stagione! Pensate al costo… Di nuovo l'elicottero che venga a prenderlo: un giro per scaricare le persone, uno per il carico, uno per il container stesso. Soldi buttati!

E poi in questo articolo il Comune diceva che si sarebbe fatto qualcosa: i containers (questo e un altro nel vallone adiacente, più altri in varie vallate delle province di Torino e Cuneo) sono arrivati grazie alla Regione Piemonte. E adesso? Cosa succederà il prossimo anno, se verranno portati via? Certo, si sopravvive anche senza, come si è sempre fatto. Ma torniamo al discorso di prima: perchè lassù devono sempre esserci gli ultimi? E non ultimi nel senso che dopo di loro non ci sarà nessuno, ma ultimi nell'ordine delle persone a cui si pensa. Contano poco, pastori e margari, contano poco nella società, così come conta poco tutta la montagna, grande territorio fondamentale specie per la nostra regione, che si chiama non a caso PieMONTE. 

Adesso il container è al suo posto. I pastori ed i loro amici se lo sono attrezzati per avere quel minimo di comfort in più (niente di che, solo cose date per scontate, al giorno d'oggi). Il piccolo pannello fotovoltaico serve per la luce e per caricare i telefoni. In attesa della baita, dove si potrà collocare una stufa per scaldarsi e magari avere anche un gabinetto ed un posto per lavarsi (che non guasterebbe sempre per questioni di decenza e di vita civile nel XXI secolo), spero che non se ne debba andare a fine stagione. Per avere una baita utilizzabile nella prossima stagione d'alpeggio i lavori adesso dovrebbero essere quasi ultimati. Invece non si sa nemmeno quale delle molte baite sarebbe possibile ripristinare, infatti ciascuna in qualche modo ha un proprietario, tra gli eredi delle persone che le costruirono oltre 100 anni fa. Dal Comune dicono che una dovrebbe comunque essere ad uso di chi sfrutta i pascoli e così infatti è già, ma… Abbiamo già visto come sono le condizioni della suddetta baita, dove si convive con umidità e topolini, salamandre e spifferi.

Certo, l'impatto ambientale… Ma perchè ricordarsene solo in certe occasioni? Con la nebbia che c'è da quelle parti non sarà frequente poter vedere il container nella sua collocazione "stonata". E poi da queste parti passa così poca gente! Quanti turisti si saranno visti dall'inizio della stagione. Forse 6 o 7, ma tutti prima dell'arrivo del container.
…tanti spunti di riflessione in questo post… Aspetto i vostri commenti!

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  1. Che dire, cara Marzia? Come sempre hai ragione da vendere, il problema di fondo è sempre quello: i montanari veri hanno a disposizione un numero di voti infinitamente minore a quello delle masse del piano e delle metropoli, per cui i politici e gli amministratori se ne fregano. Però è anche vero che un pò di colpa ce l'hanno i montanari stessi, abituati da secoli a sopportare tutto. Che fare per favorire una "cultura del risveglio" , ancora tutta da inventare?
    Bisogna anche dire , tuttavia, che, laddove gli amministratori sono montanari anch'essi e sempre a stretto contatto con i loro amministrati, le cose vanno un pò meglio: ti faccio l'esempio della Val di Scalve, e di alcuni altri alpeggi dell'Alta Val Seriana, dove i Comuni, proprietari delle malghe, hanno ristrutturato le loro baite rendendole abitabili e confortevoli in modo che si possa viverci e lavorarci  in modo civile. Insomma, è una questione di sensibilità,  di conoscenza della propria terra e della sua cultura storica e di volontà.
    Un abbraccio e buon lavoro!
    Anna

  2. Non condivido tutto Marzia. E ti dico questo perchè il pensiero comune in Italia porta sempre a dire che la colpa è di altri.
    E ti spiego perchè. In questi 20 anni chi ha voluto, ha potuto. In questi ultimi anni milioni di euro sono stati spesi in agricoltura per quelle forme di integrazione del reddito che vanno sotto vari nomi. E' ovvio che probabilmente non in tutte le situazioni era percorribile un percorso virtuoso, ma in troppe situazioni ho visto gente farsi miliardaria con i contributi per poi lamentarsi col Comune o il proprietario del terreno perchè non ha una baita decente, non ha acqua, non ha luce e tutto il resto. Se faccio il conto di ciò che ha speso la mia famiglia in 25 anni, senza contare ciò che è stato fatto prima da mio nonno (acquistare due baite nel 1934 dove non c'era strada, fare un acquedotto a mano, portarsi un generatore per la luce, farsi un locale per la caseificazione – e non esistevano leggi che lo imponevano-), ti posso chiaramente dire che avremmo potuto ,forse, comprarci una cascina in pianura. Cosa che tanti stanno facendo coi soldi dei contributi che prendono per andare in alpeggio.
    Allora qual'è la questione?è un problema di cultura e di ambizione personale. Poi, ripeto, non dappertutto era possibile,ma anche alla Gardetta nel 1934 non c'era nulla, e adesso hai visto cosa c'è: nel 1977 è arrivata la strada, 23 anni fa ci siamo fatti la casa e il ricovero animali, poi meno di 20 anni fa è arrivato il telefono (che ci siamo pagati 6 milioni di lire), poi è nato l'agriturismo, poi è arrivata la luce con centralina, poi è arrivata la strada asfaltata e adesso, tutto insieme c'è una famiglia che vive grazie al lavoro che fa e pagando i debiti d'investimenti fatti grazie anche ai contributi. Altri hanno fatto questo percorso, tantissimi altri no. però mi da fastidio poi vederli spendere o buttare i soldi alle feste dei margari per quelle aste stupide delle campane.Ecco dove manca il salto mentale.  Lì si capisce quanta strada si deve fare, ma temo che di strada, per molti, non ci sarà più.
    Sul discorso container ho molte perplessità di metodo usato:non possono rompere le palle per le autorizzazioni paessagistiche per fare una stalla a 1600 mt dove ci lavora una famiglia giovane, e poi "calarti" dall'alto dei container senza chiedere nulla. Se le regole valgono, che valgano per tutti. La regione ti regala il container?bene, però il margaro o pastore è obbligato a rivestirlo a sue spese. Un muratore sardo che aveva lavorato alla Gardetta aveva dato un coltellino a mio padre "in regalo" facendoglielo pagare 1000lire perchè diceva che le cose regalate non portano fortuna. E credo che se manca anche la fortuna ,di speranza ce n'è davvero poca per tanti.
    Grazie per quello che stai facendo.

  3. Peccato che i contributi vadano sempre nelle mani di chi ha già tanti soldi e li prende senza faticare tanto. Parlo per esperienza quasi di cinquant'anni. Io da piccola ruscavo in alpeggio con mio padre ma, non avendo la residenza in montagna,  non mi davano la famosa "compensativa"; altri la prendevano e in alpeggio manco si salivano. Poi siamo andati tanti anni in un alpeggio dove era il proprietario a prendere i contributi facendo finta di far salire le sue bestie che invece non hanno mai visto una montagna (e giuro che l'affitto non era tenuto più basso) e lo sapevano le autorità (i controlli sono venuti tutti gli anni-guardia forestale-contavano i nostri animali e verificavano gli auricolari, ma delle altre bestie dichiarate in Municipio nessuno chiedeva). Mio padre è salito tanti anni in un posto dove c'erano tanti cinghiali; sono andata personalmente in Comune per fare la domanda di rimborso ma mi è stato risposto che era già stata fatta dai proprietari stessi, di lasciar perdere per non creare casini. Ne avrei da dire di cose, ma lascio stare perchè mi viene solo il nervoso. Fare delle cause? E chi ci da i soldi? Tanto chi ha la mani bene impastate la vince sempre (e non solo in agricoltura).
    Comunque Marzia sei sempre grande. Ciao.
    Tiziana.

  4. …bel dibattito…
    sono contenta che vengano fuori queste cose. io nel post ho accennato soltanto ad alcune questioni e tante altre stanno comunque venendo alla luce poco per volta ad esempio intervistando i giovani per il libro (roberto, avrò modo di parlarne con tuo fratello quando passerò per l'intervista, l'altro giorno ho solo scattato qualche foto).
    il container rientra tra gli interventi in aiuto a quei pastori che hanno avuto particolari problemi con il lupo: non solo sono stati "massacrati", ma sono anche in zone prive di strutture abitative idonee. il container è stato affittato dalle regione perchè il comune vuol farlo portare via… quindi ovviamente non ci mettiamo lì a rivestirlo in pietra!
    poi la famiglia del pastore in questione già a ristrutturato a sue spese un altro alpeggio (per bovini) e si è poi scoperto che, nel momento in cui smetteranno di salire con la mandria, tutte le strutture passeranno al comune, proprietario dei pascoli e delle terre.
    è giusto questo? tuo nonno ha acquistato e questa è stata la strada giusta. tanto di cappello a tutto quello che avete fatto, ma non tutti ne hanno i mezzi. concordo però che tanti altri si lamentano e poi magari acquistano il super mega trattore in pianura con i soldi dei contributi. ci sarebbe tanto, tantissimo da dire sui contributi, eccome!

  5. grazie Marzia, per aver proposto questo argomento complesso e delicato, dai molteplici risvolti, come emerge dai vari utili commenti. Intanto leggo e rifletto. Gabriella

  6. ciao Marzia, leggendo (questa volta un po' di fretta perchè oggi il tempo è poco) so che il mio commento centrerà poco o niente il tuo post, ma è un'informazione di servizio che volevo dare a tutti i pastori che hanno bisogno un'aiuto e non possono permetterselo….ci sono associazioni come WWOOF o helpexchange che potrebbero essere utili per portare una persona in più dove serve: le associazioni controllano che chi chiede aiuto sia una persona affidabile e interessata anche a uno scambio culturale, mette in rete una piccola descrizione dell'azienda e del lavoro richiesto, e chi vuole imparare dai pastori e condividere per un periodo la loro vita li contatta e in cambio di vitto e alloggio va a lavorare con loro.
    Spero di essere stata chiara, ma nel caso vai a vedere i loro siti web, li è spiegato tutto.
    i contributi non ci saranno per tutti (e io lo so bene) ma di gente interessata a quello che facciamo è pieno il mondo (letteralmente)
    buona giornata
    Valentina

  7. @gabriella: ci sarebbe da parlarne e discuterne per giorni e giorni!
    @valentina: conosco queste associazioni, però le situazioni più difficili e problematiche sono quelle che non hanno le strutture adatte per alloggiare i volontari…

  8. anche una tenda a volte basta per chi ha voglia di imparare a fare il pastore e deve sapere quanto è dura quella vita….tutto stà nell'accordarsi prima con gli "ospti". Io per esempio ho una vecchia roulotte che per ora non ha nemmeno l'impianto elettrico funzionante.
    so che le situazioni dove c'è più bisogno di aiuto sono al limite, ma ti stupiresti di quanta gente voglia condividere gioie e dolori (anche se magari per brevi periodi)
    Valentina

  9. @valentina: lo scorso anno un pastore è finito sui giornali perchè i suoi operai erano alloggiati in una roulotte accanto ad un torrente in montagna… so che c'è stata una denuncia.
    un altro pastore non ha potuto ricevere l'aiutante promesso dalla Regione perchè non aveva un posto idoneo dove alloggiarlo, se non la vecchia baita dove però lui trascorre l'estate.
    lo so che ci sarebbero persone disposte anche a fare questa vita, ma se lo fai attraverso canali ufficiali… non è che poi si corrano dei rischi????

  10. niente rischi perchè non sono dipendenti….sono persone facente parte dell'associazione. In quanto tali l'unica cosa che non possono fare è usare macchinari di ogni genere, ma possono fare tutto il resto essendo anche coperti da assicurazione….per noi è stato utile

  11. Approfitto di questo post per riferirvi del nostro avvistamento del lupo all'ora del tramonto ieri 07/08/2011 sulla Cima Montù presso la Val di Viù, alla fine di una giornata dedicata interamente alle escursioni dei laghi Veilet, Bleu, Grande, Piccolo, Lungo, Lusignetto e della zona circostante compresa tra l'Alpe Bianca (Tornetti di Viù) e il Torrione Mazzucchini. Abbiamo avvistato il lupo quasi per caso al ritorno dall'escursione mentre osservava nella nostra direzione, a dieci minuti dall'ecomostro dell'Alpe Bianca dove avevamo parcheggiato l'auto. Era esattamente sulla Cima Montù tra due piccoli massi e data la poca luce si vedeva solamente la sagoma ma in modo molto chiaro. All'inizio pensavamo fosse un cane pastore ma quasi per toglierci ogni dubbio il lupo è salito su un masso mostrandoci così la silhouette di profilo e la coda. Rientrati in auto ci fermiamo in un'azienda agricola e raccontando la nostra scoperta ci confermano che hanno sentito di un lupo che aveva sbranato una capra nei pressi delle montagne attorno a Lemie.  
    Riccardo e Gino

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