Oltre la nebbia

La scorsa settimana la pianura era avvolta dalla nebbia: non faceva freddo, non particolarmente, ma c'era quel clima triste, malinconico, autunnale. Però più in alto, oltre la nebbia, l'autunno ha regalato alcune giornate spettacolari.

Ho approfittato di una di queste per fare quattro passi in val Pellice, partendo da Villar sotto un sole quasi caldo, con dei colori che solo in questa stagione, con giornate simili, si possono apprezzare. Le vette erano già imbiancate… ma da queste parti sapevo di poter ancora fare qualche incontro.

Lassù, in alto, ovviamente non c'è più nessuno. La neve serve, la neve è quella che garantirà erba per la prossima stagione, acqua, torrenti, laghi, pozze per abbeverare gli animali. Come la pioggia in pianura, anche in montagna non deve cadere troppa neve, che significherebbe valanghe, danni, problemi. Ma il tempo non può essere comandato…

Salendo lungo la strada, tra le castagne che cadono a terra dagli alberi, si sente un tintinnio. In un prato ripido appena sotto la via ci sono alcune pecore Suffolk. Si godono il sole, brucano l'erbetta ancora verde tra le foglie secche dei castagni, tengono pulito l'appezzamento… senza spese, senza fatica!

In una frazione più a monte, accanto ad una fontana, c'è una meridiana. Il motto fa riferimento al tempo che passa… ed invita a spenderlo bene. Direi che essere qui al sole, a godersi la bella giornata, i colori sgargianti e caldi dell'autunno, è un ottimo modo per spendere il tempo!

La strada diventa sterrata, questo è uno dei due percorsi che si possono seguire per raggiungere un alpeggio, l'Alpe Caugis. Questo curioso cartello obbliga a procedere a velocità estremamente ridotta… per non rovinare la strada?!? Io direi per non rovinare la macchina, anche se comunque ho percorso decine e decine di strade in condizioni molto peggiori.

L'ultima borgata, Pertusel, è deserta. Ma non completamente abbandonata: i prati intorno sono stati pascolati, pertanto l'aspetto è curato. Presto la neve probabilmente arriverà anche fin qui, ricoprendo tutto. Non c'è nessuno, ma si sente il rumore delle motoseghe da qualche parte, nel bosco.

La strada prosegue fiancheggiata da alberi ormai spogli, ma intorno tutti i prati sono stati accuratamente ripuliti dagli animali. Penso ad altre montagne, ad altre vallate, dove gli alpeggi sono utilizzati da grosse mandrie, che arrivano, pascolano in alta quota, e ripartono per la pianura sui camion. Per avere una montagna viva però servono gli allevatori locali, quelli che hanno ancora qualche vacca, un ridotto gregge di pecore, per mantenere puliti tutti questi piccoli appezzamenti di mezza quota.

I castagni hanno progressivamente lasciato spazio ai faggi. Presto però uscirò dal bosco, arriverò a quote maggiori. Sapere che su è tutto silenzioso mette addosso una certa malinconia…

Uno sguardo sul fondovalle. Mi fermo a Pra la Comba: il sole è davvero caldo, si può stare in maglietta… ma talmente caldo che, dalle pareti alle mie spalle, verso il Cornour, si staccano di continuo delle slavine che rimbombano nel vallone. Ne conto dodici in poco meno di un'ora, e la neve si incanala tra le rocce, fino ad accumularsi ai piedi delle rocce, nel vallone del Subiasco.

Ridiscendo guidata dai suoni che arrivano dal fondovalle. Ci devono essere delle capre da qualche parte tra i castagni, sento le campane, ma non riesco ad individuarle. Vedo delle manze barà al pascolo, in prati inframmezzati da castagni, meli e peri. Dal versante opposto si alzano degli sbuffi di fumo tra i boschi, qualcuno sta bruciando le foglie nei castagneti. Giù, verso la pianura, un materasso di nebbia copre tutto, facendo sì che chi si trova da quelle parti creda che sia una brutta giornata ovunque.

Imbocco un sentiero seguendo le indicazioni che mi assicurano che tornerò a Villar Pellice. In un prato recintato da muretti e steccati pascolano sette pecore roaschine. Scavalco il cancello in legno e mi avvicino senza disturbarle…

Questi animali staranno all'aperto fino alle prime nevicate, poi troveranno ricovero da qualche parte, in antiche stalle al piano terra di qualche casa qui nelle borgate che punteggiano la montagna. Mangeranno fieno fino a quando la neve si scioglierà e potranno tornare ad affondare il muso nella prima erba tenera di primavera.


 

In valle ci sono piccole greggi un po' ovunque, le scorgevo scendendo lungo la strada… Ve l'ho già detto altre volte, mi piace questa valle, così viva per quello che riguarda il settore dell'allevamento! Però mi tocca rientrare, scendere verso Pinerolo, incontrare nuovamente la nebbia e tuffarmi in un tardo pomeriggio uggioso.

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  1. L autunno sa scaldare l animo di chi sa carpire nel silenzio apparente dell orecchio piu grossolano,distratto, una musica fatta dallo scroscio dei castagni  che danzano al ritmo del vento. Dal malinconico canto delle capinere posate sui Kaki addobbati,come un albero di natale,dai loro frutti arancioni. Porta con se profumo di mosto. Profumo di legna che brucia nei camini a asciugare le ossa affaticate dei poveri contani. Chissa se sulla stufa stanno cuocendo le castagne, frutto che abbonda generoso in questa povera,morta stagione.  M.G.      Belle foto, W l autunno.

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