Prima di partire

Eccomi qui, lo so che vi sono mancati gli aggiornamenti… ma adesso sono tornata e, prima di parlarvi della Svizzera, devo ancora raccontare come sono andate le cose nel Biellese, quando ho passato due giorni da quelle parti.

Sono stata al Bocchetto Sessera per incontrare il pastore Luciano. Speravo di fotografare la sua transumanza verso la Valsesia, ma… con questo mestiere è sempre così, i programmi si fanno e si disfano, quindi lo spostamento è poi avvenuto mentre io ero in viaggio oltre confine. Quando sono arrivata venerdì mattina il tempo non era dei migliori, c’era decisamente aria di pioggia e già il giorno prima aveva piovuto abbondantemente, rinfrescando l’aria. Ombrelli al seguito, siamo scesi verso il gregge, che pascolava sotto la strada.

Mentre chiacchieravamo, si sono sentiti i primi tuoni e le nebbie hanno iniziato ad abbassarsi sempre più. E’ vero che il maltempo a volte regala delle belle occasioni per scattare foto pittoresche, ma… Di lì a poco si sarebbe scatenato un temporale con i fiocchi! Anche se eravamo attrezzati con gli ombrelli, abbiamo preferito salire verso la strada ed optare per una ritirata strategica nel ristorante. Qui, tra una storia e l’altra, si è fatto passare il tempo ed anche il grosso della pioggia è passato oltre. Intanto era venuta anche l’ora di pranzo e sono arrivate la moglie e la figlia di Luciano, dei loro amici, a noi si era già unito un altro pastore che passava di lì per caso e, con tutta la comitiva ci siamo diretti verso il ristorante. Dalle pecore saremmo tornati dopo!

Finito il pranzo tra racconti, aneddoti e scherzi, abbiamo ancora fatto un giro in Valsessera, fino ad un alpeggio dove Luciano era stato per lunghi anni da bambino. Qui oggi c’è una giovanissima allevatrice, Michela, che sta cercando di aprire un agriturismo, tra mille cavilli e disavventure burocratiche. Ha pochi animali, giusto il necessario per riuscire a badare a tutto e fare anche un po’ di formaggio. E’ bello vedere dei giovani così intraprendenti ed appassionati, si spera solo che la burocrazia non rovini tutto e tolga l’entusiasmo…

L’alpeggio di Montuccia è facilmente raggiungibile, si affaccia sui boschi e sui pascoli della Valsessera. Altre montagne, rispetto a quelle a cui sono abituata io. Hanno però il loro fascino e mi riprometto di tornare per esplorare altri luoghi. Si vedono ovunque grosse chiazze di felci, che un tempo venivano addirittura utilizzate per realizzare delle coperture temporanee per i tetti delle baite tradizionali.

E le pecore? Salutiamo gli amici e finalmente si torna dal gregge. Il tempo sta migliorando decisamente e la serata regalerà dei panorami e dei giochi di luci molto belli. I pascoli da queste parti non saranno un granchè, ma il panorama verso la pianura (quando non c’è la nebbia) è veramente unico. Poco per volta il cielo si pulisce ed inizia a soffiare un vento freddo, garanzia di bel tempo, che scaccerà l’afa dei giorni precedenti. Luciano inizia a raccontare la sua storia di pastore…

Pastore da sempre, pastore per scelta, fin da bambino. Le prime pecore che gli sono state comprate, le giornate al pascolo da solo, a dodici anni, quando a volte nemmeno tornava a casa alla sera per stare con le pecore! I risultati scolastici insoddisfacenti, poi la scelta del padre di indirizzarlo verso altri mestieri, fino a quel giorno in cui era arrivato a casa e c’era il commerciante lombardo pronto ad acquistare le sue pecore. Il ragazzino non poteva accettare quell’affronto da parte del padre, così prese la sua decisione e si rivolse direttamente al commerciante. "Hai bisogno di operai? So che tu le pecore le tieni al pascolo dalle tue parti… Io verrei via, perchè senza pecore non posso stare. Quando vieni a caricare queste, io vengo con te." L’uomo lo guardò e gli disse che non aveva bisogno, al momento. Però prima di portare via il gregge, doveva ancora dire due parole al padre di Luciano. Il commerciante non acquistò le pecore, disse che non poteva, perchè c’era qualcun altro che doveva occuparsene. Il padre si arrabbiò tantissimo, ma… alla fine suo figlio rimase pastore e lo è ancora oggi.

Ed infatti ecco il gregge, che lentamente si avvia verso il recinto. Il vento soffia sempre più forte e, in cielo, si rincorrono grosse nuvole. Altrove stanno scaricandosi violenti temporali e grandinate. Anche da queste parti i recinti sono indispensabili: qui inoltre si è vicini alla strada, quindi bisogna chiuderle per quello, ma sulle montagne della Valsessera, dove il gregge è stato nelle scorse settimane, i predatori hanno fatto la loro comparsa, causando danni. "Dicono che c’è la lince, ma quella attacca le pecore da dietro, le graffia sulle cosce e poi le atterra, come i leoni. Io ne ho perse cinque, là su quelle coste oltre quei canali… Ho le foto, te le faccio vedere. Bucate nella gola e poi mangiate a partire dalla pancia. Cani? Non credo, secondo me il lupo c’è. Una volta da queste parti era pieno di lupi, c’erano le luere, le buche che venivano scavate per catturarli ed ucciderli."

Le luci della sera tingono il cielo, gli animali si ammassano verso le reti, il vento soffia a raffiche, il caldo afoso ed insopportabile dei giorni scorsi è scomparso. Mi piacciono queste ultime ore della giornata, quando ormai non c’è più in giro nessuno e si vedono in lontananza le luci che si accendono. E’ vero che, per i pastori, le giornate sono più lunghe che per tanti altri, ma questi momenti conclusivi per me hanno sempre una poesia speciale. A casa, "nell’altra mia vita", probabilmente avrei già cenato… ma qui i ritmi sono così, diversi, così naturali, senza l’ansia, la fretta, lo stress…

Uno scatto e poi un altro a questo tramonto particolare, con le pecore che brucano ancora un po’ d’erba nel recinto. Questa sera il pastore non dormirà vicino al gregge, deve scendere nel fondovalle, a casa, per occuparsi degli ultimi dettagli prima dello spostamento verso le montagne della Valsesia, dove si arriva soltanto a piedi e nemmeno il telefonino riesce a far sì che uno sia facilmente raggiungibile.

Il giorno successivo, prima di arrivare dalle pecore, la mattinata passa in mille incombenze: fare la spesa, organizzare la transumanza, portare due vacche verso l’alpeggio in Valsessera, dove c’è già Marco, il figlio di Luciano, con il resto della mandria… E così il gregge lo vedremo solo nel pomeriggio, sotto un sole caldo, ma non opprimente, con una leggera brezza che rende piacevole la giornata. Lo sguardo spazia verso la pianura, con i quadretti verdi delle risaie, e poi le colline più lontane, le montagne delle mie vallate, strade, paesi, campagne, città…

Il gregge avanza veloce nell’erba, che qui non è più un granchè. "Ancora una giornata, poi si cambia pascolo…". Bisogna lasciar passare la domenica, troppo traffico, troppa confusione, e poi c’è pure una gara podistica. L’aiutante di Luciano resterà ancora per la transumanza, poi il pastore rimarrà da solo. "Va bene così… Quando partoriscono, le pecore si tirano da parte e, dopo un po’, tornano da sole con l’agnello. Non ho mai avuto problemi. Vieni poi a trovarmi quando sono lassù? L’anno scorso avevi incontrato solo gli asini, ma adesso che ci conosciamo…". Chissà, sono così tanti i posti dove dovrei ancora andare. E poi, questo libro sui pastori del Biellese, lo faccio o no???

Gli amici di Luciano ci chiamano dalla baita in ristrutturazione, che ormai è stata quasi circondata dal gregge. Un bicchiere di vino, poi io ne approfitto per scattare altre foto, mentre loro chiacchierano. Prendo in giro il pastore, perchè in questi giorni con le pecore c’è stato ben poco e non va affatto bene, se io devo documentare il lavoro con immagini ed interviste! Ridiamo, sono giorni di relativa "vacanza", poi ci sarà il difficile spostamento ed il periodo di isolamento in alpeggio. In tanti promettono di fargli visita lassù, ma il lungo cammino alla fine scoraggia quasi tutti e l’estate trascorre solitaria.

Gli animali si avvicinano alla casa e le capre ne approfittano subito per andare in esplorazione. Questa è salita addirittura sul balcone ed il pastore sta per farla scendere gridando un ordine ai cani, ma lo fermo per poter documentare il tutto con uno scatto. Solo dopo verrà fatta tornare con i piedi per terra! "Ma scrivi poi proprio tutto quello che combiniamo su di qui?". Non proprio… in un modo o nell’altro, sto imparando che bisogna fare sempre più attenzione a quel che si dice!

Le pecore cercano l’ombra e, a differenza delle capre, vanno sotto al balcone, circondando uno dei cani dei proprietari della baita, che si guarda intorno perplesso e preoccupato. Anche questa giornata sta per finire, almeno per me, che devo rientrare a casa. Il telefono qui ha dei problemi di ricezione, ma arriva qualche messaggio di amici biellesi che mi avvisano di non poter venire a fare una visita, diversamente da quanto promesso. Aspetto ancora l’unico che invece arriverà, mentre continuano i racconti di vicende del passato, in montagna ed in pianura. Pastori biellesi e pastori di altre vallate, pastori conosciuti solo di fama ed incontrati recentemente ad un matrimonio che ha riunito un folto gruppo di esponenti di questo mestiere un po’ da varie parti del Nord Italia.

Le pecore smettono di pascolare, il sole del tardo pomeriggio comunque è caldo, così gli animali si ammucchiano intorno agli alberi. Solo più tardi si rimetteranno in cammino per pascolare ancora un po’ prima di venire chiuse nel recinto. Luciano le lascia fare quello che vogliono, inutile forzarle a pascolare sotto il sole, ci sarà poi ancora tempo prima che venga notte. Questa volta non c’è da scendere nel fondovalle come il giorno precedente: "Ti fermi anche stasera?". Non posso, devo rientrare, mi aspettano gli amici in Val Chisone per Miss Mucca. Quest’estate sono più vagante che mai, di valle in valle…

Una pecora ha scelto questa vecchia vasca in pietra per sdraiarsi, è un’immagine davvero buffa! E così ho visto anche qualcosa delle montagne biellesi, sia con il maltempo, sia con il sole. Il pomeriggio va verso la sera, si continua a chiacchierare, ma ormai è davvero ora di passare ai saluti, perchè il rientro non è così immediato. Per fortuna non incontro traffico, ma c’è giusto il tempo di arrivare per poi ripartire il giorno successivo! Che estate impegnativa!!

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  1. val sessera  che posto!  sono montagne strane che anche  io piano piano incomincio a conoscere ieri  ero  su nel biellese a girare x alpeggi e strano non sono abituato a vedere una  simile concentrazione  di animali  su per la montagna c erano  5 alpeggi a distanza ravvicinata tutti occupati e per delimitare i confini hanno tirato i fili!! in altre vallate del piemonte si vedono magari 2 o 3 marghe' ma sulla montagna di fronte e non cosi ammassati , comunque   scambiano volentieri 2 parole anche perche li non passa veramente nessuno!!!  saluti aldo

  2. @aldo: vero, montagne "strane" per chi è abituato ad altre vallate… ma la montagna è sempre bella, specialmente quando è da scoprire e riserva sorprese @gianni e barbara: non so se riuscirete a fare solo due parole… il pastore è un chicchierone e, se farete il mio nome… l'accoglienza sarà garantita!

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