Confini

Fa caldo, in pianura. Ma questo caldo sale anche in montagna, su per le valli, fino ad alta quota. A differenza di altri anni però anche le vallate più secche sono di un bel verde brillante, grazie ai temporali.

L’acqua sembra proprio non mancare. La cascata rumoreggia, quindi mentre salgo non sento nessun belato, nessuna campanella. Riuscirò a trovare il gregge? Anche se è un sabato mattina, c’è molto movimento: gruppi che scendono dal rifugio, escursionisti che salgono alla ricerca di un po’ di fresco, di un po’ di tranquillità.

Mi vengono in mente le parole di Gloria: "I maremmani non li possiamo tenere, passa troppa gente…". Nei pressi della baita e del recinto, un cartello avvisa di tenere al guinzaglio i propri cani, affinchè non vadano a spaventare le pecore o magari si azzuffino con i cani dei pastori. Chissà chi l’ha messo? La Comunità Montana? La traccia delle pecore qui è evidente, adesso si tratta di capire dove siano.

Intanto osservo il recinto fisso, realizzato a protezione contro il lupo. Più tardi Sergio mi spiegherà che ci vuole un’intera giornata per predisporlo ed è così tutti gli anni. Ovviamente non può essere lasciato montato anche d’inverno. Solo che tocca portare lì il gregge tutte le sere, per lo meno fino a quando non si sposteranno più in alto, vicino al rifugio, dove c’è un altro recinto.

La baita è chiusa, il pastore è al pascolo, ma… dove? Il rumore dell’acqua impedisce di sentire il gregge, ma di lì finalmente è possibile vederlo. Bisogna tornare al ponte e risalire dall’altra parte, le pecore sono là in una conca, con le capre appena più in alto tra le rocce. Non ho ancora visto il pastore, ma sicuramente sarà lì.

Prima di raggiungere le pecore, ancora una volta mi fermo a fotografare gli eriofori. Bellissimi da vedere, ma ci dicono anche che la gran parte di questi "bei" pianori sono in realtà sagne, terreni umidi, marcite, poco adatti al pascolamento e con erba di cattiva qualità. Camminando, l’acqua sprizza fin sulle gambe ed in alcuni punti bisogna far attenzione a non sprofondare nella terra intrisa.

Ecco il gregge! Non è uno di quelle greggi immense a cui vi ho abituato in questo blog. Siamo in un’altra realtà, quella che vi sto raccontando è un’altra storia. Non parliamo di pascolo vagante, questa volta, ma di vita ed economia montana. Questo gregge non ha compiuto un lungo cammino per arrivare fin qui, è solo salito dal fondovalle, dove ha trascorso il lungo inverno in stalla, la primavera nei pascoli a bassa quota e poi è arrivato fin qui, dove passerà l’estate.

Fa caldo pure a questa quota e le pecore cercano l’ombra, anche se è appena la metà mattinata. Il pastore mi è venuto incontro, ci siamo presentati, ed iniziamo a chiacchierare. L’argomento principale è il tempo, così strano, quest’anno… "Il giorno che siamo saliti ha nevicato. Siamo arrivati su al sabato ed alla domenica c’erano 20 centimetri di neve! Poi adesso fa un temporale tutte le sere. C’è stato forse un giorno o due che ci siamo salvati, ma…". Certo, c’è erba ed acqua per far bere le pecore, ma così è davvero troppo!

Queste sono pecore di razza sambucana, razza locale che rischiava la scomparsa, ma che è stata recuperata con un attento lavoro di selezione e valorizzazione. C’è anche chi ne sfutta il latte, oltre alla carne (e ne abbiamo già parlato in passato), ma il prodotto principale resta il tardoun, l’agnellone che viene venduto in autunno, dopo la discesa dall’alpeggio. Con Sergio parliamo anche di prezzi ed è chiaro come una giusta valorizzazione faccia sì che la carne abbia un suo valore… e quindi si possa vivere anche con un gregge di dimensioni ridotte, meno problematico da gestire.  Queste poi non sarebbero montagne per greggi immense: "Ci sono solo quelle su al Colle della Maddalena, e poi di là, in Francia…"

C’è una luce strana, dalla pianura sale l’umidità e la calura, il sole è appena velato dalla foschia, le pecore sembrano argentate, con questi contrasti. Sono diffidenti, non si lasciano avvicinare, mi guardano con sospetto. "Il lavoro ce lo facciamo tutto noi, adesso mio fratello è giù per il fieno, questa sera viene a darmi il cambio… Andremo avanti finché possiamo, prendere operai non vale la pena. E poi, chi trovi? Come fai a fidarti a lasciare a loro gli animali? Un margaro su dall’altra parte della vallata… Il suo garzone è stato male, così ne ha preso un altro, è stato su mezza giornata insieme a spiegargli il lavoro, i posti, quello che doveva fare con le vacche. Il giorno dopo c’è stata la nebbia, al mattino alle 5:30 era già giù in paese, con la nebbia non voleva stare. Metti un operaio e poi devi ancora badare a lui, oltre che agli animali!"

Sergio manda i cani a radunare il gregge, poi lo fa scendere un po’ più in basso. "Vado a mangiare un boccone alla baita, poi verso le tre, le tre e mezzo ripartono. Adesso fa troppo caldo, non mangiano più." Chissà se anche per quel giorno c’è da aspettarsi un temporale? Ci sono tante pecore zoppe, tra le ultime che si accodano alla fila. "Ne curo 20-30 al giorno, è sempre così. Un disastro…". Sergio dà la colpa al terreno umido in cui gli animali sono costretti a pascolare, ma sicuramente la ragione è da cercare soprattutto nella permanenza prolungata nella stessa area di riposo. Cambiando il recinto tutte le sere o quasi, questo problema non ci sarebbe, o per lo meno non così acuto. Invece così il batterio responsabile della zoppina si trasmette da un animale all’altro. Anche questo problema quindi è… legato alla presenza del lupo!

Già, il lupo. E’ stato visto di recente, da queste parti. Sergio racconta: "E’ passato quello che va su a raccogliere camomilla e mi ha detto di averne visto uno." Un gregge non troppo grosso è più facile da sorvegliare, ma serve comunque la presenza costante del pastore. Se da queste parti l’allevamento ovino non fosse stato valorizzato e sostenuto (per quanto possibile) dalle istituzioni, per prima la Comunità Montana, chissà se questi pastori ci sarebbero ancora? Quando il predatore era ricomparso, da queste parti i problemi erano stati non pochi… Adesso si cerca di tirare avanti, forse il caso della Valle Stura può essere preso ad esempio per altre realtà, ben sapendo che ogni montagna ha le sue esigenze, le sue problematiche.

Saluto il pastore, ci rivedremo nel pomeriggio. Mi incammino verso l’alta valle, seguendo un muretto parzialmente confuso tra l’erba, che fa da confine tra il pianoro e le pendici che salgono ripide. Sergio mi ha spiegato che è il confine tra i pascoli comunali (sui versanti) ed i terreni privati. "Una volta qui saliva un margaro con tante vacche, adesso è una quindicina d’anni che ci siamo noi. Ma non è un posto da vacche… All’epoca pulivano tutto, anche i rododendri! Non c’era basta erba per arrivare alla fine della stagione. Quest’anno è così, ma altrimenti secca presto. Adesso è venuto fuori uno dei privati che mi ha mandato una lettera per pascolo abusivo, dice che un pezzo del piano è suo. Ma non si capisce bene cosa voglia! Mi dica bene quali sono le particelle e vediamo, se è un pezzetto piccolo, magari di sagna… non è che valga poi come un prato giù in fondovalle!". Il pastore mi ha anche fatto vedere tutto dove pascola durante la stagione, salendo anche nei punti più ripidi, alternando i versanti e lasciando per ultime certe parti esposte, perchè nel mese di settembre il sole arriva tardi.

Come meta ho il lago di mezzo, ancora quasi totalmente invaso dalla neve. La calura arriva fin quassù, si alza una leggera nebbiolina dall’acqua, e nugoli di mosche noiose impediscono di stendersi un attimo a riposare. Le notti in pianura sono difficili, tra afa e zanzare… ma nemmeno qui è possibile recuperare il sonno perduto.

Meglio allora ridiscendere: il vallone sembra lungo, ma i pascoli non sono poi così estesi. Bisogna andare a cercarli su in alto, inerpicandosi sui versanti scoscesi. Per adesso sembra che non ci siano rischi di nuovi temporali, ma intanto è ora di avviarsi verso il basso. Il pastore mi ha detto che tornerà dal gregge verso le tre…

Invece, anche se io sono in aticipo, lui è già là: "Visto che era venuto un po’ nuvolo, pensavo partissero prima…". Cerco di fotografare i cani, i due cuccioli sono diffidenti, ma alla fine riesco ad immortalare almeno il maschio. E’ attento al suo padrone, aspetta un comando, anche se comunque sia lui, sia la sorella, non lavorano ancora da soli, ma partono solo al seguito della madre. Ci vuole tempo, ma si faranno!

Ancora due parole, mentre il tempo cambia e gli animali si mettono effettivamente in cammino. Sergio mi chiede come fanno i "grandi" pastori, se a metà giornata le pecore le chiudono nel recinto o se stanno libere. Parliamo dell’inverno, delle difficoltà vissute in valle e di quelle dei vaganti, poi ci salutiamo. Giù mi aspettano ancora Gloria e Bruno, ai quali avevo promesso che sarei passata per un saluto. Il fieno è imballato, Bruno sta per salire in alpeggio al posto del fratello e l’estate va avanti così, giorno dopo giorno…

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  1. Ciao! Ci ha fatto tanto piacere la tua visita di sabato xchè  tante erano le cose  da raccontarci. Bellissime le foto e il racconto della tua gita in una  verde Alta Valle Stura. Per quanto riguarda i cartelli dei " Cani al guinzaglio" sono stati messi, anni fa, dalla Comunità Montana su ogni alpeggio, ma purtroppo molti turisti lo ignorano….! Un abbraccio e buona estate. Gloria e Bruno

  2. belle foto!ho in programma una gita in valle stura,spero di farla e di incontrare le bellissime sambucane,spero ci sia un serio e continuativo recupero di questa razza,comeanche  di questo mestiere…ma il lago fotografato fa parte deimtre leghi di roburent o è un altro?…e poi…la presentazione del libro a sanremo non si è più fatta?? saluti da andrea..

  3. @gloria: anche a me ha fatto piacere incontravi, grazie di tutto, alla prossima e buona estate!@andrea: il vallone è quello dell'ischiator, con gli omonimi laghi. intorno a quelli di roburent invece puoi incontrare un gregge di pecore merinos di provenienza franceseno, niente presentazione a sanremo, per ora

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