Arriva l'estate

Era l’ultimo giorno di primavera. Nella notte era capitato di svegliarsi… o perchè si aveva troppo caldo, avendo esagerato, tra sacco a pelo e coperte, o perchè qualche pecora scuoteva la testa, facendo risuonare la campana. Qualche belato di un agnello, la risposta della madre. Forse una capra era pure salita sul tetto. Ad un certo punto era stata la pioggia che batteva sulle lamiere a dare la sveglia, ma fuori era ancora troppo buio. Si aspettava che fosse il pastore a dare il buon esempio, alzandosi per primo.

"Che giornata di m…", questo era stato all’incirca il suo buongiorno, dopo aver alzato la tendina per guardare fuori. Alle sette del mattino eravamo tutti in circolazione intorno alle baite, mentre le pecore erano ancora in gran parte sedute. Qualcuna si guardava intorno, quasi a chiedere perchè… Perchè faceva così freddo? Perchè c’era la neve appena sopra alle baite? Per fortuna il comignolo iniziò subito a fumare, un posto caldo c’era, accanto alla stufa.

Il cielo non prometteva nulla di buono, anche se il sole filtrava dalle nuvole. Dopo colazione, ciascuno si occupò di qualcosa: in due partirono per risistemare al meglio i tubi dell’acqua, altri badavano agli agnelli, controllavano che avessero poppato e che fossero vicini alle madri, e c’erano anche alcuni nuovi nati, venuti al mondo proprio in quella notte di maltempo. "Alle 10:30 mettete su il paiolo!", aveva detto Beppe prima di partire a controllare i tubi dell’acqua. Di certo era il giorno giusto per la polenta!

Appena sopra alle baite, c’era questa femmina di camoscio con il suo piccolo. Erano stranamente fermi e quasi si lasciavano avvicinare. Lei continuava a chinarsi a terra, sembrava leccasse qualcosa. Appena cercavo di andare verso di lei, scappava appena qualche passo più in là, ma poi tornava a quel monticello di terra. Più tardi lì avrei trovato la terra raspata e leccata, era il posto dove lo scorso anno i pastori avevano dato il sale alle pecore.

Il gregge non accennava a muoversi, la notte era stata difficile, la giornata sarebbe stata lunga… Così potevo aggirarmi indisturbata, a scattare foto ai soggetti più fotogenici. Come questa buffa capra dalle lunghe orecchie che ruminava con gusto. Il pastore dice che è di razza Ionica, ci sono anche due caprette che le assomigliano, probabilmente sue figlie? Mi sono dimenticata di chiedere informazioni in merito!

C’era anche questa pecora elettricista, che aveva scelto come punto di osservazione il pilastro del palo della linea elettrica, così poteva guardare dall’alto le sue compagne, mentre il tempo evolveva rapidamente, passando dalla tormenta a qualche timido raggio di sole. L’aria restava fredda e, sulle montagne dello spartiacque con la Val Chisone, stava ancora nevicando.

Il gregge attendeva tempi migliori per ripartire al pascolo. Le pecore erano concentrate sul sentiero, per avere un posto più comodo ed un po’ più in piano. Il poco sole che era spuntato non riusciva ancora ad asciugare la loro lana, ma aveva già fatto sciogliere parte di quella spruzzata di neve caduta nella notte.

Guido aveva fatto risalire gli asini, prima di tirare un filo che impedisse loro di scendere verso i pascoli più ripidi. Visto che il maschio era salito fin verso le baite, perchè non approfittarne per una foto? Ma si lascerà salire in groppa? L’asino si presta senza protestare, addirittura si mette in posa… e così ecco una foto di gruppo con Claudia, Guido e Cristina.

Di salire verso il colle, con questo tempo, non se ne parla. Così seguo un sentiero che taglia via in piano e va verso la cascata. Appena girato il costone, l’erba è più bassa, in alcuni punti la neve è appena sciolta, qua e là fioriscono i rododendri, ma soprattutto sono gli smottamenti ad essere impressionanti. In vari punti la montagna è fessurata, grosse zolle sono scivolate verso il basso. Solo in qualche caso si è davvero innescata la frana, portando a vista la terra e le rocce, altrove ci sono queste spaccature larghe una spanna o poco più, che fanno temere per la prossima pioggia, specie se intensa come quelle dei giorni scorsi.

Sulle rocce sopra alle baite fa capolino anche una giovane femmina di stambecco. Ormai siamo tutti intorno alla stufa, ha ripreso a piovere, la nebbia va e viene, le pecore stanno pascolando vicino alle case, si spera che non si allontanino, proprio adesso che è ora di pranzo e che tutti vorrebbero sedersi a tavola senza preoccupazioni.

Tutti vorrebbero andare vicino alla stufa a girare la polenta. Guido dà il cambio a Beppe, non c’è più nessuno che abbia scarponi o pantaloni asciutti. La trippa e lo spezzatino sono stati fatti scaldare, si aspetta solo che arrivino quelli che erano scesi a recuperare un’asina ed a fare un altro carico per la teleferica. Si mangia con gusto, è tutto buonissimo, l’atmosfera è rilassata, ma non si scherza più come la sera prima. Sarà il tempo? Sarà quest’ultimo giorno di primavera così freddo? Sarà che sta iniziando davvero la stagione di alpeggio? Gli amici presto scenderanno, lassù resteranno solo i pastori e non è detto che qualcuno vada a trovarli, nelle giornate fredde ed uggiose.

Ancora quattro chiacchiere dopo pranzo, prende sonno, la digestione, il caldo della stufa… Le pecore sono tornate vicino all’alpeggio, c’è di nuovo la nebbia, quando si inizia a scendere verso il basso. Nel fondovalle sembra faccia un po’ più bello. Un saluto a tutti, un arrivederci, magari quando il gregge avrà poi passato lo spartiacque e sarà sui pascoli di Malciaussia.

Inizia a gocciolare quando ormai siamo nei pressi di questo alpeggio: le vacche sono appena state condotte al pascolo e lassù, al limite delle nebbie, si intravvede appena anche il gregge, che poco dopo si allargherà sui pendii ripidi ai confini con il cielo. Tempo di raggiungere la macchina e piove a dirotto. Nel fondovalle è tutto deserto: un po’ il tempo, un po’ la partita alla TV. Il termometro della macchina segna 12°C a Chianocco, forse allora era giusto, quello appeso fuori dalle baite, che segnava 4°C… Buona estate a tutti i pastori e margari lassù nelle valli.

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  1. brava Marzia , bellissimo il tuo ultimo articolo .Sappi che ci fai sognare con le tue foto e i tuoi racconti vissuti realmente e come se fossimo tutti li con voi ,a godere delle meravigliose giornate di sole su in alta montagna ma anche anche a godere delle giornate di nebbia ,non so quanti l'abbiano sperimentato ma e sicuramente meglio di una giornata  trascorsa in fabbrica li si che e vera nebbia.Quella foto della polenta poi mi sembrava gia di gustarla . Grazie ancora per la tua fatica alla ricerca di queste vite semplici ma che dalle foto trasmettono un umanita che ormai manca alla nostra societa.Ti saluto ,e saluto anche tutte quelle persone che con immani sacrifici portano avanti la pastorizia grandi ragazzi  ciao da tormenta.

  2. @tormenta: c'è chi apprezza e chi… inorridirebbe di fronte a certe condizioni di vita, alla mancanza di "comodità"… per fortuna c'è posto per tutti, l'importante è che le scelte di alcuni non debbano condizionare tutti!

  3. cara Marzia in quanto a condizioni di vita mi sa che presto la societa dovra cambiare qualcuno dice che la crisi sta passando ma secondo me il bello deve ancora arrivare . Che ne sara di tutte quelle famiglie che avevano impostato la loro vita su uno stipendio fino a qualche tempo addietro sicuro?…… adesso se tutto va bene si ritrovano per qualche periodo in cassa integrazione poi….?Mi viene sempre piu in mente un libro che ho letto gia tante volte forse e per capirlo meglio si tratta di = Lettere ai contadini = lo scrittore e Jhono un signore di origini valchiusellesi. Be devo dire che il libro e stato scritto piu di 50 anni fa ma il suo concetto e di una attualita sconcertante. Quindi per quello che mi riguarda ormai il problema sara la soppravivenza .Adesso bisognerebbe pensare a toglire nella vita di tutti i giorni  voglio dire il superfluo so che e molto difficile per tutti noi abituati al tutto . Ed e per questo che i migliori maestri risulterebbero proprio loro i pastori abituati a qualsiasi situazione.Molte persone non riusciranno ad adattarsi a vite piu semplici ma peggio per loro.Anche questa sara una selezione naturale (che in natura esiste gia).Vorrei vedere se con la fame addosso non mangerebbero volentieri una fetta di polenta anche dentro una grotta . ciao a tutti da tormenta .E buon pascolo.

  4. @tormenta: i libri di giono… oggi parlo della transumanza in francia, jean giono l'ha descritta in diverse sue opere.hai ragione, i pastori hanno molto poco di superfluo, non c'è tempo per quello… adesso vengono messi da parte, spesso quasi con fastidio.non credo si tornerà alle grotte ed alla fetta di polenta, però la crisi dovrebbe farci riflettere, e molto

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