Almeno l'erba non è più un problema

Una giornata tersa, limpida e l’aria frizzante si riscalda velocemente con il sole che sale in un cielo di un bell’azzurro intenso. Primavera, questa finalmente è la primavera, con le macchie degli alberi fioriti qua e là, il giallo dei fiori del tarassaco tra le vigne, ma soprattutto le varie tonalità di verde brillante dell’erba.

Aperte le reti del recinto, il gregge segue il pastore verso il primo pascolo. Qua e là tra i campi ed i vigneti ci sono degli incolti abbastanza vasti, o comunque sufficienti per sfamare il gregge. Campi dove non è più stato seminato nulla, oppure ex vigneti estirpati negli anni scorsi.

Non sarà una giornata faticosa, per quello che riguarda la ricerca dei pascoli, e non è nemmeno difficile sorvegliare gli animali, che trovano erba a sufficienza, senza dover necessariamente tentare di sfuggire verso un vigneto. Nella parte bassa della collina invece gli animali non tentano nemmeno di andare, visto il fango vischioso che intrappola i loro piedi. C’è il sole, ma il giorno di Pasqua era stato di pioggia, pioggia battente ed ininterrotta.

Piccoli spostamenti, non bisogna andare lontano per trovare nuova erba da pascolare. Intanto fa sempre più caldo, bisognerà cercare un luogo ombreggiato per fermare il gregge nelle ore centrali della giornata. Gli alberi però non hanno ancora foglie, le gemme ingrossate iniziano appena ad aprirsi in questa primavera tardiva iniziata all’improvviso, con queste temperature quasi torride. I pastori parlano di quanto invece facesse freddo solo due giorni prima.

Le pecore pascolano a testa bassa nell’erba. Come sempre in questi momenti sembra incredibile che solo una decina di giorni prima ci si disperasse ancora per la carenza di pascoli e per gli spostamenti che bisogna affrontare quotidianamente. Così è la strana vita del pastore vagante. E’ ora di pranzo, il caldo aumenta, nella roulotte parcheggiata al sole si soffoca, ma basta arieggiare un po’ e l’ambiente torna confortevole per consumare il pranzo.

Il gregge viene fermato in un boschetto intricato, tra rovi e ciliegi selvatici. Non c’è vera ombra, il caldo sembra eccessivo, ma sicuramente non è quello di fine maggio, quello che ti fa boccheggiare e senti già l’alpeggio che ti chiama. Inutile partire presto, gli animali sotto il sole non pascolano, tanto vale concedersi un momento di pausa per un paio d’ore, che verrà poi scontato alla sera, quando invece gli animali brucheranno ben oltre il tramonto.

Saranno i pastori a "muovere" le pecore, che altrimenti sarebbero rimaste nel boschetto ancora per qualche tempo. Una corsa verso il pascolo, poi tutte si rimetteranno a brucare dov’erano già prima, visto che di erba ce n’è ancora e, anche se non siamo più in giorni di magra, i pastori non permettono che venga sprecata eccessivamente.

Oltre all’erba, ci sono anche bellissimi fiori che punteggiano l’incolto ed le interfile tra le vigne. Sembrano narcisi, non li avevo mai visti prima, e paiono essere proprio spontanei, non piantati dall’uomo o sfuggiti ai giardini, come le giunghiglie che invece spiccano più su verso il muro di cinta di una cascina sul versante della collina. (Per gli appassionati di botanica, dovrebbe essere il Narcissus tazzetta, che i libri non segnalano presente in Piemonte…).

Il pastore sorveglia le vigne. I proprietari della cascina non hanno saputo dire se quelle non potate, con grappoli secchi ancora visibili, sono effettivamente abbandonate. Le loro sono già tutte in ordine, con i rami piegati e legati. I proprietari stanno lontano, non c’è modo di raggiungerli per chiedere il permesso. "Ma non vi basta l’erba, qui?". Che fare, andare a pascolare lo stesso? In fondo di erba ce n’è davvero, anche se il pastore non si accontenta mai! "Però poi magari la gente vede, si fa in fretta a dire che noi andiamo nelle vigne, magari quelle file poi le estirpano come hanno fatto di là, ma vai a sapere che prima non ti chiedano ancora i danni, se ci mandi dentro le pecore!".

La giornata va avanti, fa ancora caldo, ma soffia anche una leggera brezza. Anche senza pascolare le vigne, per quella sera non ci si sposta da quelle colline. Si può andare a preparare il recinto, mentre il gregge viene condotto verso un pioppeto. "Ti ricordi qui, l’anno scorso?". Faceva caldo, caldissimo, e per terra c’erano alcuni centimetri di soffice cotonina, i pappi dei pioppi che continuavano a cadere e si sollevavano al passaggio delle pecore, appiccicandosi sui nostri volti e sulle nostre braccia sudate. Chissà perchè, ma tutta la giornata è dedicata ai ricordi…

Verso sera il gregge è lì tra il pioppeto ed alcuni vecchi alberi da frutta non potati, come questo grosso melo carico di fiori candidi. Il sole sta tramontando dietro alle colline, adesso le pecore pascolano avidamente, non più infastidite dal caldo, ma si avvicina l’ora di andare nel recinto, che è stato realizzato in un incolto con erba alta, pertanto anche lì gli animali potranno continuare a pascolare.

Il pastore chiama le pecore attraverso i campi arati, la terra ancora umida si appiccica vischiosa agli scarponi ed ai piedi delle pecore. L’indomani tutto sarebbe ripartito da capo, sempre uguale eppure diverso. Chissà se questa bella giornata calda sarà di buon auspicio per il futuro? In questo mestiere di difficoltà se ne vivono sempre tante, eppure ve ne sono sempre di nuove e non si è mai abbastanza preparati per affrontarle.

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